Il Grand Palais non è un museo, anche se il nome lo lascia credere: dentro queste pietre e questo vetro non trovi una collezione fissa da seguire sala per sala, ma un calendario di mostre che cambia più volte l’anno. È il primo equivoco da togliersi di mezzo: a dieci minuti a piedi da qui ci sono il Louvre e l’Orsay, e chi arriva aspettandosi qualcosa di simile resta spiazzato davanti alla biglietteria.

Il palazzo che vedi oggi è appena tornato alla sua forma intera, dopo quattro anni di cantiere costato quasi 470 milioni di euro: chiuso per restauro dal 12 marzo 2021, ha riaperto del tutto il 6 giugno 2025. Non esiste però un biglietto unico per entrare: qui non paghi per vedere l’edificio, paghi per vedere quello che ospita in quel momento, e il prezzo, gli orari e perfino il giorno di chiusura dipendono dalla mostra in corso nella Nef.
C’è un ultimo dettaglio da sapere prima di prenotare: il museo che tutti davano per scontato in centro città, il Centre Pompidou, è chiuso per lavori fino al 2030, e buona parte di quello che racconta lo fa oggi proprio da qui, sotto questa cupola.
Come fa un palazzo costruito per un’esposizione di sette mesi a diventare la casa provvisoria di un museo che non ha più casa?
Si parte!
1. Un palazzo nato in tre anni, firmato da quattro architetti
Come si disegna in gruppo un palazzo di questa scala, senza che nessuno dei quattro firmatari ne abbia il controllo intero?
Lo si fa dividendolo in pezzi. Il concorso per il nuovo palazzo delle belle arti lo vince, il 22 aprile 1896, un gruppo di quattro architetti che si spartiscono l’edificio come fosse un podere: Henri Deglane firma le navate nord e sud della grande Nef, la parte trasversale chiamata paddock, le facciate e i decori verso gli Champs-Élysées; Albert Louvet disegna il piano d’insieme e la sezione centrale, compreso il Salon d’honneur, e collabora con Deglane sul grande scalone; Albert Thomas costruisce da solo l’ala ovest, il Palais d’Antin; Charles Girault coordina il cantiere e mette d’accordo i colleghi, mentre firma per intero, da solo, il Petit Palais gemello dall’altra parte dell’avenue.
I lavori partono nel 1897, dopo la demolizione del vecchio Palais de l’Industrie, e corrono contro un orologio che nessuno dei quattro può fermare: l’Esposizione Universale apre il 15 aprile 1900. Il Grand Palais è inaugurato puntuale il 1° maggio 1900, e sul frontone verso gli Champs-Élysées fa scolpire la propria dedica, che leggi ancora oggi: monumento dedicato dalla Repubblica alla gloria dell’arte francese. Pensato per un’esposizione di sette mesi, è rimasto in piedi da allora.
2. La Nef e le due quadrighe che sorvegliano Parigi
Il cuore del palazzo è la Nef, la grande sala centrale che Deglane disegna lunga quasi 240 metri e larga 50, con l’armatura metallica che sale a 35 metri e il campanile della cupola che arriva a 60. Sopra la tua testa corre una verrière di 17.500 metri quadrati di vetro, la più estesa d’Europa, montata su una struttura mista di ferro, acciaio leggero e cemento armato che negli anni Novanta dell’Ottocento era quasi sperimentale.

Fuori, agli angoli del tetto, due quadrighe in rame dello scultore Georges Récipon sorvegliano la città da due lati opposti: verso gli Champs-Élysées corre L’Immortalité devançant le Temps, verso la Senna L’Harmonie triomphant de la Discorde. Ognuna pesa 12 tonnellate e i cavalli si impennano fino a 30 metri da terra: guardale da sotto e sembrano leggere, ma a quell’altezza non lo sono affatto. Récipon le modella in tempo per il 1900; Parigi le smonta nel 2001 per un restauro di tre anni, e le due quadrighe tornano al loro posto nell’agosto del 2004.

3. Cavalli, biplani e microscopi: un secolo di mestieri diversi
Finita l’Esposizione del 1900, il Grand Palais non torna mai a fare una cosa sola. Per i primi decenni del Novecento la Nef ospita concorsi ippici con tanto di ostacoli e tribune, poi diventa il salone dell’auto di Parigi e il punto d’incontro dell’aviazione nascente, con biplani interi montati sotto la verrière. Durante la Prima guerra mondiale diventa un ospedale militare, e negli anni dell’occupazione tedesca la sua storia si fa più cupa, con mostre di propaganda del regime nazista allestite proprio qui.
Il mestiere più duraturo arriva nel 1937, e non ha niente a che fare con l’arte: il fisico Jean Perrin, premio Nobel nel 1926, trasforma l’ala ovest, il Palais d’Antin firmato da Thomas, in un museo della scienza pensato per mostrare la ricerca «in azione», dentro l’Esposizione internazionale delle arti e delle tecniche di quell’anno. L’anno dopo il progetto diventa permanente: nasce il Palais de la Découverte, e il piazzale su cui ti affacci oggi, lo Square Jean Perrin, porta ancora il nome del suo fondatore.
4. Il cantiere più lungo della sua storia
Il Grand Palais chiude per restauro il 12 marzo 2021, e il cantiere che segue è il più lungo e il più caro della sua storia: quattro anni di lavori per quasi 470 milioni di euro, fra rifacimento della verrière, nuovi ingressi, accessibilità e il recupero della luce naturale che decenni di vernice protettiva avevano oscurato sopra la Nef.
La riapertura non arriva tutta insieme. Nell’estate del 2024 la Nef ospita due discipline dei Giochi Olimpici di Parigi, scherma e taekwondo, mentre il resto del palazzo resta ancora cantiere; in autunno tornano le fiere e le prime mostre, e a dicembre arriva la prima esposizione vera, dedicata a Chiharu Shiota. Tutti gli spazi riaprono insieme il 6 giugno 2025, festeggiati con una stagione chiamata «Grand Palais d’été», fra installazioni di palloni bianchi sospesi nella Nef e una grande mostra dedicata a Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely.
5. Il Pompidou senza casa: cosa vedi oggi dentro
Perché il museo di arte moderna più famoso di Parigi racconta oggi la sua storia da un palazzo che non è il suo?
Perché il suo è chiuso. Il Centre Pompidou ha interrotto l’attività nel suo edificio storico per un restauro che durerà fino al 2030, e nel frattempo porta le proprie collezioni e la propria programmazione fuori dalle mura, in un programma che chiama Constellation: oltre al Centre Pompidou-Metz, a Málaga e a Massy, due tappe parigine accolgono il grosso del programma, il Grand Palais e il Panthéon.
Qui al Grand Palais la tappa si chiama Cezanne et nous, in corso fino al 17 gennaio 2027: non una retrospettiva, ma quasi 180 opere che mettono Cézanne accanto agli artisti che lo hanno preso a modello, da Gauguin, Matisse e Picasso fino a Mondrian, Joan Mitchell e Bridget Riley, coprodotta proprio dal Centre Pompidou insieme al Musée d’Orsay. Dopo questa, da dicembre 2026, arrivano Girls. Adolescence, Mode, Rébellion e una mostra su Mika Ninagawa. Al Panthéon, nello stesso programma, trovi fino a fine gennaio 2027 Vies minuscules, dedicata alle collezioni del Pompidou da un’altra angolazione.
6. Il Palais d’Antin è ancora un cantiere
Un avvertimento, prima che tu parta con l’idea sbagliata: l’ala che Thomas costruì per ospitare il Palais de la Découverte, il museo della scienza fondato da Jean Perrin, non la visiti. Il Palais de la Découverte è chiuso dal 2020 per un restauro tutto suo, separato da quello della Nef, e la riapertura, già rinviata una volta dal giugno 2025, oggi è annunciata non prima dell’inizio del 2027.
La cupola di quell’ala, quella che vedi dal cortile interno affacciandoti dal lato della Nef, è rimasta chiusa anche nei giorni della grande festa di riapertura del 2025, con lo striscione della stagione «Grand Palais d’été» appeso a pochi metri da una porta che non si apriva. Dentro, il museo della scienza restava al buio.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 9 ottobre 2026 sul sito ufficiale grandpalais.fr. Prezzi, orari e il programma delle mostre cambiano spesso: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. Non c’è una tariffa fissa: il prezzo cambia con la mostra in corso. Per Cezanne et nous, in corso fino al 17 gennaio 2027, l’intero costa 19 euro e il ridotto 16 euro (abbonati, 18-25 anni, studenti fino a 30 anni, famiglie numerose); un biglietto open, senza fascia oraria fissa, costa 24 euro. Entrano gratis i minori di 18 anni, chi cerca lavoro e le persone con disabilità. Da dicembre 2026, con le mostre Girls e su Mika Ninagawa, l’intero scende a 15 euro e il ridotto a 12. Cosa comprende. Il biglietto dà accesso solo alla mostra per cui lo acquisti, con una fascia oraria d’ingresso da rispettare. Restano ad accesso libero, senza biglietto, la Rotonde d’Antin, il Salon Seine, i ristoranti e le librerie. Orari. Il palazzo apre da martedì a domenica, 9:30-20:00, con nocturne il venerdì fino alle 22:30. Chiuso il lunedì. Attenzione: la mostra in corso segue un orario diverso da quello dell’edificio, 10:00-19:30, venerdì fino alle 22:00, con ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura della mostra e biglietteria in loco che chiude un’ora prima. Chiusure. Il 25 dicembre, il 1 maggio e il 14 luglio il palazzo resta chiuso. Il 24 e il 31 dicembre chiude alle 18:00, e il 1 gennaio apre eccezionalmente. Il pass. Il Grand Palais non è compreso nel Paris Museum Pass: sul sito ufficiale non c’è traccia del pass su nessuna delle pagine di biglietteria, coerente con la sua natura di sede di sole mostre temporanee, senza una collezione permanente da includere. Come arrivare. L’indirizzo è 17 avenue du Général Eisenhower, 75008 Paris, ingresso principale dallo Square Jean Perrin. Le fermate sono Franklin D. Roosevelt (linee 1 e 9) e Champs-Élysées Clemenceau (linee 1 e 13); il RER C ferma a Invalides. Quanto tempo chiede. Per la mostra attuale il sito ufficiale indica un’ora e mezza.
Da qui in poi
A pochi passi, dall’altra parte dell’avenue Winston-Churchill, trovi il suo gemello più piccolo: il Petit Palais, costruito per la stessa Esposizione del 1900 e firmato anche lui, in parte, da Charles Girault. L’ingresso alla sua collezione permanente è gratuito, al contrario di qui. E se vuoi seguire il resto del Centre Pompidou fuori sede, l’altra tappa parigina del programma Constellation è dentro il Panthéon, a una ventina di minuti a piedi lungo la Senna.
Crediti fotografici: facciata di Matthias Süßen (CC BY-SA 4.0); interno della Nef di Yasminkaa (CC0); quadriga dell’Armonia di Jebulon (CC0), da Wikimedia Commons.