Di cicli del Perugino ne restano parecchi, ma quasi tutti sono stati staccati, venduti, ricomposti in un museo o rifatti dentro una chiesa che nel frattempo è cambiata tre volte. Il Collegio del Cambio è l’eccezione: la Sala dell’Udienza è esattamente come il Perugino l’ha lasciata nel 1500, con i suoi affreschi, i suoi banchi di legno intagliato, il suo pavimento e il suo soffitto.

È una stanza piccola, si visita in quaranta minuti, costa sei euro e la trova aperta chi passa per corso Vannucci senza sapere che c’è. Ed è, secondo me, la cosa più bella di Perugia.

Attenzione all’orario spezzato. Il Collegio chiude fra le 13.00 e le 14.30 tutti i giorni, e la domenica apre solo la mattina: se arrivi in città di domenica pomeriggio, questa visita salta.

Che cos’era il Cambio, e perché aveva bisogno di una sala così

Il Collegio del Cambio era la corporazione dei cambiavalute, cioè di chi cambiava monete e prestava denaro in una città dove circolavano decine di valute diverse. Non era un mestiere popolare: la Chiesa considerava l’usura un peccato, e i cambiavalute vivevano sul confine.

La Sala dell’Udienza serviva a giudicare le controversie fra loro e con i clienti. Ecco perché il programma degli affreschi non è devozionale ma morale: è una stanza in cui si deve decidere il giusto, e le pareti ricordano a chi giudica quali virtù dovrebbe avere.

La corporazione la commissionò nel 1496 e il Perugino la consegnò nel 1500, all’apice della carriera, quando era il pittore più pagato d’Italia.

Le pareti: i profeti, le sibille e gli eroi antichi

Perché in una sala di banchieri ci sono dodici veggenti e un manipolo di eroi romani? Su una parete stanno i profeti e le sibille, sei e sei, allineati sotto un cielo aperto, con l’Eterno in alto in mezzo agli angeli. È il tema classico dell’attesa: i profeti ebraici e le veggenti pagane che, secondo la lettura medievale, avevano annunciato la stessa cosa da due tradizioni diverse.

Sull’altra parete ci sono i personaggi dell’antichità divisi per virtù: la Prudenza e la Giustizia con Fabio Massimo, Socrate, Numa Pompilio; la Fortezza e la Temperanza con Lucio Sicinio, Leonida, Orazio Coclite, Scipione. Uomini di Roma e di Grecia dipinti come modelli per dei mercanti umbri del Quattrocento.

Guarda come sono messi: in piedi, in fila, ognuno nel suo spazio, davanti a un paesaggio che si perde in una foschia azzurra. È la formula del Perugino, quella per cui è stato amatissimo e poi accusato di ripetersi, e qui la si vede nella sua versione migliore.

profeti e sibille affrescati dal perugino nel collegio del cambio

L’autoritratto appeso a un chiodo

C’è un dettaglio che quasi tutti mancano, e che è la ragione per cui questa sala è diversa da ogni altra. Su un pilastro fra due scene, il Perugino ha dipinto una cornice dorata appesa a un chiodo, e dentro ci ha messo la propria faccia: quarantacinque anni circa, viso largo e carnoso, berretto rosso, occhi che non cercano lo spettatore. Non è idealizzato per niente.

Sotto la cornice, un’altra targa dipinta porta un’iscrizione in latino che vale la pena tradurre: Pietro Perugino, pittore egregio. Se l’arte della pittura fosse andata perduta, lui l’avrebbe ritrovata; se non fosse mai stata inventata, lui l’avrebbe portata a questo punto.

Non lo scrisse un ammiratore. Lo fece scrivere lui, sul muro della stanza che stava dipingendo, mentre la dipingeva.

autoritratto del perugino dipinto dentro una cornice sul pilastro

Chi ha dipinto davvero, e il ragazzo che passava di lì

Quanta parte di questa sala è di mano del Perugino? La domanda se la fanno gli storici dell’arte da due secoli, perché nel 1500 la sua bottega era grande e lui era sempre in viaggio fra Perugia e Firenze.

La critica concorda su questo: il disegno d’insieme e le figure principali sono sue, mentre parti delle decorazioni, delle grottesche del soffitto e di alcune figure secondarie vanno agli aiuti. Fra quegli aiuti, negli anni in cui la bottega lavorava a questo cantiere, c’era un ragazzo di Urbino che si chiamava Raffaello. Che abbia messo mano a queste pareti non è dimostrato e la maggior parte degli studiosi lo esclude, ma la sua presenza nella bottega del Perugino in quegli anni è documentata.

Il soffitto è coperto di grottesche, cioè il repertorio di mostriciattoli, girali e finti cammei che i pittori avevano copiato dalle stanze sepolte della Domus Aurea, riscoperte da pochi anni: è il dettaglio che data la sala meglio di qualunque documento.

veduta della sala dell udienza del collegio del cambio

La Cappella di San Giovanni Battista, che è compresa

Il biglietto comprende anche una seconda stanza che quasi nessuno visita: la Cappella di San Giovanni Battista, affrescata fra il 1512 e il 1529 da Giannicola di Paolo, allievo del Perugino. È più piccola, più tarda e meno famosa, e proprio per questo mostra bene che cosa succede alla formula del maestro quando la usa qualcun altro: le stesse pose, lo stesso paesaggio azzurro, e molta meno aria.

incisione ottocentesca della sala del cambio

Informazioni pratiche

Dati verificati il 4 settembre 2026 sul sito ufficiale del Nobile Collegio del Cambio. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’ingresso costa 6 euro e comprende la Sala dell’Udienza, la Sala dei Legisti e la Cappella di San Giovanni Battista.

Orari. Il Collegio apre dal lunedì al sabato 9.00-13.00 e 14.30-17.30; la domenica e nei giorni festivi apre 9.00-13.00.

Gratuità. Entrano gratis i bambini fino a 14 anni in gruppo familiare, le persone con disabilità e il loro accompagnatore, le guide turistiche che accompagnano un gruppo e i docenti che accompagnano una scolaresca.

Come arrivare. L’ingresso è in corso Vannucci 25, con una porta propria sulla strada, distinta da quella della Galleria Nazionale. Dalla fermata del minimetrò di Pincetto si arriva a piedi in cinque minuti.

Quanto tempo chiede. Quaranta minuti per le tre sale. Un’ora se ti fermi a leggere le iscrizioni.

Da dove continuare

Nello stesso palazzo, cinquanta metri più indietro, ci sono le opere della Galleria Nazionale dell’Umbria, che conserva le pale d’altare del Perugino e la sua bottega. L’itinerario completo è in Cosa vedere a Perugia in 2 giorni.

Fotografie da Wikimedia Commons, licenze CC BY-SA. Le riproduzioni di opere d’arte sono di pubblico dominio.