Nel quartiere Flaminio, dietro l’Auditorium, un edificio di cemento grigio esce dal filo della strada con un volume sospeso sopra la testa dei passanti. Non ha una facciata principale, non ha una scalinata, e non capisci dove sia la porta finché non gli giri intorno.
È il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, e va affrontato sapendo una cosa che gli altri musei di Roma non ti chiedono: qui l’opera più importante è l’edificio, e la collezione si vede attraverso un allestimento che cambia. Non troverai una sala con i capolavori sempre al loro posto, come alla Galleria Borghese: troverai un percorso che qualcuno ha ricomposto da poco, e che fra due anni sarà un altro.
Le sei opere di questa guida partono dall’architettura di Zaha Hadid, che è permanente, e arrivano alle tre collezioni del museo, che permanenti lo sono meno di quanto sembri.
Come si visita un museo la cui collezione non resta mai allo stesso posto?
Si parte!
1. L’edificio di Zaha Hadid
Il concorso internazionale fu bandito nel luglio 1998 e l’architetta anglo-irachena Zaha Hadid lo vinse alla fine del febbraio 1999, con un progetto che occupa l’area dell’ex caserma Montello, fra via Masaccio e via Guido Reni. Il cantiere durò quasi dieci anni e il museo fu inaugurato il 28 maggio 2010.
Sono ventisettemila metri quadrati, e la prima cosa da capire è che non è un edificio fatto di stanze. È fatto di percorsi: muri di cemento curvi che si affiancano, si sovrappongono e si incrociano, e che in cinque punti si allargano a formare le gallerie. Cammina senza mappa per i primi dieci minuti e lascia che ti porti dove vuole, perché è così che è stato pensato.

Il 2 ottobre 2010, pochi mesi dopo l’apertura, il MAXXI vinse il RIBA Stirling Prize, il più importante premio di architettura britannico: era la prima volta per lo studio di Hadid, che era arrivato in finale altre tre volte senza vincere.
2. La copertura, cioè il motivo per cui le sale sembrano gallerie
Alza gli occhi, in ogni sala. Il soffitto non è un soffitto: è un sistema continuo di travi, lucernari e frangisole che corre lungo tutta la lunghezza dell’edificio e porta luce naturale regolabile fin dentro i piani alti.

Perché un museo, che di solito difende le opere dalla luce, si copre di vetro?
Perché Hadid ha progettato uno spazio che vuole essere attraversato, non contemplato da fermi. Le lame di luce seguono la direzione dei muri curvi e ti spingono avanti: la copertura è il motivo per cui, dentro, hai sempre la sensazione di essere in un passaggio e mai in una stanza. È anche la ragione per cui gli allestimenti qui sono difficili, e lo sanno tutti quelli che ci hanno lavorato.
3. La piazza, che non costa niente
Sotto i volumi a sbalzo, davanti all’ingresso, c’è una piazza pubblica in continuità con la strada. Non serve il biglietto: ci si entra e basta.
È la parte del progetto che si fa notare meno e che ha cambiato di più il quartiere, perché ha aggiunto uno spazio aperto a una zona che era una caserma chiusa. Se arrivi presto o se il museo è pieno, comincia da qui: da sotto si vede come i volumi si reggono in equilibrio, e questa lettura, dall’interno, non è possibile.
4. The Large Glass, cioè la collezione affidata a un artista
Il MAXXI ha smesso di allestire la propria collezione da solo: chiama un artista o un intellettuale esterno e gliela fa reinterpretare. L’allestimento in corso quando scrivo, in Galleria 4, si intitola The Large Glass: lo firma l’artista americano Alex Da Corte, ha aperto il 13 dicembre 2024 e chiude l’11 ottobre 2026.
Le opere non sono messe in fila per data o per movimento: sono accostate per somiglianze e rimandi, e il filo lo ha scelto Da Corte. Ci sono lavori di Francis Alÿs, Massimo Bartolini, Alighiero Boetti, Luigi Ghirri, Giuseppe Penone e Kara Walker, più materiali dell’archivio di architettura e fotografie.
Tienilo presente prima di partire: se cerchi un’opera precisa della collezione del MAXXI, controlla sul sito che sia esposta. Qui la domanda giusta non è «dov’è», è «c’è».
5. Gli archivi di architettura: Nervi, Scarpa, Aldo Rossi
La collezione di architettura è la parte del MAXXI che nessun altro museo italiano ha, e sono oltre cento fondi archivistici di architetti e ingegneri dal primo Novecento a oggi: fra questi Pier Luigi Nervi, Carlo Scarpa e Aldo Rossi.
Non sono quadri: sono disegni, schizzi, modelli, fotografie di cantiere, lettere. Quando ne trovi una selezione esposta, guarda i disegni di calcolo di Nervi, perché lì si vede una cosa rara, cioè il punto in cui l’ingegneria diventa forma. Il resto si consulta su appuntamento, al Centro Archivi di Architettura, e per una tesi o una ricerca vale il viaggio più della visita.
6. La collezione di fotografia
È la più giovane delle tre: circa duemilaquattrocento fotografie d’autore, raccolte dal 2003 attraverso commissioni, premi e campagne di acquisizione.
La logica non è comprare fotografie famose, è commissionarne di nuove su temi italiani: il paesaggio, le periferie, i cantieri, il lavoro. È il motivo per cui in questa raccolta trovi immagini che non esistono altrove, ed è anche la sezione che più spesso alimenta le mostre temporanee.
Che cosa non troverai, e perché conviene saperlo prima
Il MAXXI non ha una collezione permanente esposta in modo stabile. Le sue trecento e più opere d’arte ruotano, gli archivi si vedono a campione, e la gran parte dello spazio è occupata dalle mostre temporanee: quando pianifichi la visita, il programma delle mostre è il contenuto vero della giornata, non un contorno.
C’è poi una cosa che spiega perché di questo edificio vedi sempre le stesse due o tre fotografie. In Italia non esiste la libertà di panorama, e l’architettura di Hadid è un’opera d’autore protetta: le immagini libere degli interni e degli esterni praticamente non circolano, e quelle che trovi sono quasi tutte del museo. È anche il motivo per cui questo articolo ha meno fotografie degli altri di questa serie.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 16 settembre 2026 sul sito ufficiale del MAXXI. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. L’intero costa 15 euro in cassa e 14 euro online, e comprende tutte le mostre in corso più l’allestimento della collezione. Il ridotto costa 12 euro, 11 online, e spetta ai giovani fra i 18 e i 25 anni, ai gruppi di almeno quindici persone e ai possessori di alcune carte convenzionate. Gratuità. Entrano gratis i minori di 18 anni, le persone con disabilità, gli studenti universitari di arte e architettura dei paesi dell’Unione Europea, un insegnante ogni dieci studenti, i possessori della tessera myMAXXI e chiunque il giorno del proprio compleanno. La tessera. L’abbonamento annuale myMAXXI costa 18 euro, cioè tre euro più di un ingresso singolo: se pensi di tornare anche una sola volta, conviene. Orari. Da martedì a domenica 11:00-19:00. Chiuso il lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima. Come arrivare. Il museo è in via Guido Reni 4A. Il tram 2 da piazzale Flaminio ferma a Apollodoro, a pochi passi; la metro A più vicina è Flaminio, da cui si prende il tram. Quanto tempo prevedere. L’edificio, la piazza e l’allestimento della collezione richiedono un’ora e mezza. Metti in conto tre ore se ci sono due o tre mostre temporanee aperte, che è la norma.
Da qui in poi
Il confronto più utile è con l’altro grande museo di arte contemporanea italiana in un edificio riusato: il Madre di Napoli, dove le sale sono state commissionate agli artisti una per una. Sul lato romano, la raccolta d’arte italiana del Novecento che il MAXXI non ha è alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, a un quarto d’ora di tram.
Per orientarti fra tutti gli altri, con i giorni di chiusura, resta Musei di Roma: gli 8 imperdibili.
Crediti fotografici: atrio del MAXXI di Alessio Lin (CC0); copertura di Elenuar58 (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons; ingresso di Jean-Pierre Dalbéra (CC BY 2.0).
