Eugène Delacroix è stato uno dei più grandi pittori del Romanticismo francese. I temi dei suoi dipinti sono la politica, il fascino dell’esotico e il racconto del mito.

È considerato un vero maestro nell’uso del colore, impiegato per mettere in risalto il movimento e la drammaticità della scena. Le opere di Delacroix sono fatte di pennellate intense e nervose, pensate per evidenziare le figure e le loro azioni turbinose.

Forse non lo sapevi, ma lo stile di Delacroix si basa su uno studio critico e attento. Al centro c’è l’accostamento delle tinte secondo la teoria del contrasto: colori primari puri e i loro complementari, per ottenere un forte contrasto tra luce e ombra. Un’arte lontanissima da quella di Ingres, il suo grande rivale, ancora legato al neoclassicismo e alla ricerca del contorno perfetto.

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Autoritratto di Eugène Delacroix

Chi era Eugène Delacroix: infanzia e formazione

Eugène Delacroix nacque il 26 aprile 1798 a Charenton-Saint-Maurice, alle porte di Parigi. Sua madre, Victoire Oeben, era figlia del celebre ebanista di corte Jean-François Oeben e aveva sposato Charles-François Delacroix, un avvocato con un’importante carriera politica: era stato ministro degli Esteri durante il Direttorio.

C’è però un piccolo giallo che ancora oggi affascina gli storici. Molti ritengono che il vero padre di Eugène fosse Talleyrand, il grande diplomatico amico di famiglia che successe a Charles-François proprio agli Esteri: gli somigliava nell’aspetto e nel carattere, e per tutta la vita protesse la carriera del pittore con commissioni discrete. Un aneddoto che, vero o no, dice molto del mondo in cui Delacroix crebbe.

Nonostante le condizioni sociali agiate, la sua infanzia non fu semplice: perse il padre a soli sette anni e, poco dopo, la famiglia si trasferì a Parigi, dove frequentò il prestigioso liceo imperiale (l’attuale Louis-le-Grand). Alla morte della madre, quando aveva sedici anni, si ritrovò per giunta in difficoltà economiche.

Nel 1815, grazie allo zio Henri-François Riesener, entrò nell’atelier del pittore Pierre-Narcisse Guérin, esponente del neoclassicismo. Ma la sua vera scuola fu il Louvre, dove copiava instancabilmente i capolavori del passato: i pittori che lo influenzarono di più furono soprattutto Michelangelo, Raffaello, Tiziano e Rubens.

Proprio nell’atelier di Guérin avvenne l’incontro decisivo della sua vita: quello con Théodore Géricault, di sette anni più grande. Delacroix rimase talmente colpito dalla Zattera della Medusa che posò per una delle figure e rese poi omaggio all’opera con La barca di Dante del 1822. Scriveva a proposito di quel dipinto:

“Géricault mi permise di vedere La zattera della Medusa mentre ancora ci lavorava. Mi fece un’impressione tremenda: quando uscii dal suo studio cominciai a correre come un pazzo e non mi fermai finché non raggiunsi la mia stanza.”

La morte di Sardanapalo di Eugène Delacroix, tratta da Byron

Il viaggio in Marocco e il fascino dell’oriente

Una delle esperienze più formative per la sua pittura fu il viaggio in Nord Africa del 1832. Delacroix si unì alla missione diplomatica del conte Charles de Mornay, inviata da Luigi Filippo dal sultano del Marocco, e sbarcò a Tangeri nel gennaio di quell’anno. Fu folgorato dalla luce, dai colori e dalle culture che incontrò, e riempì decine di taccuini di schizzi e acquerelli.

Sulla via del ritorno, ad Algeri, riuscì per fortuna a entrare in un harem grazie a un mercante: da quegli studi nacque qualche anno dopo uno dei suoi quadri più celebri, Donne di Algeri nei loro appartamenti (1834). Da quel viaggio la sua tavolozza diventò ancora più luminosa e la sua passione per l’oriente, già alimentata dalla vasta cultura letteraria, non lo abbandonò più.

Le opere e i riconoscimenti

Per le prime commissioni pubbliche Delacroix dipinse alcune tele religiose, come la Vergine delle messi per la chiesa di Orcemont e la Vergine del Sacro Cuore destinata alla cattedrale di Nantes.

Ma fu con La barca di Dante che venne ammesso per la prima volta al Salon di Parigi, nel 1822: l’opera fece scalpore e divise la critica, ma fu acquistata dallo Stato francese ed è oggi al Louvre.

Pochi anni dopo, nel 1824, espose le Scene dei massacri di Scio, dedicate all’eccidio compiuto dagli ottomani durante la guerra d’indipendenza greca: un’opera che gli valse l’accusa di essere il “massacro della pittura”, ma che segnò una svolta. Si è a lungo raccontato che Delacroix ne avesse rifatto lo sfondo dopo aver visto i paesaggi luminosi dell’inglese John Constable, esposti a Parigi proprio nel 1824; un restauro recente (2019-2020) ha però messo in dubbio questi ritocchi tardivi. Di sicuro Constable lo colpì: “Constable mi fa un gran bene”, annotò durante un soggiorno in Inghilterra.

Il suo vero capolavoro, però, è un altro. Ne parlo qui sotto.

Scene dei massacri di Scio di Eugène Delacroix

La Libertà che guida il popolo

La Libertà che guida il popolo fu dipinta nell’autunno del 1830, ispirata ai moti rivoluzionari di quell’anno, quando i parigini insorsero contro le politiche autoritarie di Carlo X di Borbone. Durante le “tre gloriose giornate” tra il 27 e il 29 luglio, la città si riempì di barricate e costrinse il re ad abdicare.

Al centro della scena, una donna avanza incitando la folla e sventolando il tricolore: è l’allegoria della Libertà (spesso identificata con Marianne). Mostra il seno nudo, indossa il berretto frigio, simbolo della rivoluzione del 1789, e impugna con una mano la bandiera francese e con l’altra un fucile con la baionetta. Intorno a lei ci sono tutte le classi sociali: il ragazzino con le pistole (che ispirò il Gavroche dei Miserabili di Hugo), l’operaio, il borghese in cilindro.

Dal punto di vista compositivo l’opera si ispira chiaramente alla Zattera della Medusa dell’amico Géricault: stessa struttura piramidale, stessa drammaticità dei corpi in primo piano, fino al dettaglio del piede con la calza sfilata. Non a caso, al Louvre, le due tele sono esposte a poca distanza l’una dall’altra.

C’è però una curiosità che pochi conoscono: il quadro fu comprato dallo Stato nel 1831, ma giudicato troppo rivoluzionario e presto nascosto in un magazzino. Entrò stabilmente al Louvre solo nel 1874, con la Terza Repubblica. Oggi è uno dei dipinti più celebri al mondo.

La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix

Le amicizie e il contesto culturale

Delacroix fu sempre circondato da grandi artisti e da personalità influenti. Oltre all’amico Géricault, frequentò assiduamente i poeti romantici, tra cui Victor Hugo, Stendhal e Alexandre Dumas. Appassionato di letteratura, studiò a fondo Dante, Shakespeare, Goethe e soprattutto Byron, dal cui poema trasse l’ispirazione per la fastosa e violenta Morte di Sardanapalo (1827).

Negli anni della maturità si avvicinò molto alla musica classica, stringendo amicizia con Frédéric Chopin e con la scrittrice George Sand (pseudonimo di Amantine Dupin). Del compositore ci ha lasciato un celebre ritratto, oggi al Louvre.

La furia di Medea di Eugène Delacroix

Maturità e morte di Delacroix

Come spesso accade nell’arte, i più prestigiosi riconoscimenti arrivarono in tarda età, con grandi cicli di decorazioni murali: la biblioteca del Palais Bourbon (la Camera) e quella del Palais du Luxembourg (il Senato), il soffitto della Galleria di Apollo al Louvre (1851, con Apollo che sconfigge il serpente Pitone) e il Salon de la Paix dell’Hôtel de Ville di Parigi, quest’ultimo purtroppo distrutto nell’incendio del 1871.

Il suo ultimo grande capolavoro fu la decorazione della cappella dei Santi Angeli a Saint-Sulpice (con La lotta di Giacobbe con l’angelo), a cui lavorò fino a quando le forze glielo permisero. Provato dalla fatica e dalla malattia, non smise mai di dipingere fino alla morte, avvenuta a Parigi il 13 agosto 1863. Nel suo atelier furono ritrovati centinaia di dipinti e migliaia di disegni.

Nonostante il successo, Delacroix visse quasi in solitudine e non si sposò mai. La sua influenza sulle generazioni successive, dagli impressionisti a Van Gogh e Cézanne, fu enorme, proprio per il suo stile e il suo uso rivoluzionario del colore. Oggi la sua tomba si trova al cimitero del Père-Lachaise di Parigi, come quella dell’amico Géricault.

La barca di Dante di Eugène Delacroix

Dove ammirare le opere di Delacroix

Essendo uno dei principali pittori francesi, le sue tele più belle si trovano quasi tutte a Parigi:

  • al Louvre ci sono i suoi capolavori assoluti: La Libertà che guida il popolo, La barca di Dante, le Donne di Algeri, il ritratto di Chopin e il soffitto della Galleria di Apollo;
  • il piccolo Musée national Eugène-Delacroix, allestito nel suo ultimo atelier a place de Furstenberg (nel Saint-Germain-des-Prés), è oggi annesso al Louvre e visitabile con lo stesso biglietto;
  • le sue grandi decorazioni murali sono nella chiesa di Saint-Sulpice (la cappella dei Santi Angeli), al Palais Bourbon e al Palais du Luxembourg;
  • fuori dalla Francia lo trovi al Metropolitan di New York, alla National Gallery di Londra e in molti altri grandi musei.

Se ti trovi a Parigi e vuoi scoprire dal vivo le opere di Delacroix, il consiglio è di prenotare il biglietto salta-fila per il Louvre: eviti le interminabili code alla piramide (lo stesso biglietto ti dà accesso anche al Musée Delacroix) e dedichi più tempo alla visita.

E tu, davanti alla Libertà che guida il popolo, cosa vedi: un manifesto politico o un inno all’arte che sa raccontare la storia?