Napoli è una città che si percorre a piedi con una facilità sorprendente, e che poi ti presenta il conto in salita. Il centro antico sta tutto dentro una griglia greca larga poco più di un chilometro, dove le distanze si misurano in minuti e il problema è solo scegliere in quale portone entrare. I due musei più grandi, invece, stanno sulla collina, e per arrivarci servono una funicolare o un autobus.

Questa differenza di quota è la prima cosa che decide un itinerario di due giorni. La seconda, meno intuitiva e molto più insidiosa, è il calendario: a Napoli i giorni di chiusura dei monumenti non coincidono, e chi non li guarda prima rischia di trovare la saracinesca abbassata davanti alla tappa che aveva messo al centro della giornata.

Questa guida tiene il centro antico nel primo giorno e la collina nel secondo, perché è l’ordine che consuma meno tempo negli spostamenti. Tutti i dati pratici stanno in fondo, in un solo punto, con la data in cui li ho verificati.

Il calendario prima della mappa: quali giorni evitare

Ecco la cosa da sapere prima di prenotare il treno. Il martedì chiudono insieme tre tappe di questo itinerario: la Cappella Sansevero, la Certosa di San Martino e il Museo Archeologico Nazionale. Il mercoledì chiude Capodimonte. Il Duomo, il Pio Monte della Misericordia e Santa Chiara restano aperti tutti i giorni.

Ne segue una regola semplice. Se i tuoi due giorni cadono di martedì e mercoledì, questo itinerario non funziona così com’è: il martedì restano chiuse Sansevero, Certosa e Museo Archeologico, il mercoledì Capodimonte. Bisogna quindi sostituire una tappa o aggiungere una mezza giornata, non limitarsi a cambiare l’ordine delle visite.

C’è poi un vincolo di orario che non dipende dal giorno. Alla Cappella Sansevero la prenotazione è obbligatoria per tutti, senza eccezioni, e la cappella tiene poche persone alla volta: è l’unico appuntamento fisso dei due giorni, e conviene fissarlo per primo e costruirgli intorno il resto.

la guglia di piazza san domenico maggiore a napoli, da cui si stacca il vicolo della cappella sansevero

Giorno 1, mattina: Spaccanapoli e la Cappella Sansevero

Il primo giorno comincia dove i greci avevano tracciato il decumano inferiore, la strada che oggi tutti chiamano Spaccanapoli e che sulle mappe cambia nome tre volte: via Benedetto Croce, via San Biagio dei Librai, via Vicaria Vecchia. È un taglio rettilineo che attraversa il centro da ovest a est, e camminarlo per intero richiede venti minuti e mezza giornata, dipende da quante volte ti fermi.

Da piazza San Domenico Maggiore si stacca un vicolo brevissimo che porta alla Cappella Sansevero. Dentro, in una stanza che non è grande, c’è il Cristo velato di Giuseppe Sammartino, scolpito nel 1753 in un unico blocco di marmo: il velo che aderisce al corpo è la stessa pietra del corpo, e la sensazione di stoffa bagnata è ottenuta soltanto con la levigatura. Attorno stanno il Disinganno di Francesco Queirolo, con la sua rete di marmo a maglie sciolte, e la Pudicizia di Antonio Corradini.

via san biagio dei librai, il tratto di spaccanapoli nel centro antico di napoli

Alla cappella ho dedicato un articolo a parte, perché merita di essere guardata sapendo cosa cercare e perché la leggenda che circola sul suo committente è falsa: la trovi in Cappella Sansevero e il Cristo velato.

il cristo velato di giuseppe sammartino nella cappella sansevero

Giorno 1: il Duomo, il tesoro di San Gennaro e i mosaici del V secolo

Risalendo verso via Duomo si arriva alla cattedrale, e qui l’ingresso è gratuito. La sorpresa è che dentro una chiesa se ne trovano altre due: la basilica di Santa Restituta, che era una chiesa autonoma prima di essere inglobata, e il battistero di San Giovanni in Fonte, con mosaici della fine del IV secolo che ne fanno il battistero paleocristiano più antico d’Occidente.

La Real Cappella del Tesoro di San Gennaro è a ingresso libero, ma è gestita dal 1601 da una deputazione di laici, non dalla curia. Sotto la cupola affrescata dal Domenichino sta una delle raccolte di argenti e gioielli più ricche d’Europa, messa insieme in sette secoli di donazioni; per vedere il museo e le sacrestie serve invece un biglietto.

Il dettaglio pratico da ricordare è proprio questa differenza fra cappella e museo, ed è il motivo per cui ho scritto una guida dedicata al complesso: Duomo di Napoli e il tesoro di San Gennaro.

la facciata neogotica del duomo di napoli

Giorno 1, pomeriggio: le Sette opere di Misericordia di Caravaggio

A cento metri dal Duomo, in via dei Tribunali, c’è il Pio Monte della Misericordia, un’istituzione assistenziale fondata nel 1602 e ancora attiva. Sull’altare della sua chiesa ottagonale sta uno dei quadri più densi che Caravaggio abbia dipinto, le Sette opere di Misericordia, commissionato nel 1606 durante il primo soggiorno napoletano.

Vale la pena sapere cosa si sta guardando, perché la tela fa una cosa insolita: invece di sette scene separate, Caravaggio comprime tutte le opere di misericordia corporale in un unico spazio notturno, e ne sovrappone due nella stessa figura. La ragazza che allatta il vecchio attraverso le sbarre visita il carcerato e dà da mangiare all’affamato nello stesso gesto. È un’invenzione da regista, non da illustratore.

Il quadro non si è mai mosso dalla parete per cui era stato dipinto, e questa è una rarità: quasi tutti i Caravaggio napoletani hanno cambiato sede almeno una volta.

le sette opere di misericordia di caravaggio nella chiesa del pio monte della misericordia

Giorno 1, chiusura: il chiostro maiolicato di Santa Chiara

Il primo giorno si chiude tornando verso Spaccanapoli, nel complesso monumentale di Santa Chiara. La chiesa si visita gratuitamente e ha un orario proprio, staccato da quello del complesso; il chiostro invece si paga, e merita la visita.

Il chiostro delle Clarisse fu ridisegnato nel Settecento da Domenico Antonio Vaccaro, che fece una scelta contraria a ogni idea di austerità monastica: rivestì i pilastri e i sedili di riggiole, le maiolette dipinte, con festoni di limoni e vite, scene di caccia, di vendemmia e di vita quotidiana. Il risultato è un giardino chiuso dove il colore arriva dalla ceramica invece che dai fiori, e dove si sta seduti bene anche a fine agosto.

Una curiosità: le riggiole non raccontano niente di sacro. Su quei sedili sfilano dame in portantina, cacciatori, contadini e maschere della commedia, cioè il mondo che le monache di clausura non potevano vedere.

il chiostro maiolicato di santa chiara a napoli con i pilastri rivestiti di riggiole dipinte

Giorno 2, mattina: Capodimonte, e le sale che chiudono prima

Il secondo giorno si sale. Capodimonte è la reggia che Carlo di Borbone fece costruire nel 1738 per ospitare la collezione Farnese che aveva ereditato dalla madre, ed è oggi una delle pinacoteche più importanti d’Italia, dentro un parco di centoventi ettari.

Qui serve un avvertimento, e non è un dettaglio: una parte consistente del museo è chiusa per riallestimento, e i piani aperti hanno orari diversi fra loro. Il primo piano, con la Galleria Farnese, chiude alle 19.30. Il secondo piano, con la pittura napoletana dal Duecento al Settecento, chiude alle 17.00 nei giorni ordinari. La sala 62, che raccoglie i capolavori e contiene la Flagellazione di Caravaggio, resta aperta fino alle 19.30 anche quando il resto del suo piano ha già chiuso.

Tradotto in pratica: se arrivi nel pomeriggio, il secondo piano lo perdi quasi tutto ma la sala dei capolavori no. Quali opere cercare e in che sala stanno lo ho messo in Museo di Capodimonte: le opere da cercare.

la facciata della reggia di capodimonte a napoli vista dal parco

Giorno 2, pomeriggio: la Certosa di San Martino e la veduta

Dalla collina di Capodimonte si passa a quella del Vomero, e la tappa è la Certosa di San Martino, fondata nel 1325 e trasformata fra Cinquecento e Seicento in uno dei cantieri più ricchi del barocco napoletano. Ci lavorarono Cosimo Fanzago, Giovanni Antonio Dosio, Battistello Caracciolo, Luca Giordano e Massimo Stanzione.

Il museo occupa gli spazi monastici e conserva la sezione dei presepi napoletani, con il presepe Cuciniello, che è la ragione per cui molti ci vanno. A me interessa di più il Chiostro Grande del Dosio, un rettangolo di marmo bianco con un cimitero dei monaci chiuso da una balaustra di teschi scolpiti da Fanzago: è un memento mori messo in un giardino, e funziona.

Dalla terrazza del Belvedere si vede quello che si vede nella fotografia in apertura di questo articolo. Accanto alla certosa sta Castel Sant’Elmo, e se hai ancora mezz’ora la piazza d’armi in cima offre il giro completo dell’orizzonte.

il chiostro grande della certosa di san martino a napoli

Cosa non fare

Tre errori che costano tempo o una tappa intera.

Mettere Capodimonte e la Certosa nella stessa mezza giornata. Sono due collezioni grandi su due colline diverse, e per passare dall’una all’altra serve un trasferimento. Due mezze giornate separate stanno strette, una giornata sola è una corsa.

Contare sul biglietto della Sansevero all’ingresso. La prenotazione è obbligatoria, e la fascia di metà mattina è la prima a esaurirsi. È l’unica tappa dei due giorni che si può perdere per un motivo puramente burocratico.

Dare per scontato che il tesoro di San Gennaro abbia gli stessi orari del Duomo. La cappella è libera, ma il museo ha un ingresso e un orario propri: chi arriva a fine pomeriggio può trovare la cattedrale aperta e il museo chiuso.

la funicolare di montesanto che sale al vomero a napoli

Se hai un terzo giorno

Il rione Sanità è la scelta che consiglio per primo, e non per completezza geografica: le catacombe di San Gennaro sono il più grande cimitero paleocristiano del Mezzogiorno, e la loro visita è gestita da una cooperativa del quartiere. Ne ho scritto in Il Miglio Sacro e il rione Sanità.

Se invece preferisci uscire dalla città, le tre direzioni classiche sono la Reggia di Caserta, il parco archeologico di Paestum e la Costiera Amalfitana. Per un’isola raggiungibile in poco più di un’ora c’è Procida.

una galleria delle catacombe di san gennaro a napoli con le tombe scavate nel tufo

Informazioni pratiche

Dati verificati il 1° settembre 2026 sui siti ufficiali dei singoli monumenti. Prezzi e orari dei musei cambiano più spesso di quanto si creda: prima di partire ricontrolla almeno le due tappe che hanno un vincolo di prenotazione.

Biglietti. La Cappella Sansevero costa 12 euro l’intero, con ridotti a 8 euro fra i 18 e i 26 anni e a 6 euro fra i 10 e i 17. Capodimonte costa 15 euro l’intero, con il ridotto a 2 euro per i cittadini dell’Unione europea fra 18 e 25 anni. Il Museo del Tesoro di San Gennaro costa 15 euro l’intero e 11 il ridotto, con audioguida inclusa; la Real Cappella è invece a ingresso libero. Il Pio Monte della Misericordia costa 10 euro l’intero e 8 il ridotto, e dà accesso alla chiesa con il Caravaggio e alla quadreria. Il complesso di Santa Chiara costa 7 euro l’intero, 5 per studenti sotto i 30 anni e over 65, 4 per i ragazzi fra 7 e 17 anni. La Certosa di San Martino costa 6 euro l’intero, con il ridotto a 2 euro per i cittadini UE fra 18 e 25 anni. Nel Duomo, nella chiesa di Santa Chiara e nel battistero di San Giovanni in Fonte si entra gratuitamente.

Orari. Cappella Sansevero: 9.00-19.00, chiusa il martedì, ultimo ingresso alle 18.30. Capodimonte: 8.30-19.30, chiuso il mercoledì, ultimo ingresso alle 18.30, con il secondo piano che chiude alle 17.00 nei giorni ordinari e la sala 62 che resta aperta fino alle 19.30. Pio Monte della Misericordia: 10.00-18.00 dal lunedì al sabato con ultimo ingresso alle 17.30, e 9.00-14.30 la domenica. Santa Chiara, complesso: 9.30-17.00 dal lunedì al sabato e 10.00-14.00 la domenica; la chiesa ha un orario proprio, 7.45-12.45 e 16.30-20.00. Certosa di San Martino: 8.30-18.30, chiusa il martedì, ultimo ingresso alle 17.30. Duomo: per la visita gratuita alle aree antiche, 9.30-17.00; Museo del Tesoro: tutti i giorni 9.30-18.00, ultimo ingresso alle 17.00.

Gratuità. Nei musei statali, cioè Capodimonte e la Certosa di San Martino, l’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni e la prima domenica di ogni mese è gratuita per tutti. Alla Cappella Sansevero entrano gratis i bambini fino a 9 anni.

Come arrivare. Il centro antico si raggiunge a piedi dalla stazione di Napoli Centrale in venti minuti, oppure con la linea 1 della metropolitana fino a Dante o Museo. Per Capodimonte servono gli autobus di superficie dal centro, perché la collina non è servita dalla metropolitana. Per il Vomero e la Certosa di San Martino ci sono tre funicolari, e la più comoda dal centro è la Montesanto, che arriva a pochi minuti dal complesso.

Quanto tempo. La Cappella Sansevero si visita in quaranta minuti, un’ora con l’audioguida. Capodimonte chiede almeno due ore e mezzo per i piani aperti. La Certosa di San Martino sta fra le due e le tre ore, presepi compresi. Il Duomo con il battistero e Santa Restituta richiede un’ora, il tesoro di San Gennaro un’altra.

Sui biglietti cumulativi. Se i musei in programma sono tre o più, conviene fare il conto con la Napoli Artecard, che copre il Museo Archeologico, Capodimonte, Palazzo Reale e la Certosa di San Martino e include i trasporti urbani, funicolari comprese. Una precisazione onesta: il pass dura tre giorni, quindi su due giorni secchi conviene soltanto se aggiungi Pompei o una terza giornata in città.

il lato d’ingresso di castel sant’elmo a napoli, sulla collina del vomero

Buona visita, e se puoi tieni il martedì per il viaggio invece che per i musei.

Crediti fotografici: veduta dal Castel Sant’Elmo di Wolfgang Moroder (CC BY-SA 3.0); via San Biagio dei Librai di Luca Aless (CC BY-SA 4.0); Cristo velato di David Sivyer (CC BY-SA 2.0); Sette opere di Misericordia di Giuseppe Guida (CC BY-SA 4.0); chiostro di Santa Chiara di Sailko (CC BY 3.0); reggia di Capodimonte di Mentnafunangann (CC BY-SA 4.0); Chiostro Grande della Certosa di San Martino di Tremej (CC BY-SA 4.0); piazza San Domenico Maggiore e facciata del Duomo di pubblico dominio; funicolare di Montesanto di Mark Fischer (CC BY-SA 4.0); catacombe di San Gennaro di Dominik Matus (CC BY-SA 4.0); Castel Sant’Elmo di Wolfgang Moroder (CC BY-SA 3.0). Tutte da Wikimedia Commons.