La facciata che vedi in piazza Palazzo sembra romanica pisana e ha meno di cent’anni. È del 1930, e chi lo scopre di solito si sente preso in giro.
Il giudizio andrebbe rovesciato, e questo articolo serve a spiegare perché. La cattedrale di Santa Maria ha davvero un’origine pisana, documentata nel Duecento, e dentro conserva due oggetti che nessun rifacimento ha toccato: un ambone scolpito per il duomo di Pisa nel 1162 e una cripta interamente scavata nella roccia nel Seicento, con centosettantanove nicchie di marmo e una regina di Francia sepolta dentro.
La facciata è la parte meno interessante di tutto l’edificio, e paradossalmente è quella che tutti fotografano.

Una facciata del 1930, e perché non è un falso
Che cosa c’era prima? Una facciata barocca del Settecento, che nell’Ottocento venne giudicata incoerente con l’origine medievale della chiesa. Nel 1930 fu sostituita da quella attuale, neoromanica, su disegno dell’architetto Francesco Giarrizzo, in calcare locale, con la scritta a lettere maiuscole che dedica la chiesa a Santa Maria Regina dei Sardi.
Guardala per quello che è: una ricostruzione dichiarata, non un travestimento. Gli archetti, le loggette a colonnine e i tre portali con le lunette a mosaico citano il romanico pisano di Lucca e di Pisa, cioè il linguaggio che la chiesa aveva davvero quando fu fondata. A sinistra resta il campanile duecentesco, con le bifore e gli archetti pensili, che è materiale vero e serve da termine di paragone.
Il rimprovero sensato non è che sia finta, ma che sia asciutta: la pietra è chiara, uniforme, senza le sorprese di una facciata cresciuta per aggiunte.
Il portale pisano del transetto, che quasi nessuno gira a vedere

Fai il giro dell’edificio, sul lato del transetto destro. Qui c’è un portale del Tre e Quattrocento che nessun rifacimento ha toccato, incassato in una parete costruita con materiale di reimpiego: conci di epoche diverse, un architrave antico e, murato lì accanto, un sarcofago romano.
Questo pezzo di muro racconta la vera storia dell’edificio meglio della facciata. Una cattedrale medievale non nasceva da un progetto: si costruiva con quello che c’era, e quello che c’era a Cagliari erano le rovine della città romana. Il sarcofago non è un’opera esposta, è un blocco di pietra riusato perché era già squadrato.
I pergami di Maestro Guglielmo: come un ambone di Pisa è finito qui

Appena entri, voltati verso la porta da cui sei passato. Ai due lati del portale ci sono due pulpiti di marmo scolpiti a rilievo, sostenuti da colonne di marmo colorato: sono i pergami di Maestro Guglielmo, ed è il pezzo di scultura romanica più importante della Sardegna.
Non sono stati fatti per Cagliari. Guglielmo li scolpì come un ambone unico per il duomo di Pisa: l’opera fu commissionata nel 1158 e finita nel 1162. Restò a Pisa un secolo e mezzo, poi la cattedrale pisana si dotò del pulpito nuovo di Giovanni Pisano e quello vecchio diventò ingombrante. Nel 1312 i pisani lo mandarono a Cagliari, che era loro dominio.
Qui è successa la cosa che oggi ci fa impressione: per adattarlo allo spazio, l’ambone è stato segato in due e le due metà sono state montate ai lati della porta. Non è un restauro moderno, è un intervento antico, e non ha ricomposizione possibile.
Come si leggono le storie scolpite

Avvicinati e guarda una fascia per volta, perché i rilievi si leggono in sequenza come una striscia disegnata. Ci sono l’Annunciazione e la Visitazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi con il ritorno dei Magi ai loro paesi, la Presentazione al tempio, il Battesimo di Cristo, l’Ultima cena, il bacio di Giuda, le pie donne al sepolcro con i soldati addormentati, la Trasfigurazione e l’Ascensione.
Nell’Ultima cena, qui sopra, guarda come Guglielmo risolve un problema tecnico: la tavola è vista di lato ma i commensali sono allineati frontalmente, uno accanto all’altro, perché ogni faccia deve restare leggibile da sotto. Il rilievo è basso, i panneggi sono a solchi paralleli, le teste sono grandi rispetto ai corpi.
Non è ingenuità. È scultura pensata per essere guardata da lontano e dal basso, in una chiesa buia, da persone che quelle storie le conoscevano già e dovevano solo riconoscerle.
I leoni, che adesso stanno da un’altra parte
L’ambone originale poggiava su leoni stilofori, cioè leoni di marmo che reggevano le colonne, ed è un motivo che si ritrova in mezza Italia romanica. Quando l’opera fu divisa, i leoni furono staccati.
Oggi stanno alla base del presbiterio, in fondo alla chiesa, dove fanno da decorazione a un altare che non è il loro. Cercali, perché sono la parte più bella dell’insieme e nessuno li collega ai pulpiti da cui vengono.
Il santuario dei martiri: la cripta scavata nella roccia

Scendi la scala che si apre davanti al presbiterio, e la chiesa cambia. Il santuario dei martiri è la ragione per cui vale la pena entrare in questa cattedrale, e non compare quasi mai nelle fotografie che circolano.
È un ambiente interamente scavato nella roccia per volere dell’arcivescovo Francisco de Esquivel, inaugurato il 27 novembre 1618. Ogni superficie è lavorata: la volta a botte è coperta di rosoni e punte di diamante intagliati nella pietra, e le pareti sono foderate da centosettantanove nicchie di marmo, ognuna con il rilievo di un santo, distribuite su tre cappelle.
Che cosa c’è dentro? Le reliquie dei martiri cagliaritani, riportate alla luce a partire dal 1614 durante gli scavi nelle chiese della città, in una stagione in cui Cagliari e Sassari si contendevano il primato ecclesiastico dell’isola a colpi di ossa e di documenti. Questa cripta è il monumento di quella gara: una macchina barocca costruita per dimostrare che i santi erano qui.
E la gara ha lasciato il segno anche sulle reliquie. Diversi studi ritengono che parte di quei ritrovamenti seicenteschi sia un falso, prodotto proprio dalla contesa con la chiesa di Torres: un dettaglio che non toglie niente alla cripta e spiega perché sia così grande.
Nella cappella di sinistra c’è un sarcofago romano riusato, ritrovato nel 1621 nella basilica di San Saturnino. Le fonti non concordano su quali reliquie contenga oggi, quindi guardalo per quello che è: una cassa pagana del secondo secolo trasformata in altare cristiano.
Una regina di Francia sepolta a Cagliari

Nella cappella di destra c’è una tomba che non ti aspetti: quella di Maria Giuseppina di Savoia, moglie di Luigi XVIII e quindi regina di Francia, traslata qui nel 1811.
Come ci è finita? Perché quando Napoleone prese il Piemonte, i Savoia si rifugiarono proprio in Sardegna, e Cagliari fu per anni la capitale di quello che restava del loro regno. Maria Giuseppina morì in Inghilterra e la sua salma fu portata nell’isola che aveva ospitato la famiglia. Nella cappella di sinistra, per la stessa ragione, c’è il mausoleo di Carlo Emanuele di Savoia, scolpito da Antonio Cano nel 1799.
È la deviazione storica che rende questa cripta un posto strano: sotto una cattedrale pisana, in una stanza barocca scavata nel calcare, riposa una corte francese in esilio.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 7 settembre 2026 sul sito ufficiale della cattedrale di Cagliari, che ha aggiornato gli orari il 17 aprile 2026, e sul portale Cagliari Turismo del Comune. Orari e calendari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Ingresso. La cattedrale ha ingresso libero e non chiede prenotazione. Anche il santuario dei martiri si visita gratis, ed è compreso nella visita alla chiesa.
Orari. La cattedrale apre 9:00-20:00 nei giorni feriali, e 8:00-13:00 e 16:00-20:30 nei giorni festivi.
Il campanile. La salita costa 3 euro e si fa da lunedì a sabato 10:30-16:00. Sono centotrentasette gradini di legno, e per ragioni di sicurezza non è consentita ai minori di dieci anni.
Attenzione: questa è una parrocchia in funzione. Durante le messe, i matrimoni e i funerali la visita si interrompe, e la discesa alla cripta può essere chiusa. Le messe feriali sono alle 19:00, quelle festive alle 9:00, 10:30, 12:00 e 19:00.
Come arrivare. La cattedrale è in piazza Palazzo, nel quartiere Castello, a cinque minuti a piedi dalla Cittadella dei Musei e a dieci dal Bastione di Saint Remy. Alla piazza si arriva senza gradini dal lato di via Fossario; davanti alla facciata c’è invece una scalinata.
Quanto tempo chiede. Quaranta minuti fermandosi ai pergami e alla cripta, un’ora e un quarto salendo anche sul campanile.
Come incastrarla nella giornata
La cattedrale non chiude mai in settimana ed è gratis, quindi è la tappa che si adatta a tutto il resto. L’unico vincolo è il campanile, che chiude alle 16:00 e resta chiuso la domenica.
A cinque minuti di salita ci sono il Museo Archeologico Nazionale e la Pinacoteca Nazionale, che condividono un biglietto solo. Il sarcofago della cripta viene dalla basilica di San Saturnino, che è fuori dalle mura e chiude alle 15:30, mentre la Cagliari precristiana si vede alla necropoli di Tuvixeddu.
L’itinerario completo dei due giorni è nella guida su cosa vedere a Cagliari.
Crediti fotografici: facciata di Holger Uwe Schmitt (CC BY-SA 4.0); le altre di Sailko, CC BY 3.0. Tutte da Wikimedia Commons.
