Quasi tutti dicono «i Sassi» al plurale senza sapere perché siano due. Non è un modo di dire: sono due rioni distinti, con due orientamenti, due storie e due modi di stare sulla roccia.

Capire la differenza cambia la visita, perché decide da che parte scendere e a che ora. E capire come era fatta una casa grotta cambia qualcosa di più: trasforma un panorama molto fotografato in un luogo dove fino a settant’anni fa vivevano quindicimila persone, in condizioni che una legge del Parlamento italiano dichiarò da risanare.

Questa è la parte di Matera che non si vede guardando dal belvedere, e per vederla bisogna entrare in una casa.

Caveoso e Barisano non sono lo stesso posto

Che cosa distingue i due rioni, se da lontano sembrano la stessa cosa? L’orientamento, e da lì discende tutto il resto.

Il Sasso Caveoso guarda a sud, verso la gravina e la Murgia, e scende a gradoni come una cavea di teatro: da qui viene il nome. È il rione dove la roccia domina sulla muratura, dove le grotte restano visibili come grotte, e dove emerge lo sperone del Monterrone con le due chiese scavate dentro.

Il Sasso Barisano guarda a nord-ovest, cioè verso Bari, ed è la parte più costruita. Qui, davanti alle grotte, sono cresciute nei secoli facciate di pietra, portali scolpiti, palazzetti: la grotta c’è ancora ma resta dietro, e in molti casi si è trasformata nella stanza sul retro di una casa normale.

La conseguenza pratica è banale e utile. Il Caveoso prende sole nella parte centrale della giornata e regala i colpi d’occhio più duri, con la roccia nuda; il Barisano è più riparato, si cammina meglio ed è dove si concentrano oggi gli alberghi e i ristoranti. Se hai una mattina sola, il Caveoso; se cerchi ombra a luglio, il Barisano.

Come funziona una casa grotta

Dentro, tutte queste abitazioni seguono lo stesso schema, e lo schema non è povertà improvvisata: è un sistema.

La stanza è una sola, scavata in profondità nella calcarenite, larga quanto basta e lunga quanto serve. Sul fondo, il punto più fresco, c’è il letto. Verso l’imboccatura, dove arriva la luce, si apre la zona di giorno. Contro una parete c’è la stalla, perché l’animale era il capitale della famiglia e dormiva dentro casa. Sotto il pavimento c’è la cisterna, che raccoglie l’acqua piovana dal tetto attraverso un canale.

l interno di una casa grotta a matera con il letto la stalla e le botti addossate alla parete di roccia

Il letto è alto da terra e sotto ci sono i cassetti dove dormivano i bambini più piccoli. In una casa di questo tipo, di norma, viveva una famiglia di dieci o undici persone insieme al mulo, alle galline e alle scorte.

Quello che sfugge quasi sempre al visitatore è il vicinato. Le case grotta non si aprivano su una strada ma su una corte comune, con al centro il pozzo o la cisterna: quello spazio era la cucina d’estate, il luogo del bucato, l’asilo dei bambini e il tribunale delle liti. La struttura sociale dei Sassi viveva lì fuori, non dentro le stanze, ed è la ragione per cui lo sfollamento nei quartieri nuovi fu vissuto come una perdita e non solo come un guadagno di metri quadri.

La casa grotta di Vico Solitario

La casa grotta arredata che si visita nel Sasso Caveoso è la Storica Casa Grotta di Vico Solitario, ed è la sosta che consiglierei per prima a chiunque arrivi a Matera.

la cucina di una casa grotta di matera con pentole cesti e botti disposti come li usava la famiglia

L’allestimento riproduce la casa come era negli anni Cinquanta, con gli oggetti al loro posto invece che dentro le vetrine: il letto, la culla appesa, la mangiatoia, il telaio, gli attrezzi. Il biglietto comprende anche una neviera, cioè il pozzo dove si conservava la neve pressata per avere il ghiaccio d’estate, una grotta naturale con un documentario sulla città e la piccola chiesa rupestre di Sant’Agostino al Casalnuovo.

Se vuoi capirla meglio, un tour guidato a piedi dei Sassi comprende l’ingresso a una casa grotta e a una chiesa rupestre, e ti risparmia il lavoro di ricostruire da solo dove finiva un vicinato e cominciava il successivo.

Il libro che ha cambiato tutto

Come ha fatto un quartiere abitato da secoli a diventare, nel giro di tre anni, un caso politico nazionale? Per un libro.

Nel 1945 Carlo Levi pubblica Cristo si è fermato a Eboli, il resoconto del suo confino in Lucania. Nelle pagine su Matera la città viene descritta attraverso gli occhi della sorella dell’autore, e quella descrizione, in un’Italia che stava scrivendo la Costituzione, viene letta come un atto d’accusa. Levi tornerà sul tema per tutta la vita, e le sue tele su questo mondo si vedono oggi a Palazzo Lanfranchi, a pochi passi da qui.

Nel 1948 Palmiro Togliatti visita i Sassi e li definisce pubblicamente una «vergogna nazionale». La formula entra nel dibattito e non ne esce più. Da quel momento Matera non è più una città del Sud fra le altre: è un problema da risolvere.

Lo sfollamento, e le case nuove

La soluzione arriva con una legge, e la legge ha una data precisa: 17 maggio 1952, numero 619, approvata all’unanimità sotto il governo De Gasperi e nota come legge Colombo, dal nome del deputato lucano Emilio Colombo che l’aveva scritta.

Il provvedimento dispone il risanamento dei rioni dei Sassi e nei fatti ne ordina lo svuotamento. Fra il 1952 e il 1965 i quindicimila abitanti dei Sassi, cioè metà della città, vengono trasferiti in quartieri costruiti apposta: Serra Venerdì, Lanera, Spine Bianche, Venusio per le famiglie contadine e soprattutto il borgo La Martella.

La Martella non è un quartiere popolare qualunque, ed è la parte della storia che vale la pena conoscere. Nasce dentro il progetto dell’UNRRA-Casas presieduto da Adriano Olivetti, con un gruppo di progettisti guidato da Ludovico Quaroni, e prova a ricostruire in campagna quello che i Sassi avevano e le periferie non hanno: una chiesa al centro, una piazza, spazi comuni pensati come i vicinati. Il tentativo riesce solo in parte, perché una comunità non si trapianta con il piano regolatore, ma l’idea che c’era dietro è una delle più serie che l’urbanistica italiana abbia mai messo alla prova.

Il risultato immediato è però un vuoto. Per circa trent’anni i Sassi restano un quartiere disabitato in mezzo a una città viva.

Il ritorno, e il 1993

Come si riporta la gente in un posto da cui lo Stato l’ha fatta uscire per legge?

La risposta è arrivata con un’altra legge, quella del 1986, che ha finanziato il recupero e ha concesso in uso gli immobili a chi si impegnava a restaurarli. Da lì è cominciato il ritorno, prima lentissimo e poi rapido: laboratori, case, e in seguito alberghi e ristoranti.

Nel 1993 i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri sono diventati patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, primo sito del Sud Italia a ottenere il riconoscimento. Nel 2019 Matera è stata Capitale europea della cultura.

i sassi di matera visti dal fondo della gravina con la parete calcarea e la citta sopra

Vale la pena tenere insieme le due date, il 1952 e il 1993, perché sono lo stesso luogo giudicato in modi opposti nell’arco di una vita: prima da svuotare, poi da proteggere per l’umanità intera. È la cosa più interessante che i Sassi abbiano da dire, e non è scritta su nessun pannello.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 6 settembre 2026 sul sito casagrotta.it. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti della Casa Grotta di Vico Solitario. Il biglietto intero costa 5 euro e comprende la casa grotta, la neviera, la grotta naturale con il documentario e la chiesa rupestre di Sant’Agostino al Casalnuovo. Il ridotto costa 3 euro e spetta agli over 65, agli universitari, ai soci FAI e ai gruppi accompagnati da una guida abilitata. Le scolaresche e i ragazzi fra gli 11 e i 18 anni pagano 2 euro.

Gratuità. L’ingresso è gratuito per i bambini fino a 10 anni, per le persone con disabilità, per i giornalisti, per le guide turistiche e per i residenti a Matera.

Orari. La Casa Grotta apre tutti i giorni dell’anno, festivi compresi, 9.30-18.30.

Come arrivare. La Casa Grotta si trova in vico Solitario 11, nel Sasso Caveoso, a una decina di minuti a piedi da piazza Vittorio Veneto. Si scende per scalinate: non ci sono percorsi in piano.

Quanto tempo chiede. La casa grotta con le sue pertinenze chiede una mezz’ora. Percorrere i due rioni con calma, entrando in una chiesa rupestre, chiede una giornata intera.

Attenzione: nei Sassi si cammina in salita e in discesa, quasi mai in piano. Le scarpe da ginnastica bastano, i sandali con la suola liscia no, e sulle scalinate consumate in inverno si scivola.

Quando andare. In estate il fondo delle scalinate riflette il calore e nelle ore centrali il Caveoso è durissimo. Le mezze stagioni sono di gran lunga il periodo migliore.

Da dove guardarli

Il punto di vista che spiega i Sassi meglio di ogni altro non è dentro i Sassi: è dall’altra parte della gravina, dal belvedere di Murgia Timone, da dove si vede tutta la città incassata nel canyon. Ci si arriva in auto, o a piedi lungo il sentiero che scende nella gola.

Da dentro, invece, i due affacci più belli restano quello di piazza Vittorio Veneto, con la cattedrale di fronte, e quello in fondo a via del Corso, sopra il Sasso Caveoso.

Per il resto della città, la mia guida su cosa visitare a Matera mette in fila le tappe principali. Le chiese scavate dentro questi due rioni sono nell’articolo sulle chiese rupestri e il Parco della Murgia, e la cisterna che dava l’acqua a tutto il quartiere è nell’articolo sul Palombaro Lungo.

Fotografie: i Sassi dal belvedere di Murgia Timone e dal fondo della gravina di Benjamin Smith, gli interni della casa grotta di Superchilum (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons.