El Greco: 5 opere incredibili per scoprire il protagonista del rinascimento spagnolo!

Eda, Storica dell’arte
El Greco, lo stile inconfondibile di un artista geniale, tra rinascimento e manierismo, tra Italia e Spagna. 5 opere per scoprirlo ed imparare a conoscerlo!

Chi era El Greco? Cosa faceva? Te lo racconto qui!

El Greco si chiamava in realtà Domínikos Theotokópoulos. Come si evince dal nome, questo artista nacque in Grecia, a Creta nel 1541 e già all’età di 22 anni aprì la propria bottega sull’isola. La sua arte subì la svolta quando si trasferì a Venezia nel 1567, dove vide e conobbe l’arte di Bassano, Veronese, Tintoretto ma soprattutto di Tiziano. Bisogna ricordare che Creta all’epoca era sotto il dominio di Venezia, dunque il trasferimento fu dettato soprattutto dalla voglia di farsi conoscere e spostarsi in una grande città, centro di cultura e di arte.

Nel 1570 si trasferì a Roma dove il suo mecenate Alessandro Farnese gli commissionò varie opere. Fu presso di lui che conobbe uno stimolante gruppo di intellettuali spagnoli, che lo convinceranno a spostarsi a Toledo. Negli anni romani El Greco aprì una bottega ma non riscosse il successo che meritava. Famoso il suo aneddoto su Michelangelo: pare che contemplando gli affreschi della cappella Sistina abbia detto che Buonarroti “era un grand’uomo, ma non sapeva dipingere”. Dopo di ciò si era offerto di affrescare di nuovo la parete del giudizio universale. Per fortuna non gli fu accordato di ricoprire l’opera di Michelangelo!

Poiché non riusciva a far decollare la sua carriera, El Greco si spostò in Spagna dove richiese la protezione del re Filippo II senza successo. Fu li che arrivarono le prime importanti commissioni e che l’artista trovò l’amore della sua vita, donna Jeronima de las Cuevas. Pare che non divennero mai moglie e marito, ma che ebbero un figlio. Suo è il volto della maggior parte delle Madonne che El Greco rappresentò.

Fu a Toledo che trovò il successo e la fortuna, al punto da possedere ben tre appartamenti in età matura. Qui morì nel 1614.

Autoritratto

L’arte di El Greco: forme allungate, astigmatismo e colori forti

L’arte di El Greco fu influenzata da fattori molto diversi. Formatosi in ambiente bizantino, dove si dipingevano ancora ieratiche icone, si perfezionò osservando le opere dei maestri del colore veneti. Malgrado le sue critiche, durante il soggiorno a Roma, la sua arte venne indelebilmente condizionata dal Buonarroti. I suoi dipinti subirono dunque influenze diversissime, che lui rielaborò in maniera del tutto originale.

I personaggi di El Greco sono pallidi, olivastri, hanno forme allungate e vestono colori fortissimi, quasi fastidiosi: il verde acido, rosso sangue, nero, giallo, viola. Le sue opere risultano spesso cupe, pervase da una luce strana, come se ci trovassimo nel pieno di una tempesta, con il cielo plumbeo.

Il ritmo che dà alle sue figure lo rende un pittore manierista ma la sua originalità lo rende anche anticipatore delle ricerche più recenti sul colore. Fu proprio l’uso del colore, che dichiarò essere più importante del disegno, a caratterizzarlo e a decretare il suo successo (ma gli attirò anche molte critiche).

Quanto ai suoi personaggi allungati, c’è persino chi ha teorizzato che El Greco avesse problemi di vista e che dipingesse così per questa ragione. Ovviamente non potremo mai saperlo con certezza.

Vista di Toledo

5 opere per capire l’arte di El Greco

Di seguito, alcune delle opere più famose di El Greco che aiutano a capire la sua arte e la sua personalità.

Se sei curioso di sapere quali sono e quali problemi hanno causato all’artista, non ti resta che continuare a leggere!

Cristo sul monte degli ulivi

La visione di San Giovanni di El Greco: apocalissi e cubismo.

Dipinto tra il 1608 e il 1614, faceva parte di una pala d’altare per l’omonimo ospedale di Toledo. Quest’opera mostra l’apertura del quinto sigillo dell’apocalisse che recita: “Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di quelli che erano stati uccisi, per la parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa o che avevano preservata o tenuta. Essi gridarono a gran voce: «Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?» E a ciascuno di essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro.

Quest’opera influenzò ed ispirò Pablo Picasso nella realizzazione di una delle sue opere più famose e la prima cubista: les demoiselles d’Avignon. Guardate il gruppo di anime sullo sfondo: notate la somiglianza?

Maddalena penitente di El Greco, guarda le mani…

Una delle prime opere che l’artista realizzo’ in Spagna è la Maddalena penitente 1576/78, oggi a Budapest al museo delle belle arti.

Questa tela testimonia ancora l’influsso di Tiziano, basta guardare il vaso in basso a sinistra e il modo in cui viene reso il riflesso del vetro. Quest’opera pero’ contiene già lo stile tipico di El Greco. La figura è allungata, i toni plumbei del cielo delle vesti e del paesaggio rendono la tensione emotiva e l’idea del pentimento e del tormento dell’anima palpabile.

Il tema del pentimento era molto caro alla Controriforma, e la Maddalena lo rappresentava perfettamente. Il vaso e le stoffe preziose, di cui si sta spogliando, sono gli elementi mondani da cui la spiritualità della peccatrice si sta allontanando. Il teschio è immagine della caducità della vita: il forte contrasto tra una giovane donna ed il cranio di un morto, rende il messaggio molto chiaramente. La cosa più bella di quest’opera a mio parere sono le mani: sono loro ad indicare i due elementi fondamentali. Il teschio ed il libro con le sacre scritture ed il petto, dove il cuore pentito guarda finalmente alla luce divina.

Il fiasco del Martirio di San Maurizio e l’Inquisizione

Datato tra il 1580 e il 1582, era stato commissionato a El Greco dal re di Spagna Filippo II in persona.

La storia del martire è divisa in tre parti: in primo piano vi è il generale romano Maurizio, che decide di affrontare il martirio insieme ai suoi soldati, tutti cristiani. Dietro, come se fosse un corteo, è rappresentato il suo supplizio, su ordine dell’imperatore Diocleziano. L’agiografia racconta che lui ed i suoi soldati furono decimati cioè ne fu ucciso uno su dieci. La storia si conclude con la glorificazione del santo martire, con la luce che scende dal gruppo degli angeli. Le palme che tengono in mano sono simbolo del martirio.

Quando l’opera fu presentata al re, non gli piacque per niente. Fu infatti presto rimpiazzata da un’altra tela. Non solo! El Greco fu convocato dall’Inquisizione per aver dipinto angeli troppo lascivi, con ali troppo grandi e sfarzose. L’arguto pittore rispose che li aveva dipinti con grandi ali proprio per coprire le loro nudità e perché potessero volare in cielo più velocemente. Per fortuna fu lasciato libero!

La sepoltura del conte Orgaz di El Greco e una riunione di famiglia

L’opera più celebre di El Greco è proprio la sepoltura del conte di Orgaz, realizzata nel 1586 a Toledo. La composizione è divisa in due parti perfettamente simmetriche e la parte divisoria è caratterizzata dal corteo di teste. La parte terrena, è dove il conte viene interrato, quindi la sepoltura del suo corpo materiale. Vi è nella parte superiore una zona celeste, in cui troviamo Gesù, la Vergine Maria e i Santi che accolgono l’anima del buon conte.

Queste due sfere sono significativamente divise dalle teste, che rappresentano la parte intellettiva e quindi più spirituale del nostro corpo terreno. La teatralità della scena e la profusioni di splendidi dettagli lasciano senza fiato. Ma c’è dell’altro! In questa tela infatti El Greco ha nascosto alcuni personaggi contemporanei. Filippo II, il sovrano della Spagna, è rappresentato come anima beata, mentre fluttua sulla destra. Tra l’altro all’epoca del dipinto, il re era ancora in vita! Probabilmente anche altri personaggi sono nascosti nella tela…

Di certo nel corteo funebre troviamo un autoritratto dell’artista e di suo figlio. L’uomo che ci dà le spalle e solleva la testa al cielo sarebbe infatti lui stesso, mentre il ragazzo che indica il conte morto, sarebbe suo figlio. Una bella riunione di famiglia!

Adorazione dei Magi di El Greco: Madonna a sorpresa

A quest’opera, El Greco lavorò fino alla fine della sua vita, tra il 1612 e il 1614. Le linee sono ormai indefinite, le figure turbinanti attorno al punto focale, il più luminoso, il Bambino Gesù. Il ritmo di quest’opera e l‘estasi dei volti degli astanti rendono la scena come un vortice. La luce sembra provenire proprio dal piccolo, di cui si celebra la miracolosa nascita.

Un particolare delle Madonne di El Greco è che si somigliano tutte: il modello è la donna che amò ma che non sposò mai, Jeronima de las Cuevas. Pensa che scandalo vedere il volto di una donna non sposata, peccatrice, rappresentato come Madonna nella Spagna di quel periodo!

Cosa ne pensi di questo pittore? Ti piacciono le sue opere? Fammelo sapere nei commenti!

Ritratto di Jeronima

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