Artemisia Gentileschi è la prima pittrice donna di cui parliamo. E’ anche una delle prime pittrici donne di cui si sia mai parlato in realtà.

La sua vita fu segnata da un terribile dramma ma anche dal meritato successo che la rese una delle donne più incredibili del XVII secolo.

Continua a leggere per scoprire la vita e l’arte di una pittrice che è diventata un’icona del femminismo!

Artemisia Gentileschi: sulle orme di suo padre

Artemisia Gentileschi nacque a Roma nel 1593: suo padre Orazio, era amico di Caravaggio ed uno dei più stimati pittori dell’epoca. Crebbe facendo il suo apprendistato con i suoi fratelli presso il padre, in un ambiente molto stimolante per una giovane pittrice.

La sua casa era assiduamente frequentata da artisti e, oltre a dipingere, vi si discutevano le ultime novità. Essendo rimasta orfana di madre, Orazio incentivò la frequentazione della figlia con una vicina di nome Tuzia, che divenne presto loro coinquilina e compagna inseparabile di Artemisia.

Le doti della giovane non tardarono a manifestarsi: ai suoi 17 anni risale il primo dipinto che conosciamo, Susanna e i vecchioni, che è un’equilibrata sintesi tra il realismo di Caravaggio e le forme dei Carracci.

Suo padre si prodigò molto per diffondere l’arte di Artemisia, raccontando e scrivendo ai personaggi più influenti del talento di sua figlia.

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Il dramma di Artemisia Gentileschi: il processo per stupro

La sua vita ed il suo successo furono offuscati da un terribile scandalo che segnò profondamente la sua vita e la sua arte. Nel 1611 infatti, Artemisia venne stuprata da Agostino Tassi, collega ed amico di suo padre.

Orazio denunciò il fatto alle autorità dopo circa un anno.

All’epoca intentare un processo del genere voleva dire aggiungere disonore alla vergogna perché una donna non più vergine e non sposata era considerata una poco di buono, indipendentemente dal fatto che avesse subito violenza o meno.

Abbiamo ancora gli atti del processo, che venne intentato solo perché il suddetto Tassi era già sposato e non poteva ricorrere al “matrimonio riparatore“. Probabilmente Orazio aveva deciso di procedere per vie giudiziarie sperando di ottenere una dote in risarcimento del danno subito. Dalla documentazione si evince che oltre alla violenza, venne imputato al pittore anche il furto di alcuni quadri.

Il racconto della violenza di Artemisia Gentileschi

La giovane pittrice, nonostante le lettere di raccomandazione del padre, non era stata ammessa agli studi di pittura, e aveva quindi iniziato a prendere lezioni di prospettiva dal Tassi.

Dopo vari incontri ed una corte insistente, si ritrovò in casa con lui e Tuzia, la sua amica. Artemisia pregò la compagna di restare, ma l’altra li lasciò soli, permettendo che la violenza fosse perpetrata.

Negli atti del processo Artemisia dichiarò che, dopo il fatto, aveva accondisceso più volte alle richieste del suo stupratore nella speranza che mantenesse la promessa di sposarla e non la disonorasse.

Dopo alcuni mesi scoprì poi che la moglie del Tassi era ancora viva e, persa la speranza di poter rimediare, confidò tutta la vicenda al padre, che intentò il processo.

La conclusione del processo per lo stupro di Artemisia Gentileschi

La deposizione di Artemisia Gentileschi fu fatta sotto tortura, mentre le venivano schiacciate le dita. Essendo pittrice, possiamo solo immaginare quanto potesse essere gravoso per lei dover raccontare un fatto simile rischiando di veder compromesse le proprie mani a vita!

La crudezza con cui raccontò i fatti rende tutta la vicenda ancora più terribile.

Sul conto di Artemisia intanto circolavano molte maldicenze. Fu sottoposta ad una visita ginecologica che appurò che non fosse più vergine. Venne accusata di rapporti incestuosi con il padre Orazio e di avere numerosi amanti ed una condotta disdicevole.

La deposizione di Tuzia, sorprendentemente, avvalorò le cattive voci sul conto della ragazza.

Agostino Tassi era davvero un delinquente: era già stato accusato di incesto con la cognata e di essere mandatario dell’omicidio della moglie (che pero era sfuggita all’imboscata). Per lo stupro fu incarcerato per otto mesi e successivamente venne accusato di sodomia, furti e debiti.

Dopo il processo, Artemisia fu costretta a lasciare Roma e a sposare un artista fiorentino non molto noto, Pierantonio Stiattesi. Questo matrimonio ovviamente fu deciso solo per mettere a tacere le voci e riabilitare la giovane agli occhi della società.

Lo stupro di Artemisia Gentileschi: una vicenda poco chiara

La vicenda, ad oggi, non risulta comunque molto chiara. Tassi dichiarò che il quadro rubato era stato eseguito da lui. La figura di un terzo uomo, amico di Agostino e di Orazio, che avrebbe spinto il Tassi alla violenza e avrebbe cercato a sua volta di stuprare Artemisia non fa che rendere la trama dei rapporti tra questi pittori ancora più intricata.

C’è chi pensa addirittura che sia stata tutta una manovra di Orazio per svalutare il collega Agostino e chi dice che sia stato un piano ordito dagli altri pittori contro la giovane per screditarla. Alcuni asseriscono che per stuprum si intendesse il rapporto, anche consenziente, al di fuori del matrimonio. Secondo questa teoria, Artemisia Gentileschi sarebbe stata consenziente credendo alle promesse del matrimonio e si sarebbe inventata la violenza solo nella speranza di farsi risarcire.

La maggior parte della critica però considera la deposizione di Artemisia come veritiera. Infatti né lei né suo padre avrebbero intentato un processo del genere sapendo che sarebbero stati messi al centro di uno scandalo che poteva compromettere le loro carriere, se non fosse accaduto realmente il fatto.

L’incredibile carriera di Artemisia Gentileschi

La carriera di Artemisia fu l’unica tra quella delle persone coinvolte a subire le conseguenze. Ma la sua perseveranza ed il suo talento riuscirono a farle ottenere dei grandi risultati. La donna si trasferì a Firenzedopo le nozze e fu la prima donna ammessa all’accademia delle arti del disegno. 

Riuscì ad intessere rapporti con i personaggi più influenti del suo tempo, a partire da Cosimo II de’ Medici. Fu amica di Galileo Galilei, con cui intrattenne un lungo rapporto epistolare e fu amata dal nipote omonimo di Michelangelo Buonarroti.

Artemisia Gentileschi fu anche una bellissima donna, ed ebbe molti ammiratori. Per il suo aspetto, la faccenda dello scandalo ed il fatto che fosse indipendente, le voci malevole sulla sua condotta continuarono a circolare sul suo conto per tutta la vita e anche dopo.

La sua intraprendenza e la sua ambizione la spinsero a lasciare il marito nel 1621 e a tornare a Roma con le sue due figlie.

Il periodo della maturità di Artemisia Gentileschi

A Roma tuttavia non trovò il lavoro che stava cercando. Veniva apprezzata soprattutto come ritrattista e per le sue eroine bibliche, ma nessuno le commissionò mai grandi affreschi o importanti pale d’altare. Cosi verso il 1630, Artemisia Gentileschi si spostò prima a Venezia e poi a Napoli dove rimase per il resto della vita.

Fu qui che ebbe la sua prima commissione per una chiesa, la cattedrale di Pozzuoli. A Napoli sposò anche le sue figlie, fornendo loro le doti. Venne in contatto e partecipò attivamente all’effervescente atmosfera culturale napoletana.

Nel 1638 fu a Londra dove il padre era diventato pittore di corte al servizio di Carlo I. I due lavorarono assieme all’affresco della volta nella Casa delle Delizie di Greenwich della regina Enrichetta. Orazio mori un anno dopo.

La pittrice, rientrata a Napoli, continuò la sua attività sino al 1653, anno della sua morte.

L’arte di Artemisia

Grazie al suo talento ed alla sua capacità di mantenere ottimi rapporti con personaggi importanti della sua epoca, raggiunse importanti traguardi. Inoltre Artemisia riuscì a crearsi un proprio stile seguendo le orme di Caravaggio. Le sue figure sono monumentali, espressive, vivaci, quasi teatrali.

Alcuni suoi quadri sono stati letti da un punto di vista psicoanalitico: nella sua prima opera, Susanna e i Vecchioni, c’è chi vede il padre e il suo aggressore, Tassi. Nella Giuditta ed Oloferne, opera di grande violenza, c’è chi legge il desiderio di vendetta della donna contro il suo stupratore.

Ancora, si è letto nelle sue eroine bibliche, spesso affiancate da amiche ed ancelle, la sua delusione per il tradimento di Tuzia che permise la violenza e l’accusò in tribunale.
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Un’eroina del femminismo

Artemisia Gentileschi nel XX secolo è diventata un simbolo del femminismo, in quanto donna che si è ribellata alla violenza subita, artista indipendente ed emancipata. Come abbiamo visto le sue vicende personali segnarono comunque la sua vita alimentando le voci sul suo conto per decenni.

Quello che è sicuro è che fu una pittrice straordinaria, per la sua abilità e per il suo coraggio di essere una donna padrona del suo destino, nonostante tutto, nel XVII secolo.

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Ciao, io sono Elisa! Sono una storica dell’arte e travel blogger. Ho uno spirito nomade e adoro viaggiare per scoprire posti nuovi, scrivere e vivere nuove esperienze! Dal 2012 ho creato arttrip.it per condividere le mie esperienze di viaggio con tutti voi.

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