La basilica di Superga sta a 672 metri, sul colle che chiude Torino a est, e la si vede da tutta la città: è il punto bianco sulla collina che compare in ogni fotografia dei tetti torinesi con le Alpi dietro.

Nasce da una promessa fatta in un momento disperato, e vale la pena raccontarla prima dell’architettura, perché è la ragione per cui la basilica sta lassù invece che in centro come tutte le altre.

Il 2 settembre 1706

Che cosa spinge un duca a promettere una basilica? Nell’estate del 1706 Torino era assediata dai francesi da quattro mesi. Vittorio Amedeo II aveva lasciato la città per non farsi chiudere dentro e si muoveva sulle colline aspettando i rinforzi imperiali del cugino, Eugenio di Savoia.

Il 2 settembre salì sul colle di Superga con Eugenio per guardare dall’alto la città assediata e capire dove attaccare. In una chiesetta che stava lassù, davanti a una statua della Madonna, fece voto di costruire un tempio se ne fosse uscito vincitore.

Cinque giorni dopo, il 7 settembre 1706, l’esercito franco-spagnolo fu battuto e l’assedio finì. Torino era salva, e la promessa era da pagare.

la basilica di superga vista dal piazzale, con il pronao a colonne corinzie e la cupola

Juvarra, e undici anni per cominciare

Il voto fu pagato con calma. Vittorio Amedeo II diventò re, prima di Sicilia e poi di Sardegna, e nel 1714 chiamò a Torino Filippo Juvarra, un architetto siciliano formatosi a Roma da Carlo Fontana, che aveva già lavorato per il papa.

Juvarra progettò la basilica nel 1715. La prima pietra fu posata il 20 luglio 1717 e i lavori finirono nel 1731, con l’inaugurazione il 1° novembre: quattordici anni di cantiere in cima a una collina, il che significava anche spianare la vetta e costruire una strada.

Juvarra a Torino ci restò vent’anni e ridisegnò mezza città e mezza corona: Palazzo Madama, Stupinigi, e la Scala delle Forbici dentro i Musei Reali. Superga è il pezzo che si vede da più lontano.

Perché la basilica sembra due edifici

Guardala dal piazzale e nota una cosa che è la firma di Juvarra: il pronao a colonne corinzie davanti e il tamburo della cupola dietro non sono attaccati.

In una chiesa barocca ordinaria la facciata e la cupola formano un blocco unico, e la cupola spunta dietro il frontone. Qui invece il pronao è staccato e sporge in avanti come un tempio antico a sé stante, mentre la cupola arretra e si alza dietro di esso, affiancata dai due campanili gemelli. Da lontano sembrano due edifici che si sfiorano.

Perché staccare la cupola dalla facciata, invece di fonderle? La ragione è che la basilica doveva funzionare vista da dieci chilometri di distanza, non dal sagrato. Un blocco compatto, a quella distanza, si sarebbe letto come una massa indistinta; separando i volumi, Juvarra ha fatto in modo che il profilo restasse leggibile dalla pianura. È architettura pensata come un logo, tre secoli prima che la parola esistesse.

L’edificio è lungo 51 metri e alto 75 con la cupola.

l interno della basilica di superga, con l aula circolare, le cappelle e le colonne

Dentro: un’aula rotonda, e la luce che scende dall’alto

Che effetto fa, dentro, una chiesa senza navate? L’interno è una rotonda con sei cappelle attorno, di cui due grandi e quattro più piccole, e non ha navate. Vuol dire che entrando si vede tutto in una volta, e che tutto è organizzato intorno al vuoto centrale sotto la cupola.

La cupola è ampia e chiara, con la luce che entra dalle finestre del tamburo e scende sull’aula. È l’esatto opposto della Cappella della Sindone di Guarini, in centro città, dove la struttura è complicata e la luce filtra a fessure: qui la geometria è semplice, romana, e la luce è abbondante. Le due cose stanno a dieci chilometri e cinquant’anni di distanza, e messe una accanto all’altra spiegano il barocco piemontese meglio di un manuale.

Sull’altare maggiore c’è il gruppo che ricorda il voto: la Madonna delle Grazie davanti a cui Vittorio Amedeo II si inginocchiò, con il re in preghiera.

La Cappella del Voto, come la chiesa, è a ingresso gratuito.

la cupola della basilica di superga vista dall interno, con le finestre del tamburo e la lanterna

Le Tombe Reali, e come si visitano

Dal 1774 la cripta sotto la basilica è il mausoleo di Casa Savoia. Ci sono sepolti, fra gli altri, Vittorio Amedeo II, che la basilica l’aveva promessa, Carlo Emanuele III, Vittorio Emanuele I e Carlo Alberto.

È una serie di ambienti in marmi policromi, con i monumenti funebri nelle nicchie e il pavimento a disegni geometrici, e vale la visita anche a chi dei Savoia non importa niente: è uno degli interni settecenteschi meglio conservati del Piemonte.

Due cose pratiche da sapere prima. Le Tombe Reali si visitano soltanto in gruppo accompagnato, non in autonomia, la visita dura quarantacinque minuti ed è in italiano; i gruppi possono prenotare altre lingue pagando un supplemento. E l’ultima visita parte quarantacinque minuti prima della chiusura, quindi arrivare tardi vuol dire non entrare.

Il biglietto costa 6 euro, 5 il ridotto.

la cripta delle tombe reali di casa savoia sotto la basilica di superga, con i marmi policromi e il monumento centrale

La cupola: 131 gradini, e le condizioni per salirci

La salita alla cupola costa 4 euro, 3 il ridotto, ed è 131 gradini a chiocciola. Dalla balconata si vede la pianura fino all’arco alpino, e in giornate limpide si distinguono il Monviso e il Monte Rosa.

Le limitazioni sono precise e vale la pena conoscerle prima di salire in collina, perché sono la cosa che manda a vuoto la gita. La cupola non è accessibile sotto i sei anni, per ragioni di sicurezza, e la salita è chiusa con maltempo, vento forte o temperature superiori ai 32 gradi.

Quella soglia dei 32 gradi non è teorica: a Torino in luglio e agosto si supera regolarmente. Se la vista dall’alto è il motivo per cui sali a Superga, guarda il meteo prima di prendere la tranvia.

il panorama sulla pianura torinese e sulle alpi visto dalla basilica di superga

Il 4 maggio 1949

Dietro l’abside, sul lato che i turisti raggiungono per ultimo, c’è una lapide. Ci arrivano ogni anno, il 4 maggio, migliaia di persone.

Quel giorno del 1949, alle 17.03, l’aereo che riportava a casa il Grande Torino si schiantò contro il muraglione dietro la basilica. La squadra tornava da Lisbona, dove il giorno prima aveva giocato un’amichevole con il Benfica; il trimotore trovò nebbia fitta, pioggia e vento, con una visibilità di quaranta metri.

Morirono trentuno persone, senza superstiti: diciotto giocatori, lo staff tecnico, tre dirigenti, tre giornalisti e i quattro membri dell’equipaggio. Era la squadra che aveva vinto cinque scudetti consecutivi e che formava quasi per intero la nazionale.

È l’unico posto in questo articolo che non ha niente a che vedere con il Settecento, e per moltissimi torinesi è il motivo principale per salire quassù.

la lapide che ricorda la tragedia del grande torino dietro l abside della basilica di superga

La tranvia a dentiera, che è metà della visita

A Superga si può arrivare in autobus o in macchina, ma il modo giusto è la tranvia a dentiera Sassi-Superga, e non è una preferenza estetica: è un pezzo di archeologia industriale in funzione.

La linea è aperta dal 26 aprile 1884. All’inizio le vetture erano tirate su da una fune d’acciaio parallela al binario; nel 1934 l’impianto fu convertito a dentiera, cioè a una rotaia centrale dentata in cui l’ingranaggio della vettura fa presa, ed è così che funziona ancora.

I numeri: 3.100 metri di percorso, 425 metri di dislivello, pendenza media del 13,5 per cento con punte del 21 nel tratto finale fra Pian Gambino e la stazione di Superga. Diciotto minuti di salita dentro il bosco, sulle vetture storiche rosse e crema.

Attenzione, il vincolo che rovina la giornata a chi non lo sa: il mercoledì la tranvia non circola. Ed è lo stesso giorno in cui chiudono i Musei Reali, quindi a Torino il mercoledì va programmato con attenzione. Come farlo lo spiego in Cosa vedere a Torino in 2 giorni.

le vetture storiche rosse e crema della tranvia a dentiera sassi superga nel deposito di sassi

L’Appartamento Reale e il chiostro

Accanto alla basilica c’è il complesso conventuale, con un chiostro e l’Appartamento Reale, cioè le stanze che ospitavano la corte quando saliva.

Vale la pena saperlo perché ha un vincolo insolito: le visite standard all’Appartamento Reale sono soltanto due al giorno, con un numero ridotto di persone, sempre accompagnate e in italiano. Costa 6 euro, 5 il ridotto. Se ti interessa, chiedi gli orari appena arrivi invece di lasciarlo per ultimo.

il chiostro degli appartamenti reali accanto alla basilica di superga

Informazioni pratiche

Dati verificati il 2 settembre 2026 sul sito ufficiale della basilica. Prezzi e orari cambiano, e quelli della tranvia sono stagionali: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. La chiesa e la Cappella del Voto sono gratuite. La salita alla cupola costa 4 euro l’intero e 3 il ridotto. Le Tombe Reali 6 e 5. L’Appartamento Reale 6 e 5. Il ridotto vale per i gruppi di almeno venti persone su prenotazione, per i ragazzi dai 6 ai 25 anni, per gli over 65, per i docenti, per le forze dell’ordine e per i giornalisti con tessera. L’ingresso è gratuito sotto i 6 anni, per le persone con disabilità e il loro accompagnatore, per l’Abbonamento Musei, la Torino+Piemonte Card, il Royal Pass, le guide turistiche e i religiosi.

Orari. Chiesa, Cappella del Voto, cupola, Tombe Reali e Appartamento Reale: dal lunedì al venerdì 10.00-13.30 e 14.30-18.00, il sabato, la domenica e i festivi 10.00-19.00 continuato. L’ultima visita alle Tombe Reali e all’Appartamento parte quarantacinque minuti prima della chiusura. In luglio, agosto e settembre ci sono aperture serali il venerdì e il sabato dalle 21.00 alle 24.00, in gruppo accompagnato.

La tranvia (orario estivo, dal 27 giugno 2026). Dal lunedì al venerdì corse ogni ora dalle 10.00 alle 18.00 dalla stazione Sassi, ultima discesa da Superga alle 18.30; il mercoledì il servizio non c’è. Il sabato, fino a fine settembre, corse ogni ora dalle 9.00 alle 23.00, ultima discesa alle 23.30. La domenica e nei festivi dalle 9.00 alle 20.00, ultima discesa alle 20.30. Nei festivi c’è anche la navetta sperimentale Superga Express da piazza Vittorio Veneto, e con essa la linea festiva 79/ è temporaneamente sospesa.

Come arrivare alla stazione Sassi. Dal centro si prende il tram 15 o un autobus verso Sassi, e da lì parte la tranvia.

Quanto tempo. La basilica con la cupola chiede un’ora. Aggiungendo le Tombe Reali si arriva a due ore, e con la tranvia nei due sensi diventa mezza giornata piena.

Perché qui non ci sono link ai biglietti. I biglietti di Superga si acquistano sul canale ufficiale oppure in biglietteria, e la tranvia è un servizio di trasporto pubblico.

Crediti fotografici: facciata e pronao di MOs810, interno e cupola di Paris Orlando, panorama di Zairon, lapide del Grande Torino di DiCarlo23 e vetture della tranvia di Smiley.toerist (CC BY-SA 4.0); Tombe Reali di Jastrow e chiostro degli Appartamenti Reali di Marie-Lan Taÿ Pamart (CC BY 4.0). Tutte da Wikimedia Commons.