Se ti stai chiedendo cosa fare a Lione, parto da una confessione: io ci sono andata pensando a una città di passaggio, e ne sono uscita convinta che sia una delle più belle di Francia.
Lione è la terza città francese per popolazione, ed è antichissima. Fondata dai Romani nel 43 a.C. con il nome di Lugdunum, fu la capitale della Gallia e ci nacquero due imperatori, Claudio e Caracalla. Poi è stata la capitale europea della seta, e alla fine dell’Ottocento la città dove è stato inventato il cinema.
Il risultato di questa stratificazione è una cosa che pochi sanno: dal 5 dicembre 1998 il sito storico di Lione è patrimonio dell’umanità UNESCO, e non per un singolo monumento, ma per 427 ettari, cioè circa il 10% della città: il Vieux Lyon, la collina di Fourvière, le pendici della Croix-Rousse e buona parte della Presqu’île.
Ti va di saperne di più?
Si parte!

1 – Il Vieux Lyon, il quartiere rinascimentale
Vieux Lyon, la Lione vecchia, è il posto da cui cominciare, ed è uno dei più grandi quartieri rinascimentali conservati d’Europa.
Si stende tra la Saona e la collina di Fourvière, ed è un dedalo di vicoli con case del Quattro e Cinquecento, alte e strette, con le vetrine dei negozi che oggi le riempiono di colore. Quelle case non sono nate povere: le costruirono le famiglie di mercanti e banchieri italiani, tedeschi e fiamminghi che avevano fatto di Lione una delle grandi piazze finanziarie d’Europa, attirate dalle sue fiere.
Cammina lungo il fiume e alza gli occhi ogni tanto: nei momenti più inattesi la visuale si apre sulla cattedrale gotica o sulla collina, e sono gli scorci che mi hanno fatto innamorare di questa città.
2 – Perdersi nei traboules
Questa è la cosa più lionese che puoi fare, ed è gratis.
I traboules sono passaggi coperti che attraversano gli edifici e collegano una strada all’altra, spesso passando per cortili interni e scale a chiocciola. Non sono un’attrazione costruita per i turisti: erano scorciatoie di servizio, nate per portare la merce e l’acqua senza girare intorno agli isolati.
Il loro momento di gloria arriva con la seta. Nell’Ottocento la collina della Croix-Rousse era “la colline qui travaille”, la collina che lavora, dove trentamila canuts (i tessitori di seta lionesi) vivevano e lavoravano nelle case ad alti soffitti costruite per i loro telai. I traboules servivano a trasportare le pezze di seta al coperto, protette dalla pioggia. E poi sono servite ad altro: durante le rivolte dei canuts del 1831 e del 1834 e, un secolo dopo, alla Resistenza, perché in quel labirinto era impossibile inseguire qualcuno che lo conosceva.
Quanti sono? Molti più di quanti pensi. Nel perimetro UNESCO se ne contano circa cinquecento: 215 cortili e traboules nel Vieux Lyon, 163 sulle pendici della Croix-Rousse e 130 nella Presqu’île.
Il più spettacolare è la Cour des Voraces, in 9 place Colbert, alla Croix-Rousse: una scala monumentale a più rampe che sale per sei piani a cielo aperto. Ti avviso che l’ingresso non è invitante, si passa da un portone qualunque e l’odore non è sempre dei migliori, ma poi ti trovi in mezzo a una cosa che non assomiglia a niente altro. Si entra da un lato della collina e si esce due isolati più su.
Molti traboules sono in case abitate: l’ingresso è libero ma si entra in silenzio, e alcuni sono aperti solo in certe fasce orarie.

3 – La cattedrale Saint-Jean e l’orologio che è tornato a suonare
Ai piedi della collina c’è la cattedrale di Saint-Jean-Baptiste, il cuore religioso della città. Il cantiere è andato avanti per tre secoli, e si vede: il coro è ancora romanico, la navata e la facciata sono gotiche.
Ma la cosa che devi cercare è nel transetto di sinistra, ed è una delle macchine più straordinarie che si possano vedere in una chiesa: l’orologio astronomico. Risale al 1379 e funziona ancora in gran parte con il suo meccanismo originale, fatto di ruote in ferro forgiato, pesi e un grande pendolo. È considerato il più antico orologio ancora in funzione in una cattedrale, ed è monumento storico dal 1862. Non dà solo l’ora: indica la posizione della Luna, le feste mobili del calendario cristiano e mette in movimento una serie di automi.
E qui arriva l’aggiornamento che mi fa più piacere di tutto questo articolo. Nella prima versione di questo post scrivevo che le statuette si muovono e l’orologio suona ogni ora dalle 12 alle 16. Era vero quando ci sono stata io, poi non più: un atto di vandalismo nel 2013 ha ridotto l’orologio al silenzio per più di dieci anni.
La buona notizia è che il 20 settembre 2024 l’orologio è tornato a funzionare: le cinque campane del carillon hanno suonato e gli automi si sono mossi per la prima volta in un decennio. Se vai adesso, puoi risentirlo. Controlla gli orari delle animazioni all’ingresso, perché sono cambiati.

4 – Fourvière, la collina che prega
Se la Croix-Rousse è la collina che lavora, Fourvière è “la colline qui prie”, la collina che prega. Ed è il punto da cui si capisce Lione.
Ci si arriva comodamente con la funicolare che parte dal Vieux Lyon (è integrata nella rete dei trasporti pubblici, quindi vale il normale biglietto) e ti scarica proprio davanti alla basilica di Notre-Dame de Fourvière.
La basilica è più recente di quanto sembri. Il cantiere è cominciato nel 1872 su progetto dell’architetto Pierre Bossan, proseguito dal suo allievo Louis Sainte-Marie Perrin: l’edificio era praticamente finito nel 1884 e la consacrazione solenne è arrivata nel 1896. È un ibrido dichiarato di romanico e bizantino, con quattro torri agli angoli, e dentro è un tripudio di mosaici dorati che dividono il pubblico: a me è sembrata un castello delle fate, ad altri un eccesso.
Accanto c’è la tour métallique, un traliccio del 1894 che sembra la punta della Torre Eiffel appoggiata su una collina (e in effetti la citazione è voluta). Dalla terrazza davanti alla basilica la vista prende tutta la città, i due fiumi e, nei giorni limpidi, il Mont Blanc.

5 – Lugdunum: il museo e i teatri romani
Sulla stessa collina, a due passi dalla basilica, c’è il posto che nella prima versione di questo post citavo di sfuggita e che invece merita mezza giornata.
Prima una precisazione di nome, perché conta se cerchi le informazioni online: quello che tutti chiamavano “museo gallo-romano di Fourvière” dall’8 novembre 2017 si chiama Lugdunum - Musée et théâtres romains, e con il nuovo nome è cambiato anche il perimetro: il biglietto oggi comprende il museo e il sito archeologico dei due teatri romani sulla collina.
Il museo è un capolavoro di architettura brutalista di Bernard Zehrfuss, incassato dentro la collina: si scende lungo una rampa a spirale e le finestre si aprono direttamente sui teatri. E poi ci sono i mosaici, che è la ragione per cui ti dico di entrarci: io non volevo, ci sono entrata per caso e ne sono uscita conquistata. Non mi era mai capitato di vederli esposti in quel modo.
Fuori ci sono il teatro antico (il più antico di Francia) e l’odéon, immersi in un giardino. Il teatro è ancora in uso: d’estate ospita il festival delle Nuits de Fourvière, e assistere a un concerto lì dentro è un’esperienza che vale il viaggio.
Ne ho scritto un post dedicato: il museo romano di Lione.
6 – Place des Terreaux e la fontana di Bartholdi
Scendi dalla collina, attraversa la Saona ed eccoti nella Presqu’île, la penisola tra i due fiumi. Qui c’è la piazza più bella della città: place des Terreaux (con due “e”, il nome viene dai terrapieni).
Su questa piazza si affacciano il monumentale Hôtel de Ville seicentesco e il museo delle Belle Arti, che è il secondo museo di pittura di Francia dopo il Louvre e di cui ti ho parlato in un post a parte.
Al centro c’è la fontana Bartholdi, opera dello stesso Frédéric Auguste Bartholdi che ha progettato la Statua della Libertà. E ha una storia divertente.
Bartholdi la concepì nel 1857 per un concorso della città di Bordeaux, che voleva decorare la place des Quinconces. Il progetto rappresentava la Garonna e i suoi affluenti che corrono verso il mare: una donna che tiene le redini di un carro tirato da quattro cavalli imbizzarriti, con i finimenti a forma di alghe e il fondo del carro fatto di una conchiglia. Bordeaux però non la realizzò mai. La fontana finì esposta all’Esposizione universale del 1889, dove Lione la comprò, e nel settembre 1892 fu installata qui.
Quindi sì: la fontana di Lione rappresenta un fiume che a Lione non passa. I lionesi l’hanno reinterpretata come la Francia e i suoi grandi fiumi, che è una lettura affettuosa e utile, ma la Garonna resta la Garonna.
Un dato che nella prima versione avevo preso da fonti sbagliate e che correggo: la fontana pesa 21 tonnellate, non 360. È fatta di piombo modellato su un’armatura di ferro, che è una tecnica insolita e delicata, e proprio per questo tra il 2015 e il 2017 è stata smontata, restaurata e ricollocata con un intervento da 2,75 milioni di euro. Se l’hai vista prima e ti sembra diversa, non ti sbagli: adesso è pulita.
L’acqua esce da cinque getti in cima e ricade sulle groppe dei cavalli, e l’effetto è quello di un carro che scivola sull’acqua.


7 – Lione, la città dove è nato il cinema
Questo capitolo non c’era, e per un blog che parla di arte è imperdonabile.
Il cinema è nato a Lione, in un capannone della fabbrica di famiglia dei fratelli Lumière. Nel 1895 Louis Lumière girò con il cinématographe, l’apparecchio messo a punto con il fratello Auguste, un film di pochi secondi intitolato “La Sortie de l’usine Lumière à Lyon”: gli operai che escono dal lavoro. È il primo film della storia proiettato davanti a un pubblico.
Quel capannone esiste ancora: è l’hangar du Premier-Film, ultimo resto delle officine Lumière, iscritto tra i monumenti storici nel 1992 e classificato nel 1994 per il centenario del cinema, restaurato nel 1998 e protetto da una struttura moderna di Pierre Colboc. Oggi è una sala cinematografica dove l’Institut Lumière proietta ogni giorno classici e rarità.
Accanto c’è la Villa Lumière, la casa di famiglia, che ospita il museo: il cinématographe originale, le prime fotografie a colori (gli autochromes, un’altra invenzione loro) e una quantità di oggetti curiosi.
Se ami il cinema, questa è la tappa che rende Lione diversa da qualunque altra città francese.
8 – Cosa e dove mangiare a Lione
Lione è considerata la capitale gastronomica della Francia, e non è un’esagerazione da guida turistica: qui è nata la tradizione delle “mères lyonnaises”, le cuoche che tra Ottocento e Novecento hanno aperto ristoranti propri e formato generazioni di chef, e qui ha lavorato Paul Bocuse.
Il posto dove mangiare tipico si chiama bouchon: piccole trattorie con le tovaglie a quadretti, cucina lionese e vini della valle del Rodano a prezzi ragionevoli. Attenzione però, perché il nome è abusato: cerca l’insegna dei “Bouchons Lyonnais” certificati, o chiedi ai locali. Io ne sono rimasta entusiasta: cibo buono, interni curatissimi e conti onesti.
Cosa ordinare:
- la quenelle, uno gnocco soffice di semola e brochet (luccio) in salsa Nantua di gamberi di fiume: è il piatto di Lione;
- la cervelle de canut, che malgrado il nome (“cervello del tessitore”) è una crema di formaggio fresco con erbe, aglio e scalogno, nata come piatto povero dei canuts;
- il saucisson brioché e l’andouillette, per chi ha coraggio;
- la tarte aux pralines, rosa acceso, che è il dolce simbolo della città.
Sul mercato coperto: le Halles Paul Bocuse sono il posto giusto per formaggi, salumi e ostriche, anche solo per un pranzo al banco.
Una correzione a me stessa, perché nella prima versione di questo post consigliavo un locale di patate al forno di una catena come se fosse una specialità lionese. Non lo è. La confusione nasce dalle “pommes de terre à la lyonnaise”, che sono semplicemente patate saltate con le cipolle: “à la lyonnaise”, in cucina francese, vuol dire proprio “con le cipolle”. Buonissime, ma sono un contorno, non un motivo di viaggio. Ho tolto il consiglio.
E per la colazione, una qualunque delle boulangeries del Vieux Lyon: le brioches lionesi con le praline rosa sono una scoperta.
Informazioni pratiche per visitare Lione
Come arrivare. Dall’aeroporto Lyon-Saint-Exupéry il collegamento è il Rhônexpress, un tram-treno che arriva alla stazione di Part-Dieu in circa 30 minuti. Verifica il prezzo online prima di partire: quando ci sono andata io il biglietto costava intorno ai 20 € andata e ritorno con lo sconto studenti, ma le tariffe sono cambiate. In treno, Lione è a due ore di TGV da Parigi.
Come muoversi. La rete è eccellente: quattro linee di metropolitana, tram, autobus e le due funicolari di Fourvière, tutte con lo stesso biglietto. Il centro comunque si gira benissimo a piedi.
Dove dormire. La zona migliore è la Presqu’île, la penisola tra Rodano e Saona: è vicina a tutto, ha le viste più belle sui lungofiume e da lì raggiungi ogni cosa a piedi o con una fermata di metro.
La Lyon City Card. Se fai i musei conviene, e lo dico con i numeri aggiornati: la versione da 24 ore costa 26,90 € (esistono anche 48, 72 e 96 ore) e comprende trasporti illimitati funicolari incluse, l’ingresso a oltre venti musei tra cui le Belle Arti, Lugdunum, il museo Lumière e il Musée des Confluences, più una crociera sulla Saona e una visita guidata della Croix-Rousse. Considerando che il solo biglietto giornaliero dei trasporti e due musei ci arrivano vicino, la Lyon City Card si ripaga in fretta. Esiste anche la versione che include il Rhônexpress. Se invece vieni solo per passeggiare tra traboules e lungofiume, non ti serve niente: quella Lione è gratis.
Quando andare. Primavera e autunno sono i periodi migliori. Ma se puoi scegliere, prova a esserci intorno all’8 dicembre, per la Fête des Lumières: per quattro sere la città si trasforma in un’installazione luminosa diffusa, con opere di artisti internazionali sui monumenti, e i lionesi mettono le candele sui davanzali come si fa qui dal 1852. È una delle cose più belle che si vedano in Europa d’inverno, e va prenotata con mesi di anticipo.
Lione è anche un’ottima base per la valle del Rodano e per la Francia centrale. Se stai costruendo un itinerario francese, sul blog trovi le guide a Parigi e Montmartre, a Rouen e a Orléans, e per approfondire i due musei di cui ti ho parlato qui: il museo romano e il museo delle Belle Arti. Lione è anche la dodicesima tappa della mia guida a cosa vedere in Francia oltre Parigi, l’unica in cui vale la pena fermarsi più di un giorno.
E tu, a Lione ci verresti per i traboules, per i mosaici romani o per i bouchons?