C’è un museo a Trento che non chiude mai, non costa niente e non ha un cartello che lo annunci. Sono le facciate dipinte del centro storico, e la maggior parte delle persone che attraversano piazza Duomo le fotografa senza sapere che cosa sta guardando.

Non è una figura retorica: sulla facciata di una casa privata di piazza Duomo c’è un ciclo di allegorie morali copiate da un libro di emblemi del 1531, con Damocle seduto sotto la spada e la Fortuna su un carro trainato da cervi. Nessuna targa lo spiega.

Questo è anche il pezzo di Trento che risolve la giornata storta. Il castello chiude il lunedì, il Museo Diocesano chiude il martedì, ma le facciate stanno lì tutti i giorni dell’anno.

Una moda che è salita lungo l’Adige

Perché una città alpina si è messa a dipingersi le facciate come una città veneta? Perché per secoli Trento non è stata una città di montagna, è stata un nodo sulla strada fra Verona e il Brennero: da lì passavano le merci, i mercanti e le mode, e quella dell’affresco esterno è arrivata risalendo il fiume.

La pratica si diffonde fra Quattro e Cinquecento sull’esempio del Veneto, e a Trento raggiunge la massima espressione nel Cinquecento, in particolare fra i primi anni del secolo e gli anni Settanta. Sono gli stessi decenni in cui Bernardo Cles fa costruire il Magno Palazzo al castello e Santa Maria Maggiore: la città si stava riscrivendo tutta insieme.

Che l’effetto colpisse anche i contemporanei lo dicono i viaggiatori. Nel 1614 Pierre Le Monnier annotò che Trento aveva belle case, per la maggior parte dipinte con figure, storie e stemmi. Nel 1673 Michelangelo Mariani ne contava diciassette ancora affrescate.

Casa Cazuffi: un trattato di morale sulla facciata

La facciata da cui cominciare sta in piazza Duomo, sul lato opposto alla cattedrale, ed è la prima delle due case gemelle.

Casa Cazuffi fu rinnovata in stile rinascimentale da Tommaso Cazuffi, proprietario e dottore in legge, e affrescata da Marcello Fogolino intorno al 1532-1535. Fogolino lavora a monocromo su un fondo di azzurrite, oggi in gran parte deteriorato, con figure che dovevano sembrare sculture applicate al muro: era una moda diffusasi a Roma all’inizio del Cinquecento, e vederla arrivare fin quassù dice molto su quanto Trento fosse aggiornata.

Il ciclo si legge su due registri, e va guardato con calma perché ogni figura ha un significato preciso.

Nel registro alto stanno tre allegorie della sorte:

  • Nemesi, la dea della giustizia, in equilibrio sulla ruota: è il controllo dell’arroganza;
  • Occasione, una figura femminile che corre sulla ruota circondata da putti, cioè l’occasione che va afferrata quando passa;
  • il Carro della Fortuna, con la dea bifronte, una faccia di luce e una d’ombra, su un carro trainato da cervi.

il carro della fortuna trainato da cervi dipinto a monocromo sulla facciata di casa cazuffi a trento

Nel registro basso stanno tre scene esemplari: un suonatore di ghironda cieco, Damocle alla mensa di Dionigi con la celebre spada sospesa sopra la testa, e un cavaliere che soccorre un indigente.

damocle alla mensa di dionigi con la spada sospesa dipinto a monocromo su casa cazuffi

Il premio, per chi arriva fin qui, è sapere da dove vengono. Le immagini derivano dall’Emblematum Liber di Andrea Alciati, pubblicato nel 1531, cioè dal libro che ha inventato il genere dell’emblema e che in quegli anni stava diventando la lettura obbligata di ogni persona colta d’Europa. Tommaso Cazuffi, dottore in legge, si è fatto dipingere sulla facciata di casa una bibliografia: era un modo per dire ai passanti che cosa aveva letto.

Casa Rella, subito accanto e senza un nome

Attaccata a Casa Cazuffi c’è Casa Rella, affrescata intorno al 1540, e la sua attribuzione è ancora incerta.

Le due facciate insieme formano un ciclo unico che si sviluppa su più livelli, e fra le figure che si riconoscono meglio ci sono mostri mitologici: Gerione, con la testa di donna e il corpo di serpente, si identifica senza fatica al secondo piano della prima casa da sinistra.

Sono i due edifici che finiscono in tutte le fotografie di Trento, insieme alla fontana del Nettuno che sta davanti a loro.

Palazzo Geremia: un imperatore sulla casa di un privato

Da piazza Duomo si imbocca via Belenzani, ed è la strada dove alzare gli occhi conviene ancora di più, perché qui le facciate dipinte stanno una dietro l’altra.

Il pezzo forte è Palazzo Geremia, costruito a cavallo fra Quattro e Cinquecento e probabilmente l’edificio privato più importante del centro storico. La decorazione copre l’intera facciata su via Belenzani ed è attribuita a un pittore veneto attivo intorno al 1502-1504.

la facciata affrescata di palazzo geremia a trento vista dal basso

Il soggetto è la cosa notevole: accanto alle allegorie compaiono scene con l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Una famiglia di mercanti si è fatta dipingere sulla facciata di casa il proprio rapporto con l’imperatore, il che nel principato vescovile di Trento era insieme un vanto e una presa di posizione politica.

Poco più avanti sulla stessa strada sta Palazzo Thun, oggi sede del Comune, che completa il fronte dipinto.

Palazzo Quetta Alberti Colico e le altre

Palazzo Quetta Alberti Colico porta decorazioni rinascimentali di Marcello Fogolino, lo stesso di Casa Cazuffi, degli anni Trenta del Cinquecento: qui il repertorio è diverso, con grottesche e finte teste marmoree a trompe-l’œil.

La più antica decorazione esterna della città è invece su Casa Balduini, in piazza Duomo: festoni verdi e fregi floreali su intonaco bianco, attribuiti a un Sacchetto di Verona. È la prova che la moda è arrivata da sud, e che ha attecchito prima come ornamento che come racconto.

Quante ne restano davvero

Diciassette nel 1673, quante oggi? La risposta più seria viene da un censimento condotto da Italia Nostra insieme all’Archivio storico del Comune, alla Soprintendenza provinciale e all’Università: sono stati catalogati circa centoquaranta affreschi, distribuiti fra il centro storico e i quartieri di Cristo Re, Bolghera e San Giuseppe.

Attenzione: quel numero non conta centoquaranta facciate rinascimentali. Il censimento copre le decorazioni esterne dal Medioevo a oggi, quindi mette insieme i cicli cinquecenteschi, le madonne devozionali, le insegne, le decorazioni ottocentesche e novecentesche. I cicli figurativi del Cinquecento, quelli per cui vale la pena camminare con il naso all’insù, sono una manciata, e stanno quasi tutti fra piazza Duomo e via Belenzani.

Come si guardano

Dati verificati il 6 settembre 2026 sulle schede del Comune di Trento e di Trentino Cultura. Le facciate sono all’aperto e non hanno orari, ma qualche accorgimento cambia molto la visita.

Biglietti. Non ce ne sono: sono facciate su strada pubblica e si guardano gratis. Gli interni di Palazzo Geremia e Palazzo Thun non fanno parte del percorso: sono sedi comunali e si visitano solo in occasioni particolari.

Quando andare. La luce conta più di ogni altra cosa. Piazza Duomo prende il sole nella prima parte della giornata, via Belenzani è stretta e a mezzogiorno resta in ombra da un lato: il momento migliore per le due case di piazza Duomo è la mattina, quello per via Belenzani è il pomeriggio.

Che cosa portarsi. Un binocolo leggero o lo zoom del telefono, perché il registro alto di Casa Cazuffi sta a una decina di metri da terra e i dettagli a monocromo si perdono a occhio nudo.

Come arrivare. Piazza Duomo dista dieci minuti a piedi dalla stazione di Trento. Da lì a via Belenzani si cammina un minuto, e l’intero percorso delle facciate sta dentro trecento metri.

Quanto tempo chiede. Camminando e basta, venti minuti. Guardando davvero, con le allegorie riconosciute una per una, un’ora abbondante.

Il pezzo di Trento che si perde più facilmente

Le facciate dipinte non hanno una biglietteria, quindi non entrano in nessun itinerario, e chi passa da Trento per il castello e il Concilio le attraversa senza fermarsi.

È un peccato, perché sono la cosa più caratteristica della città: un principato di confine che si dipinge addosso le mode di Roma e del Veneto, con le allegorie prese da un bestseller europeo appena uscito e un imperatore sulla casa di un mercante.

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Fotografie: le case Cazuffi-Rella di Heineken24 (CC BY-SA 3.0), i due dettagli degli affreschi di Sailko (CC BY 3.0), Palazzo Geremia di Checcoxx (CC BY-SA 4.0), da Wikimedia Commons.

Se preferisci farti raccontare le facciate mentre cammini, il tour guidato del centro storico parte da piazza Fiera e dura due ore.