In piazza della Signoria quasi tutti fotografano la torre, la copia del David e la loggia, e poi passano oltre. Palazzo Vecchio, l’edificio che chiude la piazza da un lato, è ancora il municipio di Firenze: il sindaco ci lavora, e le sale che attraversi da visitatore sono a due porte da un ufficio comunale.
Dentro ci sono una sala costruita per contenere un’assemblea di milleduecento persone, una stanza segreta senza finestre che in realtà è un mobile, e la storia di due battaglie che Leonardo e Michelangelo avrebbero dovuto dipingere lì e che nessuno dei due finì.
C’è però un orario da ricordare: il giovedì Palazzo Vecchio chiude alle 14:00. Negli altri sei giorni resta aperto fino alle 19:00, ed è per questo che chi arriva un giovedì pomeriggio trova la porta chiusa.
Dove teneva le sue pietre e i suoi cristalli un granduca che preferiva l’alchimia al governo?

Perché una sala voluta da un frate finì dipinta con le vittorie di un Medici
Il Salone dei Cinquecento misura all’incirca ventidue metri per cinquantasei ed è enorme in un modo che le fotografie non restituiscono. Ma davanti a quelle pareti viene da chiedersi un’altra cosa: perché esiste una sala di questa scala?
Non la volle un principe. La costruirono fra il 1494 e il 1498 il Cronaca, Baccio d’Agnolo e Antonio da Sangallo il Vecchio per ospitare il Consiglio Maggiore della repubblica di Girolamo Savonarola, che aveva appena riformato il governo della città allargandolo. Il Consiglio contava tremilaseicento membri e si riuniva a rotazione, milleduecento alla volta: la sala doveva contenerli. Nata così, era spoglia quasi come un refettorio di convento.
Poi la repubblica finì e tornarono i Medici. Fra il 1563 e il 1565 Giorgio Vasari alzò il soffitto di circa sette metri e coprì le pareti con sei scene di battaglia che raccontano le vittorie di Cosimo I su Pisa e su Siena. Guarda in alto e poi guarda le pareti: stai leggendo un atto politico. La sala dell’assemblea popolare è stata trasformata nella sala del trionfo di chi quell’assemblea l’aveva sciolta, e la trasformazione è avvenuta senza demolire niente, solo aggiungendo.

I due murali più famosi che non vedrai mai
Nel 1503 il gonfaloniere Pier Soderini e il segretario della cancelleria Niccolò Machiavelli ebbero un’idea che sulla carta è una delle commissioni più ambiziose del Rinascimento: mettere in gara nella stessa sala Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti.
A Leonardo toccò la Battaglia di Anghiari, a Michelangelo la Battaglia di Cascina. Nessuno dei due finì.
I motivi sono diversi e dicono qualcosa dei due uomini. Leonardo provò una tecnica che non tenne, e la sua battaglia si rovinò mentre la dipingeva. Michelangelo arrivò al cartone preparatorio e poi partì per Roma, chiamato da Giulio II, e non tornò più su quel muro. Quello che resta sono copie di copie: il gruppo centrale di Leonardo lo conosciamo soprattutto attraverso un disegno di Rubens, fatto un secolo dopo su una copia.
Da decenni si discute se l’Anghiari sia ancora lì, nascosta dietro l’intonaco di Vasari. Le indagini non hanno dato una risposta definitiva, e nel frattempo chi te la racconta come certa corre troppo. Entra sapendo che quella parete è, insieme, la più celebre e la più vuota di Firenze.
Lo Studiolo di Francesco I, che non è una stanza ma un mobile
Come si fa a nascondere una collezione dentro l’architettura? La risposta è dietro una porticina del Salone, e va cercata perché è facile passarle davanti.
Lo Studiolo di Francesco I è un piccolo ambiente senza finestre, coperto da una volta a botte, con le pareti interamente rivestite di dipinti e bronzetti. Non è una galleria. È uno stipo grande quanto una stanza: dietro i quadri ci sono gli armadi, e ogni pannello dipinto è l’anta di uno scomparto in cui il granduca teneva le cose che collezionava, pietre, cristalli, oggetti d’arte e di natura.
L’ordine non è casuale. Le pareti sono organizzate secondo i quattro elementi, e i dipinti raccontano quasi sempre un lavoro umano: una bottega di orefice, la pesca delle perle, una fonderia. È il ritratto di un uomo che preferiva l’alchimia al governo e che si era fatto costruire un posto dove stare da solo con le proprie cose.

La volta è la parte meglio conservata e la più leggibile: al centro c’è un ritratto entro un medaglione, e intorno corrono le allegorie. Poi guarda in basso, verso gli scomparti chiusi. Il senso della stanza è tutto nella distanza fra le due cose.
La Torre di Arnolfo, e perché si prenota a parte
La torre si sale, ma non con il biglietto del museo: è un ingresso separato e vuole la prenotazione. Tre cose da sapere prima di contarci. Chiude prima del museo, alle 17:00; non ci salgono i bambini sotto i sei anni; e con la pioggia chiude, perché il camminamento è scoperto.
In cima si vede quello che si vede da tutte le torri di Firenze: la cupola. La differenza è l’altezza del punto di vista sulla piazza: da lassù la Signoria si legge come una pianta, e si capisce a colpo d’occhio una cosa che da terra sfugge, cioè che il palazzo non è al centro dello spazio ma lo chiude da un lato, come una quinta.
Gli scavi del teatro romano, e una contraddizione da sciogliere al telefono
Sotto il palazzo c’è un teatro romano, quello della Florentia del I secolo, e in tempi normali lo si visita con una guida.
Attenzione: qui due pagine del sito del Comune si contraddicono. La scheda del museo dà il percorso archeologico «momentaneamente chiuso al pubblico»; la pagina degli orari vende invece visite guidate il sabato e la domenica alle 12:00 e alle 12:45, per un massimo di quindici persone, a 5 euro e con prenotazione obbligatoria. Non ho modo di sapere quale delle due sia aggiornata.
Se gli scavi sono il motivo per cui vuoi entrare, telefona al numero 055 0541450 prima di comprare il biglietto.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 10 settembre 2026 sul sito del Comune di Firenze, che è il proprietario. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. L’intero del museo costa 18 euro più 1 euro di prevendita e vale per chi ha più di 25 anni. Il ridotto costa 12 euro e spetta ai 18-25 anni e agli studenti universitari. Sotto i 18 anni si entra gratis. La Torre di Arnolfo ha un biglietto proprio, 20 euro l’intero e 13 il ridotto.
Attenzione a una tariffa che non ti riguarda. Circola il prezzo di 10 euro: è la Card del Fiorentino, vale un anno ed è riservata a chi risiede a Firenze o nei comuni della Città Metropolitana. Se stai leggendo questa guida per programmare un viaggio, il tuo prezzo è 18.
Orari. Il museo apre 9:00-19:00 dal lunedì al mercoledì e dal venerdì alla domenica, e il giovedì 9:00-14:00. La biglietteria chiude un’ora prima. La torre apre 9:00-17:00, il giovedì fino alle 14:00.
Come arrivare. Il palazzo occupa un intero lato di piazza della Signoria, nel cuore pedonale della città: ci si arriva a piedi da ovunque nel centro. L’ingresso del museo si apre sul cortile di Michelozzo, quello con la fontana del putto.
Quanto tempo chiede. Un’ora e mezza per il museo e lo Studiolo. Due ore e mezza aggiungendo la torre, prenotazione e attesa comprese.
Il resto di Firenze
Palazzo Vecchio, la Galleria degli Uffizi e il Ponte Vecchio con il Corridoio Vasariano rientrano in trecento metri, e Vasari li ha progettati per essere percorsi in fila: il corridoio parte proprio da qui. L’itinerario completo dei due giorni, con il calendario delle chiusure che decide l’ordine, è in cosa vedere a Firenze in 2 giorni.
Se il Salone ti ha convinto che a Firenze la politica si legge sui muri, i due passi successivi sono il Battistero con le porte del Ghiberti, dove una gara fra due orafi decise chi avrebbe costruito la cupola, e la basilica di San Lorenzo, che è la chiesa di famiglia dei Medici.
Per la scultura che occupava questa piazza prima delle copie c’è il Museo Nazionale del Bargello, e il David originale è alla Galleria dell’Accademia.
Crediti fotografici: facciata di Francesco Bini (CC BY-SA 4.0); Salone dei Cinquecento e volta dello Studiolo di Miguel Hermoso Cuesta (CC BY-SA 4.0). Tutte da Wikimedia Commons.