Torino è la città italiana in cui il giorno della settimana conta più del meteo, e questa non è una frase a effetto: è il vincolo pratico attorno a cui ho dovuto costruire questo itinerario dopo aver aperto, uno per uno, i siti ufficiali di tutte le tappe.
Il mercoledì chiudono insieme Palazzo Reale, la Galleria Sabauda e la Cappella della Sindone di Guarini, e nello stesso giorno non circola la tranvia che sale a Superga. Il martedì chiude la Mole Antonelliana con il Museo del Cinema, cioè il simbolo della città. Il lunedì il Museo Egizio chiude alle 14.00, e non te ne accorgi finché non arrivi alle tre. Nessuna guida cartacea mette insieme questi tre dati, e sono esattamente i tre dati che decidono se il viaggio funziona.
Questa guida tiene il centro nel primo giorno e la collina nel secondo, ma i due giorni si possono scambiare, e più avanti spiego quando conviene farlo. Tutti i prezzi e gli orari stanno in fondo, in un solo punto, con la data in cui li ho verificati.
Il giorno della settimana, che qui decide più del meteo
Quale giorno della settimana può rovinare un fine settimana a Torino? Vale la pena guardare la tabella prima di comprare il treno.
| Giorno | Cosa salta |
|---|---|
| Lunedì | il Museo Egizio chiude alle 14.00 |
| Martedì | Mole Antonelliana e Museo del Cinema chiusi, e chiude anche Palazzo Madama |
| Mercoledì | Musei Reali chiusi (Palazzo Reale, Sabauda, Armeria, Cappella della Sindone) e la tranvia Sassi-Superga non circola |
| Da giovedì a domenica | è aperto tutto |
Se arrivi di martedì, comincia dai Musei Reali e dall’Egizio e rimanda la Mole al secondo giorno. Se arrivi di mercoledì, fai il contrario: Mole ed Egizio il primo giorno, Musei Reali il secondo, e a Superga sali in autobus invece che in tranvia. Se arrivi di giovedì, l’ordine che segue va bene così com’è.
C’è un quarto vincolo che non riguarda gli orari e va detto subito, perché è la delusione più frequente di chi viene qui: la Sindone non si vede. Ci torno più avanti, con quello che si vede al suo posto.

Giorno 1, mattina: il Museo Egizio
Perché il Museo Egizio va messo per primo, e presto? Si comincia da qui per due ragioni. La prima è che il Museo Egizio ha biglietti solo online con fascia oraria, quindi l’ora la scegli tu ma la scegli prima di partire. La seconda è che chiede almeno due ore e mezza, e chi lo mette nel pomeriggio finisce per correre.
È la collezione egizia più importante del mondo dopo quella del Cairo, ed è nato nel 1824, quando Carlo Felice comprò la raccolta di Bernardino Drovetti. È anche, con ogni probabilità, il museo egizio più antico del mondo, perché apriva al pubblico nel 1832, prima ancora che nascesse l’Italia. Fra il 1903 e il 1937 gli scavi di Ernesto Schiaparelli e poi di Giulio Farina ci hanno portato altri trentamila reperti.
La sala principale è la Galleria dei Re, con le statue monumentali di Tebe. Se hai in mente la sala buia con i riflettori puntati, sappi che non c’è più: il 20 novembre 2024, per il bicentenario, è stata sostituita da un allestimento nuovo che fa entrare la luce del giorno. Al piano di sotto c’è il tempio di Ellesiya, che l’Egitto ha regalato all’Italia nel 1970 per il salvataggio dei templi nubiani: è stato tagliato in sessantasei blocchi, spedito e rimontato qui.
Al museo ho dedicato un articolo a parte, con le opere da cercare e la storia di come sono arrivate fin qui: Museo Egizio di Torino.

Giorno 1: piazza Castello e i Musei Reali
Dal museo a piazza Castello sono cinque minuti a piedi, e la piazza da sola spiega come funziona Torino. Su un lato sta Palazzo Madama, che ha una facciata barocca di Juvarra davanti e una fortezza medievale dietro, sulla stessa costruzione. Di fronte c’è la facciata bianca di Palazzo Reale, e in mezzo la cupola di San Lorenzo, che è di Guarino Guarini e va guardata dall’interno anche avendo poco tempo, perché costa zero e la volta è una delle cose più strane del barocco italiano.
I Musei Reali sono un unico biglietto da 15 euro per cinque cose: Palazzo Reale con gli appartamenti, l’Armeria Reale, la Galleria Sabauda, il Museo di Antichità e i Giardini. È tanto, ed è il motivo per cui conviene sapere in anticipo cosa si vuole vedere invece di attraversare tutto in fila.
Dentro Palazzo Reale, le due cose che vale la pena cercare sono la Scala delle Forbici di Juvarra, che è un problema di statica risolto in modo così elegante da sembrare un ornamento, e la Sala da Ballo di Pelagio Palagi. In Sabauda ci sono le Stimmate di san Francesco di Jan van Eyck, la Madonna col Bambino del Beato Angelico e il Tobiolo e l’angelo del Pollaiolo.
Ai Musei Reali ho dedicato un articolo a parte, con le tre cose da cercare in Sabauda e il vincolo di calendario: Palazzo Reale e Galleria Sabauda.

La Cappella della Sindone, che sta dentro lo stesso biglietto
Da dove si entra, per vedere la Cappella della Sindone? Molti la cercano fuori e non la trovano, perché non ha un ingresso proprio: la Cappella della Sindone si visita dentro il percorso dei Musei Reali, con lo stesso biglietto, e sta incastonata fra il Duomo e Palazzo Reale perché doveva servire insieme la corte e i fedeli.
Guarino Guarini la prese in mano nel 1668, quando il cantiere era fermo da quarantaquattro anni, e ne fece la cosa che è oggi: una cupola costruita con sei livelli di sei archetti sovrapposti, ognuno appoggiato al vertice di quelli sotto, che salendo si stringono e lasciano passare la luce fra un ordine e l’altro. Guardata dal basso non sembra una cupola, sembra un alveare che si allontana.
L’11 aprile 1997 un incendio devastò la cappella e i vigili del fuoco portarono fuori il telo spaccando la teca a mazzate. Ha riaperto il 27 settembre 2018, dopo ventuno anni.
Alla cappella, e alla Sindone che non si vede, ho dedicato un articolo a parte: la Cappella della Sindone di Guarino Guarini.

Giorno 1, pomeriggio: il Duomo, e la Sindone che non si vede
Il Duomo di Torino sta a due passi, ingresso libero, ed è l’unica chiesa rinascimentale della città in mezzo a un centro tutto barocco. Ma la ragione per cui ci va la gente è un’altra, e va detta chiaramente.
La Sindone non è esposta. Sta nell’ultima cappella della navata sinistra, dentro una teca di conservazione chiusa a sua volta in una cassa metallica, e viene estratta soltanto per le ostensioni. La prossima non ha una data: il sito ufficiale della Sindone scrive che nessuno sa quando sarà, perché la decide il Papa. Chi entra oggi vede la cassa, e i monitor lungo la navata che spiegano il telo in più lingue.
Non è una notizia da nascondere in fondo a un articolo. Chi viene a Torino apposta deve saperlo prima, e chi lo sa prima entra con l’aspettativa giusta e trova comunque una cosa che vale il tempo: la cappella di Guarini sopra, il pavimento a scacchi, e il Museo della Sindone in via San Domenico se il tema interessa davvero.

Giorno 2, mattina: la Mole Antonelliana
La Mole è alta 167,5 metri ed è la cosa più torinese che esista, nel senso che è nata per essere un’altra cosa e non lo è mai diventata. Il cantiere comincia nel 1863 per la comunità ebraica di Torino, che voleva una sinagoga: Alessandro Antonelli continuò ad alzarla oltre il progetto, i costi esplosero e nel 1873 la comunità la cedette al Comune, con uno scambio, e andò a costruirsi la sinagoga altrove.
Antonelli morì nell’ottobre del 1888, un anno prima che l’edificio fosse finito. Il 23 maggio 1953 una tromba d’aria portò via quarantasette metri di guglia, che fu ricostruita con una struttura metallica dentro.
Dal 2000 ospita il Museo Nazionale del Cinema, che è la ragione vera per entrare: la sala centrale è la cavità dell’edificio, alta decine di metri, con le poltrone rosse in mezzo e le cappelle tematiche attorno. L’ascensore panoramico sale nel vuoto della cupola fino al tempietto a 85 metri, e il biglietto è separato: 18 euro il museo, 9 il solo ascensore, 23 il combinato.
Il martedì è chiusa. È il vincolo che sposta tutto l’itinerario.
Alla Mole e al museo ho dedicato un articolo a parte, con la storia del cantiere e le regole della salita a piedi: Mole Antonelliana e Museo del Cinema.

Giorno 2, pomeriggio: la basilica di Superga
Superga sta a 672 metri sulla collina di là dal Po, e la sua storia comincia con una promessa fatta in un momento brutto. Il 2 settembre 1706 Torino era assediata dai francesi da quattro mesi; Vittorio Amedeo II salì sul colle a guardare la città dall’alto e fece voto di costruire una chiesa se ne fosse uscito vivo. Cinque giorni dopo vinse.
Il progetto è di Filippo Juvarra, prima pietra il 20 luglio 1717, inaugurazione il 1° novembre 1731. È lunga 51 metri e alta 75 con la cupola, e la cosa che colpisce è che il pronao a colonne e il tamburo non sono attaccati come in una chiesa qualsiasi: Juvarra li ha tenuti separati, così che da lontano la basilica sembra due edifici che si sfiorano.
Si visitano quattro cose, tutte con biglietti diversi. Chiesa e Cappella del Voto sono gratuite. La cupola costa 4 euro e sono 131 gradini a chiocciola: da lassù si vede la pianura fino alle Alpi, ed è la vista che a Torino non si compra da nessun’altra parte. Le Tombe Reali, dove stanno Vittorio Amedeo II, Carlo Emanuele III, Vittorio Emanuele I e Carlo Alberto, costano 6 euro e si visitano solo in gruppo accompagnato, quarantacinque minuti, in italiano. L’Appartamento Reale costa 6 euro e ha solo due visite al giorno.
Alla basilica ho dedicato un articolo a parte, con la cupola, le Tombe Reali e gli orari della tranvia: la basilica di Superga.
Dietro l’abside c’è la lapide del 4 maggio 1949, quando l’aereo che riportava a casa il Grande Torino si schiantò nella nebbia contro il muraglione dietro la basilica. Ogni anno, in quella data, migliaia di persone salgono fin lassù.

La tranvia del 1884, che è metà della ragione per salire
A Superga ci si arriva con la tranvia a dentiera Sassi-Superga, e prendere l’autobus al suo posto è come andare a Venezia e girare in taxi: si arriva, ma si perde il pezzo migliore.
La linea è in servizio dal 26 aprile 1884. All’inizio le vetture venivano tirate su da una fune d’acciaio; nel 1934 è stata convertita a dentiera, cioè a una rotaia centrale dentata su cui l’ingranaggio della vettura fa presa. Sono 3.100 metri, 425 di dislivello, pendenza media del 13,5 per cento con punte del 21 nel tratto finale, e diciotto minuti di salita dentro il bosco. Le vetture sono quelle storiche, rosse e crema.
Il mercoledì la tranvia non circola, e nei giorni festivi c’è la navetta «Superga Express» da piazza Vittorio Veneto, con la linea 79/ sospesa finché quel servizio è attivo. Gli orari sono stagionali e cambiano a fine settembre: quelli che trovi in fondo sono quelli estivi, verificati oggi.

I portici, che qui non sono un dettaglio di contorno
Torino ha diciotto chilometri di portici, di cui più di dodici collegati fra loro senza interruzione, ed è una rete costruita di proposito: serviva a far muovere la corte e poi la borghesia da un capo all’altro del centro senza bagnarsi e senza essere visti troppo. Camminare sotto i portici di via Po dalla piazza Castello al Po, o sotto quelli di piazza San Carlo al mattino presto, è un modo di vedere la città che non costa niente e che nessun museo restituisce.
Nel mezzo ci sono i caffè storici, che a Torino sono un pezzo di storia dell’arte applicata più che una tappa gastronomica: banconi in legno e specchi dell’Ottocento, rimasti come erano. Non li elenco perché non è quel tipo di guida, ma se ne passi davanti a uno, guardalo dentro.

Cosa non fare
Non mettere il Museo Egizio e i Musei Reali nello stesso pomeriggio. Sono due musei da due ore e mezza l’uno, a cinque minuti di distanza, e la tentazione è forte: il risultato è che si guarda male il secondo.
Non salire a Superga senza aver guardato il meteo. La salita alla cupola è chiusa con vento forte, maltempo o temperature sopra i 32 gradi, e chi arriva in cima al colle per scoprirlo ha buttato mezza giornata.
Non contare sulla Sindone, per il motivo detto sopra.
Non dare per scontato che «Torino si visita in un giorno». Si legge spesso, e nasce dal fatto che il centro è piccolo e tutto in piano. Ma le due collezioni principali stanno fra le più grandi d’Italia, e in un giorno o si fa l’Egizio o si fanno i Musei Reali.
Se hai mezza giornata in più
Tre direzioni, in ordine di quanto le consiglio.
Palazzo Madama, in piazza Castello, che è insieme un castello medievale, una facciata di Juvarra e un museo di arte antica con il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina. Chiude il martedì, come la Mole, quindi entra bene nel giorno in cui la Mole salta.
Il Monte dei Cappuccini, di là dal Po, che si raggiunge a piedi in venti minuti dal centro: è il punto da cui si fanno le fotografie di Torino con le Alpi dietro, ed è gratis.
La Palazzina di caccia di Stupinigi, se hai un mezzo o pazienza con i mezzi pubblici: è fuori città, è di Juvarra ed è la più teatrale delle residenze sabaude.
Informazioni pratiche
Dati verificati il 2 settembre 2026 sui siti ufficiali dei singoli musei. Prezzi e orari cambiano: prima di partire ricontrolla almeno i Musei Reali e la tranvia di Superga, che sono le due voci con il calendario più mobile.
Biglietti. Il Museo Egizio costa 18 euro l’intero, con l’acquisto obbligatoriamente online e con fascia oraria; è gratuito con l’Abbonamento Musei e con la Torino+Piemonte Card. I Musei Reali costano 15 euro l’intero e 2 euro il ridotto per i cittadini dell’Unione europea fra 18 e 25 anni, con la gratuità sotto i 18: il biglietto comprende Palazzo Reale, Armeria, Galleria Sabauda, Museo di Antichità, Giardini e la Cappella della Sindone. La Mole Antonelliana costa 18 euro per il solo museo, 9 per il solo ascensore panoramico e 23 per il combinato. A Superga la chiesa è gratuita, la cupola costa 4 euro e 3 il ridotto, le Tombe Reali 6 e 5, l’Appartamento Reale 6 e 5. Il Duomo è gratuito.
Orari. Museo Egizio: lunedì 9.00-14.00, da martedì a venerdì e la domenica 9.00-18.30, sabato 9.00-20.00. Musei Reali: da giovedì a martedì 9.00-19.00, chiusi il mercoledì, biglietteria fino alle 18.00 e ultimo ingresso alle 18.00; i Giardini aprono alle 8.30. Mole Antonelliana e Museo del Cinema: 9.00-19.00, chiusi il martedì, ultimo accesso un’ora prima. Superga: dal lunedì al venerdì 10.00-13.30 e 14.30-18.00, sabato, domenica e festivi 10.00-19.00 continuato, con l’ultima visita alle Tombe Reali quarantacinque minuti prima della chiusura. Duomo: tutti i giorni 9.00-12.30 e 15.00-19.00, con la cappella chiusa durante le funzioni.
Gratuità e riduzioni. Ai Musei Reali si entra gratis la prima domenica del mese, e inoltre il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. A Superga il ridotto vale anche per gli over 65, che nei musei statali invece non hanno più la gratuità.
Come arrivare. Il centro si fa tutto a piedi: dalla stazione di Porta Nuova a piazza Castello sono quindici minuti sotto i portici di via Roma. Per Superga si prende il tram 15 o un autobus fino alla stazione Sassi e da lì la tranvia a dentiera: corse ogni ora dalle 10.00 alle 18.00 dal lunedì al venerdì con l’ultima discesa alle 18.30, niente servizio il mercoledì; il sabato, fino a fine settembre, corse dalle 9.00 alle 23.00 con ultima discesa alle 23.30; la domenica e nei festivi dalle 9.00 alle 20.00, ultima discesa alle 20.30.
Quanto tempo. Il Museo Egizio chiede due ore e mezza, tre se leggi le didascalie. I Musei Reali due ore e mezza per l’itinerario completo, un’ora e mezza se scegli solo Palazzo Reale e la Cappella. La Mole con il museo un’ora e mezza, più mezz’ora di coda per l’ascensore nei fine settimana. Superga è mezza giornata contando la tranvia nei due sensi.
Sull’affiliazione, per onestà. In questo articolo non trovi link a biglietti prenotabili. Le tappe a pagamento hanno i propri canali ufficiali: l’Egizio vende soltanto online sul suo sito e Superga permette l’acquisto online o in biglietteria. Non ti mando altrove per una cosa che si fa meglio direttamente.
Buon viaggio, e se puoi scegli il giovedì.
Crediti fotografici: panorama all’alba di Maurizio Moro5153, facciata del Museo Egizio di Gianni Careddu, piazza Castello di Guglielmo di Rivoli (CC0), piazza San Carlo di Neq00, navata del Duomo di TorinoDoc, Mole Antonelliana di Mongolo1984, basilica di Superga di Paris Orlando, tranvia Sassi-Superga di Smiley.toerist e portici di via Po di Zairon (CC BY-SA 4.0); Cappella della Sindone di Marie-Lan Taÿ Pamart (CC BY 4.0). Tutte da Wikimedia Commons.
