C’è una cosa che conviene sapere prima di arrivare a Collemaggio, perché cambia il modo di guardarla: il primo giubileo della storia della Chiesa non fu indetto a Roma, ma qui, in un prato fuori le mura dell’Aquila, sei anni prima di quello di Bonifacio VIII del 1300.

Lo indisse un eremita di ottant’anni che era stato appena fatto papa dentro questa chiesa, e che di lì a pochi mesi avrebbe rinunciato al pontificato. La bolla che firmò concedeva il perdono dei peccati a chiunque fosse entrato da quella porta fra i vespri del 28 e del 29 agosto, senza pagare niente e senza intermediari.

Sette secoli dopo si entra ancora, con le stesse date. E la chiesa che si attraversa è in piedi da appena nove anni: il terremoto del 2009 ne fece crollare il transetto e le volte, e la riaprirono il 20 dicembre 2017 dopo un cantiere che ha poi vinto un premio europeo.

L’ingresso è gratuito, la basilica apre tutti i giorni e sorge in un parco a dieci minuti a piedi dal centro.

l interno a tre navate della basilica di collemaggio con pilastri ottagonali capriate di legno e pavimento a scacchi

Chi era Pietro da Morrone, e perché volle una chiesa così grande

Perché un eremita che viveva in una grotta fece costruire la chiesa più grande dell’Abruzzo del suo tempo? La risposta è che Pietro da Morrone non era un eremita qualsiasi: era il fondatore di una congregazione monastica che portava il suo nome, un uomo con una rete di monasteri e una fama di santità che arrivava fino alla curia. Costruire a L’Aquila, città giovane e in crescita, significava dare alla sua famiglia religiosa una casa in pianura.

La basilica fu fondata nel 1287 e consacrata il 25 agosto 1288, con otto vescovi presenti. Sei anni più tardi, dopo un conclave bloccato per più di due anni, i cardinali elessero papa proprio lui, e lo incoronarono qui il 29 agosto 1294 col nome di Celestino V.

Il resto è la storia più celebre e più breve del papato medievale: Celestino rinunciò nel dicembre dello stesso anno, e la tradizione lo identifica con «colui che fece per viltade il gran rifiuto» dell’Inferno di Dante. Fu canonizzato nel 1313, e il suo corpo tornò dove aveva cominciato.

La facciata: come si legge un muro a scacchi

il rosone maggiore della basilica di collemaggio con il traforo di pietra a raggiera dentro il paramento a scacchi

Ferma la macchina davanti alla facciata e nota la prima cosa che non torna: non ha un timpano. È un rettangolo piatto, chiuso in orizzontale, come uno schermo appoggiato davanti alla chiesa.

Quel rettangolo è rivestito con conci di due colori, bianco e rosa, disposti a scacchiera e a rombi in un disegno che copre l’intera superficie senza interrompersi. È la firma dell’architettura abruzzese medievale, e la ritroverai identica sui muri della fontana delle 99 cannelle, a un chilometro da qui: due monumenti diversissimi con lo stesso paramento.

Poi conta i rosoni, perché sono tre e non uno. Il maggiore si apre in alto al centro, e nella fotografia si vede il traforo di pietra che lo riempie come una ruota di raggi. Gli altri due, più piccoli, si aprono nel registro inferiore ai lati del portale grande. Tre rosoni e tre portali: la facciata dichiara le tre navate che ha dentro, e lo fa due volte.

I tre portali, e l’aquila scolpita sull’arco

dettaglio del portale della basilica di collemaggio con le colonnine tortili e le fasce scolpite dell archivolto

Il portale centrale è la parte più lavorata dell’edificio: archivolti concentrici che rientrano nello spessore del muro, colonnine tortili, fasce di foglie e rosette scolpite una per una. I due laterali ripetono lo schema in piccolo e conservano nelle lunette resti di affresco.

C’è un dettaglio che quasi nessuno alza gli occhi a cercare, e che qui vale la sosta.

un aquila di pietra con le ali aperte scolpita sopra l archivolto di un portale di collemaggio

Sopra uno degli archivolti, appoggiata a una mensola dentro la muratura grezza, c’è un’aquila di pietra con le ali aperte e il petto a scaglie. Non è una decorazione qualunque in una città che si chiama L’Aquila, e la si vede solo se si guarda in alto stando molto vicini alla porta.

La Perdonanza: il giubileo che viene prima di tutti gli altri

Che cos’è esattamente la Perdonanza, e perché conta? È l’indulgenza plenaria concessa dalla bolla che Celestino V firmò il 29 settembre 1294, e la differenza rispetto ai giubilei successivi sta in due parole del testo: il perdono valeva per chiunque, senza condizioni di censo, entrando in questa basilica fra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto.

Da allora il rito non si è mai interrotto. Ogni anno, la sera del 28, un cardinale inviato dal papa apre con un ramo d’ulivo la Porta Santa di Collemaggio, che è la prima Porta Santa della storia e precede di due secoli quella di San Pietro. Nel 2026 l’ha aperta il cardinale José Tolentino de Mendonça alle 21:10 di venerdì 28 agosto.

Il 12 dicembre 2019, a Bogotà, il comitato intergovernativo dell’UNESCO ha iscritto la Perdonanza Celestiniana nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. È l’unico riconoscimento UNESCO che L’Aquila abbia, e non riguarda un edificio: riguarda un rito.

Attenzione: se vieni per la Perdonanza, sappi che la basilica in quei due giorni non si visita, si attraversa. Chi vuole guardare la chiesa con calma deve venire in un altro momento dell’anno.

Dentro: la chiesa che il restauro ha riportato al Medioevo

L’interno spiazza chi arriva aspettandosi il barocco che quasi tutte le grandi chiese italiane hanno addosso. Qui non c’è: tre navate divise da pilastri ottagonali e archi acuti, muri di pietra nuda, un tetto a capriate di legno a vista e un pavimento a scacchi rossi e bianchi.

Quello che vedi è il risultato di una scelta di restauro del Novecento, che rimosse le sovrastrutture aggiunte nei secoli per riportare la basilica alla sua forma trecentesca. È una decisione discutibile e discussa, come tutte quelle di questo tipo, ma ha un effetto che nessuno contesta: la struttura si legge tutta, dalla prima campata all’abside, e la chiesa sembra più lunga di quanto sia.

La luce entra bassa e laterale, dalle finestre strette delle navate. In fondo, l’abside illuminata a giorno fa da punto di fuga a tutta la prospettiva.

Il mausoleo di Celestino V, e i reliquiari portati via due volte

il mausoleo di celestino v a collemaggio in marmo bianco con timpano frontone e la tomba dietro una grata di ferro

Nella cappella a destra sorge il mausoleo di Celestino V, scolpito da Girolamo da Vicenza nel 1517: un’edicola di marmo bianco su due registri, con il timpano occupato dal rilievo di un Padre Eterno barbuto fra due teste di cherubino, e la tomba del santo dietro una grata di ferro, divisa da una colonnina.

Guarda intorno all’edicola e nota il contrasto, perché è la prova che la de-barocchizzazione della navata non arrivò fin qui: la cappella è dorata, con stucchi e cherubini nei pennacchi, e il marmo bianco cinquecentesco vi è incastonato come un oggetto trovato.

La storia dei reliquiari, poi, racconta la sfortuna di questo sepolcro meglio di qualunque commento. Il primo era d’argento, e fu rubato nel 1528. Il secondo, anche d’argento, fu portato via dai francesi nel 1799. Il terzo, quello che c’è oggi, è di legno dorato: dopo due volte, si smise di usare il metallo prezioso.

Il labirinto, i Templari, e che cosa si può davvero dire

Su Collemaggio circola una letteratura esoterica abbondante, e vale la pena separare i tre livelli, perché sono diversi.

Il primo livello è un fatto: nel pavimento c’è un disegno bicromo a labirinto, e lo si vede.

Il secondo livello è quello che dichiara il santuario stesso: il 15 agosto, festa dell’Assunta a cui la basilica è dedicata, e al solstizio d’estate, i raggi che passano dal rosone maggiore vanno a colpire la grande bifora dell’abside e il disegno del labirinto. Se ti interessa vederlo, quelle sono le due date.

Il terzo livello è quello da lasciare stare, e va detto chiaramente perché è la parte che si trova più facilmente in rete. Le letture numerologiche del labirinto, quelle che contano le braccia e le propaggini per ricavarne cifre astronomiche, e l’idea che la basilica sia una magione templare non hanno supporto documentale. Il mito templare, in particolare, nasce fra Settecento e Ottocento e da allora si appiccica a qualunque edificio medievale con una geometria insolita. Gli studiosi che si occupano di questi simboli invitano alla cautela per una ragione tecnica: un disegno geometrico si presta a troppe letture, e senza documenti la scelta fra una e l’altra la fa chi legge.

Il 2009, e il cantiere che ha vinto un premio europeo

Il terremoto del 6 aprile 2009 colpì Collemaggio dove era più fragile: crollò il transetto, con le volte e i pilastri che le reggevano, e l’organo andò quasi distrutto. La facciata, che è la parte celebre, resistette.

Il restauro è la vicenda tecnica più citata della ricostruzione aquilana, e le date sono nette. Il cantiere si aprì il 25 novembre 2015, fu finanziato interamente da Eni e mise insieme la Soprintendenza, il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma e l’Università dell’Aquila. La basilica riaprì il 20 dicembre 2017, cioè in poco più di due anni. La cifra spesa, invece, non la pubblica nessuna fonte ufficiale, e quella che circola in rete non ha dietro nessuna fonte primaria.

Nel 2020 quel lavoro ha ricevuto lo European Heritage Award / Europa Nostra nella categoria conservazione. Non è un premio di rappresentanza: la motivazione riguarda il metodo, cioè l’avere ricostruito le parti crollate con un miglioramento sismico invece di rifarle come stavano.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 7 settembre 2026 sul sito del santuario di Santa Maria di Collemaggio e sui portali della diocesi dell’Aquila. Orari e calendari liturgici cambiano: ricontrolla prima di partire, soprattutto se vuoi assistere a una messa.

Ingresso. L’ingresso è gratuito e non serve prenotare.

Orari. Da novembre ad aprile la basilica apre dalle 9:00 alle 18:00, da maggio a ottobre dalle 9:00 alle 19:00. Non c’è un giorno di chiusura settimanale.

Messe. Da novembre ad aprile sono alle 17:30 nei giorni feriali e alle 10:30 e alle 17:30 la domenica; da maggio a ottobre alle 18:30 nei feriali e alle 10:30 e alle 18:30 la domenica.

Come arrivare. La basilica si trova in piazzale Collemaggio 5, dentro il parco omonimo, a circa dieci minuti a piedi dalla villa comunale e dal centro storico. Il piazzale davanti è pianeggiante e l’ingresso è a livello.

Quanto tempo chiede. Quaranta minuti bastano per la chiesa e il mausoleo. Se vuoi girare anche il parco intorno e vedere il fianco con l’abside, conta un’ora.

Il recapito. Il numero dell’accoglienza è 392 2676651, e serve soprattutto per le visite di gruppo.

Perché vederla

Collemaggio non è la chiesa più ricca che vedrai in Italia, e dopo la de-barocchizzazione non è nemmeno la più decorata dell’Abruzzo. È però una delle poche in cui la storia che conta si legge sulle pietre senza bisogno di didascalie: una facciata che dichiara la struttura, una porta da cui è passato un giubileo per sette secoli, e un transetto ricostruito che ha nove anni.

Vista prima delle altre tappe, poi, mette in ordine tutto quello che viene dopo. Il forte spagnolo con il MuNDA racconta la stessa storia dal lato del potere, la basilica di San Bernardino la racconta dal lato del Rinascimento, e il MAXXI a Palazzo Ardinghelli la porta al presente.

I due giorni per esteso li mette in fila la guida su cosa vedere a L’Aquila.

Fotografie: l’interno di Maurizio Moro5153, il rosone di Rocco D’Errico, il dettaglio del portale di Syrio, l’aquila scolpita di Rocco D’Errico e il mausoleo di Lasacrasillaba, tutte CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons.