Visitare i Musei Capitolini: le 8 opere più importanti.

Eda, Storica dell’arte

I musei Capitolini sono tra i più belli di Roma. Le collezioni comprendono statuaria antica, una pinacoteca e dei resti archeologici incredibili! Ti porto a scoprire il loro passato denso di storia e legato ad uno dei luoghi più importanti di Roma: il colle Campidoglio.

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Il Campidoglio e la storia dei Musei Capitolini

Se vuoi visitare i Musei Capitolini preparati a restare a bocca aperta. Questi musei infatti si trovano in due palazzi storici, palazzo Nuovo e palazzo dei Conservatori, progettati, come la piazza su cui si affacciano da Michelangelo Buonarroti.

All’interno gli ambienti sono sfarzosi e vengono ancora oggi utilizzati per speciali visite istituzionali.  Poco distante, infatti, sorge l’ufficio del sindaco di Roma. Il colle Campidoglio è da sempre il centro del potere di Roma: non è un caso che la parola inglese per “palazzo governativo” sia Capitol, in francese Capitole e in spagnolo Capitolio!

I Musei Capitolini sono i più antichi del mondo: la prima collezione di bronzi e statue fu donata nel 1471, da Papa Sisto IV al popolo di Roma. I capolavori dell’antichità furono visibili a tutti e vennero imitati e citati a più riprese durante il Rinascimento.

Qui di seguito trovi alcune delle opere più importanti (elencarle tutte è impossibile!) e qualche consiglio. Se vai a visitare i Musei Capitolini o già lo hai fatto, fammi sapere quali sono le tue opere preferite!

Dettaglio di sarcofago con amazzonomachia

1) La lupa capitolina, Romolo e Remo

E’ il simbolo di Roma da secoli: non puoi visitare i Musei Capitolini senza fermarti ad ammirarla!

La leggenda narra che la vestale Rea Silvia, figlia di un re etrusco spodestato dal fratello, ebbe due gemelli dal dio della guerra, Marte. Lo zio usurpatore, ordinò che i bambini fossero uccisi per paura che lo spodestassero a loro volta. La serva incaricata di ucciderli, impietosita, li abbandonò in una cesta sul fiume Tevere. Miracolosamente, la cesta attraversò il fiume e si andò ad incagliare in un’ansa. Qui una lupa trovò i due bambini e li allattò per giorni finché un pastore si accorse poi di loro e li portò a casa con sé. Quei due neonati erano Remo e Romolo, il fondatore mitologico di Roma.

Questa statua bronzea ha fatto molto parlare di sé gli storici dell’arte. Se infatti è certo che i due gemelli siano stati aggiunti in epoca rinascimentale, forse ad opera del Pollaiolo, la lupa sembra essere antichissima, forse etrusca. Di recente è stata però avanzata l’ipotesi che si tratti di una scultura medievale. Ciò che è certo, è che facesse parte della prima donazione di Sisto IV e che quindi sia una delle più antiche opere dei Musei Capitolini. Qualunque sia la sua età, resta il suo valore simbolico: la forza e la brutalità di una bestia feroce vengono domate per amore, fino a spingerla a donare il suo latte a due inermi neonati.

2) La statua colossale di Costantino

A Roma li chiamano “er piedone” “er capoccione” e “er ditone”. Pochi di coloro che vanno a visitare i Musei Capitolini conoscono la storia di quest’opera…

Le enormi sculture altro non sono che parti della statua colossale di Costantino che si trovava nella basilica di Massenzio ai fori! I resti dell’impressionante edificio, sono ancora visibili vicino al Colosseo, a via dei Fori Imperiali. In realtà la basilica fu solo iniziata dall’avversario di Costantino ma fu terminata proprio da lui. Non è dunque un caso che la sua statua colossale sia stata messa all’interno dell’edificio che porta il nome del suo antagonista sconfitto.

Quest’opera era composta da diversi materiali: quelli che vediamo oggi nel cortile del Palazzo dei Conservatori sono solo le parti “scoperte” del corpo dell’imperatore. Il resto doveva essere di metallo, forse di bronzo. Dalla testa di questa incredibile statua, possiamo vedere lo sguardo fisso e quasi assente del primo imperatore cristiano: l’inizio della trasformazione da arte “classica” a “medievale/bizantina” si ha proprio sotto al suo regno. Cambiano i tempi e, come al solito, cambiano i linguaggi artistici.

3) La statua di Carlo I d’Angiò di Arnolfo di Cambio

La statua di Carlo I d’Angiò è un’opera medievale. Fu scolpito da Arnolfo di Cambio nel 1277 ed era collocata presso la vicina chiesa di Santa Maria in Aracoeli. Si tratta di uno dei primi ritratti scultorei dall’epoca post classica.

Prima c’erano stati solo sporadici tentativi di riproduzione delle fattezze di personaggi esistenti, e solo in alcuni monumenti funebri. Qui invece c’è un ritratto di un sovrano vivente, a grandezza naturale: il volto composto ha rughe e solchi dovuti dall’età, come nei ritratti antichi. Se la testa di Costantino segnava l’inizio dell’astrazione medievale, la testa di Carlo I d’Angiò segna il ritorno alla ritrattistica. 

4) Lo spinario

Anche questa scultura in bronzo faceva parte della collezione di Sisto IV. Rappresenta un giovane seduto, con le gambe accavallate e la testa inclinata, nell’atto di togliersi una spina dal piede. L’opera è probabilmente di età ellenistica (III secolo a.C. o una copia romana successiva) e ne esistono altri esemplari in marmo.

Fu imitatissima nel Rinascimento: la troviamo citata negli affreschi quattrocenteschi della Cappella Sistina, dal Brunelleschi nella formella per la porta del Battistero di Firenze e in moltissime altre opere (una tra tutte la madonna con Bambino di Signorelli).

5) La buona ventura di Caravaggio

Vi sono due opere di Caravaggio nella pinacoteca dei Musei Capitolini: una di queste è la “buona ventura”. La tela rappresenta un giovane ricco e una zingara che gli predice il futuro. La ragazza cerca di distrarre l’altro con il suo sguardo malizioso ed è ritratta nell’atto di sfilargli l’anello dal dito con il pretesto di leggerli la mano. Il gesto non è oggi ben comprensibile, ma è stato evidenziato dagli studi radiografici condotti tra gli anni ’70 ed ’80.

Caravaggio dipinse quest’opera da giovane, presumibilmente verso il 1593 quando era ancora attivo alla bottega del Cavalier D’Arpino. Le radiografie mostrano infatti uno strato di pittura inferiore che apparterrebbe al maestro.

La scena di vita quotidiana, poco teatrale ma molto espressiva, mette in evidenza, con pochi elementi, i tratti caratteriali dei due protagonisti. Il giovane, la mano poggiata sull’anca, veste molli stoffe preziose: il suo volto, disteso e grasso, denota ricchezza ma anche ingenuità. La ragazza, al contrario, ha occhi vivaci ed intelligenti e un sorrisetto malizioso. Le sue unghie, se fai attenzione, sono sporche. Si dice infatti che Caravaggio prese per modella una zingara che era passata vicino alla sua bottega. Ancora una volta rappresenta persone del popolo rendendo autentiche ed uniche le sue opere.

6) La statua equestre di Marco Aurelio

E’ l’unica statua equestre in bronzo pervenutaci intera e mai “perduta” dall’antichità. La storia di questo monumento a Marco Aurelio è infatti unica! Fu realizzata verso il 176 d.C.per celebrare l’imperatore filosofo. L’impressione che si ha di questo personaggio è di un grande equilibrio: è in equilibrio il cavallo, sono equilibrati i suoi gesti e infatti tenne in equilibrio l’impero per tutto il suo regno.

Sappiamo che la statua dall’VIII secolo fu al Laterano ma non siamo sicuri sulla sua collocazione originaria. Era creduto un ritratto di Costantino, il primo imperatore cristiano e per questo non fu mai fusa. Nel medioevo infatti, la maggior parte delle opere bronzee fu rifusa. I metalli erano utili per tantissimi usi, estrarli era molto più costoso che riciclare quelli già presenti a Roma!

Quest’opera equestre fu poi portata in Campidoglio e pensata al centro della piazza da Michelangelo. A seguito di un attentato negli anni ’70, fu verificato lo stato della scultura. Gli studiosi notarono che le intemperie stavano rovinando irrimediabilmente il monumento. Venne dunque restaurato e al suo posto fu messa una copia, tutt’ora al centro della piazza. Nel 2005, l’originale, fu collocato nell’esedra vetrata: la luce naturale filtra illuminandola e mostrando i diversi bagliori a seconda dei momenti del giorno e delle condizioni atmosferiche.

7) Il galata morente

Il galata morente mi emoziona ogni volta che lo vedo. Questa statua è una copia romana di un originale bronzeo, che fu eseguito verso il 220 a.C. probabilmente dallo scultore Epigono. Insieme ad altre sculture, era parte del donario di Attalo, monumento che il sovrano aveva donato alla città di Pergamo per celebrare la vittoria sulla tribù celtica dei galati. Il protagonista infatti, indossa un torque al collo, un tipico gioiello celtico.

Assieme ad un altro gruppo, il galata suicida, anch’esso conosciuto da una copia romana oggi a Palazzo Altemps, il galata morente rappresenta un momento di grande intensità. Il guerriero, ferito al fianco, si accascia per terra: il suo corpo nudo e forte è teso nel dolore e nella consapevolezza della disfatta. Il suo volto è contratto: la fronte aggrottata, le sue armi sparse in terra, il sangue sgorga dalla sua ferita. E’ un giovane uomo che capisce di stare per morire e sembra riflettere sulla fragilità della vita per qualche lungo istante.

8) La testa di medusa di Bernini

La testa di medusa è un’opera di Bernini. La gorgone, un terribile mostro dell’antichità con serpenti al posto dei capelli, è ritratta nel momento stesso in cui si trasforma in pietra.

Questa creatura mitologica infatti, tramutava in pietra chiunque incrociasse il suo sguardo finché un eroe, di nome Perseo, non la sconfisse con un intelligente trucco. Mostro’ a Medusa la sua immagine riflessa, e la gorgone venne pietrificata dal suo stesso sguardo. Bernini la ritrae nell’atto di trasformarsi: è come se la scena si svolgesse davanti ai nostri occhi.

Informazioni pratiche per visitare i Musei Capitolini

Per visitare i musei Capitolini tieniti almeno tre ore libere. Prenditi il tempo per gustarti i capolavori dell’arte classica, dalla Roma etrusco- Repubblicana al tardo impero, per sognare un po’ nella pinacoteca, tra opere della Roma barocca (tra le quali alcune tele di Caravaggio e Guido Reni, solo per citarne alcuni), e per perderti a contemplare il paesaggio dei fori dal Tabularium.

Stupisciti davanti alla maestà dell’antico tempio di Giove Capitolino, la cui base si trova nell’esedra vetrata di Marco Aurelio, progettata dall’architetto Carlo Aymonino, e aperta al pubblico nel 2005. Osserva i mosaici, l’opus sectile, i busti e le decorazioni delle sale.

La scorsa settimana sono stata di nuovo a visitare i Musei Capitolini con tre ospiti d’eccezione: i padri legionari tra cui la super guida dei musei Vaticani Br.Anthony Freeman. Li ringrazio per la pazienza e la gentilezza, è meraviglioso trovare persone interessate all’arte con cui condividere la propria passione!

Alcune accortezze che ti saranno utili per la visita: la biglietteria e l’entrata si trovano una accanto all’altra ma hanno due file diverse. Prima devi fare i biglietti, poi uscire e fare la fila per il controllo. Dovrai passare sotto ad un metal detector, quindi preparati in anticipo! E’ vietato introdurre coltellini o altri oggetti contundenti, quindi non portarli.

Segui il link per informazioni sugli orari e i biglietti ai musei Capitolini e ricorda che la prima domenica del mese per i residenti nel comune di Roma si entra gratis!

Ciao, mi chiamo Elisa e sono una storica dell’arte. Ho uno spirito nomade e adoro viaggiare per scoprire posti nuovi, scrivere e vivere nuove esperienze! Sono fermamente convinta che l’arte vada scoperta, vissuta e divulgata, per questo ho deciso di condividere la mia passione su questo blog.

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