Vicino a piazza di Siena c’è un edificio con i merli e le finestre a sesto acuto che sembra un castello in miniatura, e per questo si chiama Fortezzuola. Non è un castello e non è mai stato difeso da nessuno: era la voliera dei Borghese.
Dentro ci abitò per più di trent’anni Pietro Canonica, uno scultore che lavorava su commissione per governi e case regnanti, e quando morì, nel 1959, lasciò alla città le opere, lo studio e la casa. È il tipo di museo che in Italia si chiama casa d’artista: non una selezione di capolavori, ma tutto quello che c’era nel posto in cui il lavoro si faceva. Il museo chiude il lunedì e in inverno chiude alle 16:00, quindi si visita di mattina.
Le sei cose da cercare sono in parte al pianterreno e in parte al piano di sopra, dove si entra con lo stesso biglietto ma con un ultimo ingresso anticipato.
Che cosa si vede in un museo di scultura dove quasi niente è finito?
Si parte!
La Fortezzuola: prima una voliera, poi un incendio
Nel Seicento l’edificio si chiamava Gallinaro e serviva a tenere gli uccelli esotici che i Borghese usavano per le loro cacce. Nel Settecento Antonio Asprucci, l’architetto che ridisegnò il parco della villa, lo rivestì di merlature in finto medievale, e da lì gli venne il nome con cui lo conosciamo.
Poi arrivò il 1919 e un incendio lo ridusse a un rudere abbandonato. Nel 1926 il Comune lo cedette a Canonica, che lo rimise in piedi a proprie spese e trasformò le stalle in sale d’esposizione: è la ragione per cui le stanze del pianterreno sono così alte e così spoglie. La vedova donò gli arredi della casa nel 1987, e il museo nella forma che vedi oggi ha aperto nel 1995.
Prima di entrare, alza gli occhi sulle merlature. Sono ottocentesche, decorative e non hanno mai avuto una funzione militare: questo edificio ha finto di essere una cosa che non era per due secoli, e poi è diventato l’unica cosa che è davvero, cioè la casa di uno scultore.

1. I modelli in gesso, che sono la vera collezione
Le sette sale del pianterreno sono piene di gessi, e questa è la cosa che spiazza chi entra aspettandosi marmi.
Perché un museo espone i modelli invece delle statue?
Perché per uno scultore il modello è l’opera, e il marmo è la copia. Il procedimento andava così: l’artista modellava in creta, se ne ricavava un calco e da quello un modello in gesso a grandezza definitiva, e solo allora gli assistenti riportavano le misure sul blocco di pietra, punto per punto. La statua che finisce in una piazza è l’ultimo passaggio di una catena, e chi la commissionava spesso non vedeva mai la creta.
Qui vedi la catena intera: bozzetti, studi, repliche e modelli definitivi. Fermati su un gesso grande e cerca i punti di repere, i riferimenti metallici che servivano a trasferire le misure. Sono il segno che quell’oggetto non era da guardare, era uno strumento di lavoro.
2. I monumenti ad Atatürk, cioè la Turchia moderna fatta a Roma
È il ribaltamento per cui questo museo non somiglia a una gipsoteca di provincia. Fra le opere di Canonica ci sono i monumenti a Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore della Repubblica di Turchia.
Pensa a che cosa significa. Un paese nuovo, nato nel 1923 sulle rovine dell’impero ottomano, doveva darsi un’immagine pubblica: statue, piazze, monumenti alla propria fondazione. Quella commissione arrivò a uno scultore italiano, e i modelli con cui fu costruita passarono da questo studio dentro Villa Borghese.
È anche il motivo per cui in questo museo si incontrano visitatori turchi che sanno esattamente che cosa stanno guardando, mentre i romani che passano da piazza di Siena in genere non entrano affatto.
3. I monumenti equestri, e il problema del cavallo
Canonica fu soprattutto uno scultore di monumenti pubblici, e il monumento pubblico del suo tempo era quasi sempre un uomo a cavallo.
Guarda le zampe. Un cavallo di bronzo che sta su due zampe sole, con le altre due in aria, è un problema di ingegneria prima che di stile: il peso di diverse tonnellate deve scaricarsi su due punti, e la soluzione cambia l’aspetto di tutta la statua. Nei modelli lo vedi meglio che nel monumento finito, perché il gesso mostra dove l’artista ha aggiunto materia per reggere.
C’è poi una cosa che conviene tenere presente. I monumenti per cui Canonica fu celebre sono sparsi fra paesi diversi, e per vederli davvero servirebbero più viaggi: questa casa è l’unico posto al mondo in cui si trovano tutti insieme, sia pure in gesso.
4. L’atelier
Dalla sala di esposizione si passa nello studio vero, ed è la parte che merita la visita anche se la scultura dell’Ottocento non ti interessa.
È lo spazio in cui si lavorava: gli attrezzi, i cavalletti, i pezzi lasciati a metà. Il museo lo tiene com’era, e la differenza fra questa stanza e le sale accanto è la differenza fra un laboratorio e una vetrina. Avvicinati e guarda il pavimento e i piani di appoggio: la polvere di gesso si deposita ovunque e lascia una patina bianca che nessun allestimento riprodurrebbe.

5. L’appartamento privato: gli arazzi e l’armatura da samurai
Al primo piano c’è la casa: camera da letto, sala da pranzo, sala della musica, studio, con gli arredi originali. Si visita con lo stesso biglietto, ma l’ultimo ingresso è anticipato di un’ora, quindi va chiesto in cassa prima di cominciare dal pianterreno.
Due oggetti in queste stanze non li aspetta nessuno a casa di uno scultore italiano: arazzi fiamminghi e un’armatura da samurai del Seicento. Il cartellino accanto all’armatura merita di essere letto: è alta due metri, porta l’iscrizione dell’artigiano che la fece, Myochin Shikubu no Munesuke, e Canonica la donò alla Sovrintendenza Capitolina nel 1959, l’anno della sua morte.
Come arriva un’armatura giapponese in casa di uno scultore piemontese?
Non sono un capriccio esotico. Un artista di quel livello lavorava per corti e governi in mezza Europa e fuori, riceveva doni ufficiali e comprava dove lavorava, e una casa così è la mappa dei suoi committenti. Cerca l’armatura e poi pensa da dove è arrivata: non l’ha presa in un negozio di antiquariato di via del Babuino.

6. I dipinti piemontesi: Fontanesi, Quadrone, Gamba, Cavalleri
Alle pareti dell’appartamento ci sono quadri, e quasi tutti vengono dalla stessa scuola: l’Ottocento piemontese. Ci sono Antonio Fontanesi, il paesaggista, Giovan Battista Quadrone, Enrico Gamba e Vittorio Cavalleri.
Questa sezione rimette Canonica al suo posto. Prima di essere lo scultore di monumenti internazionali era un artista formato a Torino, e le pareti di casa sua raccontano il mondo da cui veniva invece di quello in cui era arrivato. Fontanesi, in particolare, è uno dei nomi che a Roma non si incontrano quasi mai: la sua pittura sta nei musei del nord.
Guarda i quadri e poi torna con la memoria ai gessi del pianterreno. Sono due mestieri diversi appesi nella stessa casa, ed è raro poterli confrontare senza cambiare edificio.

Informazioni pratiche
Dati verificati il 18 settembre 2026 sul sito ufficiale museocanonica.it. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. Il solo museo costa 7,50 euro di intero e 6 di ridotto. Il cumulativo con il Museo Carlo Bilotti, l’altro piccolo museo del parco, costa 11 euro e 7,50 di ridotto, e ha senso se resti dentro Villa Borghese per la mattina. Gratuità. Dal febbraio 2026 entrano gratis i residenti a Roma e nella Città Metropolitana che mostrano la carta d’identità in cassa, e con loro i possessori della MIC card. Orari. Gli orari cambiano con l’ora. Con l’ora solare, dall’ultima domenica di ottobre all’ultimo sabato di marzo, il museo apre da martedì a domenica 10:00-16:00, e l’ultimo ingresso è alle 15:15. Con l’ora legale, dall’ultima domenica di marzo all’ultimo sabato di ottobre, apre da martedì a venerdì 10:00-16:00 e il sabato e la domenica 10:00-19:00, con l’ultimo ingresso quarantacinque minuti prima della chiusura. Se vuoi vedere anche l’appartamento al primo piano devi entrare un’ora prima della chiusura, ed è il dettaglio che manda a vuoto più visite. Il museo resta chiuso il lunedì, il 1° maggio e il 25 dicembre. Come arrivare. Il museo è in viale Pietro Canonica 2, accanto a piazza di Siena, dentro Villa Borghese. Le fermate di metro A più comode sono Flaminio e Spagna, e da tutte e due si entra nel parco e si cammina. Il call center del Comune risponde allo 060608 tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00. Quanto tempo prevedere. Le sei cose di questa guida chiedono un’ora. Mettine una e mezza se sali anche nell’appartamento con calma, e una mattina intera se prendi il cumulativo con il Museo Carlo Bilotti.
Da qui in poi
L’altro museo compreso nel cumulativo è a dieci minuti a piedi nello stesso parco, e ha una collezione opposta a questa: sono i diciotto de Chirico del Museo Carlo Bilotti, nell’Aranciera.
La grande raccolta di scultura di Villa Borghese è la Galleria Borghese, dove la prenotazione è obbligatoria e dove i marmi di Bernini fanno il confronto più istruttivo con i gessi di questa casa. Per orientarti fra tutte le collezioni della città c’è Musei di Roma: gli 8 imperdibili.
Crediti fotografici: il giardino e l’armatura da samurai sono di Daderot (CC0); l’esterno della Fortezzuola è di Chabe01 (CC BY-SA 4.0); l’atelier è di Dobroš (CC BY-SA 4.0); il salone dell’appartamento è di Lalupa (CC BY-SA 3.0), tutte da Wikimedia Commons.
