Se hai letto qualcosa su Federico II, hai incontrato Jesi, dove nacque in una tenda in piazza, e Castel del Monte, che è l’edificio con cui lo si identifica. Il posto in cui quella storia finisce, però, è una cappella laterale della cattedrale di Palermo, e ci si passa davanti in venti secondi se nessuno te lo dice.
Lì dentro ci sono sei sarcofagi imperiali, quattro dei quali di porfido rosso, e la lista di chi contengono è la storia del Mediterraneo del XII secolo scritta in pietra: il primo re di Sicilia, sua figlia, il marito imperatore di lei e il loro figlio, lo stupor mundi.
Questa è una guida a quello che si vede entrando. La chiesa è gratuita; le tombe, la cripta e il tesoro stanno nell’Area Monumentale, che ha un biglietto a parte, e i dati sono in fondo.

1185, e una cattedrale costruita per dispetto
Perché una città che aveva già una cattedrale ne costruisce un’altra enorme in pochi anni? La risposta corrente è che fu una gara, e la gara la perse chi la iniziò.
L’arcivescovo Gualtiero Offamilio, inglese di origine e uomo potentissimo alla corte normanna, fece ricostruire la cattedrale fra il 1184 e il 1185. Negli stessi anni il re Guglielmo II, che con l’arcivescovo era in conflitto, stava tirando su a otto chilometri di distanza il duomo di Monreale, e ne aveva fatto una sede arcivescovile autonoma proprio per togliere potere a Offamilio.
Il risultato è che la Sicilia normanna si ritrovò con due cattedrali gigantesche in vista l’una dell’altra, costruite negli stessi anni da due uomini che non si sopportavano. Monreale vinse sul piano dei mosaici; Palermo restò la cattedrale della città.
La colonna con il versetto del Corano
Prima di entrare, fermati sotto il portico sul fianco sud e guarda la prima colonna a sinistra. Ha un’iscrizione incisa, in caratteri arabi, ed è un versetto del Corano.
Non è un ornamento orientalista né uno scherzo: quella colonna viene dalla moschea che occupava questo stesso posto. Palermo fu araba dall’831 al 1072, e la basilica bizantina che stava qui prima era stata trasformata in moschea congregazionale. Quando i normanni ripresero la città, la moschea tornò chiesa e le sue colonne furono rimontate nel portico nuovo.
È l’indizio materiale che ha convinto generazioni di studiosi della sequenza basilica-moschea-cattedrale, e sta lì, all’altezza degli occhi, davanti a un flusso di turisti che fotografa la facciata.

L’esterno, cioè un edificio che ha cambiato idea quattro volte
Guarda l’insieme da lontano, perché è il modo in cui questa chiesa si legge meglio: quattro epoche accostate senza mediazione.
Le absidi, sul lato est, sono quelle normanne originali, con le arcate cieche intrecciate e le tarsie di pietra lavica che sono la firma dell’architettura arabo-normanna. Le torri agli angoli, merlate, sono medievali con rifacimenti trecenteschi. Il portico sul fianco sud, con i tre archi acuti e la decorazione fittissima, è gotico-catalano del Quattrocento, ed è la parte più bella dell’edificio.
E poi c’è la cupola, in mezzo a tutto questo, aggiunta fra il 1781 e il 1801 da Ferdinando Fuga. È neoclassica, non c’entra niente con il resto, e si vede da qualunque angolazione. Non è un difetto da nascondere: è la prova che questa cattedrale non ha mai smesso di essere un cantiere.

Dentro, la delusione che va messa in conto
Va detto prima, perché è la reazione più comune: l’interno non somiglia all’esterno, e chi entra aspettandosi mosaici resta a bocca asciutta.
Quello che si vede è una navata neoclassica, bianca e grigia, con colonne lisce e stucchi sobri. È il risultato del rifacimento di Ferdinando Fuga fra il 1781 e il 1801, che smontò l’interno medievale e ne costruì un altro dentro le stesse mura.
L’operazione è stata giudicata male per due secoli, e in parte a ragione: sono andati perduti l’impianto normanno e buona parte degli arredi. Ma sapendolo prima, la visita cambia natura. Non si entra per l’architettura: si entra per quello che l’architettura contiene.

Le tombe reali: chi c’è, e in che ordine guardarle
Perché quattro casse di porfido rosso, e non di marmo? Nelle prime due cappelle della navata destra stanno sei sarcofagi, e i quattro principali sono di porfido rosso, cioè della pietra che nell’impero romano era riservata agli imperatori e la cui unica cava, in Egitto, era esaurita da secoli. Usarla nel XII secolo significava una cosa sola: dichiararsi eredi di Roma.
Nel primo baldacchino, a sinistra, c’è Ruggero II, morto nel 1154, primo re di Sicilia. Il sarcofago se l’era fatto preparare per Cefalù, dove voleva essere sepolto; ci finì Palermo, e la cosa fece discutere per secoli.
Accanto c’è Federico II, morto nel 1250. La cassa è di porfido, retta da leoni, e dentro non c’è solo lui: le ricognizioni hanno trovato tre corpi, il suo, quello di Pietro II d’Aragona e un terzo mai identificato con certezza.
Nel secondo gruppo stanno Enrico VI, imperatore e padre di Federico, e Costanza d’Altavilla, sua madre, figlia di Ruggero II. Attraverso di lei il regno normanno di Sicilia passò agli Svevi, ed è la ragione per cui uno Hohenstaufen è sepolto in Sicilia.


Il sarcofago di Costanza d’Aragona, che è romano e si vede
Fra i sei ce n’è uno che stona, e vale la pena cercarlo apposta: la cassa di Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico II, morta a Catania nel 1222.
Non è di porfido ed è un sarcofago romano del II secolo, riusato. Sul fronte corre una scena di caccia al leone in altorilievo, con cavalieri e animali, che non ha niente a che vedere con una regina cristiana del Duecento. In alto, aggiunta al momento del riuso, c’è l’iscrizione: OBIIT CATANIE MCCXXII.
Riusare un sarcofago antico non era una scorciatoia economica: era il modo più diretto di dire che la propria dinastia continuava quella romana. Nella stessa cappella, il porfido dice la stessa cosa con un altro materiale.
Dentro la sua tomba fu trovata la corona con cui era stata sepolta, oggi nel tesoro della cattedrale, insieme all’anello e alla veste.


La meridiana di Piazzi, che è del 1801 e funziona ancora
Che cosa ci fanno i dodici segni dello zodiaco sul pavimento di una cattedrale? Sul pavimento della navata centrale corre una striscia di ottone con tarsie di marmi colorati che li disegna uno per uno. Quasi tutti la scavalcano.
È una meridiana a camera oscura collocata qui nel 1801, e la firma è di Giuseppe Piazzi, l’astronomo che dirigeva l’osservatorio di Palermo e che proprio nel gennaio di quell’anno aveva scoperto Cerere, il primo asteroide conosciuto.
Il meccanismo è lo stesso della meridiana di Cassini in San Petronio a Bologna, di un secolo e mezzo più antica: un foro in alto, un raggio di sole che a mezzogiorno cade sulla linea, e la posizione del disco luminoso che dice il giorno dell’anno. Serviva a regolare gli orologi della città e a fissare la data della Pasqua.
Andandoci verso mezzogiorno, il raggio si vede.
I tetti sono chiusi, e conviene saperlo
Attenzione: la passeggiata sui tetti, che è una delle due ragioni per cui si compra il biglietto dell’Area Monumentale, al momento non si può fare. Sono cominciati i lavori di manutenzione e restauro su una porzione della copertura, e la vendita online dei biglietti per i tetti è sospesa.
Restano acquistabili, online e in biglietteria, i biglietti per le altre aree: tombe reali, cripta, tesoro e absidi. Se il panorama dall’alto era il tuo motivo principale, sappilo prima: la vista sulla città si prende altrove, per esempio dalla cupola di San Giovanni degli Eremiti o dalla terrazza di Palazzo Branciforte.
La cripta e il tesoro, che quasi nessuno mette in programma
La cripta è la parte più antica sopravvissuta e nella sua forma attuale è normanna. Dal 1728 ospita ventitré sarcofagi, e molti sono, come quello di Costanza, opere greco-romane riadattate nei secoli: è una stanza in cui il riuso dell’antico si tocca con mano.
Il tesoro conserva la corona di Costanza d’Aragona insieme agli altri oggetti trovati nella sua tomba, e una collezione di argenti e paramenti. Non è una raccolta enorme, ma la corona da sola vale la sosta: è uno dei pochissimi oggetti di oreficeria imperiale sveva arrivati fino a noi.
Se stai costruendo l’itinerario, la cattedrale è la seconda tappa di Cosa vedere a Palermo in 2 giorni, e sta a dieci minuti a piedi dalla Cappella Palatina.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 3 settembre 2026 sul sito ufficiale della cattedrale. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire, e in particolare verifica se i tetti hanno riaperto.
Biglietti. Nella chiesa si entra gratuitamente, come in qualunque cattedrale. L’Area Monumentale si paga: comprende le tombe reali, la cripta, il tesoro, le absidi e, quando riapriranno, i tetti. Esistono un biglietto per le sole tombe reali con la cappella dei Beneficiali e un cumulativo che aggiunge il Palazzo Arcivescovile e il Museo Diocesano.
Orari. La cattedrale apre dal lunedì al sabato dalle 7.00 alle 19.00 e la domenica dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. L’Area Monumentale apre dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17.30, e la domenica dalle 10.00 alle 18.00 con lo stesso ultimo ingresso.
Che cosa è chiuso. L’accesso ai tetti è sospeso per i lavori di manutenzione della copertura, e con esso la vendita online del relativo biglietto.
Dove si trova. Su corso Vittorio Emanuele, fra il Palazzo dei Normanni e i Quattro Canti, dieci minuti a piedi dall’uno e cinque dagli altri.
Quanto tempo chiede. La chiesa da sola prende venti minuti. Con le tombe reali, la cripta e il tesoro, quaranta.
Crediti fotografici: esterno di Angela Rosch Rodrigues, portico di Berthold Werner, cattedrale di notte di Benjamin Smith, tombe imperiali di Holger Uwe Schmitt (CC BY-SA 4.0); interno e absidi di trolvag (CC BY-SA 3.0); tomba di Ruggero II e sarcofago di Costanza d’Aragona di Giovanni Dall’Orto (CC BY-SA 2.5 IT). Tutte da Wikimedia Commons.