La facciata della Pedrera sembra la parete di una cava, ed è da lì che viene il soprannome: pedrera in catalano vuol dire cava di pietra. Eppure quella pietra non regge niente. È un muro appeso alla struttura dell’edificio con elementi di metallo, e dietro non ci sono muri portanti: la casa sta in piedi su pilastri, vent’anni prima che l’architettura moderna lo facesse diventare normale.
Casa Milà è l’ultima opera civile di Antoni Gaudí, costruita fra il 1906 e il 1912 per Pere Milà e Rosario Segimon, ed è ancora oggi un condominio con appartamenti in affitto. La visita attraversa i due cortili, un appartamento arredato com’era nel 1911, la soffitta e il tetto.
Conviene sapere subito che il biglietto base, La Pedrera Essential, vale dalle 9:00 alle 17:30, con l’ultimo ingresso alle 17:15: più tardi si entra con altri biglietti, che hanno prezzi propri.
Come si saliva a casa propria in un palazzo che non ha la scala principale?
Una casa fuorilegge di quattromila metri cubi di troppo
Il progetto fu presentato al Comune il 2 febbraio 1906, e i lavori cominciarono lo stesso giorno. Il cantiere attirò subito l’attenzione delle riviste, e anche quella dei funzionari: la soffitta e il tetto superavano di 4.000 metri cubi il volume che il regolamento consentiva, e si rischiò di doverli demolire.
Lo salvò il suo stesso carattere. Il 28 dicembre 1909 la commissione dell’Eixample stabilì che la casa era di natura monumentale e quindi non doveva rispettare alla lettera le ordinanze edilizie; il resto lo sistemò un pagamento compensativo stimato in 100.000 pesetas. Il 31 ottobre 1912 Gaudí certificò che la casa era finita e pronta per l’affitto.
I primi inquilini erano amici e conoscenti dei Milà: un costruttore di automobili, il console argentino, un medico. Uno di loro, l’industriale tessile Antoni Feliu, fu fra i primi ad avere un’auto nell’edificio, una Rolls-Royce, e Gaudí dovette modificare l’ingresso del garage per farla passare.
Rosario Segimon, invece, non amò mai la decorazione che Gaudí aveva disegnato per il suo appartamento. Dopo la morte dell’architetto fece demolire 532,50 metri quadrati di controsoffitti del suo appartamento, tolse parquet e persiane e sostituì venti fra porte e finestre.
Una facciata che non regge niente
Se la pietra non porta il peso, che cosa lo porta?
La facciata è un muro di tamponamento: più di 6.000 blocchi di pietra agganciati alla struttura con elementi metallici. Le pietre sono di tre tipi, calcare del Garraf nelle parti basse, pietra di Vilafranca del Penedès per i blocchi grandi e qualche cornice di calcare di Ulldecona.

Il peso lo portano pilastri di pietra e di mattoni, e senza muri portanti Gaudí poteva disegnare ogni piano come voleva. Guarda i 32 balconi: le ringhiere sono fatte di ferro di recupero, barre e catene, e i balconi sono così profondi da essere piccole terrazze. Gaudí mise gli scarichi sotto il livello del pavimento, in modo che dall’appartamento la strada si vedesse per intero.
Niente scala principale: si saliva in ascensore
Nei palazzi in affitto dell’Eixample la scala principale era il biglietto da visita dell’edificio. Alla Pedrera non c’è: gli inquilini salivano in ascensore o dalla scala di servizio, e gli ascensori sono parte del progetto di una casa moderna fornita di servizi.
È lo stesso spirito del garage, il primo in un edificio residenziale: è nel seminterrato e ci si arriva per rampe elicoidali larghe abbastanza per i cavalli e le carrozze, e poi per le automobili, che dal 1900 si stavano diffondendo.
I due blocchi di appartamenti hanno ingressi separati e si affacciano su due grandi cortili, che danno luce e aria a tutte le stanze. Uno dei due, quello su Passeig de Gràcia, è cilindrico, e il suo solaio poggia su una struttura di metallo che ricorda una ruota di bicicletta.

L’appartamento e i soffitti che ondeggiano
La visita entra in un appartamento arredato come nel 1911, e la prima cosa da guardare sono i soffitti. Non sono piani: seguono le onde dell’edificio, con cerchi, ellissi, spirali e a volte delle frasi. Gaudí li disegnava sulla pianta e lo stuccatore li riproduceva sul soffitto, su un supporto di canne intrecciate, inchiodato a tavole fissate alle travi.

Anche le porte degli appartamenti sono pensate per l’uso: hanno spioncini grandi con listelli di ferro, che permettono di parlare con chi è sul pianerottolo senza aprire, e una fessura laterale per la posta.
La soffitta dei 270 archi
Per non caricare l’edificio di peso, Gaudí costruì la soffitta su 270 archi di mattoni che chiamava equilibrati, cioè archi catenari: leggeri, facili da costruire, stanno in piedi da soli e non hanno bisogno di contrafforti. La soffitta ospitava le lavanderie comuni, gli stenditoi, i ripostigli e le macchine degli ascensori, e faceva anche da camera d’aria: d’estate si aprivano le finestre per far circolare l’aria, d’inverno si chiudevano per tenere il calore.

Nel 1953 l’architetto Barba Corsini ci ricavò quattordici appartamenti. Oggi la soffitta ospita una mostra permanente su Gaudí.
Il tetto: camini, cocci di champagne e la Sagrada Família in un arco
Che cosa sono, davvero, le figure sul tetto?
Sul tetto ogni forma ha un compito. Le sei forme più grandi sono le uscite delle scale, alte sette metri, ognuna con dentro una scala a chiocciola che sale dalla soffitta. Poi ci sono 29 camini, alti quattro metri, due isolati e gli altri raggruppati per due, cinque o sette, e due torri di ventilazione che rinnovavano l’aria della soffitta.

Cerca l’unico gruppo di camini rivestito di trencadís: i cocci sono di bottiglie verdi di champagne.
E poi c’è l’arco. Accanto a due delle scale Gaudí costruì piccoli archi rivestiti di cocci bianchi, che aiutano a tenere insieme la struttura; uno di questi inquadra la Sagrada Família, e secondo la fondazione che gestisce la casa Gaudí ne calcolò l’altezza perché ci stesse dentro la chiesa finita.

Dal 2026 la Sagrada Família ha la sua torre più alta, e la storia di quel cantiere è in La Sagrada Família, una macchina per la luce.
Da sede del governo a centro culturale
Durante la guerra civile la casa fu requisita e ospitò uffici del governo repubblicano. Nel 1946 Rosario Segimon la vendette a una società immobiliare, continuando a vivere al piano nobile, e nei decenni successivi la manutenzione mancò: nel 1971 un grosso pezzo di pietra cadde dal primo piano. Nel dicembre 1986 la comprò Caixa Catalunya, che la restaurò dopo anni di abbandono e la aprì al pubblico come centro culturale nel giugno 1996. Da allora l’hanno visitata oltre 29 milioni di persone, e dal 1984 è patrimonio dell’UNESCO insieme al Park Güell e al Palau Güell.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 27 ottobre 2026 sul sito ufficiale lapedrera.com. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
La Pedrera e il Recinte Modernista di Sant Pau si possono comprare insieme: il biglietto combinato lo vendono sia il sito della Pedrera sia quello di Sant Pau, e su Tiqets c’è il biglietto combinato Casa Milà e Sant Pau. La storia del complesso ospedaliero di Domènech i Montaner è in Sant Pau, l’ospedale che è una città. Sullo stesso viale, più in basso, c’è Casa Batlló, che Gaudí finì l’anno in cui cominciò questa.
Fotografie da Wikimedia Commons: la facciata la sera, di C messier, CC BY-SA 4.0; il cortile dal tetto, di José Luiz, CC BY-SA 3.0; il soffitto in rilievo, di Ad Meskens, CC BY-SA 4.0; la soffitta, di Mikani, CC BY-SA 4.0; il camino, di Mikani, CC BY-SA 4.0; l’arco con la Sagrada Família, di Tony Hisgett, CC BY 2.0.