Lo dico subito, prima che ti innamori delle fotografie: se leggi queste righe a fine settembre o in ottobre 2026, sei ancora in tempo, ma non per molto. La Fondation Claude Monet, cioè la casa e i giardini di Giverny, chiude il 1° novembre 2026 e il sito ufficiale non ha ancora annunciato la data di riapertura del 2027. Se il tuo viaggio a Parigi cade più tardi, Giverny slitta alla primavera: in quei mesi il cancello resta chiuso e non c’è modo di aggirarlo.
A una quindicina di minuti di navetta da Vernon, in Normandia, Giverny è il villaggio dove Claude Monet visse per quarantatré anni, dal 1883 alla morte nel 1926, e dove dipinse le sue ninfee guardandole crescere nello stagno che si era fatto scavare in giardino. Non è un museo nel senso in cui lo sono il Louvre o l’Orsay: è la casa vera, con i mobili veri, e un giardino che i giardinieri continuano a curare seguendo i disegni di Monet.
Vediamo che cosa c’è nella casa e nei due giardini, quando andarci per trovare le ninfee fiorite, e come arrivarci da Parigi, perché Giverny non è servita da nessun RER e la strada si fa in due tappe.
C’è davvero un giorno della settimana in cui Giverny resta chiusa?
Si parte!
Un giardino stagionale, non un museo qualunque
Tienilo a mente prima di prenotare qualunque altra cosa: Giverny apre solo dal 1° aprile al 1° novembre, tutti gli anni, e per il resto dei mesi il cancello resta chiuso. Al contrario di quasi tutti i musei parigini, qui non esiste un giorno di chiusura settimanale: apri Google, cerchi «Giverny lunedì» e troverai siti che te lo danno chiuso, ma il sito ufficiale della Fondation è chiaro, e il 30 settembre 2026 era ancora così: si visita tutti i giorni della stagione, lunedì compreso.
Se vuoi vedere le ninfee fiorite, non basta arrivare in stagione: contano le settimane. Fioriscono da maggio a settembre, con il picco fra giugno e agosto; se ci vai a ottobre trovi comunque il giardino aperto, ma le ninfee sono già in gran parte sfiorite.
Il Clos Normand, il giardino davanti a casa
Il giardino che vedi appena entri si chiama Clos Normand, ed è quello dei fiori, non delle ninfee: aiuole fitte, quasi disordinate di proposito, con dalie, cosmee e nasturzi che si arrampicano fin dentro il vialetto centrale, coperto da archi di rose rampicanti che a fine estate sono ancora fioriti. Monet lo voleva così, pieno fino a straripare, in contrasto con il giardino d’acqua che avrebbe costruito dopo, più silenzioso e più ordinato.
Cammina lungo il vialetto principale, sotto gli archi, e guarda come i colori sono disposti a fasce, non a caso: è la stessa logica compositiva che ritrovi nei suoi quadri, applicata alle piante invece che alla tela.

Il giardino d’acqua e il ponte giapponese
Attraversi un sottopasso pedonale sotto la strada, quella che un tempo divideva la proprietà in due, e arrivi al secondo giardino: lo stagno delle ninfee, i salici piangenti e il ponte giapponese verde, lo stesso che riconosci in decine di quadri dell’ultimo Monet. Il ponte non è un ornamento posticcio: Monet lo fece costruire apposta, ispirandosi alle stampe giapponesi che collezionava, e lo dipinse più volte in condizioni di luce diverse.
Se ci vai in aprile o maggio, trovi anche i glicini in fiore sul ponte, viola e bianchi: è il momento in cui le fotografie di questo giardino somigliano di più ai quadri che le hanno rese famose.

Dentro casa, la sala da pranzo gialla
Perché una sala da pranzo è dipinta tutta dello stesso giallo acceso?
La casa si visita con lo stesso biglietto del giardino, e la sala che colpisce di più, appena entri, è la sala da pranzo: pareti, credenze e sedie sono dipinte tutte dello stesso giallo intenso, una scelta di Monet che voleva una stanza luminosa anche nelle giornate grigie della Normandia. Le credenze conservano ancora le porcellane blu e bianche che collezionava, e la tavola è apparecchiata come se aspettasse ospiti.
Non uscire subito: al piano di sopra trovi lo studio dove Monet dipingeva nei giorni di pioggia, con le pareti coperte di riproduzioni dei suoi stessi quadri, perché gli originali sono ormai quasi tutti nei musei.

Come arrivarci da Parigi
Come si arriva in un paese che non ha nemmeno una stazione propria?
In due tappe: prendi un treno SNCF da Gare Saint-Lazare fino a Vernon-Giverny, la stazione più vicina, un viaggio di circa quarantacinque minuti con corse ogni ora, poi cambia mezzo. Dalla stazione di Vernon segui le indicazioni per la navetta, che impiega altri quindici minuti fino all’ingresso della Fondation e costa 10 euro andata e ritorno, 5 euro a tratta; in alternativa trovi taxi fuori dalla stazione.
Se non vuoi organizzarti fra due treni e una navetta, qui trovi una gita guidata in giornata da Parigi che ti porta fino al cancello senza pensarci. Tieni presente che Giverny non rientra nel Paris Museum Pass: è una fondazione privata, come il Marmottan Monet, quindi qualunque biglietto tu scelga lo paghi a parte.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 30 settembre 2026 sul sito ufficiale della Fondation Claude Monet. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Apertura. La Fondation apre dal 1° aprile al 1° novembre di ogni anno. Per il 2027 non è ancora stata annunciata una data di riapertura. Biglietti. L’intero costa 13 euro. Il ridotto, per i bambini dai 7 ai 17 anni e per gli studenti (esclusi quelli di belle arti e storia dell’arte), costa 7 euro. Le persone a mobilità ridotta pagano 6 euro, mentre chi le accompagna paga l’intero. Sotto i 7 anni si entra gratis. Orari. Apre tutti i giorni della stagione, senza chiusura settimanale, dalle 10:00 alle 18:00. L’ultimo ingresso è alle 17:30. Come arrivare. Il treno da Gare Saint-Lazare a Vernon-Giverny dura circa quarantacinque minuti. Da Vernon una navetta raggiunge l’ingresso della Fondation in quindici minuti, per 10 euro andata e ritorno, 5 euro a tratta, oppure trovi un taxi fuori dalla stazione. Quanto tempo chiede. Il sito ufficiale consiglia un’ora e mezza, due ore per vedere con calma la casa e tutti e due i giardini.
Prima di partire
Se sei a Parigi a fine settembre o in ottobre, hai ancora qualche settimana: prenota online, perché la Fondation lo consiglia esplicitamente e i posti per fascia oraria si esauriscono. Se invece il tuo viaggio cade dopo il 1° novembre, tienilo in lista per la prossima primavera, quando le date del 2027 saranno note.
E se il verde di Giverny ti mette voglia di pietra, hai altre due mete a un’ora di treno: la Reggia di Versailles, dove il Passeport apre anche il Domaine de Trianon, e la cattedrale di Chartres, gotica e gratuita nella navata.
Fotografie: casa di Monet e Clos Normand di Jean-Pierre Dalbéra, CC BY 2.0 via Wikimedia Commons; ponte giapponese della Fondation Monet, CC BY-SA 3.0; sala da pranzo di Supercarwaar, CC BY-SA 4.0.
