Artemisia Gentileschi è una delle rare donne prese seriamente in considerazione nella storia dell’arte. Nonostante non sia né la prima né l’unica pittrice donna della storia (basti pensare a Lavinia Fontana), è forse la più nota. Ti basti sapere che, nel panorama pittorico del 1600, il suo stile e le sue vicende personali la resero famosa persino all’estero.

Sì, perché nell’Italia del diciassettesimo secolo Artemisia Gentileschi riuscì a compiere un vero e proprio miracolo, in un campo che è (quasi) sempre stato dominato dal sesso maschile.

Sapevi che, nel 1616, è stata la prima donna ammessa alla prestigiosa Accademia del disegno fiorentina?

Tuttavia, la sua vita non fu affatto semplice. A soli 12 anni, dopo la morte della madre, divenne la “donna di casa”. E solo 7 anni più tardi, la sua vita venne segnata per sempre da un terribile dramma.

Artemisia Gentileschi fu infatti brutalmente violentata da Agostino Tassi, suo maestro di prospettiva, nonché collaboratore del padre presso Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma.

Chissà, forse è stato proprio questo episodio della sua vita ad influenzare la sua arte. Fatto sta che nelle opere di Artemisia Gentileschi potrai notare una forte determinazione in quasi tutte le figure di sesso femminile.

Che ne dici, ti va di saperne un po’ di più su questa talentuosa pittrice italiana?

Continua a leggere per scoprire la vita e l’arte di una pittrice che è diventata un’autentica icona del femminismo moderno!

Si parte!

Debutto di Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi nacque a Roma nel 1593: suo padre Orazio Gentileschi, amico di Caravaggio, aveva già una propria bottega ed era uno stimato pittore dell’epoca. Prima di cinque figli e unica femmina della famiglia, Artemisia crebbe facendo apprendistato assieme ai fratelli minori presso il padre, in un ambiente molto stimolante per una giovane pittrice.

Forse lo saprai già, ma la Roma di quell’epoca fu uno dei più fiorenti centri artistici del momento.

Come mai?

Tutta la città infatti era un immenso cantiere a cielo aperto: grazie alla recente Riforma Cattolica, un numero indefinito di opere erano in corso di restauro. Inoltre erano stati indetti svariati interventi urbanistici, volti a rendere la città più moderna rispetto al passato, con nuove committenze che coinvolsero moltissimi artisti e botteghe dell’epoca.

Grazie alla bottega del padre, Artemisia Gentileschi ebbe quindi la possibilità di conoscere e frequentare artisti e letterati e, ovviamente di esserne influenzata.

Le doti della giovane non tardarono a manifestarsi: ai suoi 17 anni risale il primo dipinto che conosciamo, Susanna e i vecchioni, che è un’equilibrata sintesi tra il realismo di Caravaggio e le forme dei Carracci.

Ma fu davvero lei a realizzarla?

Oggi alcuni storici stentano a credere che quest’opera sia stata integralmente realizzata dalla ragazza. Sembra infatti che anche il padre vi abbia lavorato. Fatto sta che Orazio, partendo proprio da questo dipinto, non perse l’occasione per promuovere l’arte di Artemisia, raccontando e scrivendo ai personaggi più influenti del talento di sua figlia.

artemisia gentileschi, susanna e i vecchioni

Artemisia Gentileschi: il processo per stupro

La volontà della giovane Artemisia fu tale da spingere il padre a investire sul talento della figlia affidandola ad Agostino Tassi. Egli era già noto a Roma per aver avuto qualche problema con la giustizia ma era anche uno dei più importanti maestri di prospettiva dell’epoca. Inoltre, proprio in quel momento, stava collaborando con Orazio alla realizzazione della loggetta della sala del Casino delle Muse a Palazzo Rospigliosi.

Quello che accadde dopo, purtroppo, fu il dramma più grande nella vita di Artemisia Gentileschi.

Il Tassi si invaghì della giovane e provò diversi approcci, tutti rifiutati dalla giovane artista. Fu quindi nel 1611, con la complicità di un collega e di un’amica della stessa Artemisia, che riuscì a violentarla nella sua stessa casa. Quello che ne seguì fu un vero e proprio calvario per la vita dell’artista. Il Tassi infatti riuscì ad instaurare una vera relazione per circa un anno con la promessa di sposarla, finché non si scoprì che egli era già sposato con un’altra donna.

E quindi cosa accadde?

Semplice, nonostante il “disonore” e le maldicenze che sarebbero scaturite, Orazio denunciò il fatto alle autorità portando l’affare in tribunale.

Ecco come andò a finire.

opera artemisia gentileschi

La conclusione del processo per lo stupro

La deposizione di Artemisia Gentileschi fu fatta sotto tortura, mentre le venivano schiacciate le dita. Essendo pittrice, possiamo solo immaginare quanto potesse essere gravoso per lei dover raccontare un fatto simile rischiando di veder compromesse le proprie mani a vita!

La crudezza con cui raccontò i fatti rende tutta la vicenda ancora più terribile. Esistono infatti ancora oggi delle pagine del suo diario in cui la giovane racconta gli eventi con estrema crudezza.

Purtroppo sul conto di Artemisia intanto circolavano molte maldicenze. Pensa che fu persino sottoposta ad una visita ginecologica per appurare che non fosse più vergine. Ma questo non fece altro che aumentare le voci di rapporti incestuosi con il padre Orazio, di avere numerosi amanti ed una condotta disdicevole.

Fortunatamente la giustizia fece il suo corso e, solo un anno più tardi, Agostino Tassi venne condannato a scegliere tra cinque anni di lavori forzati e l’esilio da Roma. Scelse l’esilio, che però non fu mai realmente applicato: Tassi tornò presto a lavorare in città. Artemisia invece fu costretta a lasciare Roma e a sposare un artista fiorentino poco noto, Pierantonio Stiattesi. Questo matrimonio ovviamente fu deciso solo per mettere a tacere le voci e riabilitare la giovane agli occhi della società.

Sarà forse un caso, o semplicemente l’epilogo di questa vicenda, ma è proprio in questi anni che Artemisia Gentileschi dipinse quella che è considerata una delle sue opere più importanti: “Giuditta che decapita Oloferne” (ne esistono due versioni, una a Capodimonte e una agli Uffizi).

Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia Gentileschi

Considerazioni sullo stupro di Artemisia

La vicenda, ad oggi, non risulta comunque molto chiara.

C’è chi pensa infatti che sia stata tutta una manovra di Orazio per svalutare il collega Agostino e chi dice che sia stato un piano ordito dagli altri pittori contro la giovane per screditarla. Alcuni asseriscono che per stuprum si intendesse il rapporto, anche consenziente, al di fuori del matrimonio. Secondo questa teoria, Artemisia Gentileschi sarebbe stata consenziente credendo alle promesse del matrimonio e si sarebbe inventata la violenza solo nella speranza di farsi risarcire.

La maggior parte della critica tuttavia considera la deposizione di Artemisia come veritiera. Infatti né lei né suo padre avrebbero intentato un processo del genere sapendo che sarebbero stati messi al centro di uno scandalo che poteva compromettere le loro carriere, se non fosse accaduto realmente il fatto.

artemisia gentileschi quadro

L’incredibile carriera di Artemisia Gentileschi

All’inizio della sua carriera, Artemisia Gentileschi, veniva apprezzata soprattutto come ritrattista e per le sue eroine bibliche, ma nessuno le commissionò mai grandi affreschi o importanti pale d’altare. Così, verso il 1630, si spostò prima a Venezia e poi a Napoli.

Furono probabilmente la sua perseveranza ed il suo talento che riuscirono a farle ottenere dei grandi risultati.

A Napoli infatti ottenne la sua prima commissione per una chiesa, la cattedrale di Pozzuoli. Mentre, nel 1638 fu a Londra dove il padre era diventato pittore di corte al servizio di Carlo I. I due lavorarono assieme all’affresco della volta nella Casa delle Delizie di Greenwich della regina Enrichetta.

Ma non è tutto.

Nonostante gli scandali, infatti, Artemisia riuscì ad intessere rapporti con i personaggi più influenti del suo tempo, a partire da Cosimo II de’ Medici. Fu amica di Galileo Galilei, con cui intrattenne un lungo rapporto epistolare, e fu ingaggiata da Michelangelo Buonarroti il Giovane, pronipote e omonimo del grande Michelangelo, che le commissionò l’Allegoria dell’Inclinazione per il soffitto della Casa Buonarroti a Firenze.

Ella fu anche una bellissima donna, ed ebbe molti ammiratori. Ovviamente, a causa del suo lavoro “maschile” e per la sua indipendenza, le voci malevole sulla sua condotta continuarono a circolare sul suo conto per tutta la vita e anche dopo.

La sua intraprendenza e la sua ambizione la spinsero a lasciare il marito nel 1621 e a tornare a Roma con le sue due figlie.

Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi

L’arte di Artemisia

Grazie al suo talento ed alla sua capacità di mantenere ottimi rapporti con personaggi importanti della sua epoca, raggiunse importanti traguardi. Inoltre riuscì a crearsi un proprio stile pittorico seguendo le orme di Caravaggio: le sue figure sono monumentali, espressive, vivaci, quasi teatrali.

Ma non basta!

Alcuni suoi quadri sono stati perfino letti da un punto di vista psicoanalitico: nella sua prima opera, Susanna e i Vecchioni, c’è chi vede il padre e il suo aggressore, Tassi. Nella Giuditta ed Oloferne, opera di grande violenza, c’è chi legge il desiderio di vendetta della donna contro il suo stupratore.

Infine, per quanto riguarda le sue eroine bibliche, spesso affiancate da amiche ed ancelle, si può trovare la sua delusione per il tradimento di Tuzia che permise la violenza e l’accusò in tribunale.

Ma nonostante le vicende personali, quello che è sicuro è che fu una pittrice straordinaria, capace non solo di spiccare, ma anche di innovare.

Non è quindi un caso che Artemisia Gentileschi sia diventata un autentico simbolo del femminismo. È stata una donna forte, determinata, che si è ribellata alla violenza subita, nonché un’artista indipendente ed emancipata.

Non a caso, nel suo dipinto più celebre e programmatico, l’Autoritratto come Allegoria della Pittura (oggi nella Royal Collection britannica), Artemisia ritrasse sé stessa nei panni della Pittura: un gesto di orgoglio che nessun collega uomo avrebbe potuto compiere.

Artemisia trascorse gli ultimi anni a Napoli, dove continuò a ricevere commissioni almeno fino al 1654. Probabilmente morì proprio lì intorno al 1656, negli anni della terribile peste che decimò un’intera generazione di artisti napoletani.

Giuditta e la sua ancella di Artemisia Gentileschi

Dove ammirare le opere di Artemisia Gentileschi

Le opere di Artemisia sono sparse tra i musei di mezzo mondo. Ecco dove trovare le più importanti:

  • La celebre Giuditta che decapita Oloferne è alla Galleria degli Uffizi di Firenze (una prima versione, ancora più cruda, è al Museo di Capodimonte a Napoli).
  • La Giuditta e la sua ancella e altre opere sono a Palazzo Pitti, sempre a Firenze.
  • La Susanna e i vecchioni giovanile si trova in Germania, al castello di Weißenstein a Pommersfelden.
  • L’Autoritratto come Allegoria della Pittura è nella Royal Collection, a Londra.

Un consiglio: se vai a Firenze, gli Uffizi sono uno dei musei più affollati d’Italia. Vale la pena prenotare in anticipo un biglietto salta-fila per la Galleria degli Uffizi, così eviti ore di coda e vai dritto davanti alla sua Giuditta.

E tu, conoscevi già la storia di questa straordinaria pittrice?