Ecco perché devo la mia laurea ad un treno ad alta velocità

Avviso: questa storia ha del ridicolo.

Eda, Storica dell’arte

La mia laurea internazionale (è il caso di dirlo!) dalla Germania alla Francia passando per il Belgio.

Quando una discussione di laurea, un trasloco internazionale, una vacanza e un treno si incontrano.

 

 

Acquisgrana, giugno 2015

In Francia quando si fa una laurea specialistica di ricerca, come nel mio caso, si discute la prima parte della tesi alla fine del primo anno (ed era andata cosi…) e la tesi completa alla fine del secondo.

Dopo due anni di ricerche e lezioni, corse al lavoro, pranzi al sacco ed esami in dieci minuti a porte chiuse, ti giochi tutto il tuo impegno, trovandoti sola davanti a due luminari che giudicheranno il tuo lavoro.Ma la laurea per me non era solo questo: era la fine di un percorso, di una fase della mia vita, la fine dei miei due anni a Parigi, la realizzazione di un sogno.

Il professore, sin da febbraio, ci aveva fornito come date indicative dal 10 al 12 giugno. Quindi avevo organizzato la mia vita sulla base di questa indicazione: avrei finito di lavorare il 15 giugno, mia madre e mia zia sarebbero venute da Roma l’8 per essere presenti (anche se non si può entrare quando si discute) e avevo prenotato le vacanze con i miei amici in Germania prima di tornare in Italia.

 

Il 9 giugno ancora nessuna notizia: cosi sono andata in università per vedere se ci se ci fossero novità (dopo il brutto scherzo della segreteria l’anno precedente non volevo replicare…). In facoltà ho incontrato per caso il mio relatore che mi ha detto candidamente che prima del 20 giugno non sarebbe stato possibile sostenere la tesi. Solo che io avevo disdetto l’appartamento proprio per il 20, avevo preso un bel treno per andare a trovare uno dei miei migliori amici ad Aachen e poi un aereo da Dusseldorf a Roma per il 26. Con relativo trasloco internazionale.

Non era sicuro della data ma soprattutto io non sapevo come avrei fatto se mi avesse avvisata il giorno prima come l’anno precedente. La tensione e l’ansia già erano salite alle stelle: da settimane mi svegliavo la notte con la paura di aver perso il giorno della mia discussione di laurea, ritrovandomi a controllare la casella mail anche alle 3.00 del mattino. Immaginate cosa è successo dopo questa comunicazione! Già mi vedevo a dover annullare tutto il mio viaggio e dover restare a Parigi con tutta la mia roba accampata nel mini appartamento di qualche amico… ma una soluzione si trova sempre.

Il 18 ho ricevuto una mail in cui si diceva che il giorno stabilito era il 24 giugno. Cosi mi sono organizzata: ho prenotato il treno ad alta velocità per partire alle 7.40 del mattino da Aachen, arrivare a Parigi alle 10.00, discutere alle 14.00, essere in stazione alle 18.00 e tornare in Germania alle 20.36. Benedetto Thalys.

Ovviamente sarei potuta tornare a Parigi il giorno prima e dormire da qualche amico francese, ma ho preferito fare cosi perché in pochi posti mi sento a casa e sono tranquilla come dal mio amico tedesco Andreas, da cui vado ospite da oltre sette anni, e prevedevo di avere una certa carica di ansia il giorno prima della discussione.

Cosi il 24 giugno all’alba mi sono vestita, ho fatto colazione in Germania, ho preso il treno, ho fatto uno spuntino a Bruxelles, sono arrivata a Parigi, ho pranzato davanti al Louvre con la mia compagna di corso, abbiamo ripetuto il discorso e poi siamo andate all’INHA, istituto di storia dell’arte della Sorbona.

Mi sono messa le scarpe col tacco, mi sono pettinata ed ho discusso la tesi. Dopo la proclamazione del voto il mio professore si è avvicinato e mi ha chiesto quando sarei tornata in Italia: “dopodomani” gli ho risposto “intanto stasera torno in Germania, mi aspettano per festeggiare e domani vado a visitare la cattedrale di Colonia“.

Quando gli ho spiegato il tutto ha riso di gusto e poi mi ha detto “questa si che è una laurea internazionale!“. Nulla di più vero.

La sera, alla stazione di Aachen, c’erano due degli uomini della mia vita ad aspettarmi, il mio migliore amico e il mio ragazzo, con un panino e un cappello nero. A dimostrare che si puo’ essere a casa in ogni luogo con le persone giuste, ho respirato dopo molte ore di grande tensione, li ho abbracciati e mi sono finalmente rilassata.

E’ stato un momento che non dimenticherò mai.

Ricordati di lasciare un commento

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Pin It on Pinterest

Share This