Escher, l’infinito in un disegno

Eda, Storica dell’arte

Anche se non sai chi è Escher sicuramente hai visto qualcuna delle sue opere riprodotta su una maglietta, un poster o un quaderno.

Se l’hai osservato bene, ne sei rimasto probabilmente affascinato. Ti spiego qui chi era questo artista e la sua arte sorprendente in questo post!

Escher, un olandese innamorato dell’Italia

Maurits Cornelis Escher nacque nel 1898 a Leeuwarden, nei Paesi Bassi, in una famiglia benestante. Sin dalla scuola elementare dimostro’ molto talento nel disegno, mentre nelle altre materie era un disastro. Fu bocciato due volte alla scuola primaria e persino nei primi concorsi artistici, in quanto il suo modo di disegnare risultava poco in linea con gli standard dell’epoca.

Nel 1922 visitò per la prima volta l’Italia, insieme ad alcuni amici e da allora se ne innamorò. Si stabilì in Toscana e poi in costiera amalfitana. Fu proprio a Ravello che conobbe il grande amore della sua vita, Jetta Umiker, con cui si sposò nel 1924. Si trasferì allora a Roma dove lavorò come grafico e incisore.

Continuò a viaggiare la penisola, spinto dal suo amore per il mare e per i paesaggi italiani. Decise tuttavia di lasciare il paese quando nel 1935, suo figlio George tornò a casa con la divisa da piccolo Balilla. Erano infatti gli anni del fascismo ed Escher decise di andare via per impedire che i suoi figli fossero indottrinati.

Era stato anche portato in caserma dai carabinieri ed accusato di aver preso parte ad un fallito attentato alla vita di re Vittorio Emanuele III. Durante un viaggio in Abruzzo una donna si era infatti insospettita e lo aveva denunciato solo perché non aveva partecipato alla processione del paese.

Escher in giro per l’Europa

L’artista iniziò quindi a viaggiare per l’Europa, sostenendo le spese economiche dei viaggi in cambio di stampe e disegni. Continuò esplorare Spagna, Svizzera e Belgio senza trovare pace, finché, con la seconda guerra mondiale, non tornò nei Paesi Bassi per essere vicino alla sua famiglia.

La sua arte fu profondamente influenzata dai suoi viaggi, infatti produsse una grandissima quantità di paesaggi. Le sue strutture geometriche in particolare furono ispirate dai motivi arabeggianti visti nell’Italia meridionale e nella Spagna del sud.

L’arte di Escher: infinito e impossibile

L’arte di Escher divenne famosa per le sue geometrie impossibili. Per la maggior parte delle sue opere utilizzò la tecnica dell’incisione, un metodo molto antico che era già stato superato da tempo. Si ispirò Piranesi, e ad altri incisori del passato, ma anche ad artisti come Van Eyck o Parmigianino nell’uso degli specchi convessi.

Le figure che rappresenta hanno sempre molteplici chiavi di lettura: spesso sono addirittura paradossali. C’è una mano che si disegna da sola, lucertole che escono ed entrano in un disegno, anatre bianche e nere che si fondono insieme. Le sue composizioni, scale, architetture, geometrie, sono ritratte contemporaneamente da diversi punti di vista. Il risultato è spesso un ciclo infinito, un circolo che si autoconclude ricominciando, una sorta di specchio che riflette lo specchio in una scala potenzialmente senza fine.

Escher e la matematica

Una volta Escher disse “Mi sento spesso più vicino ai matematici che ai miei colleghi artisti“.

Proprio la sua capacità di riportare concetti astratti e paradossali nella sua arte a renderlo un‘ispirazione per i matematici.

Ad esempio l’opera  “ascesa e discesa” in cui uomini percorrono una scala “impossibile” in un moto eterno, fu ideata sulla base del “triangolo impossibile” dei Penrose, i quali a loro volta si erano ispirati alla sua “casa di scale“!

Per questo Escher è tuttora uno degli artisti più amati e stimati dal mondo scientifico e matematico.

Escher e gli hippie

Persona tranquilla e timida, Escher divenne uno dei simboli della cultura hippie. Infatti le sue immagini psichedeliche, furono scelte come copertina per l’album dei Pink Floyd On the run, a cui concesse l’uso di una sua litografia.

Anche i Mick Jagger gli chiede di disegnare la copertina per il suo disco Let it bleed, ma l’artista si rifiutò.

La solitudine di Escher

Nonostante la fama raggiunta, Escher rimase sempre isolato. Gli altri artisti lo vedevano più come un grafico che come un genio. I matematici stimavano le sue opere ma rimaneva pur sempre al di fuori del mondo scientifico.

Se l’unicità dell’arte di Escher lo condannò da una parte alla solitudine, la sua ricerca lo rese un anticipatore di teorie matematiche che vennero scoperte solo anni dopo.

L’artista mori, solo, in una casa di riposo, nel 1972. Le sue opere sono tuttora tra le più riprodotte al mondo.

Qual è la tua preferita?

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