Chi cerca informazioni su L’Aquila si porta dietro una domanda che con le altre città d’arte non si fa: si può ancora visitare? Il terremoto del 6 aprile 2009 ha lasciato un centro storico enorme e vuoto, e per anni le fotografie in circolazione erano quelle delle gru.

La risposta, nel 2026, è che la città è tornata, e non per modo di dire. I dati diffusi ad aprile, a diciassette anni dal sisma, danno la ricostruzione privata al 96 per cento e quella pubblica intorno al 60, con i residenti del centro storico in crescita di circa il quindici per cento. I monumenti hanno riaperto in fila: Collemaggio nel 2017, il MAXXI nel 2021, il museo nazionale nel castello a dicembre del 2025.

E poi c’è il motivo per cui questo è l’anno giusto: L’Aquila è Capitale italiana della cultura 2026, con un programma inaugurato il 17 gennaio.

Attenzione: tre vincoli decidono l’itinerario, e vanno letti prima di prenotare. Il Duomo è ancora chiuso e lo è dal 2009. Il MAXXI apre solo da giovedì a domenica, e nel settembre 2026 ha anche chiusure straordinarie fra il 7 e il 10 e fra il 14 e il 24. Il museo nazionale chiude il lunedì e per ora occupa una sola ala del castello su quattro.

la facciata a scacchi bianchi e rosa della basilica di santa maria di collemaggio con tre rosoni e tre portali

Che cosa è tornato e che cosa è ancora chiuso

Perché una città può essere ricostruita al 96 per cento e avere ancora la cattedrale sbarrata? Perché le due percentuali misurano cose diverse: il 96 riguarda le case, cioè il patrimonio privato, mentre le chiese, i musei e i palazzi pubblici rientrano nell’altra metà del conto, quella al 60. Il restauro di un monumento vincolato è più lento di quello di un condominio, e i grandi edifici sacri sono gli ultimi della fila.

Il caso della cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio lo spiega meglio di qualunque grafico. I lavori sono cominciati nel febbraio 2023, la facciata è stata liberata dai ponteggi e l’amministrazione ha dichiarato l’obiettivo di restituirla al culto entro la fine del 2026. È un obiettivo annunciato, non una data da mettere in agenda: chi arriva la trova chiusa e la guarda da fuori.

piazza del duomo dell aquila nell agosto 2017 con la cattedrale sotto i ponteggi tre gru e la piazza vuota

La fotografia qui sopra è dell’agosto 2017 e la tengo di proposito: è lo stato in cui quasi tutte le immagini in circolazione mostrano ancora piazza del Duomo, con la cattedrale sotto i ponteggi e tre gru in campo. Serve come termine di paragone, non come descrizione di oggi.

Accanto, nella stessa piazza, sta invece il caso opposto. La chiesa di Santa Maria del Suffragio, che gli aquilani chiamano le Anime Sante, è stata riaperta il 6 dicembre 2018 alla presenza del presidente della Repubblica, ed è oggi il primo edificio restaurato che si incontra arrivando in centro.

la chiesa di santa maria del suffragio all aquila con la facciata bianca la cupola e una gru ancora in piedi accanto

Nella fotografia qui sopra, scattata nell’agosto del 2024, si vede bene la doppia natura della città: la chiesa restaurata, la piazza rifatta e vuota, e una gru ancora in piedi sulla destra. È questo il paesaggio che troverai, e non è né una rovina né una cartolina.

Primo giorno, mattina: Collemaggio e il primo giubileo della storia

Si comincia da fuori le mura, e non dal centro, per una ragione storica precisa. La basilica di Santa Maria di Collemaggio è il monumento che l’Aquila ha nel proprio stemma morale. La fondò Pietro da Morrone nel 1287, e qui lo incoronarono papa il 29 agosto 1294 col nome di Celestino V. Da questa chiesa uscì poi la bolla che istituì la Perdonanza, il primo giubileo della storia della Chiesa, sei anni prima di quello di Bonifacio VIII del 1300.

La facciata è la cosa che ti resterà: un rettangolo piatto rivestito di conci bianchi e rosa disposti a scacchiera, tre rosoni e tre portali. Dentro, il restauro dopo il 2009 ha riportato la chiesa alla sua forma medievale, con i pilastri ottagonali, le capriate di legno a vista e il pavimento a scacchi.

La visita chiede quaranta minuti, l’ingresso è gratuito e la basilica apre tutti i giorni. Il racconto per esteso, con la Porta Santa, il mausoleo di Celestino V e le leggende da smontare, lo dà l’articolo sulla basilica di Collemaggio e la Perdonanza.

Primo giorno, pomeriggio: il castello e il museo che è tornato a casa

Dal parco di Collemaggio si attraversa il centro e si arriva all’altro capo della città, dove un enorme quadrato di pietra si alza dentro un fossato asciutto. È il forte spagnolo, costruito fra il 1534 e il 1567 per ordine del viceré di Napoli, e la sua storia contiene una beffa che da sola giustifica la salita: lo pagò la città stessa, come punizione per una rivolta.

La notizia del 2026 però è dentro. Il MuNDA, museo nazionale d’Abruzzo, è tornato nel castello il 20 dicembre 2025, dopo sedici anni di esilio in un ex mattatoio, e nel giugno successivo ha ricevuto un ospite che nessuno si aspettava in Abruzzo: l’Ecce Homo di Antonello da Messina, comprato dallo Stato all’asta.

il bastione del forte spagnolo dell aquila con il fossato asciutto erboso e il gran sasso sullo sfondo

Conta un’ora e mezza fra il museo e il giro esterno del fossato, che è gratuito e si fa a piedi tutto intorno. I dettagli, dal mammut al Trittico di Beffi, li dà l’articolo sul forte spagnolo e il MuNDA.

Secondo giorno, mattina: San Bernardino e la sua scalinata

La basilica di San Bernardino si annuncia con una scalinata larghissima che sale fra i cedri, e in cima ha la facciata più ambiziosa della città: tre ordini sovrapposti di colonne accoppiate, disegnati da Cola dell’Amatrice e finiti nel 1542.

Dentro ci sono due sculture che da sole spiegano perché all’Aquila si parla di un Rinascimento locale, e le ha fatte lo stesso artista, Silvestro dell’Aquila: il mausoleo del santo e il monumento funebre di Maria Pereyra Camponeschi, dove sotto il sarcofago della madre giace la figlia bambina. C’è poi una Resurrezione in terracotta invetriata di Andrea della Robbia, fiorentina di fabbrica e arrivata qui su commissione.

Ingresso gratuito, aperta dalle 7:00 alle 19:00 tutti i giorni: è il monumento più facile da incastrare. Tutto il resto nell’articolo sulla basilica di San Bernardino.

Secondo giorno: le 99 cannelle, che non sono una fontana

Scendendo verso Borgo Rivera, nella parte bassa della città, si arriva a un cortile chiuso da due muri rivestiti con lo stesso paramento a scacchi di Collemaggio. Dai muri escono novantanove getti d’acqua, novantatré da mascheroni di pietra tutti diversi e sei da cannelle semplici.

Che cosa rende questo posto diverso da una fontana monumentale qualunque? Il fatto che nessuno sappia con certezza da dove venga l’acqua. La sorgente fu tenuta segreta per non litigare sul patronato, e segreta è rimasta. La fontana risale al 1272 ed è stata uno dei primi monumenti aquilani a tornare integro dopo il sisma, nel dicembre 2010, con il restauro pagato dal FAI. Il racconto completo nell’articolo sulla fontana delle 99 cannelle.

Se hai un pomeriggio in più: il MAXXI a Palazzo Ardinghelli

Il MAXXI L’Aquila è la seconda sede del museo nazionale delle arti del XXI secolo, e occupa un palazzo barocco di piazza Santa Maria Paganica che nel 2009 era un rudere puntellato con travi d’acciaio. Il restauro, finanziato dalla Federazione Russa con 7,2 milioni di euro, lo ha riaperto al pubblico il 30 maggio 2021.

Vale una visita anche solo per il palazzo. Attenzione: gli orari sono il vero ostacolo. Apre da giovedì a domenica dalle 11:00 alle 19:00, e in settembre 2026 ha chiusure straordinarie fra il 7 e il 10 e fra il 14 e il 24, nel passaggio fra due mostre. Come funziona e cosa c’è dentro nell’articolo sul MAXXI a Palazzo Ardinghelli.

Come si mette in fila l’itinerario: decide il calendario

All’Aquila l’ordine delle visite non lo detta la geografia, che è comoda perché il centro si attraversa a piedi in venti minuti, ma il calendario delle aperture. Tienilo a mente in questa forma:

Il lunedì il museo del castello è chiuso e il MAXXI pure: restano Collemaggio, San Bernardino, le 99 cannelle e le chiese, cioè una giornata bella ma senza musei. Il martedì e il mercoledì apre il castello e resta chiuso il MAXXI. Dal giovedì alla domenica è aperto tutto, e sono i soli giorni in cui i due giorni pieni funzionano davvero.

Il consiglio pratico, se puoi scegliere: arriva il giovedì e riparti il sabato. La prima domenica del mese, invece, il museo nazionale è gratuito, e allora conviene infilarla nel programma.

Capitale italiana della cultura 2026: che cosa cambia per chi arriva

Il titolo di Capitale italiana della cultura è stato assegnato all’Aquila con lo slogan «Un territorio, mille capitali», e il programma dichiara oltre trecento eventi in trecento giorni, distribuiti fra arte, musica, teatro, cinema e danza. Il calendario è partito con una cerimonia il 17 gennaio 2026.

Per un visitatore le due voci che contano davvero sono queste. La prima è «Palazzi Aperti», che una domenica al mese fino alla fine del 2026 apre dimore storiche normalmente chiuse: è l’unica occasione per entrare in edifici che nel resto dell’anno si guardano dalla strada. La seconda è che le due mostre grosse del MAXXI cadono in questo anno, e quella d’autunno apre il 26 settembre 2026 con «Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila», curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini.

Nel programma è annunciata anche la riapertura del Teatro Comunale, prevista per ottobre 2026. Come per il Duomo, è una previsione: verifica prima di contarci.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 7 settembre 2026 sui siti ufficiali del MuNDA, del MAXXI L’Aquila e del santuario di Collemaggio, e incrociando la stampa locale per lo stato dei cantieri. Prezzi, orari e cantieri cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Non esiste un biglietto unico della città. Il museo nazionale nel castello costa 12 euro di intero nei periodi di mostra e 2 di ridotto, con gratuità sotto i 18 anni e la prima domenica del mese. Il MAXXI costa 10 euro di intero e 5 di ridotto. Collemaggio, San Bernardino, Santa Maria del Suffragio e le 99 cannelle sono gratuite.

Orari. Il museo del castello apre da martedì a domenica dalle 9:00 alle 19:00, con ultimo ingresso alle 18:00, e chiude il lunedì. Il MAXXI apre da giovedì a domenica dalle 11:00 alle 19:00. Collemaggio apre tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00 da novembre ad aprile e dalle 9:00 alle 19:00 da maggio a ottobre. San Bernardino apre tutti i giorni dalle 7:00 alle 19:00.

Come arrivare. L’autobus è il mezzo giusto: le corse TUA partono dall’autostazione di Roma Tiburtina e impiegano circa un’ora e quaranta. Il treno non è competitivo, perché non esiste un collegamento diretto da Roma e il viaggio via Terni chiede quasi quattro ore con cambi. In auto si arriva dall’A24 e si parcheggia fuori dal centro storico, che è in gran parte pedonale.

Quanto tempo chiede. Due giorni pieni coprono i sei luoghi di questa guida con calma. Una giornata sola basta per Collemaggio, il castello con il museo e le 99 cannelle, e in quel caso il MAXXI resta fuori.

Dove mangiare, in due parole. Gli arrosticini e la pasta alla chitarra sono i due piatti che troverai in ogni menù del centro; il torrone e i confetti sono di Sulmona, a un’ora di strada, e la guida su Sulmona racconta perché quella città vive di zucchero.

Due giorni, in breve

L’Aquila non si visita come Firenze, dove i monumenti sono uno accanto all’altro e la difficoltà è la folla. Qui i monumenti sono pochi, grandi e distanti; la folla non c’è, e la difficoltà è il calendario.

Il filo che li tiene insieme, però, è più forte di quello di molte città intatte: ogni edificio di questa guida è stato chiuso, puntellato e riaperto negli ultimi diciassette anni, e ognuno porta addosso la data della propria riapertura. Vista così, L’Aquila è l’unico posto in Italia dove il restauro non è una nota a piè di pagina, ma il soggetto.

Fotografie: la facciata di Collemaggio di Kewerner e Santa Maria del Suffragio di Syrio (CC BY-SA 4.0), piazza del Duomo nel 2017 di Ra Boe e il bastione del forte spagnolo di Michał Winiarski (CC BY-SA 3.0), da Wikimedia Commons.