Nella sala 14 della Galleria Borghese ci sono due busti dello stesso uomo, fatti dallo stesso scultore, nello stesso anno. Sembrano identici e non lo sono.

Uno dei due ha una crepa sulla fronte. È la ragione per cui l’altro esiste.

Il primo busto del cardinale Scipione Borghese di Gian Lorenzo Bernini

Chi è l’uomo ritratto

Il cardinale Scipione Caffarelli Borghese era il nipote di papa Paolo V, e per sedici anni era stato l’uomo che a Roma decideva cosa comprare, cosa confiscare e a chi dare le grazie. La collezione che oggi si visita è la sua: i Caravaggio arrivati con un sequestro, il Raffaello portato via da un monastero perugino, e il giovane Bernini scoperto quando aveva vent’anni e messo a scolpire i gruppi che lo hanno reso famoso.

Nel 1632 Scipione aveva cinquantacinque anni, il papa zio era morto da undici e il potere non passava più da lui. Bernini, che gli doveva la carriera, gli fece il ritratto.

Il ritratto che sembra parlare

La cosa che colpisce, davanti al busto, è che non sta in posa.

La testa è girata di tre quarti, come se qualcuno lo avesse chiamato da destra. Le labbra sono socchiuse, colte a metà di una frase. Gli occhi guardano qualcuno che non sei tu. La mozzetta, il mantellino corto dei cardinali, è appena scomposta sulle spalle, con un bottone che tira e le pieghe che si accavallano.

Nel ritratto ufficiale del Seicento la persona sta ferma, guarda avanti e comunica il proprio rango. Qui invece Bernini coglie un uomo grasso e vivo nel mezzo di una conversazione, e usa il marmo per fissare il momento sbagliato, quello a metà. È il tipo di scelta che ha cambiato il ritratto scolpito in Europa.

La crepa

Il busto era quasi finito quando comparve il problema.

Nel blocco di marmo c’era un’imperfezione, quello che i marmisti chiamano un pelo, e durante la lucidatura finale si aprì in una crepa che attraversava la fronte del cardinale. Non un angolo nascosto: la fronte, cioè il punto in cui l’occhio va per primo.

Un difetto del genere rendeva l’opera inaccettabile per il committente, e il committente era l’uomo a cui Bernini doveva tutto.

La crepa è ancora lì. È stata resa di nuovo chiaramente leggibile dal restauro del 1997, dopo un intervento precedente del 1911, e se ti metti nella giusta angolazione la vedi anche oggi.

Quindici notti o tre giorni

Bernini scolpì un secondo busto, in segreto, per presentarlo al posto del primo.

Quanto ci mise è il punto in cui le fonti si dividono, e vale la pena riportarle entrambe invece di scegliere. Filippo Baldinucci, che scrisse la biografia di Bernini nel 1682, dice quindici notti di lavoro senza sosta. Domenico Bernini, che era suo figlio, dice tre giorni.

Sono le due fonti antiche principali sulla vita di Bernini, e sono entrambe agiografiche: servivano a costruire il mito dello scultore prodigioso, e più il tempo è breve più il mito funziona. Che il secondo busto sia stato fatto in fretta è certo; quanto in fretta, non lo sappiamo, e chi ti dà un numero solo sta scegliendo la fonte che gli piace di più.

Come distinguerli oggi

Sono entrambi nella sala 14, la Loggia di Lanfranco, quindi il confronto lo puoi fare dal vivo. Ecco cosa guardare.

Il secondo busto di Scipione Borghese, scolpito in sostituzione del primo

Il primo busto porta l’inventario CCLXV, inciso sul basamento, è alto 77,2 centimetri e ha la crepa sulla fronte.

Il secondo porta l’inventario CCLXVI, è alto 78 centimetri e si riconosce da tre dettagli: le spalle sono meno arrotondate, in basso la mozzetta ha una piegatura orizzontale che nel primo non c’è, e la finitura complessiva è più uniforme.

Quest’ultimo punto è il più interessante da guardare. Il secondo busto è tecnicamente più regolare, perché è una replica di qualcosa che esisteva già e Bernini sapeva esattamente dove andare. Il primo è quello dove le decisioni venivano prese mentre si scolpiva, e si vede.

Il difettoso ebbe il posto migliore

C’è un dettaglio che ribalta quello che ci si aspetta.

Secondo la guida di Iacomo Manilli del 1650, il primo busto, quello con la crepa, stava nella sala degli Imperatori, al piano terra, in mezzo ai busti dei Cesari. Il secondo, la copia senza difetti, era nella pinacoteca al piano di sopra.

Cioè il pezzo scartato prese la collocazione più prestigiosa. Che il cardinale abbia tenuto in mostra proprio quello dice qualcosa sia sul suo gusto sia sul valore che l’originale aveva ai suoi occhi, crepa compresa.

Entrambi i busti sono entrati nel patrimonio dello Stato con l’acquisto della collezione Borghese nel 1892.

Cosa vedere prima e dopo

Nella stessa galleria ci sono le sculture che Bernini fece per Scipione dieci anni prima, quando ne aveva poco più di venti: sono nelle sale del piano terra e stanno alla base di tutto il rapporto fra i due. Il percorso completo è nella guida su cosa vedere alla Galleria Borghese.

Se invece ti interessa cosa successe a Bernini dopo, quando i protettori finirono, c’è la Verità svelata dal Tempo, la statua che nessuno gli ordinò. E la carriera per intero sta nel ritratto di Gian Lorenzo Bernini.

Informazioni pratiche

I due busti sono nella sala 14, la Loggia di Lanfranco, al primo piano, insieme ad altre tre opere di Bernini che quasi nessuno guarda: le ho raccontate in Bernini alla Borghese, le opere che nessuno guarda.

Alla Galleria Borghese non si entra senza prenotazione, per nessun tipo di biglietto, nemmeno per quelli gratuiti, e la capienza è di 180 persone per turno.

La galleria è aperta da martedì a domenica, dalle 9 alle 19. Gli ingressi sono a fascia oraria e la visita dura due ore. L’ultimo turno è alle 17.45, costa meno degli altri ed è più corto. Le uniche due chiusure annuali sono il 25 dicembre e il 1° gennaio.

Il biglietto intero costa 16 euro, l’ultimo turno delle 17.45 costa 11 euro, il ridotto per i 18-25 anni costa 2 euro e sotto i 18 anni si entra gratis. A tutti i biglietti si aggiungono 2 euro di diritti di prenotazione, obbligatori. Dati verificati il 29 agosto 2026 sulla pagina biglietti ufficiale della Galleria Borghese.

Prenota con almeno una settimana di anticipo e presentati mezz’ora prima. Se preferisci avere il posto assicurato senza passare dal sito del museo, il biglietto si trova anche online con audioguida e visita guidata opzionale.

Un avvertimento sui tempi: la sala 14 è al primo piano, e chi entra con due ore davanti tende a consumarne novanta minuti al piano terra fra Bernini e Caravaggio. Se i busti ti interessano, sali prima.

Crediti fotografici. I due busti: Sailko, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons.