Il Molise è la regione di cui si dice per scherzo che non esiste, e la battuta ha coperto per anni due cose che esistono benissimo: una città romana conservata per intero, con le mura, le porte e il foro, attraversata ancora oggi da una via della transumanza; e il santuario dove i Sanniti si riunivano prima che Roma li vincesse, con un teatro a 966 metri di quota i cui sedili hanno gli schienali scolpiti nella pietra.

Attenzione: in Molise non è la stagione a decidere la visita, è il giorno della settimana, e il vincolo è più stretto che in qualunque altra regione italiana. Il lunedì chiudono l’anfiteatro di Larino, Pietrabbondante, il museo archeologico di Campobasso, il Castello Monforte e il museo del Paleolitico di Isernia: resta aperta Saepinum, e basta. Il martedì chiude Pietrabbondante. E l’anfiteatro di Larino apre solo la mattina, dal martedì al sabato: chi arriva di domenica o nel pomeriggio lo trova chiuso.

Tradotto: la finestra che tiene insieme tutto è mercoledì-sabato. Metto questa cosa in apertura e non in fondo perché è l’unica informazione di questa guida che non si recupera una volta arrivati, e perché qui i luoghi non sono in una piazza: sono sparsi su cinquanta chilometri di curve.

una porta romana di saepinum con la strada erbosa del tratturo che le passa sotto

Perché una regione così piccola ha due siti archeologici così grandi

Che cosa c’era qui prima di Roma? C’erano i Sanniti, e non erano una popolazione marginale: hanno combattuto contro Roma tre guerre in cinquant’anni e in una di quelle, alle Forche Caudine nel 321 a.C., l’hanno umiliata. Il Molise è il cuore del Sannio, e questo spiega la sproporzione fra la scala della regione e la scala di quello che ci si trova.

Il paesaggio ha poi fatto il resto. Qui non è passata l’industria, non è passata l’edilizia di massa e per lunghi tratti non è passata nemmeno l’autostrada: quello che è rimasto è rimasto perché nessuno ci ha costruito sopra. A Saepinum questo significa una città romana intera in mezzo alla campagna; a Pietrabbondante un santuario di montagna con il prato dove stava la folla.

Saepinum, la città romana che si attraversa come una strada

La prima tappa si visita camminando su una strada di pastori, e non è un modo di dire. Il tratturo Pescasseroli-Candela, una delle grandi vie della transumanza, entra dentro la città romana: passa sotto una porta, percorre il decumano fra il foro, il teatro e le terme, ed esce dalla porta opposta. Non è un sentiero turistico ricavato dopo: è la strada delle pecore, e c’era già.

Il premio, però, è scritto su un pilastro di Porta Bojano. Nella seconda metà del II secolo il liberto imperiale Cosmo scrisse ai prefetti del pretorio che i magistrati di Saepinum e di Bovianum molestavano i conduttori delle greggi imperiali di passaggio, sequestravano pecore e trattenevano i pastori. I prefetti richiamarono i magistrati, e la corrispondenza fu incisa sulla porta della città. È il documento più esplicito che ci sia rimasto su una lite fra i pastori transumanti e i magistrati locali, e sta scolpito sull’edificio di chi aveva perso la causa.

Attenzione: dal 1° marzo 2026 l’ingresso è gratuito, e la gratuità è dichiarata temporanea perché una parte del parco è chiusa per i lavori di abbattimento delle barriere architettoniche. Il racconto per esteso è in Saepinum, la città romana di Altilia.

Pietrabbondante, dove i Sanniti si davano appuntamento

il teatro e il tempio del santuario italico di pietrabbondante con il monte dietro

Perché un santuario a 966 metri, lontano da qualsiasi città? Perché non serviva a una città: serviva a un popolo. Il santuario di Pietrabbondante, sulle pendici del monte Caraceno, era il luogo del culto pubblico di tutto il Sannio Pentro, cioè il posto in cui una nazione senza capitale si riconosceva. Il complesso teatro-tempio che si vede oggi è di fine II-inizio I secolo a.C. e ripete uno schema ellenistico arrivato dalla Campania.

La cosa che ricorderai è un dettaglio da guardare da vicino. I sedili del primo settore sono in pietra e hanno gli schienali, che negli antichi teatri sono una rarità; e i braccioli terminali sono scolpiti a zampa di leone alata. Ti siedi dove sedeva un magistrato sannita, con il bracciolo sotto la mano.

Attenzione: apre mercoledì-domenica, quindi lunedì e martedì è chiuso, e costa 4 euro. Il pezzo dedicato è Pietrabbondante, il santuario dei Sanniti.

Larino: un anfiteatro pagato con un testamento

Larino è a nord, verso il Molise collinare, e tiene insieme due epoche a due chilometri di distanza. In basso, nel parco di Piano San Leonardo, c’è l’anfiteatro: costruito negli ultimi vent’anni del I secolo d.C. per volontà testamentaria di Lucio Capitone, un personaggio di rango senatorio, come dice l’iscrizione sulla porta occidentale. Un anfiteatro in un centro piccolo, pagato da un lascito privato: è il modo più concreto per capire come funzionava l’evergetismo romano.

In alto, nel centro storico, c’è la cattedrale di San Pardo, consacrata nel 1319, con il portale e il rosone.

il corridoio di ingresso dell anfiteatro di larino con la volta in laterizio e i palazzi moderni sullo sfondo

Attenzione: i tre mosaici famosi di Larino non sono nel parco archeologico. La Lupa, gli Uccelli e il Leone sono nel Museo civico dentro Palazzo Ducale, in centro: chi li cerca all’anfiteatro non li trova. Nel parco restano invece, al loro posto, gli otto pavimenti a mosaico delle terme, del II secolo. Tutto in Larino: l’anfiteatro, San Pardo e i mosaici.

Termoli, il romanico pugliese fuori dalla Puglia

Che cosa ci fa una facciata pugliese su una scogliera molisana? La cattedrale di Termoli, nella piazza del borgo antico murato, è del XII-XIII secolo ed è romanico pugliese: il paramento liscio, il rosone in alto e, in basso, la fila serrata di pilastrini, colonnine e archivolti che si riconosce dalla basilica di San Nicola a Bari in giù.

È la tappa che non chiede orari: la cattedrale è aperta tutto l’anno e non si paga. Dentro, tre navate senza transetto e il presbiterio rialzato sopra la cripta; nel 1760, durante dei lavori, furono ritrovate le reliquie di san Basso, e nel 1945 quelle di san Timoteo, in un pozzo. Ne scrivo in la cattedrale di Termoli.

il borgo antico di termoli sulla scogliera al tramonto con un trabucco in primo piano

Campobasso, e la notizia del 2026

Campobasso non è una città d’arte e non conviene raccontarla come tale. È però la sede delle due cose che chiudono il giro, e una delle due è nuova: il Castello Monforte ha riaperto nel 2026, dopo tre anni di chiusura e un restauro da un milione e mezzo di euro, con nuove sale e la corte interna.

L’altra è il Museo archeologico nazionale di Campobasso, che è dove finiscono gli oggetti dei due siti di cui sopra. Attenzione: non si chiama più «Museo Sannitico», che è il nome dell’allestimento del 1995 e quello che troverai ancora scritto in mezza rete. Il pezzo è Campobasso: il Castello Monforte e il museo archeologico.

L’itinerario che funziona, in due giorni

Giorno 1, il giorno dei Sanniti e dei Romani. Mattina a Saepinum, che apre tutti i giorni e non chiede biglietto: conta due ore, meglio tre se fai anche il percorso lungo le mura. Pranzo a Sepino o in strada, e pomeriggio a Pietrabbondante, che chiude alle 17:15 ed è a mezz’ora di curve. Attenzione: non provarci di lunedì o di martedì, perché la seconda tappa è chiusa.

Giorno 2, il giorno del mare e del medioevo. Partenza presto per Larino, perché l’anfiteatro chiude alle 13:00, e nella stessa mattina il centro storico con San Pardo e i mosaici in Palazzo Ducale. Pomeriggio a Termoli, quaranta minuti di macchina, con il borgo murato e la cattedrale. Campobasso si incastra fra le due giornate e si aggiunge dove capita meglio, tenendo conto che in autunno il castello apre solo da venerdì a domenica.

Se hai un terzo giorno, il Museo nazionale del Paleolitico di Isernia custodisce un accampamento di cacciatori di centinaia di migliaia di anni fa, ed è il terzo strato di questa regione: prima dei Sanniti e molto prima di Roma.

Informazioni pratiche

Dati verificati l’8 settembre 2026 sui siti ufficiali del Parco archeologico di Sepino, della Direzione regionale musei nazionali Molise, del Comune di Larino e del Comune di Campobasso. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Saepinum è gratuito dal 1° marzo 2026, e la gratuità è temporanea e legata ai lavori. L’anfiteatro di Larino è gratuito. La cattedrale di Termoli è gratuita. Il Museo archeologico nazionale di Campobasso costa 6 euro, ridotto 2. Pietrabbondante costa 4 euro, ridotto 2. Il Museo del Paleolitico di Isernia costa 6 euro.

Orari. Saepinum apre tutti i giorni 8:15-19:15, ultimo ingresso mezz’ora prima. Larino, anfiteatro: martedì-sabato 9:00-13:00, chiuso domenica e lunedì. Pietrabbondante: mercoledì-domenica 10:15-17:15. Museo archeologico di Campobasso: martedì-domenica 8:15-19:00, ultimo ingresso alle 18:30. Castello Monforte: martedì-giovedì 9:30-13:30 e 15:30-21:00, venerdì-domenica 9:30-22:00, e in autunno solo venerdì-domenica. Isernia: martedì-domenica 8:30-19:00, ultimo ingresso alle 18:30, con prenotazione gradita.

Attenzione: una divergenza fra due fonti ufficiali. Sul biglietto di Saepinum la pagina del Ministero, aggiornata al 3 marzo 2026, dà ancora il cumulativo a 10 euro, mentre il sito del parco annuncia la gratuità dal 1° marzo. Non è conciliabile: prima di partire telefona alla biglietteria allo 0874 790207.

Attenzione: a Saepinum è cambiato l’ingresso. Dal 28 maggio 2026 la porta e la biglietteria di Porta Tammaro, sul lato della statale 87, sono chiuse per i lavori: si entra dal parcheggio di Porta Terravecchia. In rete circola ancora un avviso più vecchio che dà chiusa Porta Terravecchia: è superato.

Come arrivare. Termoli è sulla linea adriatica e ci fermano i treni veloci diretti a Lecce. Campobasso e Isernia hanno una stazione e sono raggiungibili da Roma, da Napoli e da Pescara. Attenzione: Saepinum e Pietrabbondante non sono serviti dal treno. Sepino è a una ventina di chilometri a sud di Campobasso, Pietrabbondante a una trentina a nord-ovest, e fra Campobasso e Isernia ci sono cinquanta chilometri e cinquanta minuti di guida. Senza auto si vedono la costa e le due città, non i due siti che valgono il viaggio.

Quanto tempo chiede. Due giorni pieni per le cinque tappe di questa guida, tre se aggiungi Isernia e non vuoi guidare di corsa. Il Molise si percorre su strade statali e provinciali: le distanze sono corte, i tempi no.

Le cinque monografie di questa guida

Il resto sta qui: Saepinum, la città romana di Altilia, Pietrabbondante e il santuario dei Sanniti, Larino con l’anfiteatro, San Pardo e i mosaici, la cattedrale di Termoli e Campobasso con il Castello Monforte e il museo archeologico.

Se ti interessano le città romane che si visitano camminandoci dentro invece che guardandole da una passerella, il confronto naturale è con Aosta, che ha l’impianto intero dentro una città viva, e con Nîmes, dove l’anfiteatro è ancora in uso.

Crediti fotografici: porta di Saepinum, santuario di Pietrabbondante di Accurimbono (CC BY-SA 4.0); anfiteatro di Larino di Pietro Valocchi (CC BY-SA 2.0); borgo di Termoli di Antonio Raspa (pubblico dominio). Tutte da Wikimedia Commons.