Il Poble Espanyol non è un borgo antico, e non finge di esserlo. È un villaggio costruito sul Montjuïc per l’Esposizione internazionale del 1929, con 117 edifici a grandezza naturale che riproducono case, chiese, piazze e porte di quasi tutte le regioni della Spagna, dal romanico al barocco. Doveva essere demolito alla fine della fiera.
Si visita come un museo all’aperto dell’architettura spagnola: entri da una porta di Ávila, attraversi una piazza aragonese e finisci in un vicolo andaluso, e intanto nelle botteghe lavorano artigiani veri. Il biglietto costa meno se lo compri online almeno il giorno prima invece che il giorno stesso, e il villaggio resta aperto fino a mezzanotte quasi tutti i giorni.
Come si sceglie quali case copiare, per mettere un paese intero su una collina?
Un villaggio per l’Esposizione del 1929
L’idea era riunire in un solo luogo l’essenza architettonica e culturale della Spagna. Il progetto lo firmarono quattro persone: Miquel Utrillo, pittore e ingegnere, che guidava il gruppo, il disegnatore Xavier Nogués e gli architetti Francesc Folguera e Ramon Reventós.
La risposta alla domanda è un viaggio. Prima di chiudere il progetto, i quattro visitarono più di 1.600 paesi in tutta la Spagna, e da quel viaggio scelsero gli edifici da riprodurre. Il cantiere cominciò il 19 gennaio 1928 e il villaggio fu inaugurato il 20 maggio 1929.

Reventós scrisse, nel dicembre del 1929, che le prime case della piazza erano state pronte in pochi giorni, e che entrando nel villaggio si provava qualcosa di simile all’emozione di viaggiare attraverso la Spagna. È ancora la promessa del posto.
Dalle Torres de Ávila alla Plaza Mayor
Si entra da una porta fortificata fra due torri merlate, la riproduzione delle Torres de Ávila, le mura della città castigliana.

Oltre la porta si arriva alla Plaza Mayor, il cuore del villaggio. Guarda l’edificio di pietra con i portici e la fila di piccoli archi sotto il tetto: è la copia del municipio di Valderrobres, un paese dell’Aragona. Intorno alla piazza le case cambiano regione da un lato all’altro.
Un giro della Spagna in un pomeriggio
Che cosa si vede davvero, in un villaggio fatto di copie?
Si vede, con le case una accanto all’altra, quanto cambia l’architettura da una regione all’altra. Il villaggio è diviso per zone: le case della Catalogna e delle Baleari, quelle della fascia cantabrica, la Mancia di Cervantes, l’Andalusia. Percorrerlo vuol dire passare in pochi minuti dalla pietra al mattone, dal legno dei balconi del nord all’intonaco bianco del sud.
Sulle Gradas de Santiago, una scalinata, si affacciano case con i balconi di legno, e in cima si alza la facciata di mattoni della chiesa di Alcañiz.

Il quartiere andaluso è la parte più fotografata. I vicoli sono stretti e imbiancati, e su una delle piazzette un muro bianco è coperto di vasi azzurri con i gerani, attorno a una piccola nicchia con una statua.

Doveva essere demolito
Perché un villaggio costruito per una fiera è ancora qui, quasi cento anni dopo?
Per il suo successo. Il villaggio era pensato come temporaneo, e alla fine della fiera andava abbattuto. Nei mesi dell’Esposizione ospitò ogni giorno danze popolari, sfilate e gare a cavallo, e i suoi stessi autori decisero che doveva restare.
Gli anni dopo furono meno felici. Durante la guerra civile il villaggio diventò un campo di internamento per prigionieri; nel dopoguerra il Comune distribuì nei suoi edifici il Museo delle arti e delle industrie popolari, per evitare che cadessero in rovina. Solo nel 1986 la gestione passò a privati e gli edifici originali furono restaurati. Il villaggio cominciò a riprendersi davvero dal 1996, con una nuova gestione.
Botteghe e un museo d’arte contemporanea
Il Poble Espanyol non è solo da guardare. Nelle sue strade lavorano ogni giorno artigiani di mestieri diversi, dalla ceramica al vetro dipinto, dal ricamo alla gioielleria, e molti tengono laboratori brevi per chi passa.
Dal 2001 c’è anche il Museo Fran Daurel, una collezione privata di arte spagnola contemporanea, con opere di Picasso, Dalí e Miró. Se nella stessa giornata vai al Museu Picasso o alla Fundació Joan Miró, qui vedi gli stessi nomi in una collezione piccola e diversa.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 28 ottobre 2026 sul sito ufficiale poble-espanyol.com. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Sulla stessa collina, poco più in basso, c’è il Padiglione Mies van der Rohe, costruito per la stessa Esposizione con idee opposte, e più in là la Fundació Joan Miró. Per tornare a Gaudí, in centro c’è il Palau Güell, accanto alla Rambla.
Fotografie: la Plaza Mayor, le Gradas de Santiago e il quartiere andaluso, di Enric, CC BY-SA 4.0; le Torres de Ávila, di Enfo, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons; le fotografie del 1929, dalla rivista Estampa, in pubblico dominio.