Tra tutti i musei di Berlino che ho visitato, la Gemäldegalerie è stata la mia preferita. Non mi aspettavo tanta bellezza, tanti artisti e tante opere d’arte.
Stai decidendo cosa vedere a Berlino?
Allora devi assolutamente visitare questo fantastico museo.
La Gemäldegalerie è uno dei musei di Berlino dove trovi opere diversissime tra loro per epoca, artisti e provenienza. I dipinti arrivano infatti da collezioni molto diverse: il nucleo principale è costituito dai capolavori del vecchio museo reale (l’Altes Museum, aperto nel 1830).
Altri quadri furono acquistati nell’Ottocento dalle raccolte dell’italiano Giustiniani e del commerciante d’arte inglese Solly; altri ancora furono radunati qui da varie residenze imperiali tedesche.
Poi è successa una vera e propria tragedia.
Dal 1904 al 1930 la collezione fu ospitata nell’attuale Bode-Museum; durante la seconda guerra mondiale, nel 1945, circa 400 dipinti andarono distrutti. Tra i capolavori perduti si annoverano opere di Caravaggio, Rubens, Goya, Friedrich, Ghirlandaio, Lippi, Signorelli e Veronese, solo per citarne alcuni.
Con la divisione di Berlino tra alleati e Unione Sovietica, poi, le opere superstiti furono divise tra due musei. Solo dopo la riunificazione della Germania si decise di riunire la collezione in un nuovo edificio, aperto nel 1998 all’interno del Kulturforum, poco lontano da Potsdamer Platz.
Insomma: come a Roma non puoi perdere i Musei Capitolini e i Musei Vaticani, e a Parigi devi assolutamente visitare il Louvre, a Berlino la Gemäldegalerie è una tappa obbligata.
Vuoi sapere quali sono le dieci opere che mi sono piaciute di più?
Si parte!
1 – Madonna in una chiesa, Jan van Eyck
Nei musei di Berlino si trovano molte opere di artisti fiamminghi, ma questa alla Gemäldegalerie mi è piaciuta in modo speciale. È un piccolo dipinto databile intorno al 1438-1440, di uno dei più grandi maestri fiamminghi: Jan van Eyck.
La Madonna tiene in braccio il Bambino all’interno di una chiesa gotica di una bellezza incredibile. L’edificio è piccolo rispetto alle figure, ma descritto in ogni minimo particolare, con la minuzia tipica dei pittori fiamminghi: la corona della Vergine, le vetrate, i capitelli, il crocifisso sullo sfondo, le colonne.
Ma è la luce a stupire davvero.
Non serve solo a illuminare la scena: ha un profondo significato simbolico. La luce di Dio che entra nella chiesa è allegoria del concepimento soprannaturale di Gesù: la Vergine accoglie la vita come la luce filtra dalle finestre senza romperle.
Una curiosità: quel significato soprannaturale è ribadito da un dettaglio impossibile in natura. La luce, infatti, entra da nord, dove il sole non batte mai: un segno preciso che non si tratta di luce terrena. E la posizione dell’opera nel museo è perfetta: sembra uno spaccato nel muro, una finestra aperta su una scena di quasi 600 anni fa.

2 – Proverbi olandesi, Pieter Bruegel
Tra tutti i quadri della Gemäldegalerie, questo di Pieter Bruegel (1559) è uno dei più particolari: è un’accurata rappresentazione di oltre cento proverbi fiamminghi.
Con la precisione tipica dei pittori del Nord, Bruegel ha creato un vero e proprio “villaggio dei proverbi”. Nulla è messo a caso: ogni personaggio, ogni gesto rispecchia un antico modo di dire, una riflessione o un vizio del popolo olandese. A prima vista può sembrare una critica al folklore, ma in realtà è un omaggio alla cultura popolare, alla sua ironia e alla forza con cui certe espressioni fissano un concetto.
Ma come si riconoscono i proverbi?
Non preoccuparti: in sala, come in tanti altri musei di Berlino, ci sono delle schede con le spiegazioni e la posizione di ogni proverbio nel quadro. Così potrai trovarli anche se non fanno parte della tua cultura.
Se ti piacciono i giochi, prova ad aguzzare la vista e a scovarne qualcuno:
- Stare con gli zoccoli nell’acqua (aspettare inutilmente);
- La migliore delle donne lega un diavolo al cuscino (le donne ne sanno una più del diavolo);
- Una zappa senza manico (qualcosa di inutile).
Buon divertimento!

3 – Amor vincit omnia, Caravaggio
Su questa tela della Gemäldegalerie si sono versati fiumi di inchiostro.
Amor vincit omnia, cioè “l’amore vince su tutto”, è raffigurato da un giovane Cupido ammiccante che trionfa su ogni attività umana. A terra ci sono un’armatura (la guerra), strumenti e spartiti (la musica), un compasso (la geometria e lo studio), la penna, l’alloro della gloria, una corona: tutto calpestato e vinto dall’amore.
Il dipinto fu realizzato verso il 1601-1602 per il marchese Vincenzo Giustiniani, che lo considerava il gioiello della sua collezione. Pensa che lo teneva coperto da una tenda, e la scostava per mostrarlo solo agli ospiti più illustri. Rimase dai Giustiniani fino al 1812; nel 1815 fu acquistato per i musei di Berlino.
Ecco una curiosità!
Il giovane ritratto in questa posa insolita era l’aiutante, e forse anche l’amante, di Caravaggio: si chiamava Cecco Boneri, detto Cecco del Caravaggio. Le grandi ali scure che indossa sono d’aquila e non d’angelo: gliele prestò come oggetto di scena il pittore Orazio Gentileschi, un dettaglio che aiuta a datare il quadro con precisione. Nella destra Cupido stringe le frecce, suo attributo, mentre l’altra mano è nascosta dietro la schiena; la sua sensualità e il sorriso divertito sembrano insieme un invito e una disarmante affermazione di potere.
Lo so, è strano trovare quest’opera nei musei di Berlino, perché è un capolavoro del nostro Caravaggio, ma fu acquistata del tutto regolarmente.

4 – Autoritratto, Tiziano
Di Tiziano Vecellio ti ho già parlato tempo fa, ma trovarmelo davanti così è stato emozionante.
Per chi non lo sapesse, Tiziano non fu soltanto un artista, ma un vero imprenditore, con una bottega che sfornava capolavori per i signori più potenti del suo tempo. La sua rivoluzione sta soprattutto nell’uso del colore, delle diverse tinte e della luce, che donano alle sue opere una straordinaria unità compositiva.
Ok, ma quale sua opera si trova alla Gemäldegalerie di Berlino?
Semplicemente il suo autoritratto. Non è l’unica volta in cui il grande maestro ritrae se stesso, ma è forse la più bella. Ti assicuro che trovarselo davanti fa davvero un grande effetto.
Dico davvero.

5 – Madonna con Bambino, Raffaello
La dolcezza delle Madonne di Raffaello colpisce sempre, e alla Gemäldegalerie ne trovi diverse.
In questa tela la Madonna è ritratta mentre viene interrotta nella lettura da Gesù bambino, che le tira la veste per attirare la sua attenzione, mentre lei lo guarda con amore e pazienza. Una scena sacra che è anche una scena di tenerezza quotidiana, di una raffinatezza incredibile. Il quadro, dipinto verso il 1508, è noto come Madonna Colonna, dal nome della famiglia che lo possedette per secoli, e fu acquistato dal museo tedesco nel 1827.
La sua semplicità è solo apparente: osserva il paesaggio alle spalle delle figure, la posa della donna, la copertina del libro: tutto è reso con estrema cura.
Una curiosità: la Gemäldegalerie conserva ben cinque raffigurazioni della Vergine dipinte da Raffaello, tra cui la celebre Madonna Solly e la Madonna Terranuova. Ma questa resta la mia preferita.

6 – Adorazione dei Magi, Masaccio
L’Adorazione dei Magi di Masaccio è una delle sue opere più famose. Fu dipinta nel 1426 come parte della grande pala per il Carmine di Pisa (il celebre Polittico di Pisa, oggi smembrato tra vari musei) ed è uno dei più begli esempi di arte rinascimentale.
Masaccio fu un grande innovatore, e lo capisci anche solo osservando il bue e l’asinello, colti di spalle, del tutto ignari rispetto al resto della scena. Guarda lo studio della prospettiva nella capanna, nella sella poggiata a terra, nel cavallo sulla destra: confrontalo con i dipinti dei contemporanei e capirai la portata del suo genio.
I suoi personaggi vivono nel loro spazio: è una scena sacra, eppure sembra accadere davanti ai nostri occhi. A confermarlo, i committenti ritratti in abiti contemporanei, sulla destra.

7 – Madonna con Bambino e otto angeli, Botticelli
Questo dipinto, noto come tondo Raczyński, fu realizzato da Botticelli verso il 1477. Come sempre troviamo la Vergine con il Bambino in braccio; ai due lati, otto angeli disposti simmetricamente reggono gigli bianchi, simbolo di verginità e purezza. Alcuni cantano leggendo da un libro, altri si guardano tra loro, uno osserva te che guardi.
Il Bambino si volta verso l’osservatore come farebbe un adulto: è già saggio, già consapevole della missione di redenzione che lo attende. Ma è il volto della Madonna ad attirare tutta l’attenzione: bianca, luminosa, bellissima, così bella da sembrare la dea Venere.
Una curiosità: si tratta forse di un altro ritratto ideale di Simonetta Vespucci, la donna più bella della Firenze del tempo, amata da Botticelli al punto da chiedere di essere sepolto ai suoi piedi. Che dici, le somiglia?

8 – Il cambiavalute, Rembrandt
Il cambiavalute di Rembrandt è una di quelle opere che sembrano volerti risucchiare in un altro mondo.
Alla luce soffusa di una candela, un uomo anziano lavora di notte alla sua scrivania, ingombra di carte, denaro e registri; ha gli occhiali inforcati e la bocca semiaperta. Questo quadro della Gemäldegalerie, noto anche come “la parabola del ricco stolto”, è un invito a non accumulare ricchezze terrene ma a prendersi cura della propria anima. Fu eseguito nel 1627, e il modo in cui la luce si diffonde nel buio lo rende straordinariamente all’avanguardia per la sua epoca.
È senza dubbio uno dei più bei dipinti della Gemäldegalerie.

9 – Le vedute di Canaletto
Ce n’è una in quasi tutti i grandi musei, ma delle vedute di Canaletto non se ne ha mai abbastanza: il modo in cui descrive Venezia sembra trasportarti indietro nel tempo.
Anche la Gemäldegalerie ne custodisce alcune, tra le più belle: il Canal Grande e il Campo di Rialto (databili verso il 1758-1763), con quella precisione quasi fotografica nei dettagli minuti, dalle gondole ai mercanti. Canaletto fu tra gli artisti più prolifici di sempre, eppure la qualità e la minuzia dei suoi panorami restano senza eguali.


10 – La consegna delle chiavi a San Pietro, Crivelli
Questa è stata in assoluto l’opera che mi ha colpita di più tra i musei di Berlino. Sono rimasta a osservarla per un tempo lunghissimo, e ancora me la vedo davanti.
Era il pannello centrale di una grande pala d’altare dipinta da Carlo Crivelli nel 1488 per la chiesa domenicana di San Pietro di Muralto, a Camerino. Dopo aver visto alcune ricostruzioni della pala (i cui pannelli sono oggi sparsi in mezza Europa), credo di preferirla così, isolata: si ammira meglio.
La scena l’abbiamo vista mille volte: al centro la Madonna in trono e, in braccio a lei, il Bambino che consegna le chiavi del Paradiso a San Pietro, inginocchiato e vestito da papa, mentre ai lati un gruppo di santi assiste commosso.
Ma la cosa spettacolare sono le decorazioni, tipiche di Crivelli. Le stoffe dei vestiti, le pietre, i riflessi cangianti dei metalli, i marmi, le sculture: tutto è curato, esaltato, perfettamente realistico. Gli sguardi dei personaggi convergono su San Pietro che riceve la chiave, ed è proprio la chiave la protagonista dell’opera: sembra brillare davvero.
Mi ha lasciata senza fiato.


Come visitare la Gemäldegalerie
La Gemäldegalerie si trova al Kulturforum, poco a ovest di Potsdamer Platz. È chiusa il lunedì e aperta gli altri giorni dalle 10 alle 18 (il giovedì fino alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 18). Il biglietto costa circa 14 euro (ridotto 7), gratis per i minori di 18 anni.
Se ami l’arte come me, però, a Berlino avrai l’imbarazzo della scelta: la città è piena di musei e piccole gallerie che ti faranno venir voglia di attraversarla in lungo e in largo. L’unico vero problema sarà il tempo a tua disposizione.
Come ottimizzare le visite?
Ti consiglio il Museum Pass Berlin di 3 giorni, che dà accesso a oltre 30 musei, Gemäldegalerie inclusa, senza fare la fila alle casse. È il pass ufficiale della città e ti permette di scoprire l’Isola dei Musei e gran parte delle collezioni statali. Una sola avvertenza: il celebre Pergamonmuseum è chiuso per un lungo restauro (riapertura parziale prevista nel 2027), quindi per ora non è visitabile.
Quando ti ricapiterà di visitare Berlino? Se ci vai, poi fammi sapere qual è la tua personale top ten della Gemäldegalerie: la mia la conosci già. E se vuoi continuare il viaggio, ti aspetto nella mia guida a Berlino.
