Ravenna è una città incredibile che custodisce tesori dell’arte antica poco conosciuti, oscurati dalle più famose città d’arte italiane. Quasi nessuno lo sa, ma Ravenna fu capitale per tre volte e di tre entità politiche diverse: dell’Impero Romano d’Occidente, del regno di Teodorico re degli Ostrogoti e dell’esarcato bizantino in Italia.

Grazie alla sua posizione strategica, Ravenna divenne un fiorente centro di scambi religiosi e culturali, crocevia di artisti tra oriente e occidente.

Il suo glorioso passato è testimoniato da ben 8 monumenti iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (dal 1996): basiliche e battisteri che la rendono la città con il più ricco patrimonio di mosaici del V e VI secolo al mondo.

E c’è di più: è proprio qui che sono conservate le spoglie di Dante, e non a Firenze come molti credono.

Insomma, non hai più scuse: se ti trovi in Emilia-Romagna, devi concederti almeno una giornata in questa bellissima città.

Ecco cosa vedere a Ravenna tra monumenti, mosaici e un pizzico di storia, dalle montagne russe fino al mare.

Si parte!

Perché Ravenna divenne capitale

Prima di scoprire cosa vedere a Ravenna ti racconto brevemente la sua storia.

Questa città divenne importante nel 402 d.C., quando Onorio, imperatore d’Occidente, spostò la capitale da Milano a Ravenna sotto la minaccia di Alarico, re dei Visigoti. All’epoca Ravenna era in una posizione strategica migliore di Roma: circondata da lagune e paludi, era praticamente inattaccabile e aveva un ottimo porto militare a Classe.

Rimase capitale dell’Impero Romano d’Occidente fino alla sua caduta (476). Poi, dal 493, divenne la capitale del regno di Teodorico, l’illuminato re degli Ostrogoti; e infine, dopo la riconquista di Giustiniano, il cuore dell’esarcato bizantino in Italia.

Nel Medioevo Ravenna fu libero comune e restò a lungo sotto la guida dei suoi arcivescovi, tra i più potenti d’Italia. Oggi è famosa come città d’arte e anche per il parco divertimenti Mirabilandia, poco fuori città (brividi garantiti sulla montagna russa Katun!).

Dopo questa breve premessa, è il momento di scoprire i suoi monumenti più belli.

Il Battistero degli Ortodossi e quello degli Ariani

Tra le cose da vedere a Ravenna ci sono senza dubbio questi due monumenti.

Il Battistero degli Ortodossi (o Neoniano) e il Battistero degli Ariani testimoniano le diverse inclinazioni religiose che convissero in questa antica capitale, ma soprattutto custodiscono alcuni dei mosaici più belli di Ravenna.

Il Battistero Neoniano fu costruito all’inizio del V secolo accanto alla cattedrale del vescovo Orso (oggi scomparsa). Ha una semplice pianta ottagonale, ma il suo vero tesoro sono i mosaici della cupola, portati a compimento a metà del V secolo dall’arcivescovo Neone. La decorazione è organizzata in cerchi concentrici: l’etimasia (il trono preparato), gli apostoli in processione e, al centro, il battesimo di Gesù (la strana figura accanto a Cristo è la personificazione del fiume Giordano).

Quando, dal 493, Teodorico fece di Ravenna la sua capitale, bonificò le paludi intorno alla città e fondò il quartiere dei Goti, con una chiesa e un battistero, oggi detto degli Ariani, ispirato a quello ortodosso.

I mosaici della cupola del Battistero degli Ariani rappresentano anch’essi gli apostoli e il battesimo di Gesù, ma lo stile è diverso: l’arte stava passando da “romana” a “medievale”, le figure sono più semplici e stilizzate. Ciò che contava era il messaggio, non il modo di rappresentarlo.

I mosaici di un battistero di Ravenna

Il Mausoleo di Galla Placidia

Tra i protagonisti della storia di Ravenna ci sono personalità incredibili che hanno segnato la storia d’Italia.

La prima è l’affascinante Galla Placidia, la cui storia riecheggia ancora tra le vie della città. Questa donna giocò un ruolo enorme nel tardo impero: figlia, sorella, moglie e madre di imperatori (fu perfino ostaggio e poi regina dei Visigoti), tenne in mano il potere per anni come reggente per il figlio, il futuro imperatore Valentiniano III.

A lei si deve il cosiddetto mausoleo, un piccolo edificio a croce che sorgeva accanto alla chiesa, oggi scomparsa, di Santa Croce. Ti avviso subito di una curiosità: nonostante il nome, è quasi certo che Galla Placidia non sia sepolta qui (morì a Roma nel 450 e fu probabilmente tumulata lì); la tradizione, però, le ha legato per sempre questo scrigno.

E scrigno è la parola giusta: la semplicità della struttura esterna non lascia immaginare la bellezza dei mosaici custoditi all’interno, tra i più antichi di Ravenna (~425-450). La celeberrima volta stellata, un cielo blu notte trapunto di oltre 500 stelle dorate attorno a una croce, toglie il fiato, e non a caso è considerata una delle immagini più suggestive di tutta l’arte tardoantica.

Se c’è una cosa che devi vedere a Ravenna, è questa.

Un mosaico bizantino a Ravenna

Il Mausoleo di Teodorico e la tomba di Dante

Un altro monumento funebre importante è il Mausoleo di Teodorico, appena fuori dalle antiche mura, nella zona della Rocca Brancaleone: merita senz’altro una visita.

Fu costruito con blocchi di pietra bianca d’Istria e presenta i tipici motivi decorativi di influenza ostrogota (niente a che vedere con il gotico medievale), incisi come sui gioielli. La sua particolarità più incredibile è la copertura: un’unica, enorme pietra monolitica del diametro di circa dieci metri e del peso di oltre 200 tonnellate, l’ingens saxum citato dalle cronache. Come sia stata sollevata resta un piccolo mistero dell’ingegneria antica.

A Ravenna si trova anche la tomba del divino poeta, Dante Alighieri, che qui trascorse gli ultimi anni dell’esilio e qui morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321. I suoi resti riposano in un tempietto neoclassico (opera di Camillo Morigia, 1780-81) accanto alla basilica di San Francesco, nella cosiddetta “zona del silenzio”. Una curiosità: Firenze, che lo aveva bandito, ne reclama invano le spoglie da secoli, e ancora oggi dona ogni anno l’olio per la lampada votiva che arde sulla tomba. I ravennati, il tesoro, se lo tengono stretto.

Il Mausoleo di Teodorico a Ravenna

Sant’Apollinare Nuovo

Teodorico commissionò la chiesa di Sant’Apollinare Nuovo, annessa al suo palazzo e decorata con mosaici bellissimi di forte impronta bizantina.

Il mosaico di Sant’Apollinare Nuovo è diviso in tre fasce. In alto, sopra le finestre, ci sono storie della vita di Gesù (il più antico ciclo cristologico a mosaico che ci sia giunto); tra le finestre stanno profeti e santi; in basso, a sinistra la rappresentazione del porto di Classe e a destra il palazzo di Teodorico.

Questi mosaici furono in parte rifatti dall’arcivescovo Agnello, sotto Giustiniano, che riconsacrò la chiesa al culto cattolico (Teodorico era ariano): fece cancellare le figure della corte gota tra le colonne del palazzo, sostituendole con tende. Se fai attenzione, potrai ancora notare mani e piedi “fantasma” rimasti sulle colonne, testimoni delle figure cancellate. Furono aggiunte anche le due lunghe processioni di Sante vergini e Santi martiri.

I mosaici di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna

San Vitale e Sant’Apollinare in Classe

La Basilica di San Vitale è una di quelle bellezze conosciute in tutto il mondo e spesso ignorate proprio da noi italiani.

I lavori iniziarono intorno al 526, sotto il vescovo Ecclesio, e furono finanziati dal misterioso banchiere Giuliano Argentario con la cifra enorme di 26.000 solidi d’oro; la basilica fu consacrata nel 547-548 dal vescovo Massimiano. Fonde architettura romana e bizantina: la pianta è ottagonale, con cappelle che si aprono come petali di un fiore, e i mosaici, dai colori vividi e dallo sfondo dorato, ti lasceranno abbagliato.

I protagonisti del capolavoro sono l’imperatore Giustiniano, sua moglie Teodora e la corte, raffigurati in una posa ieratica e distaccata dalla realtà. E qui una chicca: né Giustiniano né Teodora misero mai piede a Ravenna, eppure sono immortalati per sempre su queste pareti. Il presbiterio è decorato con storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, evangelisti e santi.

Proprio San Vitale ebbe un’eredità straordinaria: quasi tre secoli dopo, Carlo Magno la prese a modello per la Cappella Palatina di Aquisgrana, portandosi via da Ravenna colonne e marmi.

L’astrazione è persino più evidente nella basilica di Sant’Apollinare in Classe, fuori città e vicino al mare, con il suo magnifico mosaico absidale verde e dorato. L’ingresso è a pagamento ma vale davvero la pena.

Devi assolutamente inserirle nella tua lista su cosa vedere a Ravenna.

Interno di una basilica con mosaici a Ravenna

Informazioni pratiche su Ravenna

Cinque dei principali monumenti (San Vitale, Mausoleo di Galla Placidia, Sant’Apollinare Nuovo, Battistero Neoniano e Museo Arcivescovile con la Cappella di Sant’Andrea) si visitano con un unico biglietto cumulativo da 16,50 €, valido 7 giorni. Attenzione: da marzo a giugno la visita al Mausoleo di Galla Placidia e al Battistero Neoniano richiede la prenotazione a slot orario, con un supplemento di 2 € (meglio prenotare in anticipo, soprattutto nei weekend).

Restano fuori da questo biglietto, con ingresso separato, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe e il Mausoleo di Teodorico (gestiti dallo Stato); la tomba di Dante è invece a ingresso libero.

Come raggiungere Ravenna

I collegamenti più comodi sono quelli stradali: da nord si arriva con l’autostrada A14 da Bologna. In treno, da Bologna si raggiunge Ravenna in poco più di un’ora. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Bologna, Rimini, Forlì e Venezia.

E dato che sei in Romagna, approfittane per allungare l’itinerario: a pochi chilometri ti aspettano Rimini con i suoi tesori romani e malatestiani, la vivace Cesenatico di Leonardo e il borgo di Santarcangelo di Romagna.

E tu, quale mosaico di Ravenna metteresti al primo posto?