Ti stai chiedendo cosa vedere a Napoli e vorresti fare un tour nei luoghi più caratteristici della città? Hai mai sentito parlare del rione Sanità?
Questa zona di Napoli è una delle meno conosciute e fuori dai soliti itinerari turistici, ma nasconde opere di incredibile valore e attrazioni che ti lasceranno a bocca aperta.
Ma allora perché nessuno ne parla?
Tra le cose da vedere a Napoli, il rione Sanità è stato a lungo vittima di pregiudizi, perché ritenuto uno dei luoghi più pericolosi della città. Oggi però, grazie all’impegno di chi ci vive, il rione attrae sempre più visitatori italiani e stranieri.
Vuoi sapere cosa c’è da vedere?
In questo quartiere si snoda un bellissimo percorso lungo il Miglio Sacro, che nasconde bellezze che non mi sarei mai aspettata e rivela una parte importante della storia di Napoli e dei suoi abitanti.
Una delle cose che mi ha davvero lasciato senza parole è il gigantesco cimitero delle Fontanelle. Oltre che per le dimensioni, colpisce per la sua storia, perché è proprio qui che la profonda devozione dei napoletani si fonde con il folklore tipico della città.
Ma non voglio farti altri spoiler: te ne parlerò in uno dei paragrafi qui sotto.
Insomma, se vuoi sapere cosa vedere a Napoli oltre al centro storico, ti racconto la mia esperienza lungo il Miglio Sacro. Sono sicura che ti verrà voglia di scoprire questo quartiere.
Si parte!
Il rione Sanità di Napoli: un po’ di storia
Ti sembrerà strano, ma nei secoli passati il rione Sanità di Napoli era una delle zone più ricche della città, oltre che il luogo in cui i napoletani si recavano per chiedere grazie e miracoli.
Ma perché proprio qui?
Il rione Sanità è il luogo dove riposava il corpo di San Gennaro, ma era anche un quartiere di passaggio: il re lo attraversava con la sua corte lungo la strada che portava alla reggia di Capodimonte, e qui i nobili avevano i loro splendidi palazzi.
Purtroppo il quartiere, fatto di salite e discese, è costruito in una valle: ed è stata proprio questa la sua più grande sfortuna.
Perché?
Il degrado del rione Sanità iniziò all’inizio dell’Ottocento, sotto il dominio francese, quando fu costruito un mastodontico ponte per migliorare la viabilità verso Capodimonte. Quella strada sopraelevata, che taglia letteralmente il quartiere e i suoi edifici, avviò un lento e inesorabile declino.
Il ponte trasformò questa zona da quartiere di passaggio a luogo poco trafficato. Tagliato fuori dal resto di Napoli, nei decenni scorsi è finito al centro di episodi di criminalità che gli hanno dato la triste fama di uno dei luoghi più pericolosi di Napoli.
E oggi?
Per fortuna le cose stanno cambiando grazie all’impegno e al lavoro dei suoi abitanti. Ed è proprio grazie a loro che i tesori del rione stanno ricevendo sempre più attenzione, diventando una delle cose da vedere a Napoli: qui si nascondono tesori di grande valore storico, artistico e antropologico.
Vuoi sapere cos’è il Miglio Sacro di Napoli?
Ora te lo spiego!

1 – Il Miglio Sacro di Napoli: che cos’è e perché è importante
Il Miglio Sacro di Napoli è un percorso che attraversa il rione Sanità e che, nelle sue varie tappe, ti permette di scoprire aspetti unici della cultura napoletana.
Tra le cose da vedere a Napoli è importante perché fa parte di un progetto molto più ampio di rinascita del quartiere. Include siti straordinari come le catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso, il cimitero delle Fontanelle e bellissime chiese come Santa Maria della Sanità, San Severo fuori le mura e San Gennaro fuori le mura.
Nel rione Sanità potrai fare un vero e proprio tour di Napoli tra palazzi storici, botteghe caratteristiche e alcuni dei murales più belli della città.

2 – Le catacombe di San Gennaro a Napoli
Forse non ne eri a conoscenza, ma sotto al rione Sanità di Napoli c’è una fitta rete di gallerie scavate nel tufo. Da romana conosco bene le catacombe della capitale, e mai mi sarei aspettata di ritrovare qualcosa di così stupefacente anche a Napoli.
Questa zona, nell’antichità, era usata come cimitero, e ne abbiamo testimonianza a partire dalle catacombe di San Gennaro. Rispetto ad altre catacombe che potresti aver visitato, qui a lasciarti di sasso è l’ampiezza: non un luogo angusto, ma una vera e propria grande basilica sotterranea da cui partono numerosissime gallerie.
Sembra quasi di trovarsi in una città sotto la città!
Le sepolture qui sono tantissime. Tra le più importanti ci sono i resti del primo patrono della città, Sant’Agrippino, sepolto qui nel III secolo. Le spoglie di San Gennaro, invece, vi arrivarono solo nel V secolo (per poi essere trasferite secoli dopo nel Duomo).
Ma perché tutta questa devozione per un luogo sotterraneo?
Il motivo risale a un’antica credenza: la vicinanza alle reliquie dei santi era considerata un privilegio, perché si pensava che più il defunto riposava vicino al santo, più veloce sarebbe stata la sua “scalata” verso il Paradiso.
Per questo furono scavate numerosissime tombe, decorate con bellissimi affreschi e mosaici. Particolarmente belli sono i ritratti a mosaico dei primi vescovi di Napoli, tra cui l’africano Quodvultdeus, uno dei pochi scampati alle persecuzioni vandaliche.
E proprio qui si trova il più antico ritratto conosciuto di San Gennaro.
Insomma, le catacombe di San Gennaro sono una tappa fondamentale per capire a fondo la storia e la cultura di questa città. Si visitano solo con una guida, ed è un bene: è lei a farti capire cosa stai guardando. Se vuoi, puoi prenotare la visita guidata qui: il biglietto sostiene il progetto di rilancio del quartiere.

3 – La basilica di San Gennaro fuori le mura
Alla fine delle catacombe di San Gennaro sorge una chiesa paleocristiana del V secolo, poi pesantemente rimaneggiata: è San Gennaro fuori le mura, l’antica basilica annessa alle catacombe che ospitavano la tomba del santo.
Nel corso dei secoli l’edificio fu trasformato prima in forme medievali e poi barocche. Per fortuna, nel Novecento si scelse di riportarlo alla “semplicità” originaria, rimuovendo le aggiunte successive.
Cosa vedere?
Dell’impianto originale si conservano le belle colonne dell’abside e la struttura basilicale, mentre l’atrio d’ingresso è decorato con affreschi cinquecenteschi di Andrea Sabatini, con storie della vita di San Gennaro.
Accanto alla chiesa sorse prima un monastero benedettino (VIII secolo), poi convertito in ospedale per gli appestati (XV secolo) e infine in ospedale dei poveri (XVII secolo), tuttora esistente.

4 – Il cimitero delle Fontanelle, dove la devozione incontra il folklore
Uno dei posti più belli del Miglio Sacro è il cimitero delle Fontanelle, un’antica cava di tufo di proporzioni mastodontiche che custodisce circa 40.000 resti di napoletani.
Se non ci sei mai stato, ti assicuro che ti lascerà di stucco.
Perché è così grande?
Qui furono ammassati i resti degli ossari cittadini per fare spazio alle vittime delle grandi epidemie, come la peste del 1656 e il colera del 1836. Nell’Ottocento le ossa vennero poi ordinate e da allora questo enorme ossario è diventato uno dei luoghi di culto più caratteristici di Napoli.
Ed è qui che ho scoperto una delle tradizioni più antiche e “strane” della città!
Vuoi sapere di cosa si tratta?
La guida mi ha spiegato che le famiglie napoletane erano solite “adottare” un teschio, detto capuzzella, cui chiedere protezione e grazie in cambio di preghiere. Erano le cosiddette anime pezzentelle: teschi anonimi che, quando concedevano un miracolo, venivano sistemati in una teca, ornati di doni e dediche. A volte la suggestione era tale che si sognava perfino la persona a cui il teschio era appartenuto.
Un culto così radicato e popolare che nel 1969 la Chiesa arrivò a vietarlo ufficialmente, ritenendolo una forma di fede quasi pagana.

5 – Riflessioni sul cimitero delle Fontanelle
Le riflessioni che nascono in un luogo simile sono infinite. A me è venuta subito in mente la famosa ’A livella di Totò, che tra l’altro nacque proprio qui, nel rione Sanità.
Qui riposano insieme i resti di persone di ogni epoca, tutte ammucchiate, tutte uguali: non importa se ricchi o poveri, potenti o sconosciuti, il cimitero delle Fontanelle è stato l’ultima dimora di tutti loro.
Ho trovato molto interessanti anche le teche dei teschi che avrebbero esaudito le grazie: in alcune ci sono errori di ortografia che le rendono ancora più particolari, in altre dediche speciali che raccontano la storia di chi se ne prese cura.
Secondo me il cimitero delle Fontanelle non è solo un posto incredibilmente suggestivo, ma anche fondamentale per capire la vita e le usanze degli abitanti di Napoli.

6 – La basilica di Santa Maria della Sanità
La basilica di Santa Maria della Sanità sorge proprio al centro del quartiere e del Miglio Sacro.
È un imponente edificio barocco, costruito tra il 1602 e il 1610 dall’architetto domenicano Fra Nuvolo, e riconoscibile in tutta la città per la sua cupola in maioliche gialle e verdi, visibile appena si attraversa il ponte della Sanità.
La chiesa nacque quasi per caso, grazie al ritrovamento di un’antica immagine della Madonna con Bambino in un luogo che sorgeva sopra le catacombe di San Gaudioso. Quell’evento “miracoloso” spinse i frati a costruire la chiesa e ad acquistare le reliquie di tredici santi, facendo crescere enormemente il numero dei fedeli.
Cosa custodisce oggi?
Davanti all’altare troverai una superba scalinata “a forcipe” in marmi policromi, che fa da cornice all’ingresso della cripta. All’interno ci sono interessanti dipinti del Seicento, tra cui opere di Luca Giordano e Andrea Vaccaro. La statua più venerata è quella di San Vincenzo Ferreri, detto ’o Munacone, patrono del quartiere.
Sulla sinistra della facciata c’è l’ingresso dell’antico chiostro, oggi tagliato in due dal ponte napoleonico (quello di cui ti parlavo prima, ricordi?).
E c’è di più: proprio accanto alla cripta si apre l’ingresso alle catacombe di San Gaudioso.
Ora te ne parlo!

7 – Le catacombe di San Gaudioso a Napoli
Le catacombe di San Gaudioso si trovano proprio sotto la basilica di Santa Maria della Sanità e sono incluse nel tour del Miglio Sacro. Sono più piccole e strette rispetto a quelle di San Gennaro, ma non così tanto da darti ansia da claustrofobia.
La parte più antica risale al V secolo, quando vi fu sepolto San Gaudioso (un vescovo africano giunto a Napoli). Vennero poi abbandonate dopo lo spostamento del corpo del santo e riprese solo nel XVII secolo, quando i frati domenicani vi costruirono nuovi alloggiamenti per le salme, del tutto particolari.
Ecco una cosa che mi ha scioccata!
All’epoca, a Napoli, era in uso l’essiccamento dei cadaveri: una pratica che prevedeva un lungo periodo in cui il corpo del defunto veniva lentamente svuotato dei liquidi. La temperatura costante del tufo bloccava la putrefazione e permetteva di conservare i tessuti, una sorta di mummificazione, che poteva durare fino a un anno.
Vuoi sapere come avveniva?
Ora te lo spiego!

8 – Le catacombe di San Gaudioso: macabri racconti barocchi
Sotto le catacombe di San Gaudioso si trova il luogo dove i corpi venivano “trattati” prima della sepoltura.
I defunti venivano lasciati su sedili scavati nel tufo, gli scolatoi, di dimensioni diverse a seconda della corporatura. C’era una persona addetta a sorvegliare il processo, lo schiattamuorto, che bucava i cadaveri per far uscire i liquidi ed evitare la putrefazione.
È interessante sapere che, ancora oggi, uno degli insulti tipici del dialetto napoletano è:
“che tu pozza sculà”
cioè “che tu possa scolare”, morire.
Una volta “scolati”, i defunti venivano sepolti e la tomba sigillata: la testa veniva murata a vista e, sotto, veniva dipinto il corpo con gli abiti del defunto. Immagina l’impressione che dovevano fare!
Anche qui l’arte funebre si intreccia con il folklore e la storia del costume. La prossima volta che ti lamenterai del lavoro, pensa allo schiattamuorto, chiuso nelle catacombe tra i liquidi dei cadaveri e la puzza di morte… terribile!

9 – Altre due chiese da non perdere
Lungo il Miglio Sacro ci sono altri due edifici che meritano attenzione.
Il primo è la chiesa di Santa Maria dei Vergini, così chiamata per il legame con l’antico collegio degli Eunostidi, giovani dediti alla castità nella Neapolis greca.
Il secondo è San Severo fuori le mura, chiesa barocca che nasconde più di un tesoro: l’oratorio della confraternita dei Bianchi, con preziosi stucchi e dipinti, e antiche catacombe non ancora aperte al pubblico.

10 – La street art nel rione Sanità
Passeggiando lungo il Miglio Sacro noterai i coloratissimi murales che decorano i palazzi.
Sei appassionato di street art? Allora questa è la zona giusta!
Sono stati proprio i ragazzi che gestiscono le catacombe a chiamare artisti da tutto il mondo per decorare il rione, che oggi è una vera e propria galleria di street art a cielo aperto.
Tra le opere più belle ti consiglio di cercare Luce di Tonio Cruz, davanti a Santa Maria della Sanità, che ritrae i bambini del rione; Resis-ti-amo di Francisco Bosoletti, dedicato alla “femminilità” del quartiere; e Speranza nascosta, che mostra il volto segnato di un clochard in negativo, come se per essere letto avesse bisogno di uno sguardo diverso (non a caso si trova accanto a un centro di accoglienza per senzatetto).
Attraversando il rione troverai anche il grande murale che ricopre la chiesa accanto al cimitero delle Fontanelle e il totem davanti a San Severo. Tutte opere che raccontano come questi artisti di fama mondiale vedono il quartiere: tanto bello quanto ricco di contraddizioni.

Informazioni utili sul Miglio Sacro di Napoli
L’intero percorso del Miglio Sacro è frutto di anni di paziente lavoro da parte della cooperativa La Paranza, nata nel 2006, che dal 2009 gestisce le catacombe di Napoli. Non è solo una cooperativa, ma un progetto che sta ridando vita al rione, portando turismo e restituendo al quartiere la sua dignità.
- Catacombe di San Gennaro: si visitano solo con visita guidata (partenze a ogni ora, durata circa un’ora). Biglietto intorno agli 8 € (5 € ridotto per under 25, over 65 e studenti); lo stesso biglietto include anche le catacombe di San Gaudioso ed è valido per un anno. Ingresso in via Capodimonte 13, accanto alla Basilica del Buon Consiglio.
- Come arrivare: dal centro puoi salire fino a Capodimonte in autobus, oppure raggiungere il rione a piedi dal centro storico. Verifica sempre orari e tariffe aggiornate sul sito ufficiale prima di andare.
- Dove mangiare: il rione è anche un’eccellenza gastronomica. Impossibile non citare la pasticceria Poppella, famosa per il suo fiocco di neve, e la pizzeria di Ciro Oliva, tra le più amate della città.
Se ti è piaciuta questa Napoli fuori dai percorsi soliti, ti consiglio di completare il viaggio con il Museo Archeologico Nazionale, con le storie di coraggio del quartiere e, poco fuori città, con la Reggia di Caserta.
E tu, cosa ti incuriosisce di più del rione Sanità: le catacombe di San Gennaro, il cimitero delle Fontanelle o i suoi murales?
