Quando dici «Opéra di Parigi» probabilmente pensi a questo palazzo dorato, con le due statue alate che luccicano sul tetto. Ma dal 1989, da quando è nato l’Opéra Bastille, l’istituzione che riunisce lirica e balletto si chiama «Opéra national de Paris» e comprende due teatri. Questo, da allora, porta il nome ufficiale di Palais Garnier, dall’architetto che lo disegnò.

la facciata ovest del palais garnier con la cupola verde, la statua dorata alata sul tetto contro un cielo azzurro terso e la facciata in pietra chiara

Puoi visitarlo anche di giorno, senza biglietto per lo spettacolo: il percorso libero ti porta oltre l’atrio, dentro il Grand Foyer e la Bibliothèque-musée, fra specchi, ori e un soffitto affrescato.

Com’è possibile che sotto un teatro per balletto e lirica dorma un lago vero?

Si parte!

1. Un attentato in strada, e un concorso vinto da uno sconosciuto

Che cosa spinge un imperatore a commissionare un teatro completamente nuovo?

Il 14 gennaio 1858, davanti al vecchio teatro dell’Opera di rue Le Peletier, un gruppo di repubblicani italiani guidato da Felice Orsini lancia alcune bombe contro la carrozza di Napoleone III: otto morti, circa 142 feriti, l’imperatore illeso per un soffio. La risposta è urbanistica: una sala nuova, su una grande via larga e sorvegliabile, lontana dai vicoli in cui un attentatore può nascondersi.

Il concorso si apre poco dopo e arrivano 171 progetti. Vince, il 30 maggio 1861, un candidato che nessuno conosce: Charles Garnier, Premier Grand Prix de Rome nel 1848 ma senza un cantiere importante alle spalle, che aveva presentato il progetto in forma anonima, con il motto «J’aspire à beaucoup, j’attends peu». I lavori partono nel 1861, la prima pietra la posa Haussmann il 5 maggio 1862, e una prima facciata viene mostrata al pubblico il 15 agosto 1867, in occasione dell’Esposizione Universale: il resto dell’edificio è ancora un cantiere. L’inaugurazione ufficiale arriva solo il 5 gennaio 1875. Il budget, fissato a 29 milioni di franchi-oro e poi tagliato a 15, finisce per costarne 36 al completamento. Napoleone III, che l’aveva voluto per sfuggire a un attentato, morì in esilio nel gennaio 1873: non vide mai il suo teatro finito.

Per la decorazione Garnier sceglie di persona quattordici pittori, i mosaicisti e 73 scultori, fra cui Jean-Baptiste Carpeaux. Il suo gruppo La Danse, con figure nude e disinvolte, scandalizza i parigini al punto che qualcuno, nella notte fra il 26 e il 27 agosto 1869, gli lancia contro un calamaio d’inchiostro. Oggi l’originale è conservato al Musée d’Orsay, al riparo dall’inquinamento; sulla facciata ne trovi una copia.

il gruppo scultoreo dorato dell armonia di charles gumery sul tetto del palais garnier, una figura femminile alata con le braccia aperte e due geni accovacciati ai lati, contro un cielo azzurro

2. Il Gran Scalone, prima ancora di entrare in sala

Il biglietto della visita autonoma ti fa salire per primo il Gran Scalone, ed è già uno spettacolo: gradini di marmo bianco di Seravezza, curvi dal concavo al convesso (uno solo, su tutta la rampa, è dritto), balaustra in onice su uno zoccolo di marmo verde di Svezia e 128 balaustri in marmo rosso antico. Ai piedi della scala trovi due statue-torciere in bronzo di Albert-Ernest Carrier-Belleuse, pensate per reggere prima luci a gas e poi elettriche.

Garnier non la progettò solo per far salire il pubblico: la sala a teatro italiano, con le sue rampe larghe e le balconate che si affacciano su più livelli, è costruita apposta per farti vedere ed essere visto. Le rampe successive ti portano ai palchi e ai balconi che circondano la sala a ferro di cavallo, 1.979 posti su cinque ordini.

il gran scalone del palais garnier visto dal basso, con le doppie rampe di marmo bianco che si incrociano, la balaustra scura, i lampadari a candelabro accesi e le arcate dorate del livello superiore

3. Il Grand Foyer, la Versailles dei melomani

Dallo scalone si entra nel Grand Foyer, pensato come punto d’incontro per il pubblico durante gli intervalli, a prescindere dal posto occupato in sala. Garnier lo costruisce guardando alle gallerie dei castelli rinascimentali francesi, da Fontainebleau alla Galleria di Apollo del Louvre, fino alla Galleria degli Specchi di Versailles: specchi alternati a finestre che si aprono sulle strade intorno moltiplicano la luce e dilatano lo spazio, un trucco che funziona ancora oggi, biglietto alla mano.

Il soffitto, dipinto da Paul Baudry, racconta per immagini la storia della musica. Se sei già stato in un foyer d’opera qualunque, questo ti farà capire la differenza: qui il promenoir è grande quanto una navata di chiesa, dorato dal pavimento al soffitto.

la galleria del grand foyer del palais garnier con le colonne dorate, i lampadari a più bracci accesi in fila, il soffitto affrescato da paul baudry e il pavimento a intarsio geometrico

4. Il soffitto che Chagall dipinse, e quello rimasto sotto

Che fine ha fatto il soffitto che Garnier aveva fatto dipingere nell’Ottocento?

Non è stato tolto: è ancora lì. Il soffitto originale della sala, Les Muses et les Heures du jour et de la nuit, lo dipinse Jules-Eugène Lenepveu direttamente su ventiquattro pannelli di rame assemblati a cupola, per ragioni antincendio, e fu restaurato due volte nella prima metà del Novecento.

Nel 1964 il ministro della Cultura André Malraux commissiona a Marc Chagall un nuovo soffitto. Chagall prepara prima un modellino di 1,40 per 1,40 metri, poi la squadra guidata dal pittore scenografo Roland Bierge riporta il disegno su tele montate su una struttura amovibile in poliestere, con Chagall che interviene di persona a partire da giugno; i pannelli della corona laterale sono finiti all’inizio di luglio 1964, mentre il pannello centrale, su un’area che Lenepveu non aveva mai dipinto, Chagall lo realizza a Vence durante l’estate.

Il punto è questo: l’opera di Chagall è incollata su una struttura che si può smontare, e nasconde il dipinto di Lenepveu senza averlo cancellato. La porta resta aperta, almeno in teoria, a un giorno in cui qualcuno deciderà di scoprirlo di nuovo. Nel frattempo, un modellino del soffitto di Lenepveu lo trovi esposto proprio nella Bibliothèque-musée che stai per visitare, a pochi metri da dove si trova l’originale vero.

5. Il lampadario, la leggenda e quello che cadde davvero

Il grande lampadario che pende al centro della sala è in bronzo dorato, con una miriade di cristalli tagliati: la sola gabbia è alta cinque metri e larga quattro, e con i cavi d’acciaio arriva a otto metri di altezza per 6,5 tonnellate di peso. Lo disegnò Garnier stesso, lo scolpì l’ornamentista Jules Corboz, e venne installato nel 1874 con 340 becchi a gas; dal 1881 fu in parte elettrificato, con 320 lampadine montate per lo più in globi di opalina.

La leggenda che forse conosci dice che il lampadario cadde sul pubblico durante una recita del Faust di Gounod, la sera del 20 maggio 1896. Non è così, e la realtà è quasi più inquietante della leggenda. A cadere fu uno dei quattro contrappesi che reggono il lampadario, 750 chili, durante una rappresentazione di un’opera oggi dimenticata, Hellé di Étienne-Joseph Floquet, non il Faust. Il contrappeso sfondò il soffitto e poi il pavimento dei palchi del quinto ordine, che erano vuoti, e cadde sui posti 11 e 13 dei palchi del quarto, dove sedeva una spettatrice, Claudine Chomeil, morta sul colpo. Il lampadario, lui, non si mosse di un centimetro. Molti altri furono feriti nella calca che seguì.

Quell’incidente vero ispirò Gaston Leroux per uno degli episodi più celebri del suo romanzo Il fantasma dell’Opera, pubblicato nel 1910: lì, a far cadere il lampadario, è il fantasma stesso.

6. Il lago che non è una leggenda

Esiste davvero un lago sotto l’Opéra di Parigi?

Sì, ma non è un lago nel senso in cui lo immagini leggendo il romanzo. Scavando le fondamenta, intorno al 1861, gli operai di Garnier incontrano la falda freatica, alimentata dalla Senna: il terreno è talmente instabile che rischia di compromettere tutto l’edificio. Garnier risolve il problema costruendo un enorme bacino di contenimento in calcestruzzo, che in pianta misura circa 48 per 37 metri, oltre 1.800 metri quadrati.

Una volta finita la costruzione, quel bacino diventa una riserva d’acqua antincendio, ed è lì che è iniziata la leggenda: ancora oggi, secondo quanto riportano le cronache locali, i sommozzatori della brigata dei vigili del fuoco di Parigi vi si allenano regolarmente, scendendo da una scaletta stretta che pochissimi visitatori vedono mai. Non ci sono gondole né un fantasma in smoking, ma l’acqua, il buio e l’eco sotto il palcoscenico sono bastati a Gaston Leroux per costruirci sopra il covo del suo Fantasma, e dopo di lui al musical di Andrew Lloyd Webber per renderlo immagine universale.

Informazioni pratiche

Dati verificati l’8 ottobre 2026 sul sito ufficiale operadeparis.fr. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire, soprattutto il calendario delle chiusure.

Biglietti. La visita autonoma costa 15 euro per gli adulti residenti o cittadini di un paese dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo, 25 euro per gli altri. Il ridotto, per i giovani dai 13 ai 25 anni, costa 10 euro (Francia/SEE) o 20 euro (fuori Francia/SEE). Gli abbonati dell’Opéra pagano 10 euro. Che cosa comprende. Il biglietto dà accesso agli spazi pubblici: la Rotonde des Abonnés, il Gran Scalone, l’Avant-Foyer e il Grand Foyer, i saloni della Luna e del Sole, la Rotonde du Glacier e la Bibliothèque-musée dell’Opéra, oltre alle mostre temporanee del momento. La sala di spettacolo resta visitabile solo quando non è occupata da prove o rappresentazioni, e nessun biglietto garantisce l’accesso. Orari. Apre tutti i giorni 10:00-17:00, 10:00-18:00 nel periodo estivo, salvo chiusure occasionali. L’ultimo ingresso è un’ora prima della chiusura, e gli spazi di visita si svuotano 15 minuti prima. Chiusure. Il Palais Garnier ospita quasi 200 spettacoli l’anno: le prove e le recite pomeridiane chiudono la sala all’improvviso, e in alcuni giorni l’intero edificio resta chiuso alla visita libera. Controlla il calendario delle chiusure occasionali sul sito ufficiale prima di prenotare. Gratuità. Entrano gratis i bambini fino a 12 anni compiuti, le persone con disabilità con un accompagnatore, i disoccupati e i beneficiari di sostegno sociale in Francia (con un giustificativo), e gli studenti di architettura, dell’École du Louvre o di scuole di arti applicate. Il pass. Il Palais Garnier non è compreso nel Paris Museum Pass: è un teatro in attività, non un museo nazionale, e la visita si paga sempre a parte. Come arrivare. L’indirizzo è place de l’Opéra, 75009 Parigi. La fermata della metropolitana è Opéra, sulle linee 3, 7 e 8; il RER A ferma a Auber, a pochi passi. Quanto tempo chiede. La visita libera dura fra un’ora e un’ora e mezza.

Da qui in poi

A dieci minuti a piedi, nel cuore dello stesso quartiere, il Musée Gustave Moreau è la casa che il pittore si trasformò da solo in museo: un biglietto del Palais Garnier più recente di otto giorni ti fa risparmiare anche lì.

Crediti fotografici: facciata ovest di Peter Menzel (CC BY-SA 2.0); Gran Scalone di Benh Lieu Song (CC BY-SA 3.0); Grand Foyer di Elterrien (CC BY-SA 4.0); gruppo dell’Armonia di Charles Gumery, fotografia di Marie-Lan Nguyen (dominio pubblico), da Wikimedia Commons.