Tre muri di pietra di Gerusalemme, nel Marais, portano incisi 75.568 nomi. Sono gli ebrei deportati dalla Francia fra il 1942 e il 1944, 11.400 dei quali erano bambini. Il muro è in un cortile aperto sulla strada, prima della biglietteria: puoi leggerlo senza entrare in nessun museo.

Il Mémorial de la Shoah è insieme un monumento, un museo e un centro di ricerca, ed è gratuito, senza prenotazione. Se puoi scegliere, ti consiglio il giovedì, l’unico giorno in cui resta aperto fino alle 21:00: nelle ultime ore il museo si svuota. Tieni conto, però, che il sabato è chiuso, perché è il giorno di shabbat.

Su questo luogo i numeri contano più di qualsiasi altra cosa, e li ho presi uno per uno dalle pagine del Mémorial, perché quelli che circolano altrove sono quasi sempre arrotondati.

la rue geoffroy l asnier vista da terra, selciato di porfido fra due file di paracarri, a sinistra l angolo di un edificio scolastico del 1898 con la targa alle des justes parmi les nations e la bandiera francese, a destra i portoni verdi degli hotel particuliers del marais

Una nota sulle fotografie di questa pagina. L’edificio del Mémorial è del 1956 e i suoi monumenti, dal Mur des Noms alla stella della cripta, sono opere di autori del Novecento: in Francia la libertà di panorama esclude gli usi commerciali, e questo sito ne fa uno. Di quei muri, quindi, qui non troverai immagini: c’è la strada su cui si affacciano, e un oggetto storico esposto dentro. La fotografia qui sopra mostra la rue Geoffroy-l’Asnier, e sull’angolo si legge il nome della via laterale: allée des Justes parmi les Nations.

Che cosa contiene un memoriale che è anche un archivio?

Si parte!

1. Il parvis, prima di entrare

Si comincia nel cortile, e conviene che ti fermi invece di attraversarlo.

Nell’asse del parvis, il sagrato che precede l’ingresso, c’è un cilindro di bronzo su cui sono incisi i nomi del ghetto di Varsavia e dei campi: Auschwitz, Belzec, Bergen-Belsen, Birkenau, Buchenwald, Chelmno, Dachau, Majdanek, Mauthausen, Sobibor, Struthof, Treblinka. Su un muro del cortile ci sono sette bassorilievi che rappresentano la persecuzione degli ebrei, fatti nel 1982 da Arbit Blatas, nato a Kaunas in Lituania. Non sono un’opera isolata: lo stesso ciclo di sette bronzi esiste in quattro paesi, e quello del ghetto di Venezia fu inaugurato il 25 aprile 1980. Blatas non lavorava su un tema altrui: i suoi genitori furono deportati dalla Lituania nel 1941, sua madre morì a Stutthof e suo padre sopravvisse a Dachau.

2. Il Mur des Noms

Il muro è stato inaugurato il 27 gennaio 2005 da Jacques Chirac e Simone Veil, deportata ad Auschwitz a sedici anni, e porta i nomi di 75.568 ebrei deportati dalla Francia, con l’anno della deportazione.

Il numero non è tondo, e la ragione per cui non lo è merita di essere raccontata. Fra il maggio del 2019 e il 27 gennaio 2020 il muro è stato interamente rifatto sulla base delle segnalazioni delle famiglie e di nuove fonti d’archivio: sono state fatte 6.200 correzioni, sono stati tolti 379 nomi e ne sono stati aggiunti 226. Un nome sbagliato su un muro come questo non è un refuso, ed è per questo che il lavoro è stato rifatto da capo.

Perché un elenco di nomi dice più di una cifra?

Perché i nomi sono raggruppati per anno di deportazione, e camminando lungo il muro vedi la forma dell’evento invece della sua somma: i pannelli del 1942 sono di gran lunga i più fitti, e dentro quelle colonne i cognomi si ripetono, perché le famiglie partivano insieme.

3. Il Mur des Justes

Sul lato del cortile c’è il secondo muro, più recente, con i nomi di più di 3.900 uomini e donne che in Francia hanno protetto o salvato degli ebrei.

Il titolo di Giusto fra le nazioni non lo assegna il Mémorial: lo assegna Yad Vashem, a Gerusalemme, dal 1963, dopo un’istruttoria su testimonianze e documenti. Nel mondo Yad Vashem ne aveva riconosciuti 28.707, al 1 gennaio 2024, da cinquantuno paesi, e il muro di Parigi porta i francesi. Il numero cresce ancora oggi, perché le pratiche si aprono man mano che le prove arrivano.

Attenzione: se leggi in giro la cifra di 2.693 Giusti, viene da una pagina vecchia. Il Mémorial oggi ne dichiara più di 3.900.

4. La cripta

Dove si piange qualcuno che non ha una tomba?

Si scende in una sala buia in cui c’è una grande stella di David in marmo nero. È la tomba simbolica dei sei milioni di ebrei morti senza sepoltura, e «simbolica» è vero solo a metà.

Sotto la stella, infatti, ci sono delle ceneri vere: ceneri prelevate nei campi di sterminio e fra le rovine del ghetto di Varsavia, interrate il 24 febbraio 1957 in terra portata da Israele dal gran rabbino di Francia Jacob Kaplan, secondo la tradizione ebraica. Nella cripta sono conservati anche il Livre du Souvenir, con i nomi degli scomparsi, e rotoli di pergamena che registrano il martirio delle comunità ebraiche europee.

5. Il fichier juif

C’è una parte di questo luogo che non somiglia a nessun’altra sala di museo, e per raccoglierla il Mémorial è nato prima ancora che la guerra finisse.

Il fichier juif è l’insieme degli schedari compilati fra il 1940 e il 1944: i fascicoli degli ebrei arrestati a Parigi e nel dipartimento della Senna e quelli degli internati dei campi di Drancy, Pithiviers e Beaune-la-Rolande. Con quelle carte l’amministrazione ha organizzato le deportazioni: sono lo strumento stesso della persecuzione. Il Mémorial le ha ricevute in deposito nel dicembre 1997, dopo una lunga controversia pubblica sulla loro sorte, e oggi sono digitalizzate e consultabili.

Al centro di documentazione, al piano superiore, si consultano gli archivi, la biblioteca e la fototeca. Non è una sala riservata agli studiosi: ci puoi andare anche per cercare una persona, e la Salle des noms risponde alle richieste delle famiglie.

6. Il museo permanente, e perché questo posto esiste dal 1943

La sezione museale racconta la storia degli ebrei di Francia durante la Seconda guerra mondiale, con documenti, fotografie, oggetti e testimonianze filmate. Ma la data che spiega tutto è un’altra.

Il 28 aprile 1943, in piena occupazione, l’industriale Isaac Schneersohn riunisce clandestinamente nel suo appartamento di Grenoble una quarantina di persone e fonda il Centre de documentation juive contemporaine. L’obiettivo, mentre la persecuzione è in corso, è raccogliere le prove per poterle usare a guerra finita. Quelle carte finiranno ai processi del dopoguerra, e sono le stesse che oggi si consultano al piano di sopra.

Nel 1950 Schneersohn decide di costruire una tomba-memoriale per le vittime: il Mémorial du Martyr Juif Inconnu, tirato su fra il 1953 e il 1956 dagli architetti Alexandre Persitz e Georges Goldberg e inaugurato il 30 ottobre 1956. Nel gennaio 2005, per il sessantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, l’edificio ampliato è stato riaperto col nome attuale, con il Mur des Noms e il museo.

la facciata a timpano di una baracca di legno del campo di internamento di beaune la rolande rimontata dentro il museo contro una parete di marmo grigio, con le assi grezze, la doppia porta centrale, una fascia di vetri sopra la porta e un cartello lacero nel timpano

Nella sezione museale è rimontata la facciata di una baracca del campo di internamento di Beaune-la-Rolande, uno dei tre campi i cui schedari sono conservati qui sotto. È di legno grezzo, con una doppia porta e una fascia di vetri sopra, e si alza dentro la sala come un edificio dentro un altro.

Il Mémorial tiene aperte quasi sempre una o due mostre temporanee, ed è spesso la ragione per cui ci si torna: quello che c’è adesso lo tengo aggiornato nella tabella delle mostre a Parigi.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 28 settembre 2026 sul sito ufficiale memorialdelashoah.org. Orari e chiusure cambiano: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. L’ingresso è libero e gratuito per i visitatori individuali, e non si prenota. I gruppi devono invece prenotare. Orari. Il Mémorial apre da domenica a venerdì, dalle 10:00 alle 18:00, e il giovedì fino alle 21:00. Attenzione: il sabato è chiuso, perché è il giorno di shabbat. Chiude anche il 1 gennaio, il 1 maggio, il 14 luglio e il 25 dicembre, e in alcune festività ebraiche, che cambiano ogni anno perché seguono il calendario ebraico. Attenzione: il 28 settembre 2026 la pagina ufficiale elencava soltanto tre date, il 2 e l’8 aprile e il 22 maggio, tutte già passate, e non aveva ancora pubblicato le feste d’autunno. Se vai fra settembre e ottobre, ricontrolla la pagina degli orari il giorno prima. Il centro di documentazione. Apre da lunedì a venerdì dalle 10:00 alle 17:30, il giovedì fino alle 19:30, e la domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:30. Il sabato è chiuso. Con i bambini. Il museo mette a disposizione un libretto di accompagnamento con domande, pensato per far attraversare il percorso ai bambini evitando le immagini più dure, e dei segni indicano i documenti adatti a loro. Come arrivare. L’indirizzo è 17 rue Geoffroy-l’Asnier, nel quarto arrondissement. Le fermate sono Saint-Paul e Hôtel-de-Ville sulla linea 1 e Pont-Marie sulla linea 7; passano anche gli autobus 67, 69, 72, 76 e 96. L’altro sito. Il Mémorial ha una seconda sede a Drancy, davanti alla cité de la Muette, da cui partirono la maggior parte dei convogli: si visita anch’essa gratuitamente e ha orari propri. Quanto tempo chiede. Il cortile e i due muri chiedono venti minuti, il museo permanente almeno un’ora e mezza.

Da qui in poi

Il museo che completa questa visita è il mahJ, a dieci minuti a piedi nello stesso quartiere, il museo d’arte e storia dell’ebraismo nell’hôtel de Saint-Aignan, che dedica una sezione all’affare Dreyfus e un’installazione agli abitanti del suo palazzo nel 1939: i due musei si completano, perché uno racconta una cultura e l’altro la sua distruzione. Sempre nel Marais ci sono il Musée Carnavalet, che racconta la storia di Parigi, e il Musée Picasso. L’altro luogo parigino in cui la Seconda guerra mondiale si visita nelle stanze in cui è successa è il Musée de la Libération, a Denfert-Rochereau.

Crediti fotografici: rue Geoffroy-l’Asnier di Chabe01 (CC BY-SA 4.0); baracca di Beaune-la-Rolande di BrnGrby (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons.