Ci sono gioielli che non ti limiti a guardare: ti fermano il respiro. È quello che mi è successo davanti ai gioielli di Cartier, quando ho visitato la grande mostra Cartier. Le style et l’histoire al Grand Palais di Parigi.

Non mi sarei mai aspettata che dei gioielli potessero trasmettere così tante emozioni. Eppure erano lì, centinaia di pezzi allineati per la prima volta, e ognuno raccontava una storia.

Vuoi scoprire perché li considero vere opere d’arte?

Si parte!

Uno dei gioielli Cartier in mostra, tra pietre preziose e oro

Le origini: da Napoleone III a Edoardo VII

In principio fu Louis-François Cartier, che nel 1847 rilevò a Parigi la bottega del suo maestro. La svolta arrivò con il Secondo Impero: tra i primi clienti illustri ci fu l’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, e da lì la maison non smise più di salire.

Furono soprattutto i nipoti del fondatore a farne un mito internazionale. Fu re Edoardo VII d’Inghilterra a coniare la definizione rimasta celebre (“gioielliere dei re, re dei gioiellieri”) e ad affidare a Cartier addirittura 27 diademi per la sua incoronazione del 1902. Da allora Cartier ha vestito principesse, sovrani, attrici e collezionisti di mezzo mondo.

Un diadema Cartier, capolavoro di oreficeria da corte

Doni d’amore e capolavori senza tempo

Passeggiando tra le vetrine ho ammirato i gioielli di un Maharaja indiano innamorato dell’Europa: il celebre Maharaja di Patiala commissionò a Cartier, nel 1928, una collana con quasi tremila diamanti, uno dei pezzi più impressionanti mai realizzati.

E poi i doni d’amore: oggetti pensati per il teatro, per una serata di gala, per un’imperatrice; regali di uomini ricchi e innamorati alle proprie muse, da Grace Kelly a Elizabeth Taylor. Gioielli indossati nei momenti cruciali della storia, dalla metà dell’Ottocento in poi, che sembravano parlare delle persone che li avevano portati.

Un gioiello Cartier con pietre colorate, pezzo da collezione

Non solo diamanti e pietre preziose

Quando si parla di gioielli vengono subito in mente le pietre preziose, ma la mostra mi ha sorpresa proprio qui: accanto a diademi e collane c’erano oggetti della vita quotidiana trasformati in capolavori.

Trousse, portasigarette, orologi, pomelli per ombrelli, portaspilli, soprammobili: tutto, nelle mani degli artigiani Cartier, diventava scultura in miniatura. È questa la vera lezione della maison, che l’arte può nascondersi anche in un oggetto d’uso, se realizzato con maestria assoluta.

Un oggetto d’arte Cartier, oltre i diamanti

Dove ammirare i gioielli Cartier oggi

La mostra del Grand Palais si è chiusa il 16 febbraio 2014, ma i tesori di Cartier continuano a viaggiare per il mondo. La maison custodisce infatti la Cartier Collection, un archivio di pezzi storici che ruota tra le grandi esposizioni internazionali: ogni pochi anni riappare in un museo diverso, da Parigi a Londra, da New York a Shanghai.

Se ami questo tipo di bellezza, tieni d’occhio le mostre temporanee delle grandi capitali; e se passi da Parigi, un museo come il Petit Palais ti farà respirare la stessa atmosfera Belle Époque in cui Cartier è diventato leggenda.

E tu, credi che un gioiello possa essere un’opera d’arte al pari di un quadro? Fermati davanti a un pezzo di Cartier: forse cambierai idea, esattamente come è successo a me.