È la chiesa più grande della Calabria, occupa la piazza principale della città, e la maggior parte delle guide le dedica quattro righe perché «è del Novecento». È un giudizio che si può capire e che fa perdere la cosa più interessante di Reggio.

Il Duomo di Reggio Calabria non è una cattedrale antica malridotta: è una cattedrale costruita da zero dopo il 1908, quando il terremoto rase al suolo la città. Guardarla come un falso storico significa non capire che cosa si stava facendo qui in quegli anni.

E dentro c’è una cosa che nessun’altra chiesa italiana ha nella stessa forma: una cappella cinquecentesca che il sisma ha demolito e che è stata rimontata pezzo per pezzo accanto alla chiesa nuova, marmo per marmo.

la facciata del duomo di reggio calabria illuminata al tramonto con il cielo rosa

Il 1908, e la cattedrale che non c’è più

Che cosa è successo qui, esattamente? Alle 5:20 del 28 dicembre 1908 una scossa di magnitudo 7,1, seguita da un maremoto, distrusse quasi per intero Reggio Calabria e Messina.

Nell’intera area colpita le vittime furono circa ottantamila, secondo la stima più accreditata. A Reggio morì un terzo della popolazione. La cattedrale, che era stata rifatta e riparata dopo secoli di terremoti e saccheggi, non era più recuperabile.

La decisione presa dall’arcivescovo Rinaldo Rousset fu radicale: non si consolida, si ricostruisce da capo, con materiali e criteri antisismici nuovi, e su un impianto diverso. È la stessa logica che stava riscrivendo l’intera città con il piano regolatore dell’ingegner Pietro De Nava, quello che ha dato a Reggio la scacchiera di strade larghe e i palazzi bassi che si attraversano oggi.

La ricostruzione, e chi l’ha disegnata

Il progetto della chiesa nuova è del 1917 ed è di padre Carmelo Umberto Angiolini, che scelse un linguaggio neoromanico: archetti, bifore, un rosone, quattro torrette ottagonali.

Perché il romanico, nel 1917, quando in Europa si costruiva tutt’altro? Perché era il modo di dire che la chiesa ricominciava dove si era interrotta. In una città che aveva perso i propri edifici e un terzo dei propri abitanti, uno stile che citava il Medioevo affermava una continuità che le pietre non potevano più affermare.

La struttura misura 93 metri di lunghezza per 26 di larghezza ed è il più grande edificio religioso della Calabria. Fu consacrata il 2 settembre 1928 dall’arcivescovo Carmelo Pujia, in tempo per il Congresso eucaristico calabrese.

La facciata, il rosone e le tre porte di bronzo

La facciata va guardata da vicino, e la fotografia che quasi tutti fanno dal centro della piazza è quella che ne mostra di meno.

dettaglio del rosone del duomo di reggio calabria con i leoni scolpiti e il timpano

Il rosone è racchiuso da un arco decorato a motivi vegetali e sostenuto ai lati da figure leonine che escono dal muro, mentre il timpano corre su una fila di archetti e di rosette. Sotto, una trifora; ai quattro angoli, le torrette ottagonali con la croce.

Le tre porte di bronzo raccontano tre cose diverse, e vale la pena riconoscerle prima di entrare: quella centrale è dedicata alla vita della Madonna, quella di sinistra alla devozione della Madonna della Consolazione, patrona della città, e quella di destra ai viaggi apostolici di san Paolo, che secondo la tradizione predicò proprio qui.

Sul sagrato si alzano le due statue di Francesco Jerace, del 1928 e collocate sulla scalinata nel 1934: san Paolo e santo Stefano da Nicea, che la tradizione indica come il primo vescovo di Reggio.

Dentro, e perché non sembra una chiesa di cent’anni fa

Si entra aspettando il cemento armato e si trova una chiesa calda, e il motivo è che la decorazione è stata fatta da artigiani, non da un’industria.

la navata del duomo di reggio calabria vista verso l organo e il portale d ingresso

Le pareti alte sono coperte da un disegno geometrico dipinto che imita l’apparecchio murario, il soffitto è a capriate decorate, e la controfacciata è occupata dall’organo dentro una cassa lignea. Le colonne hanno capitelli scolpiti uno per uno, e i pulpiti e i monumenti funebri sono in marmo lavorato.

Il risultato è una chiesa che si legge come romanica pur essendo interamente novecentesca, e che quindi va guardata per quello che è: un esercizio di stile eseguito benissimo, in una stagione in cui il Mezzogiorno stava ricostruendo tutto.

La Cappella del Santissimo Sacramento, la sola parte antica

Ed eccoci alla ragione vera per entrare. In fondo al transetto di sinistra si apre uno spazio che non c’entra niente con il resto, ed è l’unico pezzo di Reggio antica sopravvissuto in piedi.

la cappella del santissimo sacramento del duomo di reggio calabria con le tarsie di marmi policromi

La cappella fu eretta nel 1539 dall’arcivescovo Agostino Gonzaga come Cappella della Santissima Trinità, e rifatta alla fine del Seicento sotto il vescovo Ibáñez de Villanueva. La decorazione che vedi è il rivestimento a tarsie di marmi policromi commissionato nel 1655 al messinese Placido Brandamonte: rosso di Taormina, giallo di Castronuovo, porfidi, diaspri e calcedonie, montati con la tecnica del mosaico fiorentino. Sull’altare campeggia la pala di Domenico Marolì, del 1665; nelle nicchie, statue marmoree aggiunte fra il 1930 e il 1933.

Che cosa la rende un caso unico? Il fatto che nel 1908 le sia toccata una sorte diversa dalla cattedrale. La chiesa fu demolita e ricostruita altrove; per la cappella si decise invece di smontare la parte muraria lesionata e recuperare tutto il resto, rivestimenti, altare, statue e dipinti, e di ricomporla accanto alla basilica nuova.

L’operazione durò decenni. Fu interrotta nel 1943 dai danni dei bombardamenti, ripresa dopo la guerra e portata a termine negli anni Sessanta sotto l’arcivescovo Giovanni Ferro: la cappella riaprì al culto nel dicembre del 1965, cinquantasette anni dopo il terremoto.

Guardala sapendo questo, e cambia natura: non stai guardando una cappella barocca, stai guardando un puzzle di marmi rimesso insieme da tre generazioni di persone che si sono passate il lavoro.

La colonna di san Paolo

C’è un oggetto, dentro la cattedrale, che i visitatori superano senza vederlo perché non sembra niente.

altare del duomo di reggio calabria con il frammento di colonna di san paolo fra due putti

Su un altare rivestito da un paliotto a tarsie policrome, fra due putti in marmo, è protetto da un vetro un frammento di colonna, un blocco di pietra grezza e senza forma. La tradizione lo lega al passaggio di san Paolo a Reggio e al miracolo che gli si attribuisce.

Non è un’opera d’arte, e non pretende di esserlo. È una reliquia urbana, cioè il tipo di oggetto attorno a cui una città costruisce l’idea di sé: gli Atti degli apostoli fanno approdare Paolo a Reggio durante il viaggio verso Roma, e su quel versetto la città fonda da secoli il proprio primato cristiano. Quel sasso senza forma è il documento materiale di una pretesa antica, e vale la sosta di due minuti proprio perché non è bello.

La Madonna della Consolazione, e le date che cambiano la visita

Se capiti in città a settembre, la cattedrale non è quella che ho descritto: è il centro di una festa che ferma tutto.

L’icona della Madonna della Consolazione, patrona di Reggio, resta per la maggior parte dell’anno nella basilica dell’Eremo, sulla collina. Il secondo sabato di settembre viene portata in processione dall’Eremo alla cattedrale, e il martedì successivo una seconda processione attraversa il centro storico. Nel 2026 la festa cade fra l’11 e il 15 settembre.

L’icona resta poi in cattedrale fino all’autunno, e risale all’Eremo la domenica coincidente con il 21 novembre, o quella immediatamente successiva, nella processione che i reggini chiamano la risalita.

Che cosa significa in pratica? Che nei giorni della festa la cattedrale è piena e visitarla con calma è impossibile, e che fra settembre e novembre puoi vedere l’icona qui invece che salire all’Eremo. Scegli tu quale delle due cose ti interessa: sono incompatibili.

Informazioni pratiche

Dati verificati il 6 settembre 2026 sulle pagine del sito ufficiale della Cattedrale di Reggio Calabria e dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova. Orari e calendari cambiano: ricontrolla prima di partire.

Ingresso. L’ingresso è libero e non serve prenotazione. Non esiste un biglietto: è una chiesa parrocchiale in piena attività.

Orari. La cattedrale apre 7:00-12:15 e 15:30-19:00 in orario invernale, con chiusura pomeridiana posticipata alle 20:00 in orario estivo.

Attenzione: questa è una chiesa in uso, e le funzioni hanno la precedenza. Durante le messe, i matrimoni e i funerali la visita si sospende, e la Cappella del Santissimo Sacramento può essere chiusa o occupata dalla celebrazione.

Come arrivare. Il Duomo è in piazza Duomo, sul corso Garibaldi, a cinque minuti a piedi dal museo archeologico e a due dal lungomare. Non ci sono scalini di accesso oltre alla scalinata del sagrato, che si aggira dai lati.

Quanto tempo chiede. La cattedrale chiede quaranta minuti se ti fermi sulla cappella e sulla colonna, venti se entri e giri la navata.

Perché entrarci

La ragione per farlo non è artistica in senso stretto, ed è meglio dirlo.

Il Duomo di Reggio è il documento più chiaro che esista di come una città italiana abbia reagito al peggior terremoto del suo secolo: ricostruendo più grande, scegliendo uno stile che citava un passato che il terremoto le aveva tolto, e dedicando cinquant’anni a rimettere insieme l’unica cappella che si poteva salvare. Non c’è una guida che lo racconti, ed è tutto lì dentro.

Per il resto della città, la mia guida su cosa vedere a Reggio Calabria mette in fila le tappe. A cinque minuti ci sono il Museo archeologico nazionale con i Bronzi di Riace e la Pinacoteca civica, mentre la Reggio precedente al 1908, quella greca e romana, si vede all’aperto sul lungomare Falcomatà.

Fotografie: la facciata al tramonto di Antonino Diano, il rosone, la navata, la cappella e l’altare della colonna di Benjamin Smith, tutte CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons.