A venticinque minuti a piedi dal centro di Cagliari c’è una collina di calcare bianco bucata da centinaia di pozzi rettangolari. Non sono cave e non sono cisterne: sono tombe, e sono così tante che il colle sembra una spugna vista da vicino.

Tuvixeddu è la più estesa necropoli punica del Mediterraneo, e ci si entra gratis, senza biglietto, senza prenotazione e senza guida. È anche il posto meno visitato della città, il che è strano, perché non esiste niente di simile altrove: Cartagine è quasi tutta sotto la Tunisi moderna, e le necropoli puniche di Sicilia sono molto più piccole.

Attenzione: l’anfiteatro romano di Cagliari, che molte guide mettono nello stesso itinerario, è chiuso alle visite. Trovi la situazione aggiornata, con le fonti, nel penultimo capitolo.

la collina calcarea di tuvixeddu a cagliari con i pozzi rettangolari delle tombe puniche scavati nella roccia

Come è fatta una tomba a pozzo

Che cosa stai guardando, esattamente, quando ti affacci su una di quelle aperture? Una tomba a pozzo, che è il tipo di sepoltura standard del mondo punico e funziona in due tempi.

Prima si scavava nel calcare un pozzo verticale a sezione rettangolare, profondo da due metri e mezzo a undici, con delle pedarole intagliate nelle pareti opposte: sono gli appoggi per i piedi che permettevano a un uomo di scendere e risalire. In fondo al pozzo si apriva poi, di lato, una camera funeraria chiusa da una lastra di pietra.

Dentro la camera si deponeva il morto, di solito uno o due per tomba, con il suo corredo: vasi, amuleti, gioielli, uova di struzzo dipinte, rasoi di bronzo. Poi il pozzo veniva riempito di terra e pietrame, e in superficie non restava quasi niente.

Questo spiega la cosa che stupisce di più. Quello che vedi oggi non è come appariva la necropoli: allora era una collina di terra battuta, non un colabrodo. I pozzi sono aperti perché sono stati svuotati, dagli scavi ottocenteschi in poi.

I numeri, e la battaglia per salvare la collina

la necropoli di tuvixeddu vista dall alto con le tombe scavate nella roccia e la citta sullo sfondo

Le sepolture note a Tuvixeddu sono 1.793, e vanno dal sesto secolo avanti Cristo al primo dopo Cristo, cioè coprono l’intera vita della Cagliari cartaginese e il suo passaggio a Roma. Di quelle sepolture, 1.571 sono state salvate dall’edilizia. La differenza fra i due numeri è la storia degli ultimi cent’anni.

Perché una necropoli di questa importanza è finita fra i palazzi? Perché dista un chilometro e mezzo dal centro di una città in crescita, su una collina con vista, e per decenni quel terreno è stato considerato edificabile. Cave di calcare, una fabbrica di calce, villini, e più tardi progetti residenziali si sono mangiati pezzi di colle finché la questione non è diventata una delle vertenze ambientali più lunghe della Sardegna.

Oggi il colle è un parco pubblico di circa tre ettari e mezzo, e mentre ci cammini vedi il conflitto: i muri delle case affacciati sulle tombe, la recinzione che taglia il pianoro, una torre della calce lasciata in piedi come reperto industriale.

Le tombe dipinte, che nel mondo punico quasi non esistono

La cosa più rara di Tuvixeddu non si vede dal sentiero, perché si nasconde in fondo ai pozzi: alcune camere hanno le pareti dipinte, e sono fra le pochissime del mondo punico ad averle.

Le pitture risalgono al quarto e terzo secolo avanti Cristo e usano un repertorio di motivi che viene dall’Egitto passando per Cartagine: fregi di palmette intrecciate e fiori di loto, bande di ocra rossa, motivi geometrici, e gorgoni con la faccia frontale, messe lì per allontanare il male.

Due tombe hanno un nome proprio. La tomba dell’Ureo lo prende dal serpente egizio a quattro ali dipinto sulla parete di fondo, in mezzo al fregio, affiancato da fiori di loto e da due gorgoni. La tomba del Combattente deve il suo alla figura di un guerriero dipinto, che gli archeologi hanno proposto di identificare con il dio Sid, il liberatore da ogni male.

Sono chiuse da griglie e non si visitano liberamente: quello che si vede in superficie è la struttura, non la decorazione. Vale la pena saperlo prima, per non cercare invano.

Cosa si vede davvero camminando

una tomba punica scavata nella roccia a tuvixeddu con l ingresso della camera funeraria

Il parco è attrezzato con percorsi, panchine e servizi, e non ha audioguide né visite guidate di serie. È una passeggiata archeologica da fare con calma, e queste sono le cose da cercare.

I pozzi allineati, prima di tutto: guarda come sono orientati e quanto sono vicini, perché rivelano che la necropoli era organizzata per settori e non cresciuta a caso. Poi le pedarole nelle pareti dei pozzi meglio conservati, che sono la cosa più umana del posto: qualcuno le ha usate per calarsi. Poi i riusi romani, cioè le tombe puniche allargate o trasformate in età imperiale, perché quando Roma prese Cagliari il cimitero non venne abbandonato ma continuato.

E infine la cava romana sul fianco del colle: gli stessi romani che seppellivano qui tagliavano anche la pietra per costruire in città. Vita e morte sulla stessa collina.

La Grotta della Vipera: una storia d’amore incisa nella roccia

la facciata scavata nella roccia della grotta della vipera a cagliari con il timpano scolpito e la camera buia

Duecento metri più in basso, sul viale Sant’Avendrace, la parete di roccia si apre in una facciata scolpita con un frontone e una cornice: è la Grotta della Vipera, un ipogeo funerario romano del primo o secondo secolo dopo Cristo. Il nome viene dalle due vipere scolpite sul timpano.

La tomba la fece scavare Lucio Cassio Filippo per la moglie Atilia Pomptilla, e la cosa che la rende unica non è l’architettura: sono le iscrizioni. Sulle pareti sono incisi componimenti poetici in greco e in latino, che il marito dedicò alla moglie morta.

Secondo il racconto che quelle poesie tramandano, Filippo era stato colpito da una febbre malarica e Pomptilla chiese agli dèi di prendere la sua vita al posto di quella del marito. Lui guarì, lei morì, e lui le fece questo.

La storia è stata ripetuta per secoli, e sarebbe ingenuo prenderla per cronaca: le epigrafi funerarie romane sono un genere letterario, con le sue convenzioni e le sue esagerazioni. Ma è comunque un documento raro, perché quasi tutta la poesia funeraria antica che ci è arrivata è anonima, e questa ha due nomi e un luogo.

L’anfiteatro romano, e perché non ci puoi entrare

Qui serve una nota lunga, perché la situazione è confusa e ti fa perdere una mattinata.

L’anfiteatro romano di Cagliari, scavato nella roccia viva sul versante di Buoncammino e capace di diecimila spettatori, è chiuso alle visite dal 2011, quando furono rimosse le strutture di ferro e legno montate dal 2000 per i concerti. La giunta comunale ha annunciato una riapertura parziale per visite guidate entro la fine dell’estate 2026, su tre percorsi, con fondi già stanziati; un’apertura era stata promessa anche per l’estate del 2025 e non è avvenuta.

Il problema è che la pagina istituzionale del Comune continua a pubblicare orari e tariffe come se il monumento fosse aperto, con l’ultimo aggiornamento dichiarato a dicembre 2025: chi la legge parte convinto di poter entrare.

La regola pratica: prima di andarci telefona allo 070 6777900, il numero della biglietteria dei monumenti comunali, e fatti dire se le visite sono partite. Da fuori, dal belvedere di viale Fra Ignazio, la conca dell’anfiteatro si vede comunque.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 7 settembre 2026 sulle pagine dei monumenti del Comune di Cagliari, aggiornate il 12 dicembre 2025, e sulla cronaca locale del 2026 per lo stato dell’anfiteatro. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Tuvixeddu. L’ingresso al parco è libero e gratuito. Gli ingressi sono in via Falzarego 49 e in via Is Maglias, con parcheggio adiacente a entrambi. Il parco apre presto e chiude a sera, con orari che variano per stagione, indicativamente dalle 6:00 alle 21:00 in inverno e fino alle 22:00 in estate. Ci sono servizi igienici e percorsi accessibili; i cani vanno tenuti al guinzaglio.

Grotta della Vipera. L’intero costa 3 euro, il ridotto 2 euro per studenti fino a 26 anni, over 65 e gruppi di almeno quindici persone, e 1 euro per le scolaresche. Entrano gratis i bambini fino a sei anni, le persone con disabilità e il loro accompagnatore.

Orari della Grotta. Apre tutti i giorni 10:00-17:00 dal 1° ottobre al 27 aprile, e 10:00-13:00 e 15:00-19:00 dal 28 aprile al 30 settembre, con l’ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Non serve prenotare.

Il biglietto cumulativo. Un biglietto da 8 euro valido sette giorni comprende sei monumenti comunali, fra cui la Grotta della Vipera e la Torre dell’Elefante. Attenzione: due delle sei voci, l’anfiteatro romano e la Galleria dello Sperone, oggi non si visitano.

Come arrivare. Da piazza Yenne si cammina venticinque minuti verso ovest, oppure si prende un autobus per Sant’Avendrace. La Grotta della Vipera è sul viale Sant’Avendrace, a duecento metri dall’ingresso di via Is Maglias.

Quanto tempo chiede. Due ore e mezza per il parco e la Grotta insieme. Un’ora e mezza se cammini solo sul pianoro principale della necropoli.

Come incastrarli nella giornata

Tuvixeddu e la Grotta della Vipera sono fuori dal circuito del centro e chiedono una mezza giornata dedicata, meglio la mattina: il colle è calcare bianco senza ombra, e nel pomeriggio d’estate diventa una piastra.

L’ordine che funziona è dal basso verso l’alto: prima la Grotta della Vipera, che è a pagamento e ha orari, poi il parco, che chiude tardi. In questo modo un ritardo non ti fa perdere l’unica cosa con la biglietteria.

I corredi che uscivano da queste tombe sono esposti al Museo Archeologico Nazionale, e vedere le due cose nello stesso viaggio cambia entrambe. In città ti aspettano poi la cattedrale di Santa Maria con il suo santuario dei martiri e la basilica di San Saturnino, che sorge anch’essa sopra una necropoli, cinque secoli più tarda di questa.

La necropoli è la tappa che vuole scarpe comode e nessuna fretta: dove infilarla senza sacrificare il resto è in cosa vedere a Cagliari in due giorni.

Fotografie: le tombe a pozzo di Crimao, la necropoli dall’alto di Dietrich Steinmetz, la tomba punica di Cellin e la Grotta della Vipera di Giulianofigus, tutte CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons.