5 opere imperdibili del museo delle Belle Arti di Lione

storie di artisti, creatività ed innovazione

Eda, Storica dell’arte

Il museo delle belle arti di Lione è uno dei più importanti e grandi di Francia.

Vi sono opere di Perugino, Chagal, Rodin, Pietro da Cortona, Rubens, Vouet, Delacroix, Picasso e tanti altri.

Si trova a Place des Terreaux, in pieno centro, ed è ospitato in un edificio del ‘600.

All’entrata, nel cortile, c’è un piccolo e delizioso giardino dove potrete rifocillarvi in primavera ed estate, mentre all’interno ci sono più di 70 da visitare.

Maioliche italiane a decoro istoriato del XVI secolo

La Kore di Lione

La Kore di Lione datata 550 a.C., è stata ritrovata ad Atene in un’epoca non precisata. Le prime descrizioni di questa statua sono attestate a Marsiglia nel XVIII secolo. Sappiamo che fu rinvenuta nella capitale greca perché, successivamente furono riscoperti i frammenti della parte inferiore del corpo, ora al museo dell’acropoli di Atene.

Questa ragazza (Kore) era una delle numerose statue votive a grandezza naturale che furono interrate nella cosiddetta colmata persiana. Dopo i saccheggi e le devastazioni delle guerre persiane, gli ateniesi interrarono tutti i loro oggetti sacri, tra cui gli ex voto, spesso distrutti. Questo ha permesso di ritrovare reperti preziosi che sappiamo essere datati necessariamente prima del 480 a.C.

Le Korai (fanciulle) e i Kouroi (fanciulli) erano rappresentati nell’atto di fare l’offerta alla dea Atena. Con in mano un frutto, un piatto o un uccello, come nel nostro caso, le ragazze erano rappresentate in piedi.

Con l’avanzare delle tecniche di scultura, le pieghe delle vesti vennero ad esaltare sempre più le forme dei corpi rendendo la tridimensionalità e la plasticità dei volumi in modo sempre più accurato. Il sorriso cosiddetto “arcaico” illumina i volti sereni di queste antiche statue. La peculiarità della Kore di Lione sta nel fatto che sia una delle prime di influsso ionico.

In origine era colorata, il che doveva far apprezzare i particolari degli orecchini, dei capelli e delle pieghe della veste. Si pensa che potesse anche svolgere la funzione di cariatide.

La Koré di Lione

“La pazza” o “Monomania della gelosia” di Gericault

Géricault dipinse quest’opera verso il 1820 insieme agli altri “alienati”.

I suoi modelli furono persone con problemi mentali con le “monomanie” per il gioco d’azzardo, l’invidia, il furto, la pedofilia e il comando militare.

L’interesse crescente degli artisti per gli studi che iniziavano ad essere condotti su queste figure emarginate della società, spinse ad indagare i lati più oscuri dell’intelletto umano che vengono portati efficacemente sulla tela dalla sensibilità del pittore.

Tra le tante opere conservate al museo delle belle arti di Lione, mi ha colpito il dipinto della monomaniaca dell’invidia grazie alla sua potenza espressiva.

Vi è ritratta una donna anziana, con gli occhi piccoli e cattivi, iniettati di sangue. Le spalle curve in avanti, sembra che stia per parlare e proferire qualche frase velenosa contro qualcuno.

All’epoca si pensava che i tratti somatici o la forma del cranio potessero determinare la propensione o meno alla delinquenza, all’omicidio o alla pazzia. Forse è anche per questo che il pittore si sofferma a ritrarre solo i volti di questi alienati. Li carica anche pero’ di specifiche caratteristiche dell’abbigliamento: la vecchia invidiosa indossa una cuffietta che le copre parte del campo visivo, come se la facesse concentrare solo su specifici particolari. Gli altri invece, disseminati in diversi musei del mondo, presentano caratteristiche tipiche del loro vizio. Géricault in questa tela ci porta nei bassifondi dell’umanità e ci fa fare un viaggio più che reale nella vita del XIX secolo.

Monomania della gelosia, Gericault

Danae di Tintoretto

Impossibile non nominare tra le più belle opere del museo la splendida Danae di Tintoretto. Jacopo Robusti, detto appunto Tintoretto (poiché suo padre era tintore di stoffe) la dipinse intorno al 1570.

Quest’opera rappresenta un esempio bellissimo di manierismo. Il pittore veneziano fu considerato infatti un precursore del barocco, con la teatralità delle sue figure e delle scene che ritrae.

Si vede dalla sfarzosità delle stoffe di velluto, quasi sipari di un palco. Anche la bocca semiaperta della serva incredula e il mandolino poggiato sulla finestra chiusa, indicano i suoni di una scena “reale”.

La bella Danae infatti, venne rinchiusa da suo padre perché era stato predetto che egli sarebbe stato ucciso dal nipote. Ma Zeus, invaghitosi della giovane, la fecondò sotto forma di pioggia d’oro. E’ questo il momento che ritrae il pittore, quando la ragazza e la serva si guardano, mentre una raccoglie le monete d’oro e l’altra sembra sollevarsi un po’ incredula.

Danae di Tintoretto

Caino e la sua discendenza maledetti da Dio

Una delle opere che più mi sono piaciute al museo delle belle arti di Lione. Caino e la sua discendenza maledetta da Dio, è un gruppo scultoreo di straordinario potere espressivo, opera di Antoine Etex.

L’opera è degli anni ’30 del XIX secolo e ritrae un colossale Caino a testa china con la sua famiglia nella disperazione più totale.

Dopo aver ucciso il fratello Abele infatti, il protagonista viene maledetto da Dio. L’artista esprime qui tutta l’incertezza dell’avvenire dell’umanità, in un’epoca di grandi cambiamenti sociali, economici e soprattutto politici.

Infatti nel periodo post rivoluzionario, in molti si batterono, soprattutto in quegli anni, per i diritti e l’uguaglianza sociale, sfociando spesso in scontri violenti.

I cambiamenti continui di regime, le guerre e l’instabilità generale, rendono il futuro incerto e rischioso. La struttura del gruppo è armoniosa e forma quasi una piramide concentrando l’attenzione in un’escalation di sentimento sino ad arrivare al capo chino del responsabile: Caino.

Etex, ispirato da Michelangelo, divenne grazie a questo gruppo uno dei più importanti scultori francesi dell’epoca romantica.

Caino e la sua discendenza

Due opere di Fleury François Richard

Ci sono due tele del museo delle belle arti di Lione che mi hanno colpita particolarmente. Le ho volute inserire, anche se non sono particolarmente famose o importanti.

Si tratta di due intime scene di convento, opera di Richard. Questo pittore ottocentesco fu allievo di Jacques-Louis David ed ebbe un discreto successo ai suoi tempi, divenendo uno dei precursori della scuola dei Troubadour, ispirata alla pittura olandese dei secoli precedenti e di argomento storico.

Le due opere in questione sono “Vert-Vert” e “All’entrata del convento“.

Il primo, letteralmente “Verde-verde” è ispirato ad una storia umoristica pubblicata nel 1734 in cui si narra di un pappagallo cresciuto in convento e che perciò parla il linguaggio cristiano e che poi vivrà varie avventure. Lo vediamo qui ritratto nel convento con due suore, colto in una scena di quotidianità rilassata. Ho amato molto le luci, la prospettiva e l’atmosfera generale dell’opera.

Il secondo quadro è più interessante perché non è finito: aleggiano due figure quasi come fantasmi all’entrata del convento. Sembrano ombre del passato che svaniscono… L’autore infatti a volte aggiungeva dei particolari alle opere finite e in questo caso decise di aggiungere le due donne. Non sono riuscita a sapere perché non terminò l’opera. Se lo sapete scrivetelo nei commenti! 🙂

Il Violone grigio di Braque

Georges Braque dipinse “il violone” nel 1911, in pieno “cubismo analitico“.

Gli artisti di questa corrente studiavano la realtà e la disarticolavano in un gioco di piani diversi, frammentandone le forme. I toni principali sono quelli del grigio e del bruno: la luce è elemento unificante degli oggetti scomposti.

L’artista suonava il violino ed amava moltissimo la musica, per questo fu il primo cubista a rappresentare strumenti musicali. Per la prima volta in quest’opera associa uno strumento alla forma ovale e continua della tela, non interrotta da angoli.

Il suo amico e compagno Picasso, prenderà spunto da lui e realizzerà anch’egli delle tele di questa forma.

La visita al museo delle belle arti di Lione

La visita al museo delle belle arti di Lione parte con alcune statue magnifiche del XIX secolo e prosegue con capolavori sumeri, celti, egizi, greci e romani, sino ad arrivare ad oggetti d’arte dello scorso secolo.

Pettini, vasi, mobili, stoviglie, armature e fucili, ti condurranno attraverso i secoli, variando dagli oggetti della toilette di una nobildonna dell’Egitto romano, alla ricostruzione di una stanza da letto in art nouveau.

Al secondo piano, sempre avanzando in ordine cronologico, si trova la pinacoteca. Questa raccolta vanta capolavori medievali, rinascimentali, barocchi, neoclassici e una bella collezione delle avanguardie dello scorso secolo.

Il museo tuttavia non finisce qui: quando l’ho visitato, erano state da poco acquisite nuove opere contemporanee di Pierre Soulages. Trovo che questa sia una cosa fondamentale perché l’arte non appartiene solo al passato ma, come la storia, si innova ed evolve anche ai giorni nostri.

Il museo si visita in circa due ore e mezza. Il prezzo pieno per le collezioni è 8 euro, tra i 18 e i 25 anni costa 4 euro e per i minori di 18 anni è gratuito.

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