Il borgo antico di Termoli poggia su una scogliera, dentro le mura, e si entra da una porta. Dentro ci sono vicoli bianchi, panni stesi e, in fondo, una piazza con una facciata che non sembra molisana: alta, in pietra chiara, con un rosone in alto e in basso una fila serrata di colonnine e di archi.

Non sembra molisana perché non lo è, nel senso che conta. È romanico pugliese, cioè la stessa grammatica della basilica di San Nicola a Bari, e Termoli è il punto in cui quel linguaggio scavalca il confine amministrativo e continua verso nord.

È anche, in una regione dove il lunedì chiude quasi tutto, una delle due sole tappe che si vedono sempre: la cattedrale è aperta tutto l’anno e non si paga.

la facciata della cattedrale di termoli con il rosone e la fila di archivolti su colonnine, nella piazza del borgo antico

Come si legge una facciata romanico-pugliese

Che cosa distingue questa facciata dalle mille facciate romaniche d’Italia? Tre elementi, e stanno tutti su un piano.

Il paramento è liscio: conci regolari di pietra chiara, senza scomparti, senza logge sovrapposte, senza marmi a fasce. In alto c’è un solo rosone, non tre e non una serie di finestre. E in basso corre la cosa che fa la differenza: una fila serrata di pilastrini, colonnine e archivolti, cioè una specie di zoccolo ad arcatelle che stringe il portale e prosegue verso i lati.

Questa combinazione è pugliese e non toscana né lombarda. In Toscana la facciata si divide in ordini; in Lombardia si aprono le gallerie; qui la parete resta una superficie sola, e l’ornamento si concentra in basso, all’altezza dell’occhio di chi entra. È architettura pensata per essere guardata da vicino, in una piazza piccola.

Il portale e san Basso, l’unica delle quattro statue rimasta

Vale la pena avvicinarsi al portale, perché è lì che c’è il lavoro migliore. Sulla mensola a sinistra della lunetta c’è san Basso, il patrono, con la mitra e il pastorale, scolpito a tutto tondo fra il 1390 e il 1410, con il piviale che ricade in pieghe profonde. Sotto di lui, sul basamento, corre un’iscrizione.

La cosa da sapere è che quella statua era in compagnia. Sulla facciata stavano quattro statue di santi della città: san Basso è l’unica rimasta intatta, quella di san Sebastiano fu distrutta negli anni Trenta, una terza era san Timoteo e della quarta non si sa abbastanza per dire chi fosse. Quello che guardi non è un ornamento fra tanti: è l’unico sopravvissuto di quattro, e non è in una nicchia protetta ma esposto al vento di mare da sei secoli. Intorno, negli archivolti, ci sono i motivi vegetali intagliati e, in alcuni punti, fasce di marmo di colore diverso che vengono da materiali di reimpiego.

la statua di san basso con la mitra sulla facciata della cattedrale di termoli, con l iscrizione sul basamento

Il terremoto, i turchi, e cosa resta dell’originale

La facciata che vedi non è quella del Duecento intatta, e la storia di come è arrivata fino a noi è la parte più interessante dell’edificio.

Nel 1456 un terremoto violento distrusse la parte alta della facciata. Nel 1566 l’edificio fu danneggiato durante gli attacchi turchi alla città, che in quegli anni sull’Adriatico non erano un’eccezione. Poi, come quasi tutte le chiese italiane, la cattedrale venne aggiornata al gusto barocco: stucchi, altari, sovrastrutture.

E qui arriva la scelta che vale il racconto. Fra il 1930 e il 1969 il restauro ha rimosso le aggiunte barocche per recuperare le forme romaniche. Non ha aggiunto niente: ha tolto. È un criterio discutibile e discusso, perché butta via due secoli di storia dell’edificio per restituire un’immagine più antica, ed è utile saperlo mentre si guarda: quello che sembra un interno medievale intatto è il risultato di una decisione del Novecento.

La cripta e le reliquie trovate per caso

Perché il presbiterio è più alto del resto della chiesa? Dentro, la pianta è basilicale a tre navate senza transetto, e il presbiterio è rialzato perché sotto c’è la cripta.

La cripta è la parte in cui l’edificio mostra di essere più vecchio di sé, e quello che conserva è preciso: i pezzi della facciata antica: frammenti scolpiti, capitelli, cornici e fusti di colonne, e un pavimento a mosaico romanico con figure di animali. Si scende, la temperatura cambia, e si cammina fra elementi che non sono stati fatti per stare dove stanno.

E poi ci sono le reliquie, ritrovate due volte a centottantacinque anni di distanza e nessuna delle due volte per scelta. Nel 1760, durante dei lavori, vennero fuori quelle di san Basso, il patrono, oggi custodite nella zona absidale di sinistra. Nel 1945, durante i restauri, vennero fuori quelle di san Timoteo, compatrono: erano in un pozzo chiuso da una lastra di marmo datata 1238, e il reliquiario con il teschio è oggi nel tesoro della cripta. In una città che ha perso la parte alta della facciata in un terremoto e il resto negli attacchi turchi, è il tipo di episodio che riaccende una devozione.

Il borgo murato, che è il contesto e non la cornice

La cattedrale non si capisce senza il borgo antico, e vale la pena girarci intorno prima di entrare. Il borgo è un promontorio chiuso da una cinta che scende sulla scogliera, con il castello svevo a un angolo e la cattedrale al centro. Dentro, le strade sono strette per il vento e le case si appoggiano l’una all’altra.

Sul lato del mare ci sono i trabucchi, le macchine da pesca in legno su palafitte con i bracci lunghi che calano la rete: sono una tecnologia adriatica e non un arredo turistico. Il punto migliore per capire la forma del posto è dal basso, dalla spiaggia a ovest: da lì si vedono insieme le mura, i tetti, il campanile e la scogliera.

il borgo antico di termoli visto da fuori, con le mura sulla scogliera e la torre del castello svevo

Informazioni pratiche

Dati verificati l’8 settembre 2026 sulle pagine del Comune di Termoli e della diocesi di Termoli-Larino. Orari e disposizioni cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’ingresso è gratuito. Non c’è biglietteria e non serve prenotare.

Orari. La cattedrale è aperta praticamente tutto l’anno, con gli orari indicati dalla parrocchia, di norma mattina e pomeriggio, più lunghi d’estate. Attenzione: è una chiesa parrocchiale in attività, quindi durante le funzioni la visita si limita e il presbiterio non si attraversa.

Gratuità. Vale per tutti: è una chiesa e non un museo.

Come arrivare. Termoli è sulla linea adriatica e ci fermano anche i treni veloci per Lecce, quindi è l’unica tappa molisana di questa serie che si raggiunge comodamente senza auto. Dalla stazione al borgo antico sono dieci minuti a piedi. Il borgo è pedonale: l’auto si lascia fuori dalla porta.

Quanto tempo chiede. Mezz’ora per la cattedrale e la cripta, un’ora e mezza se aggiungi il giro del borgo murato e il castello. È la tappa giusta per il pomeriggio, quando i siti archeologici della regione hanno già chiuso.

Il resto del Molise

L’itinerario di due giorni, con il calendario che decide che cosa riesci a vedere, è in cosa vedere in Molise. A mezz’ora da qui c’è Larino con l’anfiteatro, San Pardo e i mosaici; l’entroterra archeologico è Saepinum e Pietrabbondante, e il capoluogo è Campobasso con il Castello Monforte e il museo archeologico.

Se il romanico pugliese ti interessa, il capostipite è la basilica di San Nicola a Bari, e la stessa grammatica si riconosce nella cattedrale di Ruvo di Puglia e in quella di Matera, col suo rosone a sedici raggi.

Crediti fotografici: facciata di GabriTut75 (CC BY-SA 4.0), statua sulla facciata di Vincimanno Capograssi (CC BY 3.0), borgo antico di RaffaeleOrlando (pubblico dominio). Tutte da Wikimedia Commons.