Se hai già visto il Colosseo, la domanda che ti fai davanti all’Arena di Nîmes è legittima: vale la pena entrare in un secondo anfiteatro romano, per giunta più piccolo?

I due monumenti raccontano storie opposte. Il Colosseo è più grande, ma ha subito spoliazioni molto più estese: per secoli è servito da cava, e quello che vedi è un edificio a cui è stata sottratta gran parte della struttura originaria. L’anfiteatro di Nîmes è più piccolo, ma è l’anfiteatro romano meglio conservato, e il motivo è quasi comico: gli abitanti di Nîmes non lo hanno spogliato perché ci abitavano dentro.

Il risultato è che qui puoi camminare nelle gallerie coperte, salire le scale originali e raggiungere le gradinate seguendo lo stesso percorso degli spettatori del secondo secolo. A Roma non è più possibile.

Cominciamo da quello che vedi appena arrivi.

Un edificio che si legge da fuori

L’Arena sorge nel cuore della città e la prima cosa che colpisce è che la facciata si conserva per tutta la sua altezza, fino al coronamento.

Le misure: 133 metri per 101, con la cornice sommitale che raggiunge i 21 metri e una pista ovale di 68 metri per 38. La facciata ha due piani di sessanta arcate ciascuno, centoventi in tutto, separate da colonne addossate al muro. È stata costruita verso il 100 d.C., una ventina d’anni dopo il Colosseo, e poteva ospitare ventiquattromila spettatori.

Ma gli elementi più interessanti da osservare non sono le arcate: sono i blocchi collocati sopra le colonne.

Alza lo sguardo al secondo piano e nota i blocchi che sporgono dal muro come mensole. Ognuno è forato: dentro quei fori entravano i pali che sostenevano le funi tese del velum, il telone che faceva ombra sulle gradinate. Al Colosseo restano solo su una parte dell’attico in piedi; qui corrono lungo tutto il perimetro, ed è vedendoli in fila che ho capito come veniva sostenuta quella copertura.

le due file di arcate della facciata dell’Arena di Nîmes con le colonne addossate e i blocchi sporgenti per i pali del velum

I tori sul frontone e i gladiatori sul parapetto

La decorazione scolpita dell’Arena è sopravvissuta, ed è il genere di dettaglio che rischia di sfuggirti se cammini distratto. L’ingresso principale ha un frontone triangolare con due protomi di toro, cioè raffigurazioni della parte anteriore dell’animale, testa e busto, che emergono dalla pietra. Era la porta riservata ai magistrati e all’editor, cioè al notabile che organizzava i giochi e li finanziava di tasca propria. Che un toro presidiasse l’ingresso già duemila anni fa, in una città con questa tradizione taurina, non passa inosservato.

Poi ci sono due sculture che quasi nessuno cerca, sul lato verso il Palazzo di Giustizia: sul parapetto del primo piano si distinguono due gladiatori in pieno combattimento, e poco più avanti la lupa che allatta Romolo e Remo, la firma di Roma su un edificio a mille chilometri da Roma.

Una curiosità: in una sala sotterranea a pianta cruciforme, sotto la pista, sono murate due lastre con l’iscrizione T. CRISPIVS REBVRRVS FECIT, «opera di Tito Crispio Reburro». È l’unico nome proprio conservato sull’edificio, e il paradosso è tutto lì: il nome lo leggiamo, ma non sappiamo quale ruolo avesse Tito Crispio Reburro. Poteva essere l’architetto, poteva essere chi finanziò i lavori dei sotterranei.

la galleria esterna al piano terra dell’Arena di Nîmes, con i pilastri e le volte in pietra e la segnaletica dell’anfiteatro

Le gallerie, cioè la parte che altrove non c’è più

Qui sta la ragione vera per cui l’Arena vale il prezzo del biglietto anche per chi di anfiteatri ne ha già visti.

Dietro le arcate corrono gallerie anulari coperte, con le volte a botte intatte e il pavimento in lastre. Non erano corridoi di servizio: erano il sistema di smistamento degli spettatori. Entravi da una delle sessanta arcate, percorrevi la galleria fino al tuo settore, salivi verso la cavea. Camminarci dentro oggi, con la luce che entra a fasci dalle aperture laterali, è quello che mi è rimasto più impresso: sei dentro la macchina, non davanti.

E come si arrivava alle gradinate? Attraverso i vomitoria, gli accessi che dalle gallerie e dalle scale interne portavano ai diversi settori della cavea: salendo, l’arco di pietra incornicia il cielo poco prima che tu sbuchi sulle gradinate. L’effetto è studiato, e non casuale: l’intero ovale dell’arena ti appare davanti all’improvviso. Il sistema serviva a far affluire e defluire ventiquattromila spettatori senza ingorghi e senza mescolare i settori, perché il posto assegnato dipendeva dallo status sociale dello spettatore.

una galleria anulare coperta dell’Arena di Nîmes, con la volta a botte in pietra e la luce che entra dalle aperture laterali

Cosa succedeva davvero, ora per ora

Una giornata di giochi seguiva una sequenza abbastanza codificata, e conoscerla cambia il modo in cui guardi la pista.

La mattina si svolgevano le venationes, le cacce. A Nîmes non arrivavano leoni ed elefanti come a Roma: gli animali erano quelli del territorio, cervi e cinghiali catturati nella garriga. A mezzogiorno si tenevano le esecuzioni pubbliche dei condannati. Il pomeriggio era il momento dei munera, i combattimenti fra gladiatori. E qui vale la pena sfatare due luoghi comuni opposti: fra i gladiatori c’erano schiavi, prigionieri di guerra e condannati, ma anche liberti e uomini liberi che sceglievano volontariamente di combattere, gli auctorati, che si vincolavano per un periodo stabilito in cambio di un ingaggio.

Nîmes aveva la sua scuola di gladiatori, e il percorso di visita ne ricostruisce lo spogliatoio rimandando al medaglione di Cavillargues, una delle testimonianze archeologiche più importanti sulla gladiatura, esposta al museo dall’altra parte della strada.

Duemila anni in cui non è mai stata una rovina

All’inizio del V secolo, fra i divieti imperiali (il più citato è quello del 404) e il lento esaurirsi dei giochi, l’anfiteatro perse la sua funzione originaria. Non fu però abbandonato, ma riutilizzato senza interruzioni: è per questo che è ancora in piedi.

Dal VI secolo i Visigoti lo trasformarono in fortezza, il castrum arenarum, murando le arcate per farne una cortina difensiva. Poi la fortezza diventò lentamente un quartiere: dentro l’anfiteatro crebbe un pezzo di città con circa duecentocinquanta case, una scuola e due chiese, abitato fino all’Ottocento inoltrato.

Ecco il paradosso. Mentre a Roma il Colosseo veniva spogliato dei suoi elementi metallici e usato come cava di travertino, a Nîmes quelle pietre non si toccavano perché erano i muri di casa di qualcuno. Il riuso continuo ha preservato quello che l’abbandono avrebbe fatto perdere: la pista, gran parte delle gradinate, le gallerie e la totalità delle arcate.

Lo sgombero arrivò con un decreto imperiale del 1809, e nel 1812 l’interno era stato completamente liberato dalle costruzioni che lo occupavano.

una scalinata in pietra dell’Arena di Nîmes che sale verso l’arco di un vomitorio, con le sagome di alcuni visitatori sulle gradinate

L’Arena oggi: ferias, concerti e un cantiere lungo

L’Arena non è soltanto un monumento archeologico: è anche uno spazio ancora in uso, e questo la distingue da molti altri anfiteatri romani.

Nell’Ottocento è tornata a ospitare spettacoli ed è diventata una plaza de toros. Ancora oggi, durante le due ferias (la Feria de Pentecôte in primavera e la Feria des Vendanges a settembre, quella della vendemmia), l’Arena ospita corride e courses camarguaises, in cui i raseteurs staccano una coccarda dalle corna del toro senza ucciderlo. Se la tauromachia ti mette a disagio, tienine conto quando scegli le date: sono anche i giorni in cui il monumento chiude alla visita. D’estate il Festival de Nîmes ospita artisti internazionali nella cavea romana, con un’acustica molto diversa da quella dei palazzetti moderni.

Dal 2009 è in corso un cantiere di restauro pianificato fino al 2034, campata dopo campata. Vuol dire che una parte della facciata è quasi sempre coperta dai ponteggi: non rovina la visita, ma se speravi di fotografare l’intero anfiteatro libero, tienine conto.

una scalinata voltata dell’Arena di Nîmes che sale verso il cielo attraverso l’arco di un vomitorio

Informazioni pratiche

Dati verificati il 7 agosto 2026 sul sito ufficiale arenes-nimes.com. Prezzi, orari e soprattutto le chiusure per spettacolo cambiano spesso: ricontrolla prima di partire.

Biglietti. Il biglietto per la sola Arena costa 11 euro. Il ridotto costa 9 euro, la tariffa giovani 5,50 e il pass famiglia 23; l’ingresso è gratuito sotto i 7 anni. Il Pass 3 Monumenti, che comprende anche la Maison Carrée e la Tour Magne, costa 14,50 euro ed è la scelta ovvia: i due ingressi aggiuntivi, acquistati separatamente, costerebbero 10,50 euro. Il Pass Romanità a 20,50 euro include anche il Musée de la Romanité, è valido per tre giorni e dà l’accesso prioritario al museo e all’Arena.

Orari. L’Arena apre sette giorni su sette tutto l’anno. A luglio e agosto l’orario va dalle 8.00 alle 21.00; a giugno e settembre dalle 9.00 alle 19.00; ad aprile e maggio dalle 9.00 alle 18.30; a marzo e ottobre dalle 9.00 alle 18.00; da novembre a febbraio dalle 9.30 alle 17.00. L’ultimo ingresso è un’ora prima della chiusura, mezz’ora se entri senza audioguida.

La cosa da controllare davvero. Nei giorni di concerto, corrida o cerimonia l’anfiteatro chiude in anticipo o non apre affatto, e il calendario delle chiusure eccezionali è pubblicato sulla pagina ufficiale: prima della visita ti consiglio soprattutto di controllare quello. Nel momento in cui scrivo, due pagine dello stesso sito ufficiale danno date diverse per una chiusura di ottobre, quindi fidati del calendario e non di una data ricopiata altrove.

Gratuità. L’ingresso è gratuito per i bambini sotto i 7 anni, per le persone con disabilità e un accompagnatore, per i residenti a Nîmes, per i giornalisti e per le guide turistiche abilitate (guides-conférenciers). I minorenni devono entrare accompagnati da un adulto.

Come arrivare. Il treno è la soluzione più comoda: la stazione di Nîmes Centre è a cinque minuti a piedi, e da Parigi ci sono TGV diretti. Occhio a non confonderla con la stazione TGV Nîmes Pont-du-Gard, che si trova a circa venti minuti d’auto. Chi arriva in macchina esce dalla A9 o dalla A54 e può usare il parcheggio sotterraneo a pagamento sul boulevard de Bruxelles.

Quanto tempo. Un’ora e mezza con l’audioguida, un’ora scarsa senza. Nei mesi caldi vai presto: a luglio e agosto apre alle otto, e sulle gradinate non c’è ombra.

Se vuoi inserire l’anfiteatro in un itinerario dedicato alla Nîmes romana, puoi prenotare l’ingresso all’Arena con l’audioguida di Nîmes. Se invece ti basta entrare, il biglietto ufficiale alla cassa costa meno e la fila raramente è lunga.

Cosa vedere intorno

Uno dei grandi vantaggi di Nîmes è che i principali monumenti romani si trovano a pochi minuti a piedi l’uno dall’altro, ed è il motivo per cui la città vale una giornata intera e non una sosta: l’itinerario completo è in cosa vedere a Nîmes.

La Maison Carrée è a cinque minuti: un tempio del 4 d.C. dedicato ai due nipoti di Augusto, morti entrambi prima di potergli succedere, patrimonio UNESCO dal 2023 (l’Arena, per inciso, non lo è). La Tour Magne, in cima ai Jardins de la Fontaine, è quello che resta della torre più alta delle mura augustee: si sale, e da lassù la città e la garriga entrano nella stessa inquadratura. Il Musée de la Romanité, di fronte all’Arena, conserva reperti provenienti dall’anfiteatro e da altri siti romani della città. A mezz’ora d’auto c’è il Pont du Gard, il ponte dell’acquedotto romano che portava l’acqua proprio qui.

Se stai costruendo un itinerario più lungo nel sud, Carcassonne è a due ore: ne ho scritto in cosa vedere a Carcassonne. L’Arena di Nîmes e la Cité di Carcassonne raccontano due modi molto diversi di sopravvivere al proprio tempo. Nîmes resta una tappa naturale anche per chi sta pensando a cosa vedere in Francia oltre Parigi muovendosi in treno.

Un ultimo consiglio. Prima di entrare, fai il giro completo dell’esterno a piedi: ci vogliono dieci minuti ed è l’unico modo per vedere i gladiatori sul parapetto, la lupa e i tori sul frontone, che dall’interno non sono visibili. E se hai voglia di continuare il viaggio nella Francia romana, il Museo Romano di Lione è l’altra tappa che merita la visita.