Hai appena scoperto le incredibili opere di Escher? Sei rimasto per ore a fissare i suoi disegni impossibili e ora vorresti saperne di più su questo artista così particolare?

Bene, ti trovi nel posto giusto!

Come avrai notato, l’arte di Escher è strettamente legata a costruzioni impossibili. Le sue litografie, mezzetinte e incisioni su legno rappresentano molto spesso figure geometriche che non potrebbero mai esistere nella realtà.

Ti è mai capitato di osservare la “Cascata”?

Quest’opera, apparentemente semplice, è in realtà completamente surreale: la cascata sembra auto-alimentarsi in un circolo infinito, in cui l’acqua non trova mai pace. Una struttura fisicamente impossibile, perché né l’architettura né il flusso dell’acqua sarebbero riproducibili nello spazio reale.

Se l’hai osservata bene, sono sicura che ti avrà affascinato.

Proprio come è capitato a te, in passato le opere di Escher conquistarono soprattutto scienziati e matematici, che vedevano nella sua arte un vero lampo di genialità.

Vuoi saperne di più?

Bene, qui sotto ti racconto l’arte di Escher e la storia di questo artista sorprendente.

Si parte!

La Cascata di M.C. Escher, con l'acqua che scorre in un circolo impossibile

1 – La vita di Escher: un olandese innamorato dell’Italia

Maurits Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden, nei Paesi Bassi, da una famiglia benestante (il padre George Arnold era un ingegnere). Fu un bambino cagionevole di salute e uno studente disastroso: bocciato più volte, se la cavava solo nel disegno. Studiò poi alla Scuola di architettura e arti decorative di Haarlem, dove il maestro Samuel Jessurun de Mesquita gli insegnò le tecniche dell’incisione su legno, che sarebbero diventate la sua firma.

Nel 1922 Escher visitò per la prima volta l’Italia (e la Spagna) e se ne innamorò. Si stabilì a Roma, dove visse dal 1923 al 1935. Fu durante un viaggio in costiera amalfitana, a Ravello, che conobbe il grande amore della sua vita, Jetta Umiker, con cui si sposò nel 1924.

Da Roma continuò a viaggiare per tutta la penisola, spinto dall’amore per il mare e per i paesaggi italiani: l’Abruzzo, la Sicilia, la Calabria, la costiera amalfitana. Decise però di lasciare il paese quando, nel 1935, suo figlio Giorgio tornò a casa con la divisa da piccolo Balilla: erano gli anni del fascismo, ed Escher non voleva che i figli venissero arruolati dal regime.

Vuoi sapere una curiosità sulla vita di Escher?

Durante uno dei suoi viaggi in Abruzzo fu svegliato alle cinque del mattino e condotto in una caserma dei carabinieri, accusato di aver preso parte a un fallito attentato al re Vittorio Emanuele III. La segnalazione era arrivata da una donna insospettita dallo “sguardo perfido dell’incisore”, ma soprattutto dal fatto che quella sera Escher non aveva partecipato alla processione del Corpus Domini. Ovviamente l’artista dimostrò la sua estraneità ai fatti e venne rilasciato.

M.C. Escher al lavoro nel suo studio

2 – Escher in giro per l’Europa

Lasciata per sempre la sua amata Italia, Escher iniziò a girare l’Europa. Visse prima in Svizzera (Château-d’Œx, 1935-37), poi in Belgio (Uccle, vicino a Bruxelles, 1937-41) e infine, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, tornò nei Paesi Bassi, a Baarn, per stare vicino alla famiglia.

La sua arte fu profondamente segnata dai viaggi: produsse moltissime opere che raffigurano paesaggi, e le sue tassellature geometriche furono ispirate soprattutto dai motivi arabeggianti dell’Alhambra di Granada, in Spagna, che studiò e ricopiò con enorme pazienza.

Tassellatura geometrica con figure che si incastrano, opera di M.C. Escher

3 – L’arte di Escher: infinito e impossibile

L’arte di Escher divenne famosa per le sue geometrie impossibili.

Per la maggior parte delle sue opere usò la tecnica dell’incisione, un metodo antico e ormai considerato superato. Si ispirò a Piranesi e ad altri incisori del passato, ma anche ad artisti come Van Eyck o Parmigianino nell’uso degli specchi convessi.

Le figure che rappresenta hanno sempre molteplici chiavi di lettura, spesso paradossali.

Ad esempio?

Nelle sue opere trovi mani che si disegnano da sole, lucertole che escono ed entrano in un disegno, uccelli bianchi e neri che si fondono con lo sfondo. Scale, architetture e geometrie sono ritratte contemporaneamente da più punti di vista. Il risultato è spesso un ciclo infinito, un circolo che si conclude ricominciando, uno specchio che riflette lo specchio in una scala potenzialmente senza fine.

Litografia di M.C. Escher con figure e geometrie che si trasformano

4 – Escher e la matematica

Escher disse una volta: «Mi sento spesso più vicino ai matematici che ai miei colleghi artisti».

Proprio la sua capacità di tradurre in immagini concetti astratti e paradossali lo rese fonte d’ispirazione per gli scienziati. È un cortocircuito affascinante: fu l’arte di Escher a incuriosire il matematico Roger Penrose e suo padre Lionel, che dalle sue stampe (come la Casa di scale) trassero le celebri “figure impossibili” pubblicate nel 1958, tra cui il triangolo impossibile e la scala infinita.

Escher, a sua volta, riprese quelle invenzioni: la scala dei Penrose diventò l’opera “Ascesa e discesa” (1960), in cui file di uomini salgono e scendono all’infinito senza arrivare da nessuna parte, mentre il triangolo impossibile è il cuore della “Cascata” (1961). Un artista e due matematici che si ispirano a vicenda: per questo Escher è tuttora amatissimo dal mondo scientifico.

Ascesa e discesa di M.C. Escher, con la scala infinita dei Penrose

5 – Escher e la cultura pop

Persona schiva e riservata, Escher divenne suo malgrado un’icona: le sue immagini ipnotiche furono adottate dalla cultura psichedelica degli anni Sessanta.

C’è un aneddoto delizioso. Nel 1969 Mick Jagger gli scrisse per chiedergli un’immagine da usare sulla copertina di una raccolta dei Rolling Stones (Through the Past, Darkly), rivolgendosi a lui con confidenza: «caro Maurits». Escher rifiutò garbatamente e fece sapere di non essere affatto “Maurits” per il signor Jagger, ma M. C. Escher. La copertina finì poi ad Andy Warhol.

Studio di M.C. Escher con pipistrelli e figure notturne

6 – La solitudine

Nonostante la fama, Escher rimase sempre un po’ isolato. Gli altri artisti lo consideravano più un grafico che un genio; i matematici stimavano le sue opere, ma lui restava comunque estraneo al loro mondo.

Se l’unicità dell’arte di Escher lo condannò per certi versi alla solitudine, la sua ricerca lo rese un anticipatore di idee matematiche riconosciute solo anni dopo. Come Georges Seurat, un altro artista che diceva di vedere nei propri quadri “solo la scienza”, Escher visse a metà strada tra arte e ragione.

Si spense il 27 marzo 1972 a Hilversum: negli ultimi anni si era ritirato al Rosa Spier Huis di Laren, una casa per artisti anziani. Le sue opere sono ancora oggi tra le più riprodotte al mondo.

Litografia di M.C. Escher con motivi che si ripetono all'infinito

Dove ammirare le opere di Escher

Le stampe di Escher sono conservate soprattutto nei Paesi Bassi:

  • il museo Escher in Het Paleis, all’Aia, è interamente dedicato a lui: si trova nell’ex Palazzo d’Inverno della regina madre e raccoglie oltre 130 opere, tra cui la Metamorfosi III lunga sette metri;
  • il Kunstmuseum dell’Aia e il Gemeentemuseum conservano altri suoi lavori;
  • le sue opere fanno spesso il giro del mondo con grandi mostre itineranti (in Italia se ne sono viste a Roma, Milano, Bologna e Trieste).

Se passi dai Paesi Bassi, prenotare il biglietto per Escher in Het Paleis è il modo migliore per perderti tra le sue geometrie impossibili senza fare la coda alla biglietteria.

E tu, davanti a una scala che sale all’infinito o a una cascata che si alimenta da sola, riesci ancora a fidarti dei tuoi occhi?