Sotto la piazza principale di Matera, dove la gente prende il caffè e i ragazzi si danno appuntamento, c’è una cavità profonda quindici metri che teneva cinque milioni di litri d’acqua.
La cosa più incredibile non è che esista: è che fino al 1991 non lo sapeva nessuno. Il Palombaro Lungo è stato ritrovato durante i lavori di riqualificazione di piazza Vittorio Veneto, cioè in un cantiere stradale, in pieno centro, in una città che sopra ci camminava da settant’anni.
La visita dura un quarto d’ora e costa tre euro, ed è probabilmente il miglior rapporto fra tempo speso e cose capite di tutta Matera.
Come si fa una città in un posto dove l’acqua non c’è
Perché una città si costruisce una riserva d’acqua sotto la piazza invece di sorgere accanto a un fiume? Perché qui il fiume non serve a niente.
Matera sorge su un altopiano di calcarenite, una roccia carsica: l’acqua piovana non ristagna in superficie, filtra e sparisce in profondità. Il torrente Gravina scorre in fondo al canyon, cento metri più in basso della città, e risalirlo con i secchi non è un sistema idrico.
La soluzione è stata la stessa che ha prodotto i Sassi: scavare. La calcarenite si taglia con attrezzi semplici e, una volta esposta all’aria, indurisce; se poi la si riveste di cocciopesto, cioè di malta impastata con frammenti di laterizio, tiene l’acqua. Ogni casa aveva la sua cisterna sotto il pavimento, alimentata dai canali che raccoglievano la pioggia dai tetti e dai pendii. La città non ha cercato l’acqua: se l’è tenuta.
Che cosa si vede scendendo
Si scende da una porta che si apre a filo della piazza, per una scala, e in pochi gradini si passa dal rumore del centro al silenzio di una grotta.
La cisterna è profonda quindici metri, con volte che arrivano a diciotto e una larghezza di cinquanta, per una capienza di circa cinque milioni di litri. Non è un pozzo ma un ambiente lungo e articolato, con setti di roccia lasciati in piedi a fare da pilastri e da diaframmi: si percorre su passerelle metalliche sospese, con l’acqua residua sotto i piedi.

Che effetto fa? Fa l’effetto di una chiesa, ed è il motivo per cui i materani la chiamano la cattedrale dell’acqua. La proporzione fra l’altezza e la larghezza, le pareti curve segnate dai colpi di piccone e la luce che arriva dall’alto producono uno spazio che il cervello legge come architettura sacra, anche sapendo benissimo che serviva a bere.
I segni sulle pareti sono la parte da guardare con attenzione. Le fasce orizzontali più scure sono i livelli dell’acqua nei diversi periodi, e le nicchie irregolari sono i punti in cui la cisterna è stata allargata inglobando cavità precedenti.
Un cantiere durato seicento anni
Il Palombaro Lungo non è stato costruito: è cresciuto, per aggiunte successive.
I primi invasi in questa zona risalgono al XIII secolo. Il corpo principale viene scavato nel XVI, quando la piazza sopra diventa il centro della città nuova, fuori dai Sassi. L’ampliamento che gli dà la forma attuale si completa nel 1882, su progetto dell’ingegner Rosi.
Poi, nel 1927, arriva l’acquedotto pugliese e la cisterna smette di servire. Viene chiusa, dimenticata e riscoperta settant’anni dopo, quando la piazza è stata rifatta. È una parabola che vale per quasi tutto quello che c’è sotto Matera.
Non è l’unica, ed è questo il punto
Il Palombaro Lungo è il più grande, ma un impianto solo non avrebbe mai dissetato una città.

Sotto i due rioni corre una rete di cisterne minori, canalizzazioni e pozzi che raccoglievano l’acqua in eccesso e la spostavano da un livello all’altro. A questa si aggiungono le neviere, cavità dove si pressava la neve d’inverno per avere ghiaccio d’estate, e le case-pozzo, dove la cisterna familiare è il vano stesso attorno a cui la casa è organizzata.
Piazza Vittorio Veneto lo mostra anche in superficie: una parte del piano stradale è aperta, e si vedono gli ipogei con i resti di ambienti scavati e le arcate di un antico complesso religioso. Si cammina sopra una città sotterranea che è profonda quanto quella sopra.
Quando torni ai belvedere e guardi i Sassi, prova a contarli in questo modo: ogni casa che vedi ha sotto una cisterna, e quello che sembra un panorama di abitazioni è in realtà un impianto idrico di dimensioni urbane, costruito senza pompe e senza un fiume.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 6 settembre 2026 incrociando le schede di isassidimatera.com e visitarematera.com, perché il Palombaro Lungo non ha un sito ufficiale che pubblichi orari e tariffe. Sono due fonti indipendenti e concordi, ma il numero non viene dal gestore: ricontrolla in loco.
Biglietti. Il biglietto costa 3 euro. I minorenni entrano gratis. Per le scolaresche oltre i 15 partecipanti la tariffa scende a 1,50 euro a persona.
Orari. La cisterna apre tutti i giorni 10.00-13.00 e 15.00-18.00. Nel periodo invernale l’apertura si riduce, salvo i giorni di festa.
Prenotazione. Non è prevista, né per i singoli né per i gruppi. Il biglietto si compra sul posto, alla biglietteria che si apre negli ipogei di piazza Vittorio Veneto.
Quanto tempo chiede. Dentro la cisterna si resta al massimo quindici minuti, perché gli ingressi sono scaglionati. Fra acquisto del biglietto, attesa e visita, metti in conto tre quarti d’ora.
Come arrivare. Si entra direttamente da piazza Vittorio Veneto, in pieno centro, a dieci minuti a piedi dalla stazione delle Ferrovie Appulo Lucane.
Attenzione: non è accessibile in carrozzina. Si scende per una scala e si cammina su passerelle metalliche sospese, con parapetti ma senza rampe. Dentro fa fresco tutto l’anno e l’umidità è alta.
Perché farla per prima
Se hai appena messo piede a Matera e non sai da dove cominciare, comincia da qui, e non per comodità.
I Sassi si capiscono al contrario, cioè dal basso: prima l’acqua, poi le case. Un quarto d’ora dentro il Palombaro Lungo spiega perché una città si è insediata su una roccia senza sorgenti e come ha fatto a restarci per millenni, e da quel momento le facciate lassù sopra smettono di essere un panorama e diventano il piano superiore di qualcosa.
Il seguito naturale è l’articolo sui Sassi e la casa grotta, che entra nelle abitazioni servite da queste cisterne. Il quadro d’insieme della città è nella mia guida su cosa visitare a Matera, e sopra la piazza, in cima alla salita, c’è la cattedrale.
Fotografie: gli interni del Palombaro Lungo di Holger Uwe Schmitt (CC BY-SA 4.0) e piazza Vittorio Veneto di Bernard Gagnon (CC BY 4.0), da Wikimedia Commons.
