Bologna ha 62 chilometri di portici e dal 2021 sono patrimonio UNESCO, ma se ne devi camminare uno solo cammina questo. Parte dal Meloncello, sale il colle della Guardia e arriva a un santuario: le arcate sono tradizionalmente 666, il percorso completo misura circa 3,6 chilometri, i gradini sono 489 e il dislivello è di circa trecento metri, tutto al coperto.

È il portico più lungo del mondo, e non è un record costruito per essere un record: è un’opera di ingegneria devozionale, pagata arco per arco dai cittadini bolognesi fra Seicento e Settecento, che serviva a portare in città un’icona sotto la pioggia senza bagnarla.

E oggi ha una funzione in più che nessuno aveva previsto. Da quando le due torri sono chiuse per il cantiere della Garisenda, che va avanti fino al 2028, la cupola del santuario è il punto da cui si guarda Bologna dall’alto. L’ingresso è gratuito, e le informazioni pratiche sono in fondo.

Perché esiste un portico di tre chilometri e mezzo

L’origine è un’icona e un problema logistico.

Nel santuario in cima al colle si conserva una tavola bizantina della Madonna con Bambino, che la tradizione attribuisce a san Luca evangelista e che le fonti documentano sul colle dal XII secolo. Dal 1433 quell’icona scende in città una volta all’anno, in processione, e resta esposta in San Petronio per una settimana: la processione nacque per invocare la fine di piogge che stavano distruggendo i raccolti, e da allora non si è mai interrotta.

Il problema era che la processione si faceva in primavera, su una strada di campagna in salita, con una tavola dipinta del Duecento in mano. Nel 1674 la città cominciò a costruire un portico continuo che coprisse tutto il percorso, dalla porta Saragozza alla cima. Il cantiere proseguì per tutto il Settecento.

Il finanziamento è la parte che dice di più su Bologna: ogni arco fu pagato da una famiglia, da una corporazione, da una confraternita o da un privato, e molti archi portano ancora lo stemma o l’iscrizione di chi li ha pagati. Non fu un’opera del principe, fu una colletta lunga più di un secolo.

gli archi del portico di san luca a bologna, in salita

I numeri, e le arcate tradizionalmente dette 666

I numeri di questo portico circolano in versioni diverse, e conviene fissarli.

Il percorso completo da porta Saragozza al santuario misura circa 3.600 metri, ed è la cifra che dà il Comune di Bologna; dal Meloncello la salita supera i due chilometri. Sul numero delle arcate, invece, il Comune stesso è prudente: scrive che «c’è chi dice 666 archi, ma in realtà il numero è leggermente inferiore, e dipende da come si contano». I 489 gradini e i circa 300 metri di dislivello sono invece dati stabili. Lungo il percorso ci sono quindici cappelle, che scandiscono i Misteri del Rosario e servivano da tappe della processione.

Sul numero 666 si è costruita, come era prevedibile, una letteratura esoterica: il numero della Bestia dell’Apocalisse messo sulla strada di un santuario mariano, letto come il serpente schiacciato dalla Vergine. È una lettura tradizionale, non un dato costruttivo, e cade proprio sul numero: se il conteggio reale è leggermente inferiore a 666, come dice il Comune, il simbolismo resta senza il suo numero.

Una curiosità: il conteggio esatto è comunque discusso ancora oggi, perché dipende da come si contano gli archi in corrispondenza delle cappelle e delle interruzioni. Chi li ha contati a piedi riporta cifre che oscillano di qualche unità.

la volta e la sequenza di archi del portico di san luca a bologna visti dall interno

Il portico del Meloncello, dove la salita comincia

Il punto in cui il portico pianeggiante diventa quello in salita è un’architettura a sé, e vale una sosta prima di partire.

L’arco del Meloncello fu costruito nel 1718 su progetto di Carlo Francesco Dotti, l’architetto che avrebbe poi rifatto il santuario in cima. È un cavalcavia barocco che scavalca la strada e collega i due tratti di portico, con una scenografia curva e una scalinata: serve a risolvere un problema pratico, cioè attraversare una via carrabile senza interrompere il coperto, e Dotti lo risolve con la grammatica del barocco teatrale.

Da lì in poi si sale, e la salita è regolare: nessuno strappo, gradini bassi, e sempre l’ombra. In un’ora di passo tranquillo si è in cima.

l arco del meloncello a bologna, il cavalcavia barocco di carlo francesco dotti

Il santuario, e la tavola che scende in città

Il santuario che si raggiunge è settecentesco, ricostruito fra il 1723 e il 1757 dallo stesso Carlo Francesco Dotti su una chiesa precedente, e ha una pianta ellittica con una cupola che si vede dalla pianura.

Dentro, l’altare maggiore ospita l’icona della Madonna di San Luca, la tavola bizantina attorno a cui tutto questo è stato costruito. È piccola, molto più piccola di quanto la scenografia lascerebbe pensare, e questo scarto fra il contenitore e il contenuto è la cosa che più colpisce arrivando: tre chilometri e mezzo di portico, una cupola, una facciata, per una tavola che si tiene in due mani.

Da guardare, oltre all’icona: la decorazione barocca dell’ellisse, e nella sacrestia le opere di Guido Reni e del Guercino, che sono i due nomi grossi della pittura bolognese del Seicento.

il santuario della madonna di san luca sul colle della guardia a bologna

l interno settecentesco del santuario di san luca a bologna

La cupola, e il panorama che sostituisce le torri

Il santuario permette di salire alla cupola, e questa è la ragione pratica per cui questo articolo esiste in questo momento.

Da lassù si vede Bologna intera dall’alto: la macchia rossa del centro storico, le due torri che spuntano dai tetti, la pianura che si stende a nord fino a perdersi, e alle spalle i primi rilievi dell’Appennino. Nei giorni di aria pulita, cioè quasi mai in estate e spesso in inverno, la vista arriva molto lontano.

Fino al 2023, chi voleva questo panorama saliva la Torre degli Asinelli. Oggi non si può: la Garisenda è chiusa dal 2023 e l’Asinelli è chiusa per il cantiere che le sta attorno, con lavori dichiarati fino al 2028. La cupola di San Luca e la Torre dell’Orologio di Palazzo d’Accursio sono le due alternative rimaste, e questa è la più bella delle due.

Attenzione: la cupola ha orari propri, più stretti di quelli della basilica, e la domenica apre più tardi. Li trovi in fondo.

il panorama su bologna e la pianura visto dal colle della guardia

Come si affronta la salita

Tre modi, in ordine di quanto li consiglio.

A piedi, tutto il portico. È il modo giusto, ed è più facile di come suona: i gradini sono bassi e distribuiti, l’ombra è continua e ci si può fermare in qualsiasi punto. Un’ora abbondante in salita, quaranta minuti in discesa. Con bambini funziona, perché il coperto elimina il problema del sole.

Con l’autobus fino al Meloncello, poi a piedi. Taglia il tratto pianeggiante dentro la città, che è il meno interessante, e lascia intatta la salita. È la scelta che farei con poco tempo.

Con la navetta fino in cima. C’è un servizio che porta al santuario chi non può o non vuole camminare. Va detto che così si perde il portico, che è il monumento.

Sul quando: la mattina presto è il momento migliore, per la luce sulla pianura e perché d’estate trecento metri di dislivello nel primo pomeriggio sono una fatica evitabile anche all’ombra.

la salita coperta del portico di san luca verso il colle della guardia

Informazioni pratiche

Dati verificati il 1° settembre 2026 incrociando le informazioni del santuario e del portale dei portici del Comune di Bologna. Gli orari del santuario dipendono dalle celebrazioni e cambiano fra estate e inverno: ricontrollali prima di partire, e in particolare quelli della cupola.

Biglietti. L’ingresso al portico e al santuario è gratuito. La salita alla cupola è compresa.

Orari. La basilica è aperta tutti i giorni dalle 7.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.00, con chiusura alle 19.00 nel periodo estivo. La cupola si visita dal lunedì al sabato dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.30, la domenica dalle 12.00 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.30.

Il portico non ha orari: è una strada pubblica coperta e si percorre a qualsiasi ora. Di notte è illuminato solo in parte.

Come arrivare. Il portico comincia in centro, a porta Saragozza, e il tratto in salita parte dal Meloncello, che si raggiunge con gli autobus urbani dal centro in una quindicina di minuti. Da lì la salita è tutta pedonale e coperta. Chi arriva in auto trova parcheggio in cima, ma la strada carrabile è stretta e nei fine settimana è affollata.

Quanto tempo. Un’ora e un quarto per salire con calma, quaranta minuti per scendere, mezz’ora per il santuario e la cupola. In totale è mezza giornata, e conviene contarla come tale invece di infilarla fra due musei.

Cosa portare. Acqua, perché lungo il portico non ci sono fontane per tutto il percorso, e scarpe da camminata. Non serve altro: non è un sentiero di montagna, è una scala coperta molto lunga.

Un difetto, per onestà. Il tratto iniziale, dal centro al Meloncello, corre lungo strade trafficate e non è bello: il portico è quello ma il contesto è urbano e rumoroso. Se hai poco tempo o poca pazienza, prendi l’autobus fino al Meloncello senza sensi di colpa, perché la parte che conta comincia lì.

Se stai costruendo un itinerario più ampio, San Luca è la seconda giornata in Cosa vedere a Bologna in 2 giorni, e le tappe del centro sono la basilica di San Petronio, la Pinacoteca Nazionale, il complesso di Santo Stefano e il Compianto di Niccolò dell’Arca.

Crediti fotografici: portico di San Luca di Serenapaliria, archi del portico e panorama dal colle della Guardia di Carlo Pelagalli e Puscas Vadim, santuario e interno di Syrio, volta del portico e arco del Meloncello di Piadinamia, salita del portico di Ввласенко (CC BY-SA 4.0 e CC BY-SA 3.0). Tutte da Wikimedia Commons.