Nel territorio di Matera ci sono più di centocinquanta chiese scavate nella roccia, e nei Sassi se ne visitano tre. Le altre si aprono sull’altro versante della gravina, e per la maggior parte non si raggiungono senza una guida.
È la prima cosa da mettere in chiaro, perché la parola «chiese rupestri» compare su ogni depliant della città e poi il visitatore si trova davanti a un biglietto che ne comprende tre. Non è una truffa: è che il patrimonio rupestre di Matera è enorme e in gran parte è dentro un parco, su pareti di calcare, in punti dove si arriva camminando.
Attenzione: dal 2026 il sentiero che scende nella gravina e attraversa il ponte sospeso non è più ad accesso libero. L’Ente Parco ha istituito un biglietto, e questa è la novità che cambia di più il modo di organizzare la giornata. Ne parlo nel dettaglio più avanti.
Che cos’è una chiesa rupestre, e che cosa non è
Che differenza c’è fra una chiesa rupestre e una grotta con dentro un affresco? La differenza è il progetto. In una chiesa rupestre l’architettura è scavata in negativo: si toglie roccia invece di sovrapporre pietre, e si ricavano nel pieno le absidi, le colonne, gli archi, le cupole finte, perfino le cornici. Il costruttore lavora come uno scultore, e comincia dall’alto.
Il risultato è che dentro queste chiese trovi elementi che non servono a niente. Una colonna scavata nel tufo non regge nulla, perché la volta si regge da sola: è lì perché una chiesa deve avere le colonne. È architettura rappresentata, non costruita, e questo è il motivo per cui vale la pena entrarci.
Perché a Matera si è scavato invece di costruire? Perché la calcarenite di queste colline si taglia con attrezzi semplici e indurisce all’aria: scavare costava meno che cavare, trasportare e murare. Il fenomeno esplode fra l’VIII e il XIII secolo, quando arrivano prima i monaci benedettini e poi le comunità di rito greco, e a Matera si sovrappongono due liturgie e due modi di dipingere.
Santa Lucia alle Malve, il primo monastero femminile
Delle tre chiese dei Sassi, questa è quella da cui comincerei, e non per la posizione.
Santa Lucia alle Malve è il primo insediamento monastico femminile benedettino del territorio, attivo dall’VIII secolo, e per secoli il più importante della città. All’inizio qui si venerava sant’Agata: un documento del 1208 la chiama ancora Monasterio ecclesie S. Agathes de Matera.

Dentro, la parete che conta è quella con la Madonna del Latte, affrescata intorno al 1270. La Vergine allatta il Bambino, ed è un’immagine di una tenerezza domestica che nel Duecento non è affatto scontata.
Il bello arriva quando si scopre di chi è quella mano. L’affresco è attribuito allo stesso pittore che nella cattedrale ha dipinto la Madonna della Bruna, e proprio per questo la critica lo chiama Maestro della Bruna. Sono due opere in due edifici che sembrano appartenere a mondi diversi, una chiesa scavata nel tufo e la chiesa madre della città, ed escono dallo stesso pennello negli stessi anni: se vuoi vedere l’altra metà del confronto, è nella cattedrale di Matera. Il nome del pittore è però un’ipotesi, e non l’unica: parte della critica dà entrambi gli affreschi a Rinaldo da Taranto.
Attorno alla Madonna del Latte restano un San Michele Arcangelo, un San Gregorio e la coppia di san Benedetto e santa Scolastica, cioè il fondatore dell’ordine e sua sorella, che è la firma di appartenenza del monastero.
La Madonna de Idris e San Giovanni in Monterrone
Quello che finisce su tutte le fotografie di Matera non è una chiesa: è uno sperone.
Il Monterrone è il blocco di roccia che emerge in mezzo al Sasso Caveoso, e al suo interno ci sono due chiese scavate. In cima, con la croce, c’è Santa Maria de Idris; poco più in basso, collegata da un cunicolo che si percorre a piedi, c’è San Giovanni in Monterrone.
L’esperienza è tutta in quel passaggio. Si entra da un ambiente piccolo e buio, si cammina in un corridoio scavato nella roccia e si sbuca in un secondo ambiente coperto di affreschi, dal XII al XVII secolo, stratificati uno sull’altro come in un palinsesto. Non è un percorso museale: è il modo in cui la chiesa è stata costruita.
Il nome merita una riga. Idris viene da odigitria, la Vergine che indica la via, e secondo alcuni l’acqua: è un titolo mariano bizantino portato nel Mezzogiorno dai monaci greci, e la sua presenza qui dice che a Matera quella cultura non era un’importazione turistica ma la liturgia di qualcuno.
San Pietro Barisano, la più grande e la più inquietante
Nell’altro rione, il Sasso Barisano, si trova la chiesa rupestre più grande della città.
San Pietro Barisano, in origine San Pietro de Veteribus, ha una facciata in muratura del 1755 che inganna: da fuori sembra una chiesa barocca qualsiasi, e appena si entra ci si accorge che il barocco è solo il tappo di un ambiente scavato nella roccia.

Perché in una chiesa dove non si celebra più c’è una fila di sedili di pietra scavati nel muro di una stanza sotterranea? Perché non sono sedili. Sono scolatoi, e servivano a una pratica funebre riservata ai sacerdoti: il corpo veniva sistemato seduto in una nicchia ricavata nel tufo, e vi restava finché la decomposizione non era finita. Solo allora le ossa venivano spostate. La stanza si chiama sepolcreto, e si visita.
C’è anche una perdita da raccontare, perché fa parte della storia dell’edificio. Nel Novecento l’umidità ha costretto a staccare gli affreschi della cappella dietro il secondo altare della navata destra, insieme al fonte battesimale, e a portarli nella vicina chiesa di Sant’Agostino: santa Caterina d’Alessandria, l’Annunciazione, san Canio, sant’Agostino, sant’Eustachio e san Vito oggi non sono più dove li ha voluti chi li ha commissionati.
Il biglietto: una, due o tre chiese
Le tre chiese hanno una biglietteria unica, e conviene sapere come funziona prima di arrivare, perché la scelta si fa in cassa.
Il circuito è gestito da Oltre l’Arte e comprende Santa Maria de Idris con San Giovanni in Monterrone, che contano come un ingresso solo, Santa Lucia alle Malve e San Pietro Barisano. Si compra il biglietto per una, per due o per tutte e tre, e il prezzo per chiesa scende salendo di numero.
Se hai mezza giornata, prendi il biglietto da tre: sono a distanza di dieci minuti l’una dall’altra e insieme raccontano tre cose diverse, il monastero, la stratificazione bizantina e la pratica funebre. Se hai un’ora sola, scegli la Madonna de Idris, perché il cunicolo è l’unica di queste esperienze che non si trova altrove.
Attenzione: il biglietto non comprende tutto il rupestre dei Sassi. Il complesso della Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, due chiese con un monastero e una casa grotta scavati nel Sasso Barisano, ha una gestione a sé e non entra in nessuno dei tre tagli.
Le altre centocinquanta, nel Parco della Murgia
Le chiese rupestri dei Sassi sono la punta. Il grosso è di fronte, sull’altro versante della gravina.
Il Parco della Murgia Materana, istituito nel 1990, protegge oltre centocinquanta chiese rupestri distribuite lungo il canyon e sull’altopiano, insieme al villaggio neolitico di Murgia Timone e a un numero enorme di grotte pastorali. Fra le più belle ci sono la Madonna delle Tre Porte, San Falcione, San Vito alla Murgia e il santuario di Santa Maria della Palomba, a strapiombo sulla gravina.
Qui la parola giusta non è visita ma escursione. Molte di queste chiese non hanno custodia, non hanno illuminazione e si aprono in punti dove si arriva per sentiero: con una guida si vedono, da soli quasi sempre no. Esiste un tour delle chiese rupestri del Parco della Murgia che risolve il problema del trasporto e quello delle chiavi in una volta sola.
Il sentiero 406 e il ponte sospeso: cosa è cambiato
Questa è la parte da leggere con attenzione, perché fino a poco fa la risposta era un’altra.
Il sentiero 406 parte da Porta Pistola, in fondo al Sasso Caveoso, scende nella gravina, attraversa il ponte sospeso costruito nel 2015 e risale a Murgia Timone, dove si apre il belvedere sui Sassi e c’è il centro visite di Jazzo Gattini. Sono circa sei chilometri e due ore di cammino, su fondo sconnesso ed esposto.

Il sentiero era stato chiuso nel gennaio 2023 dopo il distacco di una porzione di costone e riaperto nell’aprile 2024. Oggi è aperto ma non è più gratuito: l’Ente Parco della Murgia Materana ha istituito un biglietto di accesso, con prenotazione, che comprende il sentiero, il ponte, la rete di sentieri di Murgia Timone, la chiesa rupestre di San Falcione e la navetta per il belvedere.
Vale la pena dirlo chiaramente: chi arriva a Porta Pistola convinto di scendere e basta, come si faceva fino a ieri, trova un varco e una tariffa. I numeri sono nelle informazioni pratiche.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 6 settembre 2026 sui siti di Oltre l’Arte, dell’Ente Parco della Murgia Materana e del CEA di Matera. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti delle chiese nei Sassi. Il biglietto per una chiesa costa 3 euro e il ridotto 2. Quello per due chiese, la Madonna de Idris con San Giovanni in Monterrone e Santa Lucia alle Malve, costa 5 euro e il ridotto 3,50. Quello per tutte e tre, con l’aggiunta di San Pietro Barisano, costa 6 euro e il ridotto 4,50. Il ridotto spetta ai ragazzi fra i 7 e i 14 anni, ai gruppi oltre le 25 persone, alle scolaresche, agli over 70, agli studenti di materie culturali e alle persone con disabilità.
Gratuità. L’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni e per le guide turistiche abilitate.
Orari delle chiese. Santa Lucia alle Malve e la Madonna de Idris con San Giovanni in Monterrone aprono tutti i giorni 9.30-19.30, con ultimo ingresso alle 19.20. San Pietro Barisano apre tutti i giorni 10.00-19.00, con ultimo ingresso alle 18.50. D’inverno gli orari si accorciano. Tutti i siti del circuito restano chiusi il 25 dicembre e il 2 luglio, giorno della festa della Madonna della Bruna.
Biglietto del sentiero 406. L’accesso costa 15 euro dal 1º aprile al 31 ottobre e 10 euro dal 1º novembre al 31 marzo, con prenotazione dal sito dell’Ente Parco. I ragazzi fino a 25 anni con un documento pagano metà. Entrano gratis i residenti a Matera e a Montescaglioso, le guide abilitate, le persone con invalidità totale insieme all’accompagnatore e i bambini sotto i 6 anni con i genitori.
Orari del sentiero. Dal 1º dicembre al 28 o 29 febbraio si entra 10.00-16.30. Dal 1º marzo al 31 maggio 9.00-21.00. Dal 1º giugno al 15 settembre 8.00-20.30. Dal 16 settembre al 30 novembre 10.00-18.30.
Attenzione: le informazioni sul sentiero non coincidono fra le fonti. La pagina delle domande frequenti del CEA di Matera lo dà ancora chiuso a piedi, mentre l’Ente Parco ne vende il biglietto. Il centro visite di Jazzo Gattini ha cambiato gestione a febbraio 2026, e la pagina del CEA è verosimilmente arretrata: verifica il giorno prima.
Come arrivare. Le tre chiese dei Sassi si raggiungono a piedi da piazza Vittorio Veneto in dieci-quindici minuti, tutte in discesa all’andata e in salita al ritorno. Il sentiero 406 parte da Porta Pistola, in fondo al Sasso Caveoso. A Murgia Timone si arriva anche in auto, dalla statale 7 al chilometro 583, seguendo le indicazioni per il centro visite.
Quanto tempo chiede. Le tre chiese dei Sassi chiedono mezza giornata comprese le camminate. Il sentiero 406 con il ponte e il belvedere chiede almeno mezza giornata a parte, e non si abbina alle chiese nello stesso pomeriggio.
Cosa portare. Scarpe chiuse con suola scolpita per il sentiero, che il parco classifica per escursionisti allenati. Nelle chiese la luce è scarsa e il pavimento è irregolare.
Da dove comincerei
Se hai un giorno solo, il biglietto da tre chiese nei Sassi è il modo migliore per capire come funziona l’architettura scavata, e la Madonna del Latte da sola vale la salita a Santa Lucia.
Se hai due giorni, il secondo lo darei alla Murgia, perché è lì che si vede il paesaggio per cui queste chiese sono state fatte: un canyon abitato, dove ogni parete ha una porta. E se il tempo è poco ma la voglia di affreschi è tanta, l’alternativa migliore non è in città ma a quattordici chilometri, nella Cripta del Peccato Originale.
Per il quadro d’insieme della città resta il punto di partenza la mia guida su cosa visitare a Matera, e per capire dentro quali case vivevano le persone che frequentavano queste chiese, c’è l’articolo sui Sassi e la casa grotta.
Fotografie: lo sperone del Monterrone di Bernard Gagnon (CC BY 4.0), Santa Lucia alle Malve e San Pietro Barisano di Diego Baglieri, il ponte sospeso di Benjamin Smith (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons.
