Lluís Domènech i Montaner, chiamato a progettare un ospedale per Barcellona, rifiutò l’idea del grande edificio chiuso e disegnò una piccola città: padiglioni separati, ognuno per una specialità medica, sparsi in un giardino e collegati sotto terra da gallerie, perché malati e infermieri non dovessero uscire all’aperto.
Quella città ha curato malati fino all’autunno del 2009, quando l’attività sanitaria si è trasferita in un edificio nuovo costruito a nord del complesso. Oggi i padiglioni modernisti restaurati si visitano, e dal 1997 sono patrimonio dell’UNESCO insieme al Palau de la Música Catalana, l’altra grande opera dello stesso architetto.
Un dettaglio fa risparmiare: la visita libera costa un euro in meno se entri dopo le 14:00.
Chi pagò un ospedale così, e perché le sue iniziali sono sulle torri?
Cinque secoli di ospedale prima di questo
L’ospedale di Sant Pau non nasce qui. All’inizio del Quattrocento Barcellona aveva sei piccoli ospedali, fondati da ordini religiosi e da privati e mantenuti quasi solo dalle elemosine; nel 1401 il Consiglio dei Cento e il capitolo della cattedrale li fusero in uno solo, l’Hospital de la Santa Creu, l’ospedale della Santa Croce. La prima pietra fu posta il 13 febbraio 1401, alla presenza del re Martino l’Umano, e l’edificio gotico, nel quartiere del Raval, fu finito nel 1450.
Per cinque secoli fu l’ospedale della città, e non solo: fino alla fine dell’Ottocento accolse e istruì anche gli orfani, e dalla sua attività nacque il Collegio reale di chirurgia, l’antenato della facoltà di medicina. Per mantenersi aveva ottenuto privilegi curiosi, fra cui, da Filippo II nel 1587, l’esclusiva degli spettacoli teatrali in città.
Alla fine dell’Ottocento l’edificio gotico non bastava più a una città che cresceva nell’Eixample, e alla medicina che cambiava.
Il banchiere di Parigi e le iniziali sulla torre
La soluzione arrivò da un testamento. Nel 1896 morì a Parigi Pau Gil i Serra, banchiere catalano, che lasciò il suo patrimonio per costruire a Barcellona un ospedale nuovo, con due condizioni: che usasse le innovazioni tecniche, architettoniche e mediche più avanzate, e che fosse dedicato a san Paolo, cioè Sant Pau. Un accordo fra la Santa Creu e gli esecutori testamentari permise di costruirlo su terreni della Santa Creu, a nord dell’Eixample.

Il nome del benefattore lo trovi ovunque, se sai cercarlo. Le iniziali P e G, di Pau e di Gil, sono ripetute nella decorazione dei padiglioni, in piccolo nelle cornici e in grande sulle torri, come quella della fotografia.
Una città giardino al posto di un palazzo
Domènech studiò gli ospedali più moderni d’Europa e scelse il modello a padiglioni, basato sui principi dell’igienismo: luce naturale, aria, giardini intorno ai malati. Progettò un complesso di 48 edifici; ne furono costruiti 27, e solo 16 secondo il suo disegno modernista originale.
Perché i viali di Sant Pau vanno in diagonale rispetto alle vie dell’Eixample?
La risposta è nella pianta. Domènech organizzò il complesso su due assi diagonali, uno nord-sud e l’altro est-ovest, che si incrociano e formano una croce: è l’emblema dell’antica Santa Creu, che così entra nella forma stessa del nuovo ospedale. Il tracciato diverso da quello dell’Eixample è una conseguenza di questa scelta.

La costruzione dei primi dieci edifici cominciò nel 1902, e ognuno era dedicato a una specialità medica. Domènech morì nel 1923 e il cantiere lo concluse il figlio, Pere Domènech i Roura. Il re Alfonso XIII inaugurò ufficialmente l’ospedale il 16 gennaio 1930.
Le gallerie sotto i giardini
Come si portava un malato da un padiglione all’altro, in un ospedale fatto di edifici separati?
Sotto i giardini corre un chilometro di gallerie sotterranee che collega i padiglioni. Servivano a spostare personale e malati da un padiglione all’altro senza uscire all’aperto, e ci passavano anche gli impianti, che così si potevano mantenere senza entrare nelle corsie.
La visita comincia proprio da sotto: si entra nella sala ipostila, che ospitava il pronto soccorso, e le gallerie ti portano al padiglione di Sant Salvador, il primo entrato in funzione, nel 1916, dove si racconta la storia dell’ospedale e di Domènech. Poi si risale nei giardini.

I padiglioni, e i santi patroni della medicina
I padiglioni sono dedicati a santi e alla Vergine, e la casa delle operazioni è dedicata ai patroni dei medici, i santi Cosma e Damiano. Le loro immagini a mosaico decorano le finestre laterali, fra mattoni rossi e cornici di pietra.

Dentro i padiglioni la decorazione non è solo un ornamento: Domènech volle la ceramica ovunque anche per la sua funzione igienica. La casa delle operazioni e il padiglione di Sant Rafael ricostruiscono com’era la vita nell’ospedale negli anni Venti e che medicina vi si praticava: a Sant Rafael trovi una sala di giorno per i malati, con le finestre alte su tre lati e le sedie a dondolo.

Il padiglione dell’Amministrazione, e la galleria barocca nuova
Il padiglione all’ingresso, con la torre dell’orologio, è quello dell’Amministrazione, e il percorso finisce qui. È il più decorato del complesso, e dal 15 ottobre 2026 ha un motivo in più per salirci: al secondo piano ha aperto una galleria barocca, due sale con dodici dipinti del Seicento e del Settecento che vengono per la maggior parte dall’antica Santa Creu e dalla sua casa di convalescenza. La prima sala ricostruisce l’ufficio degli amministratori com’era a metà Novecento; nella seconda ci sono, fra gli altri, quattro tele di Antoni Viladomat, il pittore più rappresentativo del barocco catalano.
È la parte della visita che mostra le opere dell’ospedale di prima, quello gotico, e porta nel percorso i secoli che precedono l’architettura di Domènech.

Informazioni pratiche
Dati verificati il 27 ottobre 2026 sul sito ufficiale santpaubarcelona.org. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Sant Pau si compra anche insieme ad altre sedi: il sito ufficiale vende un biglietto con la Pedrera e il pass «Domènech i Montaner», con il Palau de la Música Catalana e il Cafè Vienès della Casa Fuster, che su Tiqets trovi come pass Domènech i Montaner. Se parti dalla Sagrada Família, il viale è la strada più bella per arrivare qui; se invece vuoi vedere l’altra metà del lavoro di Domènech, è il Palau de la Música Catalana.
Fotografie da Wikimedia Commons: il padiglione dell’Amministrazione la sera, di C messier, CC BY-SA 4.0; la cupola e la torre con la P, di Bernard Gagnon, CC BY-SA 3.0; il viale dei padiglioni, la galleria sotterranea e il mosaico di san Cosma, di Enfo, CC BY-SA 3.0; la sala di giorno di Sant Rafael, di Susi4, CC BY-SA 2.5 ES.