Il lungomare di Reggio Calabria è l’unico posto d’Italia dove una passeggiata di un chilometro attraversa quattro città sovrapposte, e dove le prime tre corrono sotto il livello dei tuoi piedi.

Cammini su un balcone affacciato sullo Stretto, con la Sicilia e l’Etna davanti; a un metro sotto la balaustra ci sono le mura greche del IV secolo a.C.; poco più avanti ci sono le terme romane con il loro mosaico; e tutto quello che vedi in superficie è stato costruito dopo il 1908, perché prima non c’era.

Non si paga niente, non si prenota niente, e quasi nessuno si ferma a leggere i cartelli. È la visita più sottovalutata della città, e ci vuole un’ora.

Il chilometro più bello d’Italia, e la citazione che non torna

Chiunque scriva di Reggio cita la stessa frase: il lungomare sarebbe «il più bel chilometro d’Italia», secondo Gabriele d’Annunzio. La trovi sui cartelli, nei depliant e in migliaia di pagine.

C’è un problema. Secondo lo storico Agazio Trombetta, che ha cercato la fonte, d’Annunzio a Reggio non venne mai, e nella Biblioteca Dannunziana non c’è traccia di nulla che riguardi la città. La ricostruzione più accreditata sposta l’origine della formula molto più avanti, a una radiocronaca sportiva del Novecento, e non a un poeta.

Perché raccontartelo, se la frase è bella lo stesso? Perché è un buon esempio di come funzionano le attribuzioni turistiche: una citazione autorevole, ripetuta abbastanza a lungo, smette di avere bisogno di una fonte. Il lungomare resta bellissimo, e non ha bisogno di d’Annunzio per esserlo.

Il nome ufficiale, per la cronaca, è lungomare Italo Falcomatà, dal sindaco che negli anni Novanta guidò la stagione che i reggini chiamano la primavera della città.

Le mura greche, cioè la città di Dionisio

Che cosa sono, esattamente, quelle pietre allineate sotto la ringhiera? Il tratto meglio conservato della cinta difensiva della città greca, e affiorano all’altezza di Palazzo Zani, in una trincea aperta sotto il livello della passeggiata.

le mura greche di reggio calabria scavate sotto il livello del lungomare falcomata al tramonto

Quello che vedi sono due file parallele di grandi blocchi di arenaria tenera, cioè le fondazioni di un muro doppio. La datazione corrente lo assegna al IV secolo a.C. e lo lega alla rifortificazione di Rhegion voluta da Dionisio II di Siracusa.

Qui conviene sapere che cosa era successo prima, perché cambia il senso di quelle pietre. Nel 387 a.C. Rhegion era stata presa e distrutta da Dionisio I, il tiranno di Siracusa, dopo un assedio lunghissimo. Le mura che stai guardando sono quindi la cinta di una città ricostruita da chi l’aveva rasa al suolo, o meglio da suo figlio: non un simbolo di indipendenza, ma il muro di una città entrata nell’orbita siracusana.

Duemilatrecento anni dopo, la stessa città sarebbe stata di nuovo distrutta e di nuovo ricostruita. È una coincidenza, ma sul lungomare di Reggio le coincidenze di questo tipo sono la regola.

Le terme romane, trovate scavando per ricostruire

Il secondo sito si apre verso l’estremità del lungomare, ed è arrivato fino a noi per il motivo più ironico possibile.

il mosaico bianco e nero a esagoni delle terme romane di reggio calabria

Le terme romane furono scoperte durante i lavori della ricostruzione seguita al terremoto del 1908. La città stava rifacendosi da capo, ha scavato le fondazioni dei palazzi nuovi, e sotto ha trovato quelli vecchi di diciotto secoli.

Quello che si riconosce è un impianto termale completo in miniatura: una vasca ellittica per i bagni caldi, preceduta dagli ambienti riscaldati del tepidarium e del calidarium, una vasca quadrata per i bagni freddi e un piccolo spogliatoio semicircolare pavimentato a mosaico bianco e nero. È quel mosaico la cosa da guardare: un disegno geometrico a maglie esagonali, interrotto dalle lacune, che continua a funzionare come pavimento anche se sopra non c’è più niente.

Prova a immaginare l’ordine dei fatti: greci, poi romani sopra i greci, poi il vuoto, poi una città ottocentesca crollata in poco più di mezzo minuto, poi la città di oggi. Il lungomare è la sezione verticale di tutto questo, e si attraversa in dieci minuti.

La Fata Morgana, che non è un modo di dire

Se sei qui una mattina d’estate senza vento, guarda dritto verso la Sicilia prima di guardare qualsiasi altra cosa.

La Fata Morgana è un fenomeno ottico reale, non una leggenda, e lo Stretto di Messina è uno dei pochissimi posti al mondo dove si verifica con regolarità. Si forma un condotto atmosferico, cioè una stratificazione di aria a temperature diverse che si comporta come una lente: la luce si rifrange, e la costa siciliana appare sollevata, allungata, moltiplicata o capovolta sopra il mare.

Le condizioni servono tutte insieme: giornate calde e umide, assenza di vento, mare piatto, e le prime ore del mattino. E si vede solo dalla sponda calabrese, che è la ragione per cui il fenomeno ha un nome reggino e non messinese.

Il nome viene da una leggenda medievale: la fata Morgana avrebbe costruito un castello di cristallo nel fondo dello Stretto, e da lì ingannava marinai e pescatori mostrando loro una Sicilia più vicina di quanto fosse. Chi ha inventato la storia aveva osservato bene, perché è esattamente quello che l’effetto ottico fa.

Il Castello Aragonese, e quello che non c’è più

Perché una fortezza che si chiama aragonese ha una storia che comincia mille anni prima degli aragonesi? Perché il nome registra soltanto l’ultimo cantiere importante, e qui i cantieri sono stati sei.

Duecento metri sopra il lungomare, in salita, si alza la fortezza della città, e conviene arrivarci sapendo che ne vedi un frammento.

il castello aragonese di reggio calabria visto dall alto con le due torri circolari

Il Castello Aragonese ha origini molto più antiche del suo nome. La prima fortificazione documentata risale al 536 d.C., quando il generale bizantino Belisario fece rimettere in sesto le mura della città per conto di Giustiniano. Ci lavorarono poi i normanni e gli angioini, e sotto Federico II di Svevia l’impianto prese la forma quadrata con quattro torri d’angolo.

una delle due torri circolari del castello aragonese di reggio calabria con le mensole in pietra

Le due torri circolari che vedi oggi, con la fascia di mensole in pietra sotto la merlatura, sono invece del 1458 e si devono a Ferdinando I d’Aragona, che aggiunse anche le opere difensive esterne e un fossato alimentato dal torrente Orangi. La direzione dei lavori è tradizionalmente attribuita a Baccio Pontelli.

E qui arriva il dato che nessuno si aspetta. Il castello non è stato mutilato dal terremoto: il 1908 lasciò le torri sostanzialmente in piedi. A demolirne una parte fu, nei primi decenni del Novecento, la decisione di far passare le strade nuove attraverso il complesso. Nel 1986, poi, un intervento di restauro mal condotto provocò un crollo sul lato nord-ovest.

Oggi il castello è restaurato e ospita mostre ed eventi, e il biglietto è lo stesso della Pinacoteca civica, a cinque minuti di discesa.

Come si cammina, e in che ordine

La passeggiata ha un verso giusto, e non è indifferente.

Parti dall’estremità sud, dove ci sono le terme, e cammina verso nord: così hai la Sicilia sempre alla tua sinistra e la luce del pomeriggio davanti invece che negli occhi. Lungo il percorso attraversi i giardini con le palme e i grandi ficus monumentali, che hanno radici così larghe da sollevare il selciato, e passi davanti alle ville dei primi del Novecento che la ricostruzione lasciò affacciate sul mare.

A metà strada affiorano le mura greche. All’estremità nord, l’Arena dello Stretto, un teatro all’aperto affacciato sull’acqua che d’estate è il luogo dei concerti della città.

Il momento giusto è il tardo pomeriggio: la Sicilia si stacca, l’Etna si vede quando l’aria è pulita, e il lungomare si riempie di reggini, perché questa è la piazza della città più che il suo belvedere.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 6 settembre 2026 sulle pagine del Comune di Reggio Calabria per il castello e sulle schede del portale turistico comunale per i siti archeologici. Orari e tariffe cambiano: ricontrolla prima di partire.

Mura greche e terme romane. Si vedono gratuitamente dalla strada, in qualsiasi momento della giornata, perché sono aree recintate ma a vista sotto il livello del lungomare. Non c’è biglietteria e non serve prenotare.

Castello Aragonese, biglietti. Il cumulativo con la Pinacoteca civica costa 7 euro per i non residenti, mentre il solo castello costa 5 euro. Il ridotto costa 2 euro e spetta ai residenti e agli studenti fra i 6 e i 18 anni. L’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni, per gli over 70 e per le persone con disabilità con il loro accompagnatore.

Castello Aragonese, orari. Da lunedì a venerdì apre 8:30-13:00, con ultimo ingresso alle 12:30, e 14:30-19:00, con ultimo ingresso alle 18:30. Il sabato apre solo 14:30-19:00. La domenica e i festivi apre 9:00-13:00, con ultimo ingresso alle 12:30.

Attenzione: il castello ospita mostre temporanee, e in certi periodi la visita coincide con l’allestimento in corso. Se ti interessa la fortezza in quanto tale, chiedi alla biglietteria che cosa è accessibile.

Come arrivare. Il lungomare corre parallelo al corso Garibaldi, a due isolati dal mare, ed è raggiungibile a piedi da qualsiasi punto del centro. Il castello è in piazza Castello, in salita, a dieci minuti dal museo archeologico.

Quanto tempo chiede. Il lungomare con le due aree archeologiche chiede un’ora. Con il castello, due.

Che cosa vedere intorno

Questo è il capitolo all’aperto di una storia che il museo racconta al chiuso, e i due si leggono insieme.

Tutto quello che è stato tirato fuori da questo mare e da questa costa è al Museo archeologico nazionale, a cinque minuti a piedi, insieme ai Bronzi di Riace. La città ricostruita dopo il 1908 si capisce meglio entrando nel Duomo, e il quadro d’insieme della giornata è nella mia guida su cosa vedere a Reggio Calabria.

Fotografie: le mura greche di Marcus Andersson (CC BY-SA 2.0), il mosaico delle terme di Jacopo Werther (CC BY-SA 3.0), il castello dall’alto di Aldo Fiorenza e la torre di Sergio Spolti (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons.