C’è un ciclo di affreschi del IX secolo a quattordici chilometri da Matera, dentro una grotta in mezzo alle vigne, e non si può vedere se non si è prenotato.

Non è una regola inventata per fare scena. La Cripta del Peccato Originale è una cavità naturale con un microclima fragile: la si visita in gruppi contati e accompagnati, a turni fissi, e chi si presenta al cancello senza prenotazione torna indietro. È il primo dato pratico da conoscere, perché è quello che rovina la giornata a chi non lo sa.

La ricompensa, per chi si organizza, è una delle pitture altomedievali meglio conservate del Mezzogiorno, e un dettaglio iconografico che ribalta la storia che tutti conoscono.

Dove si trova, e perché non ci si arriva per caso

La cripta non è nei Sassi e non è nel Parco della Murgia. Sta in contrada Pietrapenta, lungo la via Appia, a circa quattordici chilometri a sud della città, dentro la parete di una gravina secondaria e in mezzo a un’azienda agricola.

Perché un ciclo dell’VIII secolo è arrivato fino a noi proprio qui, e non in una delle chiese dentro la città? Perché per undici secoli in questa gravina non è passato quasi nessuno. La lontananza che oggi obbliga a prendere l’auto, o un servizio che porti e riporti, è la stessa che ha risparmiato alla cripta i rifacimenti barocchi, gli intonaci nuovi e il logorio del riuso quotidiano.

L’appuntamento è in biglietteria, e la biglietteria è nell’azienda agricola. Da lì si raggiunge la grotta con un breve tratto a piedi fra i filari, che è la parte del viaggio in cui si capisce che tipo di posto era.

Il 1º maggio 1963, e chi l’ha trovata

Chi ha riportato alla luce un ciclo pittorico di questa importanza? Non una soprintendenza e non una campagna di scavo: un gruppo di ragazzi materani.

Il 1º maggio 1963 i soci del Circolo La Scaletta, un’associazione culturale cittadina nata pochi anni prima per censire il patrimonio rupestre, entrarono nella grotta che i pastori usavano come riparo per il gregge e si trovarono davanti le pareti dipinte. La cavità era conosciuta in zona come Grotta dei Cento Santi, il nome che le avevano dato guardando le figure senza sapere di che cosa fossero, e compare già negli appunti di Domenico Ridola, l’archeologo materano di fine Ottocento.

l ingresso della cripta del peccato originale scavato nella roccia con la scala che scende verso la grotta

Il seguito è stato lungo. La segnalazione passò alla Fondazione Zétema, che dal 2001, con l’Istituto Centrale per il Restauro, avviò il restauro delle pitture e la messa in sicurezza dell’ambiente. La cripta ha aperto al pubblico nel 2005: fra la scoperta e la prima visita sono passati quarantadue anni.

Il ciclo: la Genesi, e una mela che è un fico

Sulla parete di fondo corre il racconto che dà il nome alla cripta, e conviene leggerlo nell’ordine in cui è stato dipinto.

Si comincia dalla creazione della luce e delle tenebre, si passa alla creazione di Adamo e poi a quella di Eva, e si arriva alla scena del peccato. Sopra, in una fascia, corrono altri episodi tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento.

Il dettaglio che rende questa parete diversa da quasi tutte le altre è nella scena della tentazione: Eva porge ad Adamo un fico, non una mela. Non è un errore del pittore e non è un capriccio locale. Il testo della Genesi non nomina nessun frutto; la mela entra nell’iconografia occidentale più tardi per un gioco di parole latino fra malum «male» e malum «mela», e nell’VIII secolo, nel Mediterraneo, l’albero della conoscenza si dipinge come si vede: un fico. Questa parete conserva la versione precedente alla tradizione che tutti abbiamo in testa.

Le triarchie, gli arcangeli e la Vergine Regina

La parete laterale è organizzata in tre nicchie, e ognuna contiene un gruppo di tre figure. È uno schema che si chiama triarchia, e serve a dichiarare una gerarchia celeste.

La prima triarchia è quella degli apostoli Pietro, Andrea e Giovanni. La seconda è detta delle Vergini Regine: al centro la Madonna in trono col Bambino, ai lati due figure femminili, tutte vestite e incoronate come sovrane e non come madri. La terza raccoglie i tre arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele, cioè i soli che la tradizione nomina.

L’immagine della Vergine in trono è la più interessante da datare a occhio. Una Madonna Regina appartiene a un momento in cui il culto mariano si esprime ancora con il linguaggio della corte imperiale, e non con quello dell’affetto domestico che arriverà secoli dopo: è lo stesso mondo figurativo che a Matera si ritrova, molto più tardi e già cambiato, nella Madonna del Latte di Santa Lucia alle Malve.

Il Pittore dei Fiori di Matera

Il nome dell’artista non lo conosciamo, e la critica gli ha dato quello che si vede sulle pareti.

Ai piedi delle figure, e negli spazi fra una scena e l’altra, corre una fioritura di fiori rossi a cinque petali, identificati come cisti, la pianta della macchia mediterranea che copre le murge in primavera. Sono dipinti con una libertà che stona con la solennità delle figure sacre, e per questo l’autore è passato alla storia come il Pittore dei Fiori di Matera.

La sua cultura si legge nel modo di trattare i panneggi e i volti: le pitture sono ricondotte all’ambiente benedettino-beneventano, cioè al Mezzogiorno longobardo fra VIII e IX secolo, la stessa stagione che produce la scrittura beneventana e la miniatura di Montecassino. La cripta era il luogo di culto di un cenobio rupestre benedettino, e la coerenza fra chi ci viveva e chi ha dipinto è totale.

La definizione «Cappella Sistina della pittura rupestre» accompagna ormai sempre il nome del monumento, e nessuna fonte dice chi l’abbia coniata. Come tutte le formule pubblicitarie va presa per quello che è: promette Michelangelo e mantiene qualcosa di completamente diverso, cioè un pittore anonimo che nell’alto Medioevo dipingeva fiori di campo intorno agli arcangeli.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 6 settembre 2026 sul sito ufficiale criptadelpeccatooriginale.it e incrociati con le schede di isassidimatera.com e basilicatanet. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Prenotazione. La prenotazione è obbligatoria e si fa dal sito o al numero 320 3345323. Senza prenotazione non si entra, nemmeno nei giorni vuoti.

Biglietti. Il biglietto intero costa 8 euro. Il ridotto costa 6,50 euro e spetta ai gruppi superiori alle 20 persone. Le scolaresche pagano 4 euro. È previsto anche un turno esclusivo fino a 20 partecipanti, con un supplemento di 85,40 euro.

Gratuità. L’ingresso è gratuito per i giornalisti e per i ragazzi fino a 10 anni accompagnati dai genitori.

Orari. Da aprile a settembre l’appuntamento in biglietteria è alle 9.00, alle 10.30, alle 12.00, alle 15.00, alle 16.30 e alle 18.00, e la visita comincia mezz’ora dopo l’appuntamento. Da ottobre a marzo i turni scendono a cinque e da novembre a febbraio a quattro. La cripta è aperta tutti i giorni, lunedì compreso.

Attenzione: gli orari che si leggono sugli aggregatori non sono quelli giusti. Diversi siti danno la cripta aperta da martedì a domenica con due fasce continuate: il sito ufficiale dà i turni qui sopra e l’apertura tutti i giorni. Fa fede l’ufficiale.

Come arrivare. Si arriva in auto da Matera in una ventina di minuti, lungo la via Appia in direzione sud, fino a contrada Pietrapenta. Non c’è trasporto pubblico utile. Diverse agenzie di Matera organizzano il trasferimento, ed è la soluzione più semplice se non hai la macchina: il biglietto con trasferimento parte dalla città e riporta indietro.

Quanto tempo chiede. La visita accompagnata dura poco meno di un’ora. Con il viaggio di andata e ritorno e l’attesa del turno, metti in conto due ore e mezza.

Attenzione: si scende dentro una grotta. Il pavimento è irregolare, la temperatura è bassa anche d’estate e l’illuminazione è volutamente scarsa, perché il progetto luci accompagna il racconto scena per scena invece di accendere la grotta per intero.

Se hai un pomeriggio

Questa non è una visita da incastrare fra due cose. Il turno è fisso, la strada è di campagna e il ritorno non è immediato: la Cripta del Peccato Originale chiede un pomeriggio suo, e lo ripaga.

Se invece stai organizzando il resto del viaggio, il quadro d’insieme è nella mia guida su cosa visitare a Matera, le chiese scavate che si visitano dentro la città sono nell’articolo sulle chiese rupestri e il Parco della Murgia, e la pittura duecentesca che a Matera è rimasta al suo posto si trova nella cattedrale.

Fotografie: gli affreschi e l’ingresso della cripta di Pietro & Silvia (CC BY 2.0), da Wikimedia Commons.