Genova è la città d’arte italiana che più fatica a farsi visitare, e non per colpa sua. Il suo patrimonio principale, i quarantadue palazzi dei Rolli iscritti all’UNESCO nel 2006, è fatto in gran parte di edifici privati: banche, uffici, condomini, tribunali. Ci abita gente. Un turista che arriva a Genova con in mano l’elenco dei Rolli e prova a suonare i campanelli torna a casa con quattro fotografie di portoni chiusi.

Ho scritto questo itinerario partendo da lì, cioè da quello che si entra davvero a vedere in un fine settimana qualunque. Sono due giorni pieni, costruiti su cinque tappe che aprono tutto l’anno e che insieme raccontano la stessa storia: come una repubblica di mercanti abbia comprato, in centocinquant’anni, il meglio della pittura europea.

Attenzione: la maggior parte dei palazzi dei Rolli non si visita. Fanno eccezione i tre che ospitano i Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Doria Tursi) e i giorni dei Rolli Days, quando una quarantina di edifici apre gratuitamente al pubblico. L’edizione autunnale del 2026 cade dal 16 al 18 ottobre ed è quella del ventennale UNESCO: se puoi far coincidere il viaggio con quelle date, il numero di porte aperte triplica.

Prima di tutto: il calendario decide l’ordine, non la mappa

Perché queste due giornate non si possono scambiare a piacere? Perché a Genova le chiusure cadono in giorni diversi e mandano a vuoto mezza giornata a chi non le controlla prima.

TappaQuando è chiusa
Musei di Strada Nuovad’estate aperti tutti i giorni, ma il lunedì apre solo Palazzo Rosso; d’inverno chiusi il lunedì
Museo del Tesoro di San Lorenzochiuso la domenica, e nei giorni feriali apre solo 9.00-12.00 e 15.00-18.00
Villa del Principeaperta tutti i giorni
Cimitero di Staglienoaperto tutti i giorni, ingresso libero

Ne esce una regola semplice: il primo giorno va speso in centro (Strada Nuova e la cattedrale), perché è quello con più vincoli, e il secondo sulle due tappe che aprono sempre. E la domenica, se puoi, evitala per il centro: il Museo del Tesoro è chiuso, e senza quello la cattedrale perde metà del suo contenuto.

panorama di genova con il porto visto dal belvedere castelletto

Giorno 1, mattina: Strada Nuova, la via che nasce come quartiere di palazzi

Via Garibaldi si chiamava Strada Nuova ed è, di fatto, la prima lottizzazione di lusso della storia europea moderna. Nel 1550 la Repubblica decise di aprire una strada in una zona periferica e di venderne i lotti alle grandi famiglie, con un regolamento che imponeva altezza, allineamento e decoro. Il risultato è una via lunga duecentocinquanta metri dove nessun palazzo è mai stato ridimensionato, tagliato o svuotato.

Tre di quei palazzi sono oggi un museo unico con un solo biglietto. Palazzo Rosso conserva la quadreria dei Brignole Sale, con sette Van Dyck fra cui i due ritratti in pendant di Anton Giulio Brignole Sale e di sua moglie Paolina Adorno, uno dei rari casi in cui una coppia di ritratti di Van Dyck è rimasta insieme nella casa per cui era stata dipinta. Palazzo Bianco ha l’Ecce Homo di Caravaggio e una raccolta di fiamminghi che dice tutto sui traffici genovesi. Palazzo Doria Tursi, che è anche il municipio, custodisce il violino di Paganini.

Contale bene: sono tre edifici e vogliono almeno tre ore. Se il tempo stringe, salta Tursi e tieni gli altri due.

facciata di palazzo rosso in via garibaldi a genova

Leggi anche: Le opere da vedere nei Musei di Strada Nuova, con il percorso sala per sala.

Giorno 1, pomeriggio: la cattedrale di San Lorenzo e il suo tesoro sotterraneo

Dalla fine di via Garibaldi si scende verso il mare per i vicoli e in dieci minuti si è davanti a San Lorenzo, che è forse la facciata a fasce bianche e nere più famosa d’Italia dopo quella di Siena. Le fasce non sono un vezzo: a Genova la pietra nera di promontorio alternata al marmo bianco era un privilegio concesso solo alle famiglie che avevano reso un servizio alla Repubblica, e la cattedrale se lo prende per intero.

Dentro c’è una cosa che non ti aspetti. Nella navata destra, appoggiata a terra, sta una granata navale da 381 millimetri, alta più di un metro: la sparò la corazzata britannica Malaya il 9 febbraio 1941, bucò il tetto e due muri, si fermò contro un pilastro e non esplose. Quella esposta è una riproduzione a grandezza naturale, e la distinzione conta: l’ordigno originale è stato disinnescato e conservato altrove.

Sotto il presbiterio, in un ambiente scavato nella roccia, sta il Museo del Tesoro, che è due musei in uno. C’è la collezione (il Sacro Catino, il piatto di calcedonio legato alla decollazione del Battista, l’arca del Barbarossa) e c’è il contenitore, disegnato fra il 1952 e il 1956 da Franco Albini: una serie di camere circolari in pietra a vista, buie, con gli oggetti sospesi nel vuoto e illuminati uno per uno. È uno dei capolavori riconosciuti della museografia italiana del Novecento, e merita la visita anche se le reliquie non ti interessano.

Leggi anche: La cattedrale di San Lorenzo e il Museo del Tesoro.

facciata a fasce bianche e nere della cattedrale di san lorenzo a genova

Giorno 1, sera: i vicoli, che sono un monumento anche loro

Il centro storico di Genova è il più esteso d’Europa fra quelli di impianto medievale ancora integri, e camminarci dentro dopo il tramonto è un’esperienza che non richiede biglietti. Da San Lorenzo prendi via San Lorenzo verso il porto, poi risali per piazza Banchi e via degli Orefici. La misura giusta è un’ora, senza mappa.

tetti del centro storico di genova visti dall alto

Giorno 2, mattina: Villa del Principe, la reggia di un ammiraglio

Che cosa ci fa una villa rinascimentale con giardino all’italiana a duecento metri dalla stazione Principe, incastrata fra la sopraelevata e i binari? Ci sta perché nel 1521 quel terreno era in riva al mare, e Andrea Doria, il più potente ammiraglio del Mediterraneo, ci costruì la casa da cui poteva vedere la propria flotta.

Il palazzo fu decorato da Perino del Vaga, allievo di Raffaello arrivato a Genova dopo il sacco di Roma del 1527. Il suo capolavoro è la volta della Caduta dei Giganti, del 1533: Giove fulmina i giganti che precipitano addosso allo spettatore, e il messaggio politico è trasparente, perché il Giove della volta è Andrea Doria e i giganti sono i suoi nemici. Nelle sale ci sono anche gli arazzi della battaglia di Lepanto, tessuti su commissione della famiglia per celebrare la vittoria del 1571.

Quella battaglia torna spesso nei nostri articoli, e in una forma sorprendente: negli oratori di Palermo Giacomo Serpotta l’ha modellata in stucco su una parete intera.

Leggi anche: Villa del Principe, la casa di Andrea Doria.

villa del principe a genova vista dal giardino

Giorno 2, pomeriggio: Staglieno, il museo di scultura che nessuno chiama museo

Il cimitero monumentale di Staglieno è gratuito e, salvo alcune festività, è aperto tutti i giorni. Su trecentotrentamila metri quadrati contiene la più densa collezione di scultura borghese dell’Ottocento europeo, e la ragione è economica prima che artistica: fra il 1870 e il 1900 la borghesia genovese arricchita dai commerci marittimi comprò con le tombe la rappresentazione sociale che il patriziato le aveva sempre negato.

Il pezzo che spiega tutto è il monumento a Caterina Campodonico, una venditrice ambulante di noccioline e collane che si pagò la statua a rate, da viva, per potersi vedere ritratta con la merce in mano. È scolpita in marmo come una nobildonna, con il suo scialle e i suoi anelli di pasta, e l’iscrizione in genovese la firma. Poco più in là c’è la tomba di Giuseppe Mazzini, un blocco di pietra senza retorica in fondo a una scalinata.

Leggi anche: Il cimitero monumentale di Staglieno.

angelo scolpito da giulio monteverde al cimitero di staglieno

Se hai un terzo giorno, oppure se sei qui a ottobre

Con un giorno in più la cosa da fare è vedere i Rolli che di norma restano chiusi. Il sistema dei Rolli non era un elenco di monumenti: era la lista ufficiale delle case private che la Repubblica requisiva a turno per alloggiare gli ospiti di Stato, divise in tre fasce a seconda del rango dell’ospite. Un’idea di ospitalità pubblica finanziata dai privati che non esiste in nessun’altra città europea.

Leggi anche: I palazzi dei Rolli, come funzionavano e quando si visitano.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 3 settembre 2026 sui siti ufficiali dei Musei di Genova, della Diocesi di Genova e di Villa del Principe. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Il cumulativo dei Musei di Strada Nuova costa 14 euro, comprende i tre palazzi e il Museo di Sant’Agostino ed è valido su più giorni. Il ridotto costa 9 euro; per i giovani fra i 18 e i 25 anni scende a 2 euro. Il Museo del Tesoro di San Lorenzo costa 6 euro l’intero e 5 il ridotto. Villa del Principe costa 11 euro l’intero e 9 il ridotto. Il cimitero di Staglieno è gratuito.

Orari. I Musei di Strada Nuova aprono dal 20 aprile al 30 settembre tutti i giorni 10.00-19.00, con l’avvertenza che il lunedì apre solo Palazzo Rosso; l’ultimo ingresso è un’ora prima della chiusura. Il Museo del Tesoro apre dal lunedì al sabato 9.00-12.00 e 15.00-18.00 e chiude la domenica. Villa del Principe apre tutti i giorni 10.00-18.00, con ultimo ingresso alle 17.00. Staglieno apre di norma 7.30-17.00, ma osserva chiusure festive: ricontrolla se viaggi in una data di festa.

Gratuità. Nel mese di agosto i Musei di Strada Nuova sono gratuiti per chi ha più di 65 anni. A Villa del Principe entrano gratis i bambini fino a 6 anni.

Come arrivare. Genova Piazza Principe e Genova Brignole sono le due stazioni ferroviarie principali e distano fra loro una fermata di metropolitana. Villa del Principe si raggiunge a piedi da Piazza Principe in cinque minuti. Via Garibaldi si raggiunge dalla fermata di metropolitana Darsena o a piedi da Brignole in un quarto d’ora. Per Staglieno partono gli autobus 12, 13, 14 e 34 dal centro, e il percorso richiede una mezz’ora.

Quanto tempo chiede. L’itinerario completo occupa due giornate piene. I soli Musei di Strada Nuova chiedono tre ore, la cattedrale con il tesoro un’ora e mezza, Villa del Principe un’ora e mezza, Staglieno due ore.

Da dove continuare

Genova non è una città che si racconta in un giorno, e ognuna delle cinque tappe di questo itinerario ha un articolo suo. Se devi sceglierne uno solo, comincia dai palazzi dei Rolli: è il sistema che spiega perché tutto il resto sta dove sta.

E se ti interessa il Caravaggio che sta a Palazzo Bianco, il seguito naturale è la vita e lo stile di Caravaggio, perché l’Ecce Homo genovese appartiene agli anni della fuga da Roma.

Fotografie di Davide Papalini, Zairon, Superchilum, Sailko e Angelo G. Valle da Wikimedia Commons, licenze CC BY-SA e CC BY.