La Mole Antonelliana è il simbolo di Torino, sta sulla moneta da due centesimi ed è alta 167,5 metri. Ed è, quasi in ogni dettaglio, un edificio che non è diventato quello per cui era stato progettato.
Doveva essere una sinagoga e non lo è mai stata. Doveva essere alta quarantasette metri e ne ha centosessantasette. Il suo architetto è morto senza vederla finita. La guglia che vedi oggi non è quella originale. E dentro, dove doveva esserci una sala di preghiera, oggi si sta sdraiati su chaise longue rosse a guardare film.
È la storia di un cantiere sfuggito di mano, e sapere come è andata cambia il modo in cui la guardi dalla strada.
Il committente sbagliato, o l’architetto sbagliato
Nel 1863 la comunità ebraica di Torino incaricò Alessandro Antonelli di costruire una sinagoga. L’emancipazione era arrivata nel 1848 con lo Statuto albertino, e per la prima volta si poteva costruire un tempio in vista, non nascosto: era una questione di dignità civile prima che di architettura.
Come si passa da quarantasette metri a centosessantasette? Il progetto approvato prevedeva quarantasette metri. Antonelli chiese e ottenne di alzarlo, poi lo alzò ancora, poi ancora. Nel 1869 l’edificio era a settanta metri e la comunità aveva già speso più del doppio del preventivo, per una struttura che continuava a crescere e non aveva un tetto.
Nel 1873 la comunità ebraica rinunciò: cedette l’edificio incompiuto al Comune di Torino in cambio di un altro terreno, dove poi costruì la sinagoga di via Pio V, che è la sinagoga di Torino. Il Comune decise di farne un monumento all’unità nazionale.
Antonelli continuò per altri quindici anni. Morì nell’ottobre del 1888, a novant’anni, con l’edificio quasi finito; lo completò suo figlio nel 1889, mettendo in cima il genio alato che portava l’altezza a 167,35 metri.

Perché sta in piedi
La domanda che si fa chiunque la guardi da vicino: come regge, una cosa così, costruita in muratura di mattoni nell’Ottocento.
Antonelli lavorava a un’idea precisa, che aveva già sperimentato a Novara sulla cupola di San Gaudenzio: portare la muratura al limite di quello che può fare, con pareti sottilissime irrigidite da un sistema di nervature e archi che scaricano il peso su pochi punti. Non è un edificio pieno, è un guscio. Chi sale a piedi lungo l’intercapedine della cupola lo capisce fisicamente: si cammina dentro il muro, fra due gusci di mattoni.
Il limite però esisteva. Il 23 maggio 1953 una tromba d’aria sulla città abbatté quarantasette metri di guglia: la punta si spezzò e cadde. La ricostruzione, fra il 1955 e il 1960, rifece la guglia con una struttura metallica rivestita, perché quella in muratura non era ripetibile. Quello che vedi in cima oggi è quindi acciaio travestito da pietra.

Cosa ci fa dentro un museo del cinema
Che cosa ci fa un museo del cinema dentro una sinagoga mancata? L’abbinamento sembra casuale e non lo è. Il Museo Nazionale del Cinema nasce da un’idea di Maria Adriana Prolo, storica e collezionista, che dalla fine degli anni Trenta cominciò a raccogliere tutto quello che restava del cinema muto torinese, cioè di un’industria che nei primi anni del Novecento aveva fatto di Torino la capitale italiana del cinema, prima che Roma la sostituisse.
Il museo fu fondato nel 1941, aprì al pubblico nel 1958 a Palazzo Chiablese e chiuse nel 1983. Restò senza sede per diciassette anni. Nel luglio 2000 riaprì nella Mole.
L’allestimento è dello scenografo svizzero François Confino, ed è quello che fa la differenza fra questo museo e una collezione di cimeli. Il percorso sale a spirale lungo le rampe dell’edificio e attraversa cappelle tematiche: stanze piccole, ognuna dedicata a un genere o a un’ossessione del cinema, arredate come scenografie in cui si entra.

L’Aula del Tempio, e le poltrone rosse
Al centro dell’edificio, dove Antonelli aveva previsto la sala di preghiera, c’è un vuoto altissimo che sale fino alla cupola. Confino non l’ha riempito: l’ha lasciato vuoto e ci ha messo dentro una trentina di chaise longue rosse, rivolte verso l’alto, con due grandi schermi inclinati sopra la testa.
Ci si sdraia e si guardano proiezioni continue. La prima volta è disorientante, perché non è la postura in cui si sta in un museo, e poi funziona: guardando il soffitto vedi contemporaneamente il film e la cupola di Antonelli sopra di esso, cioè le due cose che questo edificio è stato.
È anche il punto in cui l’architettura si spiega da sola. Da lì si vede tutta l’altezza interna in una volta, con i ballatoi del percorso museale che girano attorno e i cavi dell’ascensore che scendono al centro come una cascata di fili.

L’ascensore panoramico
Sale nel vuoto centrale, dentro una cabina di vetro, e arriva al tempietto a 85 metri. Non ha una gabbia attorno: si vede l’Aula del Tempio allontanarsi sotto i piedi, poi la cupola avvicinarsi sopra la testa.
Vale la pena pagare l’ascensore a parte? È un biglietto separato dal museo, e ha senso pagarlo. Il tempietto è una balconata a colonnine che gira attorno alla base della guglia, e da lì il panorama comprende tutta la città, la collina, e la basilica di Superga sul suo colle, che si riconosce a occhio nudo. Se stai facendo l’itinerario di due giorni, è il momento in cui vedi in anticipo dove andrai il pomeriggio.
Un dettaglio operativo che risparmia una delusione: l’ascensore fa l’ultima discesa dal tempietto dieci minuti prima della chiusura, e la coda esterna può essere chiusa in anticipo e senza preavviso per smaltire chi è già in fila. Se ci tieni, non arrivare all’ultimo.

La salita a piedi della cupola, e quando non si può fare
Esiste una seconda via per arrivare in cima, che quasi nessuno conosce: la salita a piedi, interamente lungo le scale dentro l’intercapedine della cupola, dal piano terra alla terrazza panoramica a 85 metri.
Si fa in due forme, visita guidata il sabato, la domenica e i festivi alle 10.20, alle 14.00 e alle 16.40, e visita accompagnata in autonomia con il personale di sorveglianza il lunedì, il mercoledì, il giovedì e il venerdì alle 14.00. Va prenotata.
Il museo la sconsiglia esplicitamente a chi ha difficoltà motorie, problemi gravi di vista o di udito, cardiopatie o patologie polmonari, claustrofobia e disturbi dell’equilibrio, e non è consentita sotto i sei anni.
Attenzione, il vincolo che frega chi la cerca in estate: nei mesi caldi la salita a piedi della cupola viene sospesa per le temperature dentro l’intercapedine. Nel 2026 la sospensione è cominciata il 22 giugno. Se è quello che vuoi fare, controlla prima sul sito del museo, perché non è un servizio garantito tutto l’anno.

Informazioni pratiche
Dati verificati il 2 settembre 2026 sul sito ufficiale del Museo Nazionale del Cinema. Prezzi e orari cambiano: ricontrolla prima di partire.
Biglietti. Il museo costa 18 euro l’intero e 16 il ridotto; il solo ascensore panoramico 9 e 7; il combinato museo più ascensore 23 e 20. Il ridotto vale per la fascia 6-26 anni e, sul solo ascensore, anche per la Torino+Piemonte Card, il Royal Pass e l’Abbonamento Musei. L’ingresso al museo è gratuito con l’Abbonamento Musei e con la Torino+Piemonte Card, sotto i 5 anni e per i tesserati ICOM; è gratuito anche per le persone con disabilità e per un accompagnatore, con accesso prioritario ritirando il biglietto alla cassa.
Orari. Tutti i giorni 9.00-19.00, chiuso il martedì. La biglietteria chiude un’ora prima e l’ultimo accesso è un’ora prima. L’ascensore fa l’ultima discesa dal tempietto dieci minuti prima della chiusura.
Prenotazione. Il museo la consiglia durante la settimana e soprattutto il sabato, la domenica e i festivi, preacquistando online. La coda per l’ascensore nei fine settimana è la ragione principale per cui una visita da un’ora e mezza ne diventa una da due e mezza.
Dove. Il museo ha l’ingresso in via Montebello 20, dieci minuti a piedi da piazza Castello.
Se stai costruendo un itinerario, la Mole apre la seconda giornata di Cosa vedere a Torino in 2 giorni, insieme a Superga.
Quanto tempo. Il museo chiede un’ora e mezza, due se ti fermi nelle cappelle tematiche. L’ascensore aggiunge fra venti minuti e un’ora, a seconda della coda. La salita a piedi della cupola, quando si fa, è un’ora abbondante.
Perché qui non ci sono link ai biglietti. Il museo vende online da sé, e la prenotazione ufficiale è anche l’unico canale per la salita a piedi della cupola.
Crediti fotografici: la Mole da via Sant’Ottavio di Gunnar Klack, guglia di Mongolo1984, veduta di Torino del 1884 nella versione restaurata caricata da .mau., Aula del Tempio e cappella tematica di Justinawind, interno della cupola di Caulfield e tempietto di Manuelarosi (CC BY-SA 4.0). Tutte da Wikimedia Commons.
