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Stai pensando di visitare la Galleria Borghese a Roma ma non sei ancora convinto? Vorresti sapere se vale davvero la pena visitare questo museo di Roma e sapere cosa troverai al suo interno?

Ti trovi nel posto giusto!

La Galleria Borghese non è soltanto uno dei musei più belli di Roma ma è sicuramente  uno dei più interessanti e prestigiosi di tutto il mondo. Al suo interno sono custodite delle opere incredibili tra cui le più belle sculture di Bernini!

Se vuoi prenotare una visita a Galleria Borghese devi sapere che è necessario organizzarsi in anticipo e che avrai solo due ore a disposizione. Ma non ti preoccupate, il tempo è più che sufficiente per vedere tutti i suoi tesori.

In questo post ti spiego come raggiungere Galleria Borghese e come organizzarsi per visitare questo incredibile museo di Roma!

Sei un amante di Bernini? Leggi anche: Gian Lorenzo Bernini: storia di un artista e 10 capolavori indiscussi



Perché visitare galleria Borghese?

Galleria Borghese non solo custodisce  una raccolta d’arte di straordinaria bellezza, ma l’edificio stesso costituisce un’attrazione. Una volta entrati si resta con la testa all’insù ad ammirare i soffitti, ci si  incanta ad osservare la decorazione delle pareti, delle porte e i marmi dei pavimenti.

Visitare galleria Borghese ti farà scoprire capolavori d’arte cinque e seicentesca unici e preziosissimi. Qui sono conservati ben 4 gruppi scultorei di Bernini (i più famosi tra l’altro), 6 tele di Caravaggio, 2 dipinti di Raffaello e 2 di Tiziano, oltre a molte altre opere non meno preziose.

Domenichino, Dosso Dossi, Veronese, Correggio, Algardi… sono solo alcuni degli artisti che troverete nelle sale!

Vuoi sapere quando è stata costruita la galleria Borghese a Roma?

Galleria Borghese fu costruita nel 1612 dal cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V. Fu concepita da subito come museo per racchiudere le splendide opere d’arte che il suo proprietario aveva raccolto negli anni. Il palazzo fu poi restaurato da uno dei suoi discendenti, Marcantonio IV, che fece decorare tutte le sale con gusto settecentesco.

visitare galleria borghese
Scipione Borghese ritratto nelle vesti di Orfeo, microcosmico

Come prenotare galleria Borghese?

Innanzi  tutto, per visitare galleria Borghese, ricordati che E’ OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE. Ci sono 5 turni da due ore tutti i giorni tranne il lunedì. Gli orari dei turni a Galleria Borghese sono dalle 9 alle 11, dalle 11 alle 13, dalle 13 alle 15, dalle 15 alle 17 e dalle 17 alle 19.

Come prenotare galleria Borghese? Quando avrai scelto giorno ed orario, potrai prenotare via internet a questo link oppure per telefono. Il numero per prenotare la visita alla galleria Borghese è 0632810. Il mio consiglio è di prenotare con almeno una settimana di anticipo ed arrivare mezz’ora prima dell’inizio del turno.

L’unico modo per visitare Galleria Borghese senza prenotazione sono i biglietti last minute, disponibili mezz’ora dopo ogni turno.  Sono due gli svantaggi: avrai solo un’ora e mezza per visitare la galleria e non è detto che siano disponibili poiché il numero cambia di volta in volta, quindi si rischia di fare un buco nell’acqua. Ve li sconsiglio caldamente!

Borse, borsette, ombrelli e zaini andranno lasciati obbligatoriamente al guardaroba poiché gli spazi sono molto ristretti e si rischia di danneggiare le opere. Sono ammessi solo piccoli marsupi e piccolissime borsette, senza borchie. Il guardaroba di Galleria Borghese è gratuito, sorvegliato e molto sicuro.

Probabilmente ti starai chiedendo se è possibile fare foto a Galleria Borghese? La risposta è “si”  ma senza il flash.

Se invece vuoi mangiare a Gallaria Borghese, la caffetteria al piano seminterrato oppure puoi fare un pic nic nel giardino di Villa Borghese. D’estate è davvero bellissimo!

La galleria ha tre piani: il piano -1 dove si trova la biglietteria, caffetteria, guardaroba e bagni. Il piano 0 con le sculture e Caravaggio e il piano 1 con la pinacoteca. Ci sono poi delle scale per spostarsi da un piano all’altro.

Se visiti la galleria con l‘ultimo turno (17/19) ti segnalo che biglietteria, bookshop e caffetteria chiudono alle 18.30.

visitare galleria borgheseCosa devi vedere assolutamente alla galleria Borghese?

Due ore non sono molte ma sono sufficienti per visitare la galleria con calma. Ho personalmente accompagnato più di un amico e abbiamo sempre fatto in tempo a vedere tutto.

Le opere sono tantissime (e bellissime) quindi mi limiterò a segnalarti le 10 opere più belle di galleria Borghese. visitare galleria borghese

1 Il salone di Mariano Rossi

La decorazione del grande salone d’entrata è la più impressionante. Sul soffitto è rappresentata la “Gloria di Roma” del pittore Mariano Rossi. Non è molto conosciuto ma ai suoi tempi era famoso. Quest’opera gli fu commissionata nel 1774 da Marcantonio IV Borghese ed è veramente impressionante.

Al centro della volta si trova Romolo, fondatore di Roma, che viene assunto in cielo da Giove, re degli dei. Da una parte noterai Furio Camillo sconfiggere i Galli in battaglia, dall’altra l’allegoria di Roma con Romolo e Remo bambini e la Lupa, le oche del Campidoglio, il Tevere sotto forma di divinità con un lungo remo e varie altre personificazioni delle virtù cittadine quali prosperità, abbondanza ecc…

La figura nuda che si trova a sinistra dell’entrata lascia un po’ perplessi: la donna , che tiene in mano il sole, è la rappresentazione della Verità che viene svelata dal Tempo (la figura alata) e sconfigge la calunnia e l’invidia. Essa fu rappresentata per fare da pendant all’incompiuta statua di Bernini che si trovava nella stessa sala sala.

Che altro dire, questo soffitto è magnifico e ti terrà non poco con gli occhi all’insù!visitare galleria borghese

2 La statua di Paolina Borghese di Canova

Visitare galleria Borghese senza soffermarsi a conoscere una delle sue protagonista sarebbe un peccato! Alla sala numero 1 si trova infatti il simbolo  della galleria, Paolina Borghese, sorella di Napoleone Bonaparte che sposò il figlio di Marcantonio IV, Camillo Borghese.

Fu una figura chiave nella storia di questo museo e della sua collezione poiché Napoleone costrinse il cognato a vendere alla Francia 344 tra le opere più importanti della collezione archeologica della famiglia. Per questo motivo al Louvre vi sono tantissime statue romane come l’ermafrodito Borghese o il Satiro Borghese!

La statua di Paolina Borghese è un’opera di Canova e fu commissionata proprio per “integrare” le perdite subite da questa massiccia spoliazione.

Paolina fece scandalo perché era rappresentata seminuda nelle vesti della dea Venere vincitrice. In mano infatti tiene il pomo d’oro che Paride aveva assegnato alla dea più bella, la dea dell’amore. Quest’opera incarna perfettamente l’ideale neoclassico di armonia e compostezza: il materasso sembra vero, la pelle della donna sembra viva per quanto è candida e levigata!

visitare galleria borghese3 David di Bernini a Galleria Borghese

Il David è un capolavoro giovanile di Gianlorenzo Bernini che eseguì quest’opera nel 1623, all’età di 25 anni circa. E’ l’unica statua a soggetto biblico acquistata dal Cardinale Scipione, che scoprì subito il talento del giovane scultore.

Il David che sconfisse il gigante Golia, era già stato ritratto da Donatello e da Michelangelo, i due più grandi scultori del Rinascimento. Non a caso l’ambizioso genio del Bernini sceglie questo tema, per dimostrare la sua abilità confrontandosi con i due grandi del passato.

Il David di Bernini a galleria Borghese è profondamente diverso: viene infatti ritratto nel pieno dell’azione e non ad azione conclusa come gli altri. La torsione del corpo, i muscoli tesi, il volto concentrato, trasmettono tutta la tensione dell’impresa.

Si dice che per il volto, Bernini si sia ispirato alla sua espressione mentre scolpiva, guardandosi in uno specchio.

Interessante notare che la parte posteriore non è rifinita: la statua doveva essere infatti messa contro un muro e non guardata a tutto tondo.

Sul David di Bernini c’è anche un’altra piccola curiosità che in pochi conoscono: il tallone del David è in gesso e non in marmo! Forse Bernini, essendo ancora molto giovane, aveva sbagliato a prendere le misure oppure, dovendo essere posto contro la parete, non era importante poiché non si sarebbe visto il pezzo mancante. visitare galleria borghese

4 Enea, Anchise e Ascanio di Bernini

Questa è la prima statua che Bernini ha realizzato per il cardinale quando aveva una ventina d’anni. Tra i gruppi presenti in galleria è il meno famoso perché risulta statica rispetto alle altre statue che hanno un movimento ed un pathos molto più forte. La statua rappresenta Enea mentre fugge da Troia in fiamme, il padre Anchise sulle spalle, il figlioletto Ascanio che lo segue.

Quest’opera è interessante per due ragioni.

La prima è che fu un omaggio alla famiglia Borghese stessa, che si vantava di discendere da Enea. La seconda è che non rappresenta solo la scena della fuga da Troia. In questa statua si possono vedere infatti le tre età dell’uomo: il bambino Ascanio, che tiene tra le mani la fiamma simbolo di vitalità e luce del futuro, Enea, l’adulto, che tiene sulle sue spalle il peso della famiglia e della responsabilità e possiede la forza fisica e morale per guidare le future generazioni e l’anziano Anchise, memoria della famiglia che stringe tra le mani le statue dei Penati, cioè degli antenati.

La potenza delle tre figure è particolarmente evidente se vista da dietro. Le schiene dei tre personaggi, il modo in cui è scolpita la pelle rugosa del vecchio, liscia dell’eroe e paffutella del bambino rendono perfettamente l’idea della differenza tra i tre.visitare galleria borghese

5 Apollo e Dafne di Bernini

Questo gruppo rappresenta il momento in cui il dio Apollo raggiunge la ninfa Dafne che, non ricambiando il suo amore, prega di essere trasformata in albero piuttosto che assecondare gli amori del Dio. Il giovane Apollo la raggiunge proprio mentre si sta trasformando: i piedi diventano radici, le mani foglie, la chioma rami e il corpo tronco. Nelle “Metamorfosi” di Ovidio che ispirarono l’opera si legge:

Ancora prega, che un torpore profondo pervade le sue membra, il petto morbido si fascia di fibre sottili, i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; i piedi, così veloci un tempo, s’inchiodano in pigre radici, il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva. Anche così Febo l’ama e, poggiata la mano sul tronco, sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo, ne bacia il legno (…)

Il modo in cui Bernini rappresenta l’azione è  incredibile: la finezza delle foglie, il piede alzato di Apollo e il suo sandalo, la bocca semiaperta della ninfa che sembra stia gridando.

La ninfa sembra strasformarsi in alloro proprio davanti ai nostri occhi ed è proprio dell’alloro che il dio si cingerà per sempre il capo in ricordo della sua amata.visitare galleria borghese

6 Ratto di Proserpina di Bernini

Realizzato tra il 1621 e il 1622 (a 23/24 anni) da Gianlorenzo Bernini, quest’opera è al centro del salone degli imperatori di Galleria Borghese.  Vi è ritratto Plutone, dio degli inferi, mentre rapisce Proserpina. La giovane si dibatte tra le braccia del Dio e piange indifesa mentre l’altro sogghigna felice della sua preda.

La tragicità della scena è enfatizzata dal cane mostruoso Cerbero che latra e ringhia con le sue tre teste a chi si avvicina per sottrarre la ragazza al suo padrone.

I muscoli di Plutone tesi nello sforzo, il braccio alzato di Proserpina, il volteggiare delle vesti e della sua chioma, portano l’osservatore nel vivo della tragicità della scena.visitare galleria borghese

7 Le opere di Caravaggio

Visitare galleria Borghese vuol dire anche ammirare la più grande collezione di tele di Caravaggio al mondo. Nella sala 8 sono presenti sei opere di Caravaggio: la Madonna dei Palafrenieri, Davide con la testa di Golia, Giovane con canestra di frutta, il cosiddetto Bacchino malato, San Gerolamo e San Giovannino.

Ti lasceranno a bocca aperta!visitare galleria borghese

8 I capolavori di Raffaello

La collezione Borghese era quella che vantava più Raffaello dopo la famiglia de’Medici, in un epoca in cui possedere un Raffaello era segno di ricchezza e distinzione. Solo due tele sono sopravvissute a vendite e spoliazioni: il trasporto del Cristo morto e la Dama con liocorno.

La prima opera ha una storia interessante poiché fu trafugata da un monastero perugino su ordine del Cardinale. Essendo il nipote del Papa, Scipione commise varie azioni scellerate per appropriarsi di capolavori, essendo sicuro di rimanere impunito.

La dama con liocorno invece ha avuto una sorte diversa in quanto la sua vera identità fu per secoli contraffatta sotto le spoglie di Santa Caterina. Al dipinto era infatti stato aggiunto un mantello e una ruota, simbolo del martirio della santa.

Solo i restauri di inizio secolo hanno portato l’opera alla sua forma primitiva.

La giovane ritratta doveva essere probabilmente una sposa a giudicare dalle vesti sfarzose e dal gioiello con rubino, simbolo di passione. L’animale al suo fianco potrebbe essere un unicorno (rappresentante la verginità della ragazza) oppure un cane (fedeltà) ma dalle radiografie non emerge con chiarezza quale delle due creature sia stata dipinta prima.

Visitare galleria Borghese vuol dire immergersi nella storia dell’arte!visitare galleria borghese

9 La Danae di Correggio

Questa tela fu acquistata da Camillo, marito di Paolina Bonaparte.

L’opera risale al 1532 e faceva parte insieme ad altre tre tele di una serie di Amori di Giove, dipinti per il duca di Mantova Federico II Gonzaga. La leggenda racconta infatti che Danae fu rinchiusa in una torre dal re suo padre, poiché gli era stato predetto che sarebbe morto per mano di suo nipote.

Giove, invaghitosi della giovane, la feconderà sotto forma di pioggia dorata.

Il tema non era mai stato rappresentato, l’interpretazione di Correggio risulta dunque molto innovativa.visitare galleria borghese

10 I due dipinti di Tiziano a Galleria Borghese

Sono due le opere di Tiziano conservate alla galleria Borghese.

La più famosa è sicuramente Lamor sacro e l’amor profano risalente all’incirca al 1515. Sono rappresentate due donne sedute su una fontana, una nuda ed una vestita, che rappresentano rispettivamente l’amor sacro (nudo perché puro e senza macchia) e l’amor profano (vestito di un abito nuziale).

Il significato di quest’opera può essere compreso solo quando si contestualizza: era un dono di nozze che accompagnava molti altri regali.

L’altro dipinto, del 1565 circa, rappresenta Venere che benda Cupido e vi si può apprezzare tutta l’arte di Tiziano maturo.

Molto interessante vedere l’evoluzione del grande maestro tra un’opera giovanile ed una in età avanzata.visitare galleria borghese

Visitare galleria Borghese e la mostra su Bernini

Dal 1 novembre al 4 febbraio è in corso la mostra su Bernini a Galleria Borghese.

L’esposizione comprende circa 60 opere provenienti da altri musei e collezioni da tutto il mondo, in cui si ripercorre la formazione dell’artista e le varie fasi del suo lavoro. L’allestimento è all’interno della collezione permanente segnalate da piedistalli e pannelli informativi di colore grigio metallico.

Il prezzo per la visita a Galleria Borghese è maggiorato a causa dell’esposizione.visitare galleria borghese

Commenti su galleria Borghese?

Per qualunque domanda per visitare galleria Borghese non esitate a contattarmi!

Chi di voi ha già visitato la galleria? Fammi sapere qual è l’opera che ti è piaciuta di più nei commenti.

visitare galleria borghese

Il Petit Palais di Parigi è uno dei musei più sottovalutati della capitale francese. E’ una delle architetture avanguardistiche di inizio secolo ed è stato il padiglione dell’esposizione universale.

Oggi il Petit Palais è il museo delle belle arti di Parigi ed ospita delle opere di moltissimi artisti dalla preistoria ad oggi.

Ti racconto racconto la mia esperienza ed una bellissima nuova scoperta!



L’esposizione universale al Petit Palais e la sua forma unica

Il Petit Palais a Parigi, letteralmente “palazzo piccolo”, fu costruito davanti al Grand Palais come spazio espositivo per l’Esposizione Universale del 1900. Oggi ospita il museo delle belle arti di Parigi ed è visitabile gratuitamente!

I due palazzi si trovano uno difronte all’altro e, se visti dall’alto, rappresentano la la sagoma di un aereo: un’architettura avanguardistica considerando che gli aerei erano ancora in fase di sperimentazione all’epoca.

Il Patit Palais si trova a due passi dagli Champs Elisée e ti lascerà a bocca aperta: la sua struttura è piena di luce perché, come nella moda di inizio secolo, è piena di vetrate!

Continua a leggere per scoprire la mia esperienza!

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Mostre temporanee al Petit Palais: il caso di Jordaens

Le esposizioni temporanee al Petit Palais sono molto ben strutturate. Puoi trovare tutte le info sulle esposizioni in corso a questo link.

Personalmente mi sono ritrovata a visitare l’esposizione su Jordaens, artista olandese del XVII secolo di cui non sapevo niente e che, alla fine della mostra, non mi ha lasciato nessuna emozione particolare (purtroppo l’arte è anche questione di gusti e a me molti seicenteschi non piacciono proprio).

A suo favore devo dire che il percorso era organizzato davvero bene e che le opere esposte erano molto numerose.

petit palais a parigi

Visitare il Petit Palais: ecco cosa ho amato di più dell’esposizione permanente

La collezione permanente del Petit Palais a Parigi mi ha davvero lasciata senza parole. Ci sono numerose opere di artisti famosi  appartenenti a diversissime. All’interno puoi trovare perfino dei Monet!

L’ingresso al Petit Palais è gratuito per l’esposizione permanente e ripercorre tutte le epoche storiche e le tecniche sperimentate dagli artisti dalla preistoria fino al ‘900. Ritroviamo arredi liturgici medievali, tele di grande formato, arti grafiche, gioielli ed oggetti della vita quotidiana.

Ho apprezzato davvero la collezione di “arti minori” come i piccoli oggetti antichi, statuette, scatoline, orologi e vasellame. Sono rimasta incantata di fronte ad alcune tele magnifiche come le opere di Fernand Pelez, che non avevo mai visto dal vivo e che mi hanno lasciata sconvolta per la loro vividezza, crudezza e realismo.

Fare una cernita dei musei da vedere a Parigi in poco tempo è davvero dura, ma se rimani nella capitale francese qualche giorno in più, non scortarti di dedicare qualche ora a questo Petit Palais, che di petit ha solo il nome!

All’inizio dell’articolo di ho parlato della mia nuova scoperta. Si tratta di una tela di cui mi sono letteralmente innamorata: una bella “Parisienne” di Charles-Alexandre Giron! Ti lascio con una sua foto!

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Commenti sul Petit Palais di Parigi?

Hai mai visitato questo museo di Parigi? Fammi sapere le tue opinioni o scrivimi pure nei commenti se hai bisogno di aiuto.

Colonia è molto di più che una città dello shopping con una bella cattedrale. Qui 5 musei che non puoi perderti se visiti questa perla del Reno!



5 musei da visitare a Colonia: il museo Ludwig

Parliamo di un museo di arte contemporanea che si trova proprio dietro la cattedrale e che è uno dei più importanti in Europa. Racchiude opere dal ‘900 ad oggi tra cui spiccano nomi come Picabia, Duchamp, Braque, Klee, una grande collezione di PicassoModigliani, Dali e molti altri. Mi hanno colpita moltissimo alcune opere di Kupka per non parlare delle “cinque donne per strada” di Kirchner (che era una delle principali ragioni della mia visita).

Bellissima la sezione pop art dove si ammirano lavori di Andy Warhol e Roy Lichtenstein. La statua iperrealistica di Duane Hanson mi ha fatto davvero impressione!

5 musei da visitare a Colonia: il Römisch-Germanisches museum

Da romana, come era successo per il museo Gallo-Romano di Lione, mi sono chiesta se valesse la pena di visitarlo: alla fine non ne ho abbastanza a casa di resti romani? La risposta è che i romani non finiscono mai di stupirti, anche nelle lontane lande della Germania inferior.

In questo museo, costruito su grandi colonne che richiamano un tempio classico, sono raccolte testimonianze dalla preistoria all’epoca merovingia. Tra i numerosi e bellissimi mosaici ritrovati spicca quello di Dionisio, risalente al 220 d. C. Inoltre vi è una delle più importanti raccolte di vetri antichi: vasi, bicchieri, bottiglie, alcuni anche molto preziosi, arricchivano le tavole dei nobili e ancora fanno mostra delle loro decorazioni. Da vedere!

5 musei da visitare a Colonia: la Domschatzkammer del duomo di Colonia

La Schatzkammer del duomo di Colonia vale assolutamente la pena di visitarla. Conserva tesori bellissimi ed inestimabili, una parte importante della storia dell’arte della città. Ne abbiamo parlato qui. 

5 musei da visitare a Colonia: il museo del cioccolato

Museo del cioccolato? Siamo seri? Si, non sarà un’attrazione artistica, ma il museo del cioccolato può insegnarti molto. Il nome è Schokoladen museum Imhoff poiché venne fondato da un imprenditore dell’industria dolciaria, Hans Imhoff. Dal 1993 ad oggi ha riscosso un grande successo, poiché conta più di 600 mila visitatori l’anno.

Si trova sul lungofiume, presso il porto del Rehinau, non lontano dalla cattedrale ed offre un viaggio molto dolce alla scoperta della cioccolata. Tra le sue sale scoprirai le sue antiche origini, quando i Maya e gli Atzechi chiamavano la cioccolata “il cibo degli dei”, come viene prodotta oggi e la sua progressiva conquista dei mercati europei e mondiali. Molte le installazioni digitali che rendono la visita piacevole soprattutto ai più piccoli. Oggi il museo è sponsorizzato dalla Lindt: potrete anche assaggiare dei wafer intinti in una fontana di cioccolata alta 3 metri...

5 musei da visitare a Colonia: NS-dokumentationszentrum

Tutto l’opposto del museo del cioccolato: qui di piacevole non troverete niente. Questo NS-dokumentationszentrum è stato allestito all’interno della sede della Gestapo nella città di Colonia. In un edificio apparentemente normalissimo, si cela una terribile prigione in cui sono state detenute migliaia di persone e uccise a centinaia.

La parte più impressionante sono le scritte sui muri della prigione, in tutte le lingue europee dal russo allo spagnolo, con le testimonianze dei detenuti che raccontano parentesi della propria storia. Chi fu rinchiuso ingiustamente, chi era incinta, chi era spaventato e chi rassegnato, chi stava per essere fucilato, chi era poco più di un ragazzino e chi vecchio… pezzi di vite spezzate o magari miracolosamente scampate alla morte in uno dei periodi più orribili della storia. La sensazione di angoscia e spavento non ve la leverete neppure una volta usciti.

Ai piani superiori è allestita un’esposizione sulla vita sotto il nazismo: com’era organizzata la scuola, il lavoro, la gestapo etc. Anche qui, testimonianze più o meno scioccanti. La parte più dura è stata apprendere della sterilizzazione operata sulle donne tedesche ritenute “non sane”. Rientravano nella categoria tutte quelle che avevano in famiglia casi di malattie ereditarie o non erano particolarmente intelligenti. Il ns-dokumentationszentrum è da visitare, soprattutto se avete bambini o ragazzi al seguito, perché il mondo non deve mai più cadere in certi errori e perché tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che è accaduto.

Pensare che Colonia, una città vivace, bella e colorata possa essere stata sfondo di certi eventi mi ha spezzata. 

Consigli e informazioni per visitare i musei di Colonia

A Colonia troverete molti altri musei interessanti come il Kolnisches Stadtmuseum, il museo della città di Colonia, che ripercorre la storia della città nei secoli, il museo del profumo, in cui puoi scoprire la famosa acqua di Colonia o il Kolumba, in cui troverai tesori del vescovo della città ed elementi di vita quotidiana dal medioevo ad oggi.

Ce ne sono molti altri, per scegliere i migliori per te, puoi visitare questa pagina. Inoltre, se pensi di visitare vari musei in città, ti consiglio la KölnCard, che ti da diritto a sconti e riduzioni molto vantaggiosi. Potrai acquistarla all’ufficio del turismo proprio davanti alla cattedrale. Spero che questo articolo ti sia piaciuto, fammi sapere quali sono i tuoi musei preferiti di Colonia!

Avresti mai pensato che una romana appassionata di storia e di arte potesse scoprire i romani a Lione?



Ecco perché visitare il museo gallo-romano di Lione

Una delle più belle sorprese di Lione, per me è stato il museo gallo-romano. Da romana moderna, essendo nata e cresciuta nell’Urbe che fu “Caput mundi”, non credevo certo di poter scoprire, o sbalordire davanti ai capolavori dei miei antenati italici in un’altra città quindi ero in dubbio se visitare questo museo oppure no.

Invece il museo gallo- romano, costruito accanto all’anfiteatro in un edificio tanto brutto fuori quanto curato dentro, è riuscito a farmi cambiare idea alla terza sala. Non solo vi sono conservate opere difficili da reperire, come statue bronzee e vasi di vetro praticamente intatti, ma le spiegazioni, il  modo in cui sono esposti i pezzi e tutta l’organizzazione del museo, non fanno che valorizzarle. La fusione tra l’antica civiltà gallica e quella romana diedero vita, nell’antica Lugdunum (antico nome di Lione), ad una capitale delle tre Gallie maestosa e ricca. Ecco 5 ragioni che vi convinceranno a visitare questo museo!

Visitare il museo gallo-romano di Lione: l’anfiteatro

Il maestoso anfiteatro che sorge sulla collina della Croix-Rousse, risale al 19 d. C. Fu costruito come anfiteatro delle tre Gallie, di cui l’antica Lugdunum era capitale. Le tre regioni erano Gallia LugdunenseGallia Aquitainia e Gallia Belgica.

Vicino a questo edificio sorgeva il santuario federale delle tre Gallie del 12 a. C. L’anfiteatro non aveva solo lo scopo di ospitare spettacoli e giochi ma anche una valenza politica, poiché era qui che si riunivano, una volta all’anno, i capi delle 60 nazioni galliche per prendere decisioni e discutere.

Visitare il museo gallo-romano di Lione: i mosaici

Tutti sappiamo che una delle più belle espressioni artistiche dei romani erano i mosaici. Ce ne sono pervenuti di magnifici, tuttavia bisogna considerare che per i romani questi erano pavimenti e, per quanto raffinati, erano solo superfici calpestabili. Oggi si pone un bel problema per la loro esposizione nei musei: bisogna metterli in orizzontale, come erano in passato ma rischia di sfuggire il disegno e la decorazione complessiva. 

Se andrai a visitare il museo gallo-romano di Lione, scoprirai che hanno trovato una soluzione ottimale. I mosaici sono adagiati per terra ma in corrispondenza alle scale per il passaggio ai piani superiori, da cui ci si può affacciare. In questo modo si possono ammirare i mosaici sia come apparivano ai romani, al livello del suolo, che dall’alto, per apprezzare meglio la decorazione. Che felicità!

Visitare il museo gallo-romano di Lione: le arti minori

Chi segue questo blog avrà capito che sono una grande amante delle cosidette arti minori. Tutto quello che è oreficeria (gioielli, fermagli, spille…), stoviglie (piatti, bicchieri, posate, vassoi…) armi, pettini, specchi, scarpe, vesti, ci parlano delle persone del passato e di quello che facevano, come vivevano, come pensavano.

Credo che questi oggetti siano fondamentali per capire la vita quotidiana di un’epoca. I grandi monumenti infatti avevano ricchi committenti, che spesso volevano veicolare un messaggio politico o un’idea ben precisa. Gli oggetti privati, piccoli e anche poco preziosi ci parlano invece della cultura vera di una popolazione. Al museo gallo-romano di Lione potrai ammirare davvero moltissime suppellettili e accessori dell’epoca. Bellissimi.


Visitare il museo gallo-romano di Lione: i bronzi

Non sono molti i bronzi di epoca classica pervenuti fino a noi. Questo perché il bronzo è un materiale spesso impiegato nella fabbricazione di armi che veniva rifuso e riutilizzato per vari scopi. Al museo gallo-romano di Lione potrai ammirare molte statue ed oggetti in bronzo, di rara bellezza e ottima conservazione.

Visitare il museo gallo-romano di Lione: la cultura romana

Se ho studiato che i romani, una volta conquistata una popolazione, inglobavano divinità, usi e costumi del popolo sottomesso, non mi ero mai davvero trovata davanti alla testimonianza di quest’abitudine.

Al museo gallo-romano di Lione questo elemento emerge con grande chiarezza, quando si trovano statuette del pantheon gallico venerate accanto a dei greco-romani. Abbiamo molto da imparare dai nostri antenati circa la tolleranza religiosa!

Informazioni pratiche per visitare il museo gallo-romano di Lione

Non ti ho ancora convinto a visitare il museo gallo-romano di Lione? Allora ti dico che il prezzo del biglietto intero è di soli 4 euro e che tutti i giovani sotto i 26 anni entrano gratis.

Per altre informazioni puoi visitare il sito dove troverai l’indirizzo e gli orari di apertura. Spero che questo post sia stato utile, fammi sapere cosa ne pensi nei commenti!

Il parco archeologico di Paestum, in Campania, ospita testimonianze antichissime. Templi, resti di una città e un museo davvero interessante ti portano a scoprire com’era questa terra in un passato lontanissimo, fino a 2500 anni fa, e ancor prima. Qui ti spiego perché è cosi eccezionale ed unico



Parco archeologico di Paestum: 2500 anni? Sono pochi!

Paestum è famosa per i suoi templi, risalenti all’epoca greca. In realtà l’insediamento umano in questa zona è molto più antico. Già nella preistoria qui vivevano cacciatori e agricoltori, di cui si sono ritrovate armi costruite con pietra scheggiata.

Nel museo archeologico vi è una sezione dedicata proprio ai reperti preistorici e alla civiltà “del Gaudo”, dal nome della necropoli che fu scoperta casualmente dalle truppe americane nel 1944.

Parco archeologico di Paestum: templi dalla Grecia

Quando si pensa al parco archeologico di Paestum si pensa subito ai suoi templi magnifici. Ti assicuro che vederli dal vivo fa tutto un altro effetto che osservarne le fotografie!

Questi luoghi di culto risalgono circa al VI secolo a. C. e furono costruiti in un periodo in cui i greci abitavano le coste dell’Italia meridionale, la cosiddetta Magna Grecia.  Il tempio più antico dedicato adHera, sposa di Zeus, padre degli dei, risale circa al 560 a.C. Sappiamo che si tratta del più antico perché è presente una fila di colonne al centro, poste per sostenere il tetto. Questa tecnica successivamente scomparirà grazie alle nuove scoperte in campo architettonico.

Tutti i templi sono in stile dorico, che si contraddistingue per capitelli molto semplici, privi di decorazione, e per le forme molto possenti di tutta la struttura. Altro tempio, l’unico di cui conosciamo con sicurezza il dedicatario, è quello di Atena. La dea della saggezza, ma anche della guerra, era personificata da una grande statua custodita in una cella all’interno del tempio. Durante le cerimonie, celebrate sugli altari di pietra all’esterno in cui venivano offerte libagioni, le porte del recinto in cui era custodita la statua venivano aperte perché potesse “assistere” alla cerimonia.

Poseidone, Apollo, Hera o Zeus?

Il più grande dei templi del parco archeologico di Paestum è anche quello meglio conservato. Le sue magnifiche colonne, alte 9 metri, presentano scanalature per alleggerire la struttura e slanciarla. Il basamento di tre gradini, rialza il luogo di culto rispetto al suolo di almeno un metro e mezzo.

Si vede benissimo lo spazio interno in cui veniva custodita la statua della divinità circondata da un recinto. Una fila di colonne interne infatti, divide il tempio in tre grandi navate. Il tetto è scomparso perché era in legno, ma sono rimasti intatti i timpani (i grandi “triangoli” che sostenevano il tetto). Impressionante la mole delle pietre, sovrapposte senza malta, che hanno resistito a terremoti e calamità per due millenni e mezzo!

Il problema di questo tempio, è che non ci è chiaro a chi fosse dedicato! Le fonti antiche tacciono, le statue degli dei ovviamente non ci sono pervenute  e i ritrovamenti di statuette votive lasciano comunque il dubbio. Quest’ultime possono far pensare che fosse dedicato ad Hera, protettrice della città, o a suo marito Zeus, padre di tutti gli dei e re dell’Olimpo. Altri hanno teorizzato che il tempio fosse dedicato ad Apollo, dio delle arti. Viene tuttavia detto tempio di Poseidone perché l’antico nome della città eraPoseidonia. L’attribuzione fu proposta nel XVIII secolo, quando il fascino antico di queste strutture fu riscoperto. Si penso’ allora che, dato il nome, il dio del mare potesse essere venerato nel tempio più grande. Non ci sono comunque prove schiaccianti a favore di nessuna di queste ipotesi…

Quanto erano kitsch i templi?

Anche se non vi era decorazione scultorea, né nei timpani né nelle metope (che corrono ai lati sopra le colonne), non bisogna pensare che questo tempio fosse spoglio come lo vediamo oggi.

Era infatti ricoperto da uno stucco bianco e colorato. Si vedono tracce della colorazione rossa e blu e forse vi erano anche motivi vegetali ad arricchire gli spazi vuoti. Anche le statue erano completamente colorate tanto da dover sembrare vere. Sicuramente l’effetto era molto vivace, quasi kitsch, diremmo oggi!

Parco archeologico di Paestum: quando i Lucani conquistarono Poseidonia

Non sappiamo con precisione quando i Lucani, popolazioni italiche dell’entroterra montuoso, attaccarono e conquistarono Poseidonia. Sappiamo pero’ che la chiamarono Paistom e che rispettarono l’impianto di Poleis che i loro predecessori avevano fondato. Gli dei continuarono ad essere venerati, l’heroon, la tomba dell’eroico fondatore, continuo’ ad essere omaggiata con offerte e persino la sala delle riunioni ekklesiasterion, rimase in uso.

Le due comunità si fusero, come emerge dalle testimonianze in lingua Osca e Greca. Bellissime le tombe, greche e lucane, in cui motivi decorativi delle due civiltà si fondono.

La più famosa è la tomba del tuffatore, risalente al V secolo a. C. E’ testimonianza delle nuove teorie sull’aldilà che si andavano diffondendo. I greci pensavano l’altro mondo come un posto oscuro e triste. Donne che si strappano i capelli, compianti, scene del funerale, decoravano le tombe greche, assieme a terribili mostri. Invece verso il V secolo, una serie di nuove dottrine legate all’orfismo, vedevano la morte solo come un passaggio, una liberazione dell’anima dal corpo. Cosi questo giovane si “tuffa” nel mondo dei morti con il sorriso sul volto. Attorno a lui, scene di banchetto e gioia, non di dolore.

Paestum, dalla città dei Romani all’abbandono

Quando i romani conquistarono Paistom, a loro volta rispettarono l’impianto greco, i templi e le antiche strutture. La città divenne un ricco centro con il nome latino di Paestum. La cinta muraria venne ricostruita ed ampliata: lunga 5 km, presenta 4 porte, 28 torrette e un’altezza di circa 7 metri. Nonostante i secoli, è ancora imponente!

I resti della città romana sono visitabili: ben distinguibile l’area del foro, l’anfiteatro, la  piscina, le varie abitazioni e le strade lastricate. Il culto cristiano è attestato in una basilica paleocristiana e probabilmente anche i templi furono convertiti al nuovo culto.

Questo centro cadde in rovina dopo le invasioni barbariche quando gli abitanti lasciarono le zone costiere per rifugiarsi nelle montagne, più facili da difendere. Nel ‘700, quando emerse l’interesse per l’archeologia e le antiche civiltà, tutti i colti studiosi dell’epoca si recarono a Pompei e Paestum per studiarne le strutture. Questi templi all’epoca erano creduti le strutture più antiche al di fuori dell’Egitto e divennero ben presto famosissime tappe del Grand Tour.

Di mare e mongolfiere al parco archeologico di Paestum

Nell’antichità, Paestum era molto più vicina al mare di quanto non lo sia ora ed il fiume che vi scorreva nei pressi la rese insalubre, contribuendo all’abbandono della città. Nel museo ti verrà spiegato tutto, alla riscoperta settecentesca, con le splendide rappresentazioni che ne fece Piranesi (ti ricordi della villa del priorato di Malta e del suo lavoro?).

La parte che mi è piaciuta di più? Di sicuro le metope dell’Heraion sul fiume Sele, con le fatiche di Ercole, brani della guerra di Troia e altre scene mitologiche. Le tombe sontuosamente decorate e i corredi funebri molto ricchi sono senz’altro interessanti, ma ho trovato un vaso assolutamente incredibile, rappresentante la nascita di Venere, che mi ha lasciata di stucco!

Tra le altre cose da fare, si possono osservare i templi da una mongolfiera: a causa del maltempo non ho potuto fare il giro, ma se vuoi provarlo trovi i contatti qui! Ad ottobre c’è persino il festival delle mongolfiere…

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Stai per andare a Lisbona e ti stai cercando informazioni su cosa vedere nella capitale del Portogallo?

In questo post ti racconto la mia esperienza e qualche trucchetto per visitare i musei di Lisbona più belli ed interessanti.



Prima di visitare i musei di Lisbona c’è una cosa che devi sapere!

Devo dire la verità: i musei di Lisbona mi hanno lasciato un po’ interdetta. La maggior parte molto sono piccoli e la visita risulta piuttosto breve. Nonostante questo, la qualità delle opere esposte è altissima e vi sono conservati splendidi capolavori.

Nella stessa giornata quindi riuscirete sicuramente a visitarne più di uno, ma quali sono i più interessanti? Te lo rivelo tra poco!

Visitare i musei di Lisbona partendo dal più grande

Partiamo dal più grande museo del Portogallo, il museo di arte antica, che si trova sulla strada per Bélem. Ha una bella pinacoteca che vanta capolavori di Durer, Raffaello e Bosch (le tentazioni di Sant’Antonio sono esposte proprio qui!).

La parte che mi è piaciuta di più tuttavia è quella delle arti decorative: vi sono porcellane cinesi, capolavori di oreficeria e mobili magnifici. Consigliato nonostante le scale per arrivarci!

I musei archeologici di Lisbona

A Lisbona ci sono diversi Musei Archeologici!

Vi ho già parlato del museo della chiesa do Carmo in un precedente post. Qui voglio nominarvi anche il bellissimo museo archeologico del castello e un secondo museo archeologico incentrato sui resti del teatro romano di Lisbona. Si chiama museu do teatro romano ed è stato aperto nel 2015.

Ma c’è anche un terzo museo archeologico a Lisbona! Il più grande dei tre sorge a Bélem, proprio accanto al monastero dos Jéronimos. Vi sono testimonianze della Lisbona romana e poi medievale molto interessanti!


Un museo unico al mondo: il museo degli azulejos

Splendido anche il museo degli azulejos, che prende il nome dalle tipiche ceramiche tradizionali del Portogallo. E’ ospitato all’interno di un convento del XVI, costruito in stile manuelino. Ripercorre l’evoluzione di quest’arte cosi particolare ed è per questo unico al mondo.

Vale la pena di spenderci un’oretta!

Due musei che non ho visitato ma che avrebbero meritato assolutamente di essere visti

Il museo che invece non ho fatto in tempo a visitare (sono arrivata all’orario di chiusura…) è il Calouste-Gulbenkian. All’interno ci sono capolavori della collezione di questo ricco amante dell’arte oltre ad una grande quantità di gioielli ed oggetti di Lalique.

Sarà per la prossima volta!

Tra i musei che più mi è dispiaciuto non vedere c’è quello di arte contemporanea, il museu Nacional de Arte Contemporãnea do Chiado, ospitato in un convento francescano del 13° secolo.

Due ottime ragioni per tornare a Lisbona!

Qualche dritta per visitare i musei di Lisbona

Se vuoi visitare i musei di Lisbona e risparmiare, ti consiglio la Lisboa Card, una carta che ti garantisce sconti ed entrata gratuita in moltissimi musei e monumenti della città (oltre che accesso gratuito ai trasporti pubblici!). La puoi acquistare on line o presso l’ufficio del turismo situato in centro, presso la praça do commercio.

Un altro consiglio che penso possa esserti utile: molti musei di Lisbona aprono alle 10 del mattino, ma a quell’ora non c’è mai nessuno. Se riesci, cerca di essere tra i primi visitatori della giornata, eviterai la calca e lo stress!

Infine, dovete sapere che si possono acquistare biglietti combinati per i musei di Lisbona, come per il convento dos Jéronimos, il museo archeologico e la torre Bélem. E’ sempre meglio acquistare biglietti combinati perché ti fanno sempre risparmiare, io cerco sempre le formule per più monumenti/musei dove possibile.

E voi? Siete già stati a Lisbona o state progettando di andarci?
Fatemi sapere nei commenti!



Immagina una grotta in riva al mare. Ora immagina che in questa grotta ci sia un bacino d’acqua, come un laghetto privato, al centro del quale si può pranzare tra statue meravigliose che raccontano la storia di uno degli eroi più grandi di tutti i tempi. Da questa fresca cavità si sente il rumore del mare, appena fuori c’è una magnifica villa, dotata di ogni comodità.

Non ti sembra un sogno? 

E se ti dicessi che un posto simile esiste e che fu costruito 2000 anni fa?



La villa di Tiberio a Sperlonga

Siamo nel I secolo d.C. e l’imperatore Tiberio ha deciso di costruire la sua splendida dimora in riva al mare. Oggi la località si chiama Sperlonga e anche se i tempi degli imperatori sono lontani, il suo fascino è rimasto intatto.

Il nome di questa città viene da Speluncae, cioè cavità o grotte. La sua fama è legata infatti ad una famosa grotta, testimonianza dell’altissimo livello artistico raggiunto dagli antichi Romani.

Accanto alla villa infatti, Tiberio fece scavare una grande grotta. All’interno vi erano un lago e un isolotto, dove l’imperatore amava pranzare d’estate per sfuggire al caldo.

Il museo archeologico di Sperlonga e l’Odissea

Nel 1957, proprio in quella grotta, furono ritrovati frammenti marmorei. Le statue che vennero ricomposte da questi resti lasciano a dir poco senza parole. Nel 1963 fu costruito un museo per ospitarle, assieme ai vasi, ritratti e altre sculture che decoravano la magnifica villa.

Il museo archeologico di Sperlonga è piccolo, ma ben organizzato. Il vero polo di attrazione restano pero’ le statue che raccontano le scene dell’Odissea, un tempo allestite all’interno della grotta. Queste enormi sculture, di epoca ellenistica, sono ritenute opere degli stessi scultori del Lacoonte. Secondo un’iscrizione infatti, gli autori sarebbero AgesandroAtanodoro e Polidoro. Di certo si trattava di capolavori incredibili,che lasciano ancora oggi a bocca aperta.

Vi sono rappresentate le avventure di Ulisse: mentre sfida  il mostro Scilla, mentre trascina il corpo di Achille, mentre ruba il Palladio (ne abbiamo solo pochi frammenti) e cosi via.

Ma la scultura che più di tutte mi ha colpita è il gruppo di Ulisse e Polifemo.

Ti spiego perché…

La storia di Ulisse e Polifemo

Ulisse, lo scaltro eroe che aveva ideato il cavallo di Troia, dà di nuovo prova della sua intelligenza nell’episodio dell’Odissea che lo vede alle prese con un crudele ciclope. Approdato durante le sue avventure per tornare a casa sull’isola delle Capre, Ulisse e i suoi compagni, durante l’esplorazione dell’isola, finiscono in una grotta.

Questa è la casa del crudele mostro Polifemo, un ciclope con un occhio solo e dimensioni enormi, che si nutre anche di carne umana. Polifemo è figlio del dio del mare Poseidone e non appena vede il piccolo gruppo in casa sua, divora due dei compagni dell’eroe e promette di mangiarlo per ultimo.

La mattina quando sposta il gigantesco masso all’entrata per far pascolare le sue capre, Ulisse architetta un piano per scappare e sfuggire al ciclope. Appuntisce un tronco di albero che ha trovato nella grotta e aspetta la sera. Polifemo torna stanco e affamato. Allora l’eroe gli offre il vino che aveva portato con i suoi compagni, per farlo ubriacare.

A quel punto, con il palo, acceca l’unico occhio del mostro. Poi lega sotto alle pance dei montoni i suoi compagni in modo tale che possano fuggire non appena il mostro sposterà il masso all’entrata. In questo modo riescono a fuggire e a prendere il mare. Ma il dio delle acque vendicherà suo figlio, Ulisse ha ancora tante avventure da vivere…

La statua del museo archeologico di Sperlonga

La statua del museo archeologico di Sperlonga rappresenta il momento in cui il ciclope sta per essere accecato. Il gruppo era ospitato nella grotta artificiale proprio come se la storia si stesse svolgendo li e l’eroe omerico fosse poi pronto a scappare legato sotto ai montoni. Possiamo vedere una ricostruzione in gesso: immagina l’originale, in marmo, splendere di colori alla luce dei riflessi sull’acqua…

Informazioni pratiche sul museo archeologico di Sperlonga

L’entrata al museo archeologico di Sperlonga costa 5 euro (2.5 biglietto ridotto) e consente l’accesso all’esposizione, alla grotta e ai resti della villa. Altre info sul link!

Se questo museo non è certo l’unica attrazione di Sperlonga, penso che sia assolutamente da visitare…

Cosa ne pensi? Se ti è piaciuto l’articolo, lasciami un commento!

Un tuffo nella spiritualità dell’antica Roma, una straordinaria opera architettonica e un museo ricchissimo.
Ecco perché dovresti visitare Palestrina.

Praeneste, via prenestina e Palestrina

 Palestrina è un comune poco distante da Roma. Nell’antichità questa città era molto famosa per via del tempio della Fortuna Primigenia. Era un popolare luogo di pellegrinaggio, tanto che l’antico nome della città, Praeneste, diede origine al nome della strada, via prenestina.

Questa cittadina fu sempre molto ricca, grazie alla sua posizione strategica. Si trova infatti arroccata sul monte Ginestro e domina tutta la valle.

Il tempio della Fortuna Primigenia

Il santuario di Palestrina, dedicato alla Fortuna Primigenia fu costruito verso il II secolo a.C. ma gli scavi hanno portato alla luce resti di luoghi di culto precedenti. Questo tempio era molto famoso nell’antichità poiché vi si poteva consultare l’oracolo per farsi predire il futuro o interrogarlo su una questione importante.

Leggendo le sorti, piccoli oggetti in legno di ulivo, il fedele riceveva il responso.

Il tempio era di dimensioni gigantesche, strutturato su più terrazze artificiali. Vi era posto anche per le botteghe che vendevano ex voto e souvenir.

Il tempio di Palestrina oggi

Oggi sul santuario di Palestrina si trova il bellissimo palazzo Barberini, qui edificato verso il 1640. Nell’imponente residenza è stato allestito lo splendido museo archeologico.

Il percorso comprende varie sale su due piani, oltre alla visita alle terrazze sottostanti. Ospita splendidi reperti ritrovati a Palestrina dopo i bombardamenti e nelle  necropoli circostanti.

Il museo di Palestrina

Il museo archeologico nazionale di Palestrina, conserva alcuni reperti di eccezione. L’opera più celebre del museo è il mosaico del Nilo, un gigantesco mosaico con scene nilotiche risalente al II o I secolo a.C. Fu ammirato per la sua bellezza ed i suoi dettagli sin dal XVI secolo, quando fu rinvenuto nel palazzo vescovile di Prenestina, in antichità foro civile. Tra i particolari, mi ha molto colpita il rinoceronte, rappresentato come con una corazza: la scritta in greco specifica il soggetto, rinokeros!

Questo capolavoro lascia senza parole: le sue dimensioni imponenti e lo splendore delle scene sono incredibili.

Bellissimi gli specchi in bronzo, gli ex voto in tutto simili a quelli moderni i vasi e gli oggetti di vita quotidiana che ci raccontano un passato lontano.

Una passeggiata al santuario di Palestrina

Dopo aver visitato il museo, non dimenticatevi di fare un giro sulle terrazze dell’antico tempio. Tra rampe e scale, ammirerete i resti imponenti dell’antica struttura. Se adesso è cosi bello, immaginate come doveva essere nell’antichità!

L’entrata al museo costa solo 5 euro (ridotto 2.5) trovi tutte le informazioni sul museo archeologico di Palestrina a questo link.

I musei Capitolini sono tra i più belli di Roma. Le collezioni comprendono statuaria antica, una pinacoteca e dei resti archeologici incredibili! Ti porto a scoprire il loro passato denso di storia e legato ad uno dei luoghi più importanti di Roma: il colle Campidoglio.

Il Campidoglio e la storia dei Musei Capitolini

Se vuoi visitare i Musei Capitolini preparati a restare a bocca aperta. Questi musei infatti si trovano in due palazzi storici, palazzo Nuovo e palazzo dei Conservatori, progettati, come la piazza su cui si affacciano da Michelangelo Buonarroti.

All’interno gli ambienti sono sfarzosi e vengono ancora oggi utilizzati per speciali visite istituzionali.  Poco distante, infatti, sorge l’ufficio del sindaco di Roma. Il colle Campidoglio è da sempre il centro del potere di Roma: non è un caso che la parola inglese per “palazzo governativo” sia Capitol, in francese Capitole e in spagnolo Capitolio!

I Musei Capitolini sono i più antichi del mondo: la prima collezione di bronzi e statue fu donata nel 1471, da Papa Sisto IV al popolo di Roma. I capolavori dell’antichità furono visibili a tutti e vennero imitati e citati a più riprese durante il Rinascimento.

Qui di seguito trovi alcune delle opere più importanti (elencarle tutte è impossibile!) e qualche consiglio. Se vai a visitare i Musei Capitolini o già lo hai fatto, fammi sapere quali sono le tue opere preferite!

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1) La lupa capitolina, Romolo e Remo

E’ il simbolo di Roma da secoli: non puoi visitare i Musei Capitolini senza fermarti ad ammirarla!

La leggenda narra che la vestale Rea Silvia, figlia di un re etrusco spodestato dal fratello, ebbe due gemelli dal dio della guerra, Marte. Lo zio usurpatore, ordinò che i bambini fossero uccisi per paura che lo spodestassero a loro volta. La serva incaricata di ucciderli, impietosita, li abbandonò in una cesta sul fiume Tevere. Miracolosamente, la cesta attraversò il fiume e si andò ad incagliare in un’ansa. Qui una lupa trovò i due bambini e li allattò per giorni finché un pastore si accorse poi di loro e li portò a casa con sé. Quei due neonati erano Remo e Romolo, il fondatore mitologico di Roma.

Questa statua bronzea ha fatto molto parlare di sé gli storici dell’arte. Se infatti è certo che i due gemellisiano stati aggiunti in epoca rinascimentale, forse ad opera del Pollaiolo, la lupa sembra essere antichissima, forse etrusca. Di recente è stata però avanzata l’ipotesi che si tratti di una scultura medievale. Ciò che è certo, è che facesse parte della prima donazione di Sisto IV e che quindi sia una delle più antiche opere dei Musei Capitolini. Qualunque sia la sua età, resta il suo valore simbolico: la forza e la brutalità di una bestia feroce vengono domate per amore, fino a spingerla a donare il suo latte a due inermi neonati.

2) La statua colossale di Costantino

A Roma li chiamano “er piedone” “er capoccione” e “er ditone”. Pochi di coloro che vanno a visitare i Musei Capitolini conoscono la storia di quest’opera…

Le enormi sculture altro non sono che parti della statua colossale di Costantino che si trovava nella basilica di Massenzio ai fori! I resti dell’impressionante edificio, sono ancora visibili vicino al Colosseo, a via dei Fori Imperiali. In realtà la basilica fu solo iniziata dall’avversario di Costantino ma fu terminata proprio da lui. Non è dunque un caso che la sua statua colossale sia stata messa all’interno dell’edificio che porta il nome del suo antagonista sconfitto.

Quest’opera era composta da diversi materiali: quelli che vediamo oggi nel cortile del Palazzo dei Conservatori sono solo le parti “scoperte” del corpo dell’imperatore. Il resto doveva essere di metallo, forse di bronzo. Dalla testa di questa incredibile statua, possiamo vedere lo sguardo fisso e quasi assente del primo imperatore cristiano: l’inizio della trasformazione da arte “classica” a “medievale/bizantina” si ha proprio sotto al suo regno. Cambiano i tempi e, come al solito, cambiano i linguaggi artistici.

3) La statua di Carlo I d’Angiò di Arnolfo di Cambio

La statua di Carlo I d’Angiò è un’opera medievale. Fu scolpito da Arnolfo di Cambio nel 1277 ed era collocata presso la vicina chiesa di Santa Maria in Aracoeli. Si tratta di uno dei primi ritratti scultorei dall’epoca post classica.

Prima c’erano stati solo sporadici tentativi di riproduzione delle fattezze di personaggi esistenti, e solo in alcuni monumenti funebri. Qui invece c’è un ritratto di un sovrano vivente, a grandezza naturale: il volto composto ha rughe e solchi dovuti dall’età, come nei ritratti antichi. Se la testa di Costantino segnava l’inizio dell’astrazione medievale, la testa di Carlo I d’Angiò segna il ritorno alla ritrattistica. 

4) Lo spinario

Anche questa scultura in bronzo faceva parte della collezione di Sisto IV. Rappresenta un giovane seduto, con le gambe accavallate e la testa inclinata, nell’atto di togliersi una spina dal piede. L’opera è probabilmente di età ellenistica (III secolo a.C. o una copia romana successiva) e ne esistono altri esemplari in marmo.

Fu imitatissima nel Rinascimento: la troviamo citata negli affreschi quattrocenteschi della Cappella Sistina, dal Brunelleschi nella formella per la porta del Battistero di Firenze e in moltissime altre opere (una tra tutte la madonna con Bambino di Signorelli).visitare i musei capitolini

5) La buona ventura di Caravaggio

Vi sono due opere di Caravaggio nella pinacoteca dei Musei Capitolini: una di queste è la “buona ventura”. La tela rappresenta un giovane ricco e una zingara che gli predice il futuro. La ragazza cerca di distrarre l’altro con il suo sguardo malizioso ed è ritratta nell’atto di sfilargli l’anello dal dito con il pretesto di leggerli la mano. Il gesto non è oggi ben comprensibile, ma è stato evidenziato dagli studi radiografici condotti tra gli anni ’70 ed ’80.

Caravaggio dipinse quest’opera da giovane, presumibilmente verso il 1593 quando era ancora attivo alla bottega del Cavalier D’Arpino. Le radiografie mostrano infatti uno strato di pittura inferiore che apparterrebbe al maestro.

La scena di vita quotidiana, poco teatrale ma molto espressiva, mette in evidenza, con pochi elementi, i tratti caratteriali dei due protagonisti. Il giovane, la mano poggiata sull’anca, veste molli stoffe preziose: il suo volto, disteso e grasso, denota ricchezza ma anche ingenuità. La ragazza, al contrario, ha occhi vivaci ed intelligenti e un sorrisetto malizioso. Le sue unghie, se fai attenzione, sono sporche. Si dice infatti che Caravaggio prese per modella una zingara che era passata vicino alla sua bottega. Ancora una volta rappresenta persone del popolo rendendo autentiche ed uniche le sue opere.

6) La statua equestre di Marco Aurelio

E’ l’unica statua equestre in bronzo pervenutaci intera e mai “perduta” dall’antichità. La storia di questo monumento a Marco Aurelio è infatti unica! Fu realizzata verso il 176 d.C.per celebrare l’imperatore filosofo. L’impressione che si ha di questo personaggio è di un grande equilibrio: è in equilibrio il cavallo, sono equilibrati i suoi gesti e infatti tenne in equilibrio l’impero per tutto il suo regno.

Sappiamo che la statua dall’VIII secolo fu al Laterano ma non siamo sicuri sulla sua collocazione originaria. Era creduto un ritratto di Costantino, il primo imperatore cristiano e per questo non fu mai fusa. Nel medioevo infatti, la maggior parte delle opere bronzee fu rifusa. I metalli erano utili per tantissimi usi, estrarli era molto più costoso che riciclare quelli già presenti a Roma!

Quest’opera equestre fu poi portata in Campidoglio e pensata al centro della piazza da Michelangelo. A seguito di un attentato negli anni ’70, fu verificato lo stato della scultura. Gli studiosi notarono che le intemperie stavano rovinando irrimediabilmente il monumento. Venne dunque restaurato e al suo posto fu messa una copia, tutt’ora al centro della piazza. Nel 2005, l’originale, fu collocato nell’esedra vetrata: laluce naturale filtra illuminandola e mostrando i diversi bagliori a seconda dei momenti del giorno e delle condizioni atmosferiche.

7) Il galata morente

Il galata morente mi emoziona ogni volta che lo vedo. Questa statua è una copia romana di un originale bronzeo, che fu eseguito verso il 220 a.C. probabilmente dallo scultore Epigono. Insieme ad altre sculture, era parte del donario di Attalo, monumento che il sovrano aveva donato alla città di Pergamo per celebrare la vittoria sulla tribù celtica dei galati. Il protagonista infatti, indossa un torque al collo, un tipico gioiello celtico.

Assieme ad un altro gruppo, il galata suicida, anch’esso conosciuto da una copia romana oggi a Palazzo Altemps, il galata morente rappresenta un momento di grande intensità. Il guerriero, ferito al fianco, si accascia per terra: il suo corpo nudo e forte è teso nel dolore e nella consapevolezza della disfatta. Il suo volto è contratto: la fronte aggrottata, le sue armi sparse in terra, il sangue sgorga dalla sua ferita. E’ un giovane uomo che capisce di stare per morire e sembra riflettere sulla fragilità della vita per qualche lungo istante.

visitare i musei capitolini8) La testa di medusa

La testa di medusa è un’opera attribuita a Bernini, ma non è ancora stato dimostrato. La gorgone, un terribile mostro dell’antichità con serpenti al posto dei capelli, è ritratta nel momento stesso in cui si trasforma in pietra.

Questa creatura mitologica infatti, tramutava in pietra chiunque incrociasse il suo sguardo finché un eroe, di nome Perseo, non la sconfisse con un intelligente trucco. Mostro’ a Medusa la sua immagine riflessa, e la gorgone venne pietrificata dal suo stesso sguardo. Bernini la ritrae nell’atto di trasformarsi: è come se la scena si svolgesse davanti ai nostri occhi.

Informazioni pratiche per visitare i Musei Capitolini

Per visitare i musei Capitolini tieniti almeno tre ore libere. Prenditi il tempo per gustarti i capolavori dell’arte classica, dalla Roma etrusco- Repubblicana al tardo impero, per sognare un po’ nella pinacoteca, tra opere della Roma barocca (tra le quali alcune tele di Caravaggio e Guido Reni, solo per citarne alcuni), e per perderti a contemplare il paesaggio dei fori dal Tabularium.

Stupisciti davanti alla maestà dell’antico tempio di Giove Capitolino, la cui base si trova nell’esedra vetratadi Marco Aurelio, progettata dall’architetto Carlo Aymonino, e aperta al pubblico nel 2005. Osserva i mosaici, l’opus sectile, i busti e le decorazioni delle sale.

La scorsa settimana sono stata di nuovo a visitare i Musei Capitolini con tre ospiti d’eccezione: i padri legionari tra cui la super guida dei musei Vaticani Br.Anthony Freeman. Li ringrazio per la pazienza e la gentilezza, è meraviglioso trovare persone interessate all’arte con cui condividere la propria passione!

Alcune accortezze che ti saranno utili per la visita: la biglietteria e l’entrata si trovano una accanto all’altra ma hanno due file diverse. Prima devi fare i biglietti, poi uscire e fare la fila per il controllo. Dovrai passare sotto ad un metal detector, quindi preparati in anticipo! E’ vietato introdurre coltellini o altri oggetti contundenti, quindi non portarli.

Segui il link per informazioni sugli orari e i biglietti ai musei Capitolini e ricorda che la prima domenica del mese per i residenti nel comune di Roma si entra gratis!

La pinacoteca di Brera è uno dei musei più importanti d’Italia per la bellezza delle opere che conserva.

Attraversando le sue sale si ha l’impressione di ripercorrere la storia dell’arte nei secoli, dal medioevo sino al risorgimento.

Ci sono tele dei più grandi artisti italiani: Bellini, Veronese, Raffaello, Caravaggio, Hayez e tanti altri. E’ davvero un museo da vedere, ho selezionato cinque opere che non puoi proprio perderti se vai a Milano!

La pinacoteca di Brera, un viaggio nell’arte

La Pinacoteca di Brera è considerato uno dei musei più importanti d’Italia. Sita nell’omonimo palazzo, raccoglie opere di artisti lombardi e veneti ma anche capolavori di maestri di altre regioni.

Le tele conservate in questa pinacoteca spaziano dai primordi della storia dell’arte al XX secolo. La struttura che ospita questo museo prende il nome dalla terra su cui fu costruito “breda” ossia campo incolto. Il palazzo fu edificato su un antico convento nel XVII secolo per ospitare l’università dei Gesuiti.

Nel palazzo di Brera sono ospitate anche altre istituzioni tra cui l’accademia di Belle Arti e la Biblioteca Braidense. Fu da quest’ultima che vennero progressivamente acquisite varie opere, provenienti dai conventi soppressi in epoca napoleonica e da acquisti successivi.

Per visitare la pinacoteca di Brera devi ritagliarti almeno due ore. Vuoi sapere cosa vedere alla pinacoteca di Brera? Tra tutti i capolavori di questo straordinario museo, ne ho selezionati cinque che non puoi assolutamente perderti. Te li mostro subito qui sotto!

La flagellazione di Cristo, Luca Signorelli

Luca Signorelli, straordinario artista (ti ricordi? Ne abbiamo parlato in questo post sul duomo di Orvieto!) dipinse quest’opera assieme alla Madonna del latte in gloria. Entrambi, realizzati verso il 1475, venivano portati come stendardi processionali dalla confraternita dei Raccomandati a Fabriano.

I committenti erano dediti all’autoflagellazione per espiare i peccati e all’assistenza ai bambini. L’artista decise di rappresentare proprio la flagellazione e la Madonna che allatta, da sempre simbolo della carità cristiana, proprio per questo motivo. La scena si svolge in un paesaggio classicheggiante: sullo sfondo si vede infatti un arco di trionfo o un tempio, riccamente scolpito e decorato.

L’episodio è perfettamente equilibrato: il Cristo è al centro, legato ad una colonna sormontata da una statuetta bronzea. Le altre figure, fortemente dinamiche, gli girano intorno, i muscoli tesi nell’azione. La resa anatomica del Salvatore, cosi come dei suoi aguzzini, è perfetta. Nota l’uomo alla destra di Gesù: stringe le corde che lo legano puntando il ginocchio alla colonna, in un gesto di grande dinamicità. Allo stesso modo i muscoli della schiena dei personaggi più avanti sono resi con una grande cura e realismo. Ponzio pilato appare seduto su seggio sopraelevato e veste abiti contemporanei, cosi come gli spettatori.

Anche la Madonna del latte è ritratta mentre compie una torsione. Si scopre il seno per offrirlo al figlio, movimento che la costringe  a sollevare una gamba. La massa della sua figura risulta quindi dinamizzata anche dalla presenza dei cherubini tutto intorno.

Signorelli in queste due tele, mostra un linguaggio tipico del rinascimento con i riferimenti agli studi anatomici, dell’antichità e del movimento.

Cristo morto, Andrea Mantegna

Non si può visitare la pinacoteca di Brera senza fermarsi ad ammirare il Cristo morto del Mantegna. Quest’opera risale forse al 1475/1478 ma la datazione è molto discussa. Cio’ che è certo, è il suo incredibile virtuosismo prospettico.

Il corpo del Salvatore è ritratto livido, nella morte, visto dai piedi. Le sue ferite sono messe in evidenza, cosi come le pieghe del lenzuolo che avvolgono il suo corpo in un leggero panneggio. Accanto, tre persone lo piangono ma restano quasi invisibili rispetto allo shock della vista di questo corpo esanime.

Si rimane molto colpiti da questo quadro, che attira l’attenzione da lontano. Anche questa è un’opera rinascimentale che mette in evidenza lo studio della prospettiva e dell’anatomia. L’umanità di Cristo, che lo avvicina a noi, è rappresentata nelle sue caratteristiche più crude: il livore, le ferite aperte e l’abbandono composto della morte. Il Cristo morto del Mantegna è l’opera più ammirata di questo eccezionale artista.

Sacra conversazione, Piero della Francesca

Della sacra conversazione di Piero della Francesca abbiamo già parlato. Vedere dal vivo un’opera che hai a lungo studiato è come incontrare dal vivo qualcuno di cui hai a lungo sentito parlare. Per quanto ti possano aver fatto descrizioni dettagliate, noterai sempre qualche piccolo particolare, qualche dettaglio che dalle foto non avresti mai colto. E’ un’emozione bellissima.

Lo sposalizio della Vergine, Raffaello

Se qualcuno ti chiede cosa vedere alla Pinacoteca di Brera, rispondigli anche solo “lo sposalizio della Vergine di Raffaello“. Quest’opera del 1504 è di una bellezza impressionante. La Madonna è ritratta nel momento in cui san Giuseppe infila al suo dito la fede nuziale: dietro di lei le fanciulle, dietro allo sposo gli altri uomini. Secondo una leggenda, a tutti i pretendenti della giovane Maria era stato dato un bastone in attesa di un segno divino, ma solo quello di Giuseppe era fiorito.

Per questo la figura in primo piano spezza il suo bastone, ormai inutile. Quello che forse non sai, è che esiste una versione molto simile di questo dipinto firmata dal maestro di Raffaello, Perugino. L’opera di quest’ultimo appare simile ma in molti dettagli diversa da quella del suo allievo. Probabilmente il Sanzio trasse ispirazione dal lavoro del suo mentore per creare un’opera sullo stesso tema, con uno schema simile ma nel suo personale stile.

L’atmosfera, come di consueto nei suoi dipinti, risulta di grande armonia: i colori splendidi mettono in risalto ogni piccolo particolare delle stoffe, degli accessori e del paesaggio sullo sfondo. Al centro campeggia l’architettura di un tempio, a pianta centrale, che ricorda il tempietto del Bramante, amico di Raffaello, costruito nel 1502. Il punto di fuga è la porta che apre sul paesaggio e la prospettiva è evidenziata anche dai pavimenti e dalle scale del tempio.

Se si confrontano le due opere si constata che l’allievo, in questo caso, ha superato il maestro!

Le opere di Hayez

No, non c’è solo Il bacio, la sua opera più famosa, ci sono molti altri quadri di Francesco Hayez. Questo geniale artista, fu uno dei più importanti esponenti del romanticismo in Italia. Tra le sue opere conservate alla pinacoteca di Brera c’è il ritratto di Alessandro Manzoni che è su ogni libro dei Promessi Sposi, L’odaliscaPensiero malinconico, Pietro Rossi, vaso di fiori alla finestra e altri ritratti.

La pittura di Hayez ha la capacità di emozionare e stupire grazie alle sue tinte forti, al realismo delle scene e alla caratterizzazione dei personaggi. Sembrano istantanee venute da lontano. La maggior parte delle sue opere inoltre, cosi come Il bacio, possono essere lette in chiave risorgimentale: Hayez infatti era un forte sostenitore dell’unità d’Italia.

Visitare la pinacoteca di Brera: informazioni pratiche

Insomma, ti ho convinto su cosa vedere alla pinacoteca di Brera? Mi sento un po’ in colpa perché ci sono tantissimi altri capolavori che meritavano di finire in questa breve lista ma non posso inserirli tutti! Ti ricordo che questa è solo la mia personale opinione e che se vuoi visitare la pinacoteca di Brera troverai senza dubbio molte altre opere di cui di cui innamorarti!

La pinacoteca è chiusa il lunedì ma resta aperta tutti gli altri giorni sino alle 19.15. Il giovedì potrai invece visitarla sino alle 21.40. Il biglietto intero costa 10 euro, ridotto 7 euro.

Buona visita, fammi sapere se l’hai visitata, cosa ne pensi e quali altre opere avresti inserito in questo post nei commenti qui sotto!