Ci sono due modi di guardare San Petronio, e portano a due articoli diversi. Il primo è dal basso, in piazza Maggiore, e riguarda una facciata che si interrompe a metà. Il secondo è dal pavimento, dentro la navata sinistra, e riguarda una linea di marmo lunga 67 metri che per due secoli è stata lo strumento astronomico più preciso d’Europa.

Sono la stessa storia raccontata due volte. È la storia di una città che ha voluto costruire la chiesa più grande della cristianità, non ce l’ha fatta, e con lo spazio che le restava ha fatto qualcos’altro.

Nella basilica si entra gratuitamente. Le informazioni pratiche sono in fondo, con la data in cui le ho verificate.

Il progetto che avrebbe superato San Pietro

Il cantiere comincia nel 1390, e non lo apre un vescovo: lo apre il Comune. San Petronio nasce come chiesa civica, costruita con il denaro pubblico e dedicata al patrono della città, e questo spiega perché guardi la piazza invece del palazzo del vescovo.

Il progetto attribuito ad Antonio di Vincenzo prevedeva una croce latina di dimensioni enormi: alcune ricostruzioni la danno più lunga della basilica vaticana. Non fu mai realizzata. Dopo tre secoli di lavori, e dopo aver costruito le sole navate senza il transetto, il cantiere si fermò: oggi San Petronio misura 132 metri di lunghezza per 60 di larghezza, resta la chiesa gotica in mattoni più grande del mondo ed è la quarta chiesa d’Italia per dimensioni, ma è un frammento del progetto.

Il motivo per cui si fermò è ancora discusso. La spiegazione tradizionale è che papa Pio IV, nel Cinquecento, dirottò i fondi verso il vicino Archiginnasio per impedire che una chiesa comunale superasse San Pietro. Le ragioni tecniche e finanziarie, meno romanzesche, bastano da sole: una struttura di quelle dimensioni in laterizio, senza contrafforti in pietra, poneva problemi che il Quattrocento bolognese non sapeva risolvere.

la facciata della basilica di san petronio in piazza maggiore a bologna

La facciata: dove guardare, e cosa vedere che manca

La facciata è il punto in cui questa storia diventa visibile a chiunque, senza bisogno di saperla.

Il rivestimento in marmo rosa di Verona e bianco d’Istria copre il primo terzo, disegnando i tre portali e le specchiature; poi si interrompe con un taglio netto, e sopra continuano venti metri di mattone nudo. Non è una rovina e non è un degrado: è il livello a cui il denaro è finito, congelato dal Cinquecento.

Fra il Cinquecento e il Seicento la città bandì concorsi per completarla, e ci provarono nomi grossi: Giulio Romano, Vignola, Palladio, Baldassarre Peruzzi. Nessun progetto fu costruito. I disegni si conservano nel museo della basilica, ed è una collezione che vale la visita da sola: sono le facciate che San Petronio non ha avuto.

Sul portale centrale c’è invece qualcosa che è stato finito, e benissimo. Sono i rilievi di Jacopo della Quercia, scolpiti fra il 1425 e il 1438: nelle formelle dello stipite corre il Genesi, con una Creazione di Adamo e una Cacciata dal Paradiso che Michelangelo studiò venendo a Bologna, e che si vedono nella volta della Sistina settant’anni dopo.

il portale mediano di san petronio con la lunetta e i rilievi di jacopo della quercia

La meridiana di Cassini, che serviva a misurare l’anno

Entrando, sul pavimento della navata sinistra, corre una striscia di marmo con numeri incisi. Quasi tutti la scavalcano.

È la meridiana di Giovanni Domenico Cassini, tracciata nel 1655 e restaurata dallo stesso Cassini nel 1695. Funziona così: un foro nella volta, a circa 27 metri di altezza, lascia entrare un raggio di sole che a mezzogiorno cade sulla linea. La posizione del punto luminoso lungo i 67 metri dice il giorno dell’anno, perché l’altezza del sole cambia con le stagioni.

Il punto non è la curiosità, è l’uso. Cassini stava misurando l’obliquità dell’eclittica e la durata dell’anno tropico, e la lunghezza della linea gli dava una precisione che nessun quadrante murale poteva dare: più lungo lo strumento, più piccolo l’errore relativo. Con questa meridiana e con le sue successive misurazioni, l’astronomia del Seicento arrivò a stabilire che l’anno non è di 365 giorni e un quarto esatti, e a confermare che l’orbita della Terra non è circolare.

Una curiosità: Cassini scelse San Petronio proprio perché era incompiuta. Gli serviva una navata lunghissima, alta, senza transetto che interrompesse il pavimento e con un muro dove aprire il foro. Il fallimento del cantiere gli ha regalato lo strumento.

Andandoci verso mezzogiorno, il raggio si vede. Poco prima delle 13 in ora legale, per essere precisi, perché la meridiana segna il mezzogiorno solare locale e non quello dell’orologio.

la meridiana di cassini sul pavimento della navata di san petronio a bologna, con i numeri incisi nel marmo

La navata, e come si guarda una chiesa in mattoni

L’interno spiazza chi arriva da chiese toscane o romane. Non c’è marmo alle pareti, non c’è oro nella volta: ci sono pilastri in laterizio a fascio, con capitelli in arenaria bianca, e archi acuti altissimi che alternano il rosso del mattone al bianco della pietra.

Il ritmo è quello del gotico italiano, cioè ampio invece che vertiginoso: le campate sono larghe, e l’occhio corre in lunghezza invece che verso l’alto come farebbe in una cattedrale francese. Le ventidue cappelle laterali sono tutte quadrate e tutte della stessa dimensione, chiuse da transenne di marmo o da cancellate di ferro, e sono il vero museo della basilica: dentro ci sono opere che coprono cinque secoli.

Sul soffitto e nelle vele, invece, non cercare niente: le volte sono intonacate e nude. Anche questo è un effetto del cantiere interrotto.

la navata della basilica di san petronio a bologna, con i pilastri in laterizio e gli archi acuti

La cappella Bolognini e l’Inferno di Giovanni da Modena

Fra le ventidue cappelle una va cercata di proposito, ed è la quarta della navata sinistra: la cappella dei Re Magi, detta Bolognini dal mercante che la fece decorare intorno al 1410.

Le pareti portano un ciclo di affreschi di Giovanni da Modena che sta fra le cose più impressionanti del gotico tardo italiano. Su una parete c’è il Paradiso, sull’altra l’Inferno, ed è l’Inferno la ragione per cui si entra: un Lucifero enorme al centro, con tre bocche che masticano dannati, e attorno una tassonomia dettagliatissima di supplizi organizzati per peccato, in cui si riconoscono usurai, sodomiti, avari e simoniaci.

La cosa che colpisce uno storico dell’arte è quanto sia dantesco: il ciclo è di un secolo dopo la Commedia e ne segue la geografia morale, non quella dei bestiari medievali. È una delle prime volte in cui l’Inferno dipinto smette di essere un catalogo di mostri e diventa un ordinamento.

Attenzione: la cappella si visita con il biglietto che comprende anche le cappelle di San Sebastiano e di San Vincenzo Ferrer, e costa cinque euro.

la cappella bolognini nella basilica di san petronio a bologna, con gli affreschi di giovanni da modena

l inferno affrescato da giovanni da modena nella cappella bolognini, con lucifero al centro

Il museo, che è gratuito e quasi nessuno visita

In fondo alla navata destra c’è l’ingresso al museo della basilica, e l’ingresso è libero.

Dentro stanno i disegni e i modelli in legno delle facciate mai costruite, cioè la documentazione di quattro secoli di tentativi; i corali miniati; le oreficerie; e i modelli lignei del progetto originario, che permettono di vedere quanto grande sarebbe stata la chiesa completa. Se la storia della facciata ti ha incuriosito, questa è la stanza in cui si chiude.

il frontespizio del trattato di cassini sulla meridiana di san petronio, stampato nel 1695

Informazioni pratiche

Dati verificati il 1° settembre 2026 sul sito ufficiale basilicadisanpetronio.org. Gli orari possono cambiare per le celebrazioni: durante le funzioni la visita turistica è limitata.

Biglietti. Nella basilica si entra gratuitamente, e gratuito è anche l’ingresso al museo. Il biglietto per le tre cappelle visitabili (Re Magi, San Sebastiano, San Vincenzo Ferrer) costa 5 euro l’intero; il ridotto costa 3 euro e spetta agli 11-18 anni, agli over 65, ai gruppi con guida e ai gruppi universitari. Le scolaresche pagano 2 euro. Entrano gratis i bambini fino a 10 anni, le persone con disabilità e i religiosi.

Orari. La basilica è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00, con ultimo ingresso alle 17.50. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.30.

Attenzione: la terrazza panoramica è chiusa in via definitiva. La basilica dichiara che «a seguito della conclusione dei lavori di restauro la terrazza panoramica è stata chiusa definitivamente». Se trovi in vendita un tour che la include, l’offerta è vecchia: verificalo prima di pagare.

Gratuità. L’accesso alla basilica e al museo è sempre libero.

Come arrivare. La basilica è sul lato sud di piazza Maggiore, a quindici minuti a piedi dalla stazione di Bologna Centrale lungo via dell’Indipendenza, tutta porticata.

Quanto tempo. La basilica con il museo richiede un’ora, e serve mezz’ora in più se aggiungi le tre cappelle. Se vieni per la meridiana, conviene arrivare intorno a mezzogiorno solare, che d’estate cade poco prima delle 13.

Prenotazione. Serve solo per i gruppi da quindici persone in su.

Se stai costruendo un itinerario più ampio, San Petronio è la prima tappa in Cosa vedere a Bologna in 2 giorni. Per le altre due grandi stratificazioni bolognesi, ci sono Santo Stefano e le Sette Chiese e la Pinacoteca Nazionale, dove sta il Polittico di Giotto. E c’è un legame che vale la pena conoscere: una volta all’anno l’icona bizantina del santuario di San Luca scende in processione e resta esposta per una settimana proprio qui, in San Petronio.

Crediti fotografici: facciata di San Petronio di GiorgioGaleotti, meridiana e navata di Rosapicci, portale di Jacopo della Quercia e cappella Bolognini di Fabrizio Garrisi e Yair Haklai e Inferno di Giovanni da Modena di Fabrizio Garrisi (CC BY-SA 4.0); frontespizio del trattato di Cassini di pubblico dominio. Tutte da Wikimedia Commons.