Sei innamorato anche tu delle tele luminose di Renoir?
Forse non lo sai, ma l’arte di Pierre-Auguste Renoir nasce dall’incontro fra colori tenui e pennellate più intense. Il suo stile, assolutamente unico, regala alle opere una dolcezza che riesce a colpire anche l’osservatore più critico: guance rosate, luci che filtrano tra le foglie, gente comune sorpresa in un attimo di felicità.
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Continua a leggere per scoprire uno dei protagonisti dell’Impressionismo.
I primi passi: da Limoges alla porcellana
Pierre-Auguste Renoir nacque a Limoges nel 1841, sesto di sette figli in una famiglia modesta: il padre era sarto, la madre cucitrice. Quando aveva tre anni la famiglia si trasferì a Parigi in cerca di fortuna.
Il talento per il disegno emerse presto, e da ragazzo Renoir andò a bottega in una manifattura di porcellane — un mestiere quasi predestinato, per un bambino di Limoges — dove dipingeva fiori e figurine sui piatti. Fu la sua prima palestra di colore. Nel 1862 decise di studiare pittura sul serio ed entrò nell’atelier di Charles Gleyre: lì conobbe Monet, Sisley e Bazille, gli amici con cui avrebbe inventato l’Impressionismo, dipingendo en plein air nella foresta di Fontainebleau.
Furono anni di povertà vera: Renoir non riusciva a vendere le tele e a volte non poteva permettersi nemmeno i colori. Ma proprio in quelle giornate all’aperto, fianco a fianco con Monet, mise a punto la pittura di luce che lo avrebbe reso celebre.

Il successo e i ritratti femminili
Il riconoscimento arrivò alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento. Il grande ritratto di Madame Charpentier con le figlie (1878), ammesso al Salon del 1879, lo lanciò tra i ritrattisti più richiesti di Parigi: da lì la fama non lo abbandonò più.
Renoir dipinse ritratti su commissione e nudi femminili, ma ciò che amava davvero erano le scene di vita quotidiana — balli, pranzi sull’acqua, pomeriggi al sole — in cui catturava tutta la sensualità, la dolcezza e la bellezza delle donne. Non era un intellettuale, e lo rivendicava: non amava la pittura di Gauguin e liquidò con una battuta perfino la follia di Van Gogh. La sua era una pittura della gioia, non del tormento. Lo disse a modo suo:
Quando ho dipinto il sedere di una donna in modo da avere voglia di toccarlo, allora il quadro è finito.

Il viaggio in Italia e la svolta
Dopo aver venduto qualche opera, nel 1881 Renoir partì per un lungo viaggio in Italia: Venezia, le Stanze di Raffaello a Roma, gli affreschi di Pompei a Napoli.
Come spesso accade, il viaggio lo mise in crisi e lo cambiò. Davanti a Raffaello si convinse che la pennellata impressionista non gli bastava più, e per qualche anno adottò uno stile più severo — linea marcata, contorni netti, figure disegnate con cura. La critica lo chiama il suo periodo “aspro” (o “periodo Ingres”): una parentesi classica prima di ritrovare, negli ultimi anni, i colori caldi e la morbidezza che amiamo.

La vecchiaia, l’artrite e la fine
Intorno al 1892 Renoir cominciò a soffrire di una forma grave di reumatismo che degenerò in artrite. Passò gli ultimi vent’anni nella casa di campagna di Cagnes-sur-Mer, sulla Costa Azzurra, sempre più deformato dalla malattia.
L’artrite lo costrinse su una sedia a rotelle, ma Renoir non smise mai di dipingere: si racconta che si facesse fissare il pennello alla mano ormai rattrappita per continuare a lavorare. Morì il 3 dicembre 1919, a 78 anni. Dei suoi tre figli, uno — Pierre — divenne attore, un altro — Jean — un grande regista del cinema, e il più piccolo, Claude detto “Coco”, ceramista.

Ipse dixit
Sul senso stesso dell’arte, Renoir lasciò una definizione tanto semplice quanto perfetta:
Vuoi che ti dica quali sono le due qualità di un’opera d’arte? La prima è che sia indescrivibile, la seconda che sia inimitabile.
Dove ammirare Renoir oggi
Il cuore dei Renoir è a Parigi. Al Musée d’Orsay si trova il celeberrimo Bal du moulin de la Galette (1876), la domenica di ballo a Montmartre che vedi qui in copertina, insieme alla più ricca raccolta delle sue opere; poco distante, al Musée de l’Orangerie, c’è un altro nucleo di capolavori. Molte tele viaggiano poi tra i grandi musei del mondo, da Londra a Washington.
Se passi da Parigi, l’ingresso al Musée d’Orsay è a pagamento e le code sono lunghe: prenota il biglietto salta-fila per il Musée d’Orsay e goditi il Bal du moulin de la Galette senza perdere ore in attesa.
E tu, davanti a una di quelle tele che sembrano trattenere per sempre un pomeriggio di sole, quale Renoir vorresti avere davanti? Lasciati contagiare dalla sua dolcezza: è il modo migliore per capire perché, oltre un secolo dopo, continuiamo a innamorarcene.
