Napoleone non ha mai visto l’Arco di Trionfo. Ha visto una copia: una struttura di legno, tela e stucco dipinta a trompe-l’œil, montata in fretta nel 1810. Doveva servire per un solo giorno, quello in cui lui e la nuova moglie, Maria Luisa d’Austria, sarebbero sfilati sotto l’arco per il loro ingresso trionfale a Parigi. L’arco vero, quello che vedi oggi, sarebbe stato finito quindici anni dopo la sua morte.

vista frontale dell arco di trionfo con i quattro rilievi scolpiti sui piloni, cielo azzurro, auto e persone ai piedi del monumento

Oggi l’arco chiude la prospettiva degli Champs-Élysées da place Charles-de-Gaulle, al centro di una piazza dove si incrociano dodici strade. Sotto la sua volta, dal 1921, riposa la tomba di un soldato di cui nessuno conosce il nome. E se vuoi salire fino in cima c’è una cosa che conviene sapere subito: l’ascensore è fermo per manutenzione a tempo indeterminato, e alla terrazza si arriva solo a piedi, 284 gradini.

Come fa un monumento a diventare il simbolo di un impero, se l’uomo che lo ha voluto non lo vede mai finito?

Si parte!

1. Un arco che Napoleone non vide mai finito

Napoleone ordina il monumento nel 1806, dopo la vittoria di Austerlitz, per onorare la sua Grande Armée. Affida il progetto a Jean-François Chalgrin, affiancato da Jean-Arnaud Raymond. Chalgrin muore all’improvviso nel 1811, e il suo collaboratore lo segue a distanza di pochi giorni: il cantiere perde i due architetti che lo avevano pensato mentre è appena uscito da terra.

Quando Napoleone cade, nel 1814, i lavori si fermano del tutto: i Borbone restaurati non hanno nessuna fretta di finire un monumento alla gloria napoleonica, e il cantiere resta fermo fino al 1823. Riprende, si interrompe di nuovo nel 1830 dopo la rivoluzione di luglio, e tocca a Luigi Filippo chiuderlo: nel 1832 incarica l’architetto Guillaume-Abel Blouet di completare l’opera, con una nuova dedica agli eserciti della Rivoluzione e dell’Impero insieme. L’arco viene inaugurato il 29 luglio 1836, dopo trent’anni di cantiere, con una cerimonia così sobria che ad assistere ci sono undici persone.

Fai il conto: Napoleone muore nel 1821. L’unico arco che abbia mai visto davvero è quello di legno e tela dipinta del 1810.

2. Quattro rilievi, e uno solo che tutti fotografano

Perché, dei quattro gruppi scolpiti alla base dell’arco, uno solo finisce su ogni cartolina?

Perché è l’unico che rompe le regole. Le Départ des volontaires de 1792, conosciuto come La Marseillaise, lo scolpisce François Rude fra il 1833 e il 1836 sul pilone che guarda gli Champs-Élysées. Sopra il gruppo vola una figura femminile alata che grida l’allarme con la spada alzata; sotto di lei un guerriero barbuto in armatura trascina con sé un giovane quasi nudo, mentre altri soldati si stringono intorno a loro con lance e scudi. Rude racconta la leva di massa del 1792, quando circa duecentomila uomini partono per difendere la Francia appena diventata repubblica, e lo fa mescolando armature all’antica e corpi nudi da scultura classica: è questa libertà a rendere il gruppo più vivo degli altri tre, scolpiti tutti secondo le regole del tempo.

il rilievo della marsigliese di francois rude sul pilone dell arco di trionfo, la figura alata che grida con la spada alzata sopra un gruppo di guerrieri in marcia

Accanto a La Marseillaise, sullo stesso lato, Jean-Pierre Cortot firma Le Triomphe de 1810: celebra l’apice dell’Impero e il matrimonio con Maria Luisa, lo stesso per cui nel 1810 era stato costruito l’arco finto. Sul lato opposto, verso l’avenue de la Grande-Armée, Antoine Étex firma entrambi i rilievi rimasti: La Résistance de 1814, sulla difesa nazionale contro l’invasione dello stesso anno, e La Paix de 1815, sul ritorno della pace dopo il trattato di Parigi. Quattro episodi diversi della stessa guerra lunga vent’anni, scolpiti sulla stessa pietra.

3. Duecentottantaquattro gradini, perché l’ascensore oggi non c’è

Il sito ufficiale lo scrive senza troppi giri di parole: prenditi il tuo tempo per salire, e ricordati di idratarti. Alla terrazza, quasi cinquanta metri sopra la piazza (l’arco misura 49,54 metri di altezza), si arriva con una scala a chiocciola stretta, senza soste né finestre per un bel pezzo, prima di un piccolo spazio con una sala espositiva sulla storia del monumento e, infine, gli ultimi gradini verso l’aperto.

Un ascensore esiste, in realtà sono due, ma oggi non lo puoi usare: è fermo per manutenzione a tempo indeterminato, dice il sito ufficiale, e anche quando funziona non è pensato per chi vuole solo evitare la fatica. È riservato a chi ha mobilità ridotta, alle donne incinte e a chi viaggia con bambini piccoli, e una delle due cabine ha una porta larga appena 75 centimetri.

Arrivato in cima, il panorama è a 360 gradi: da un lato gli Champs-Élysées scendono dritti verso place de la Concorde, dall’altro l’avenue de la Grande-Armée punta verso i grattacieli di La Défense. Se sei già salito sulla Tour Eiffel, riconoscerai da quassù lo stesso skyline visto dall’angolazione opposta, con l’arco stesso, questa volta, come punto di riferimento sullo sfondo: puoi leggere i dettagli pratici della torre nell’articolo dedicato.

vista dall alto della terrazza dell arco di trionfo sugli champs elysees con gli edifici haussmanniani ai due lati e un angolo del cornicione in primo piano

4. Un soldato senza nome, e una fiamma che arde dal 1923

Perché sotto un arco dedicato a eserciti e battaglie riposa un uomo che la Francia ha scelto di non nominare mai?

Perché serve a tutti gli altri. Il Milite Ignoto viene tumulato sotto la volta dell’arco l’11 novembre 1920, nel secondo anniversario dell’armistizio, con una sepoltura definitiva fissata il 28 gennaio 1921. Non è uno scrittore, non è un generale: è un soldato scelto apposta senza nome, perché rappresenti i milioni di caduti della Prima guerra mondiale che un nome lo avevano, ma che nessuno sulla tomba poteva scrivere. È l’esatto rovescio del Panthéon, che accoglie ottantacinque grandi nomi scelti uno per uno: qui sotto Parigi ha deciso di non sceglierne nessuno.

Dal 1923 brucia sopra la tomba una fiamma che, dicono le fonti ufficiali, non si è mai spenta: l’hanno accesa per la prima volta l’11 novembre di quell’anno, l’hanno disegnata il fabbro Edgar Brandt e l’architetto Henri Favier, su spinta del ministro André Maginot. Ogni sera, alle 18:30, un’associazione che riunisce centinaia di sigle di reduci e combattenti francesi la ravviva con un piccolo rito pubblico, aperto a chiunque si trovi in piazza in quel momento.

la fiamma del milite ignoto accesa al centro della lastra di pietra con l iscrizione e corone di fiori intorno

Una cosa che vale la pena sapere prima di arrivare: per vedere la tomba e la fiamma non serve nessun biglietto. Sono a livello della piazza, libere, mentre il biglietto si paga solo per entrare nel monumento e salire alla terrazza.

5. La piazza con dodici strade, e il nome che è cambiato

Le dodici strade che oggi si incrociano sotto l’arco, a raggiera, sono opera dell’urbanistica ottocentesca voluta dal barone Haussmann e disegnata dall’architetto Jacques Hittorff, che circonda la piazza di palazzi tutti uguali. È da qui, vista dall’alto, che la piazza prende il nome con cui i parigini la chiamano ancora: place de l’Étoile, la piazza della stella.

Il nome ufficiale, però, è un altro dal 1970. Charles de Gaulle muore il 9 novembre di quell’anno, e pochi giorni dopo, il 13 novembre, la piazza viene ribattezzata place Charles-de-Gaulle in suo onore. Il doppio nome convive ancora oggi: la fermata della metropolitana e del RER si chiama Charles-de-Gaulle-Étoile, e sulle mappe trovi entrambe le diciture a seconda di quanto sono vecchie.

Informazioni pratiche

Dati verificati l’8 ottobre 2026 sul sito ufficiale del Centre des monuments nationaux, paris-arc-de-triomphe.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Dal 1 aprile al 30 settembre l’intero costa 22 euro, ma il mercoledì costa 16 euro. Dal 1 ottobre al 31 marzo costa 16 euro tutti i giorni. Il biglietto dà accesso al monumento e alla terrazza panoramica. Orari. Dal 1 aprile al 30 settembre apre 10:00-23:00, il martedì 11:00-23:00. Dal 1 ottobre al 31 marzo apre 10:00-22:30, il martedì 11:00-22:30. L’ultimo ingresso è 45 minuti prima della chiusura. Chiusure. Il monumento chiude per l’intera giornata il 1 maggio, l’8 maggio e il 14 luglio. L’11 novembre chiude solo al mattino, per la cerimonia ufficiale alla Tomba del Milite Ignoto. Il 24 e il 31 dicembre chiude alle 16:00. Il sito avverte che cerimonie ufficiali o maltempo possono causare chiusure parziali non programmate. Gratuità. Entrano gratis i minori di 18 anni, i 18-25 anni cittadini dell’Unione europea o residenti regolari in Francia, le persone con disabilità con un accompagnatore se la visita è individuale (i gruppi oltre otto persone pagano la tariffa di gruppo), chi cerca lavoro con un’attestazione di meno di sei mesi e gli insegnanti con il Pass Éducation in corso di validità. L’ingresso è libero anche la prima domenica di gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre. La terrazza. Si sale a piedi, 284 gradini: l’ascensore è fermo per manutenzione a tempo indeterminato, e anche da funzionante è riservato a chi ha mobilità ridotta, è incinta o viaggia con bambini piccoli. Il pass. L’Arco di Trionfo è compreso nel Paris Museum Pass, senza bisogno di prenotare una fascia oraria. Come arrivare. L’indirizzo è place Charles-de-Gaulle, nell’ottavo arrondissement. La fermata è Charles-de-Gaulle-Étoile, sulle linee di metro 1, 2 e 6 e sul RER A. Quanto tempo chiede. Conta circa tre quarti d’ora fra salita, terrazza e discesa, di più se ti fermi a leggere i pannelli della sala espositiva a metà scala.

Crediti fotografici: facciata di dconvertini (CC BY-SA 2.0); rilievo de La Marseillaise di Jebulon (CC0); vista dalla terrazza di Guilhem Vellut (CC BY 2.0); fiamma del Milite Ignoto di David McSpadden (CC BY 2.0), da Wikimedia Commons.